28 aprile, non è più festa – di Piero Vassallo

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premessa:

28 aprile 1945. Il Duce e Claretta Petacci vengono uccisi con una raffica di mitra a Giulino di Mezzegra. Tre giorni fa, nella data “simbolo” del 25 aprile, abbiamo pubblicato un articolo sulla necessità di chiudere, finalmente, la guerra civile in Italia e di cessare le celebrazioni di una sconfitta nazionale. Ma a questa seppur tardiva pace si può arrivare solo se finalmente si leggerà realmente, tolte le lenti affumicate dell’ideologia, la storia del periodo fascista e dei giorni di sangue della guerra fratricida. È un dovere di verità, e di rispetto verso tutte le vittime, dell’una e dell’altra parte. Il 28 aprile, giorno dell’uccisione di Mussolini e di Claretta Petacci, è stato per anni un’ulteriore occasione di festeggiamenti per i più sanguinari tra i molti annebbiati da quei giorni dell’odio. Uno di questi festeggianti fu quel Sandro Pertini che fu poi anche presidente della Repubblica (forse il peggiore in una serie che peraltro non brilla per specchiate figure… ). Oltre a “sorvolare” sull’infamia dell’uccisione di una donna, colpevole solo di essere stata l’amante del Duce, la stessa storiografia di regime sparse cortine fumogene su tutta la faccenda; all’epoca comandava Togliatti, troppo intelligente per non capire che era meglio mischiare il più possibile le carte di fronte a un episodio che non solo non faceva onore a nessuno (il CLNAI lo ratificò obtorto collo), ma che aveva anche violato apertamente gli obblighi già assunti nei confronti degli Alleati. Basti dire che a tutt’oggi gli storici non concordano su chi fosse realmente quel “colonnello Valerio” che sparò la raffica mortale. Nè è qui il luogo per approfondire i misteri legati all’ “Oro di Dongo” e all’ulteriore catena di uccisioni. Siamo quindi molto grati a Piero Vassallo per questo articolo, che aiuta a ristabilire alcune scomode verità, perché, come dicevamo sopra, la guerra civile potrà chiudersi veramente solo attraverso un passaggio, per alcuni di certo sgradevole: scrivere finalmente la storia del regime fascista e dei giorni dell’odio. La storia, non i bollettini ideologici a tesi precostituite.

Paolo Deotto

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28 aprile, non è più festa

di Piero Vassallo

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zzzzzzzzzzzzdcclrtGli utenti meno giovani della televisione di stato forse rammentano una gioiosa  trasmissione, mandata in onda in un lontano 28 aprile, per rievocare e celebrare le radiose giornate della primavera del 1945.

 Correvano gli anni Settanta, e nella (allora) felice ricorrenza del 28 aprile, si affacciò al teleschermo il sorridente onorevole Sandro Pertini, il quale spiegò (vantandosene) come riuscì ad impedire che il Cln Alta Italia obbedisse a un ordine del Comando alleato, che imponeva la consegna di Benito Mussolini alla polizia militare americana: con un tocco di gomito a Pietro Longo, un gesto che significata il prigioniero è in nostre mani ed è nostro diritto ammazzarlo senza indugio.

 Il ventilato intervento della Intelligence britannica forse getta l’ombra del ridicolo sulla macabra vanteria del giustiziere Pertini. Comunque una trasmissione del genere oggi non potrebbe andare in onda perché la festa del 28 aprile è uscita dal calendario delle celebrazioni al seguito di una verità storica che avanza faticosamente tra le righe einaudiane dei testi sacri.

 La felice brillantezza di Pertini non gode più del consenso circolante negli anni Settanta perché i revisionisti (di sinistra) hanno ridimensionato e quasi azzerato le ragioni dei fucilieri radiosi.

 La storico De Felice ha dimostrato che Mussolini non era il mostro sanguinario, segnato dal gomito da Pertini, ma uno statista costretto da Hitler (che minacciava, in caso di rifiuto del duce, la polonizzazione dell’Italia) ad assumere l’incarico di capo della Rsi.

 I diari dello scandalizzato Goebbels attestano che Mussolini non nutriva odio verso i protagonisti del colpo di stato del 25 luglio 1943. Vero è che arrivato in Germania dopo la liberazione dalla prigionia del Gran Sasso, Mussolini incontrò Galeazzo Ciano e lo abbracciò.

 Infine è uscita dagli archivi la ammissione di Pietro Nenni (il socialista che aveva pubblicato nell’Avanti! un giubilante commento alla fucilazione di Mussolini), testimonianza in cui si legge il rimorso per non aver richiesto, per stupido orgoglio, a Mussolini l’intervento che avrebbe salvato la vita a sua figlia, prigioniera dei tedeschi.

 L’insospettabile Gaetano Arfé, dal suo canto, sostiene che Mussolini intervenne per sottrarre Pietro Nenni ai tedeschi.

 Lo storico del socialismo, Giovanni Sabatucci, rammenta infine che durante il periodo della Rsi, l’intercessione di Carlo Silvestri e la decisione di Mussolini salvarono la vita ad alcuni resistenti.

 Tali notizie sono sufficienti a suggerire la cancellazione del 28 aprile 1945 dai giorni fausti della storia italiana.

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14 commenti su “28 aprile, non è più festa – di Piero Vassallo”

  1. 25 aprile una data da dimenticare. Una pagina vergognosa che ci ha messo in cattiva luce nel mondo. Su quegli anni viene cancellata la verita’
    io quei tempi li ho vissuti. Ad esempio mai viene menzionato e mai viene esposto in un museo della storia di ….liberazione, quel famoso manifesto
    Actung ! da domani per ogni tedesco ucciso proditoriamente verranno prelevati 10 italiani e se dopo tre giorni non si consegnera’ il colpevole verranno fucilati.
    I comunisti hanno continuato ad uccidere alle spalle il tedesco vedi anche i fatti di via Rasella e il fatto dell’eroe Salvo d’Acquisto.
    Se dovessero parlare quei fucilati a chi darebbero la colpa !!! E gli arricchimenti …misteriosi che ci sonpo stati finita la guerra di ex partigiani?
    Benito Mussolini aveva fatto per l’Italia in 20 anni molto ma molto piu’ di questi oramai nipoti dei Padri della Patria , avvoltoi che calarono soddisfatti sul Parlamento a godersi gli stipendioni. Mussolini se si studia la storia quella vera fu un grande statista. E qui i soliti dicono : ha sbagliato a fare la guerra. E’ stato costretto dagli eventi a fare la guerra. A Roma poi molti hanno tradito per accelerare la nostra disfatta. Mussolini ha fatto paura anche da morto, infatti
    hanno fatto sparire il corpo per anni. Mussolini che si sappia e’ stato l’unico politico che non si e’ arricchito. Chissa’ quanto hanno scavato i suoi nemici
    per trovare una sola lira da lui rubata. Ho fatto in tempo a essere Balilla e me ne vanto.

  2. Sull’atteggiamento degli alleati vi sono seri dubbi. Vi è una telefonata del 1943 tra Roosevelt e Churchill, dove si parla di una programmata eliminazione fisica di Mussolini. Io credo che la responsabilità dell’assassinio sia anche degli alleati, soprattutto dei britannici, per via del famoso carteggio Mussolini/Churchill. Il lavoro sporco lo fecero i partigiani comunisti ma con la complicità morale degli alleati.

  3. Documenti segreti britannici, resi pubblici nel 2006, rivelano che già alla fine del 1942 Churchill aveva auspicato l’esecuzione sommaria dei capi delle Nazioni nemiche, proponendo un “bill of attainder” (quello usato da Enrico VIII per uccidere senza processo la contessa di Salisbury). Furono gli americani a chiedere un giudizio (anche se molto ci sarebbe da dire su Norimberga e Tokyo)

  4. A proposito del “grande” presidente Pertini posso dire una cosa: mio zio, premiato con medaglia al valor militare, si rifiuto’ di riceverla dal presidente durante una premiazione pubblica con queste parole:” io da quello li’ non mi faccio appuntare sul petto proprio nulla, lo conosco troppo bene”. E la medaglia gli fu recapitata a casa. Alvaro.
    P.S. Mio zio non si iscrisse mai al partito fascista.

  5. Giammaria Leone Ricciotti

    quando gli Italiani si decideranno a cercare la verità anzichè esser contenti delle comode fandonie con le quali si è soliti scaricare su di un capro espiatorio le colpe di molti , dovranno ammmettere tra le ragioni impellenti che hanno spinta l’Italia in guerra non era soltanto la scelta politica di una alleanza sbagliata. Nel 1939 il fabbisogno annuo di cabone (il predominio del petrolio non era ancora cominciato) , era di sedici milioni di tonnellate (Dati ufficiali forniti dal generale Favagrossa). L’Italia produceva a stento due milioni di materiale scadente. Il restante ci veniva fornito dall’importazione, per metà inglese e per metà tedesca. L’Inghilterra aveva offerto di fornire tutto il fabbisogno in della fornitura di armi fabbricate da noi:ciò che ci avrebbe attirata la vendetta di una Germania militarmente più forte , e incombente sui nostri confini. Poichè l’inizio del conflitto rendeva inevitabile la scelta di chi avrebbe potuto darci maggiori garanzie della fornitura di energia, e nel maggio 1940 l’Inghilterra a Dunquerque non era in grado di garantire neppure sè stessa, sulle ragioni militari che motivarono la scelta dell’Italia pesarono quelle economiche in modo determinante.Che poi qualcuno abbia collaborato per rendere inutile il sacrificio di centinaia di migliaia di Italiani ,è una storia intorno alla quale sarebgbe da remo necessario un approfondito esame di coscienza.TACITO: …Prospera omes sibi vindicant- adversa uni imputantur..Sentenza buona per il 28 aprile.

  6. Gent.mo Prof. Vassallo, grazie per l’articolo.
    Per la famiglia di mia madre il 25 aprile è sempre stato un giorno di lutto, non di festa, fino a quando non nacqui io che con il mio nome di battesimo rimediai in parte.
    Dopo 7 mesi dal passaggio del fronte e dalla fine delle ostilità nelle mie parti, il 9 maggio 1945, di notte, nella Rocca Malatestiana di Cesena, all’epoca adibita a carcere, vennero uccisi proditoriamente nel sonno 16 uomini, fra i quali un ragazzo di 16 anni, rinchiusi per accertamenti circa la responsabilità per la morte di tre partigiani comunisti nella periferia del cesenate avvenuta qualche giorno prima.
    Nessuno di quelli che erano stati arrestati si potevano considerare responsabili ma nulla poté fermare l’odio barbaro di personaggi accecati dall’ideologia ai quali sono state poi anche intitolate piazze e strade.
    Fra le vittime c’era anche il marito della sorella di mia madre,(non potei mai chiamarlo zio perché nacqui dieci anni dopo), persona da tutti in paese ritenuta buona e gentile, la cui unica colpa fu quella di essere stato iscritto al PNF e di avere prestato servizio per qualche mese nella RSI.
    Di questo fatto a Cesena non si deve parlare; l’unica voce – inascoltata – che si levò all’epoca in difesa di quelle povere anime fu quella del Vescovo Mons. Beniamino Socche.
    Ad ogni 25 aprile sommessamente il sottoscritto chiede ai politici di togliere il velo sulla vicenda se davvero considerano quel giorno festa nazionale, ma tutto è sempre caduto nel vuoto;
    così il mio amatissimo cugino, mio padrino di battesimo, è morto qualche anno fa senza avere la soddisfazione di vedere riabilitato il nome di suo padre;
    anzi ha dovuto vedere la cancellazione dalla lapide apposta in memoria dei decorati di guerra del nome di suo padre, perché c’era scritto “camicia nera” (ebbe una medaglia d’argento al v.m. in guerra d’Etiopia).
    Solo la mia fede e la fede incrollabile di mia zia mi hanno aiutato a comprendere le debolezze umane e l’importanza del perdono, senza mai però dimenticare l’esigenza di giustizia senza la quale rimane solamente l’ipocrisia di un finto buonismo che non serve a nulla.
    Il grande Chesterton nel suo magnifico libro “Ortodossia” ha scritto più o meno – cito a memoria – che “se un essere umano prova piacere nello scuoiare un gatto vivo, bisogna ammettere o che esiste il male o che Dio non esiste; i c.d. razionalisti materialisti invece affermano che non esiste il gatto.“
    Infatti per gli idolatri del 25 aprile non esiste il gatto, appunto.

  7. A conferma che la festa della “liberazione” non è sentita come tale dalla maggioranza degli Italiani vi è stata la quasi totale indifferenza popolare, limitandosi alle commemorazioni ufficiali dovute.
    A quella data avevo dodici anni, ma ricordo con chiarezza che tutti gli italiani non fanatici festeggiavano la fine di una terribile guerra mondiale (sia pure perduta) e in particolare della guerra civile (che invece sarebbe continuata in tutta la sua ferocia con l’assassinio di migliaia di innocenti e presunti “fascisti” da parte dei partigiani comunisti fino al 1948), il cui spirito è tenuto in vita dalla pretesa di voler festeggiare come festa nazionale il 25 aprile quale festa degli italiani “buoni” contro quelli “cattivi”.
    Per questi motivi io, come tanti altri italiani, attendiamo, per poterlo festeggiare, che il 25 aprile diventi finalmente ( dopo 70 di odio continamente rinfocolato ! ) la data della pacificazione nazionale.
    Nell’attesa, continueremo a dire col Manzoni ( nel “Conte di Carmagnola” , II , coro) : “… e sperate che gioia favelli ? / i fratelli hanno ucciso i fratelli / questa orrenda novella vi dò “

  8. I tanti scritti di Giovannino Guareschi e, da qualche anno, di Giampaolo Pansa testimoniano una verità inconfutabile ,diversa, addirittura opposta a quella inculcataci in 70 anni di menzogne.
    Nel mio piccolo, riprendendo il commento di Sergente, posso dire che anche Gubbio annovera 40 cittadini fucilati, all’alba del 22 giugno del ’44 dai tedeschi in ritirata(tedeschi e non nazisti perché erano soldati che non si erano mai comportati male nei confronti della popolazione e che avevano dovuto ubbidire ad un ordine, pena la loro stessa vita) perché due partigiani avevano sparato a due ufficiali tedeschi.
    Non si trattò di un’azione di guerra, ma di un vero e proprio attentato omicida perpetrato in un bar del corso cittadino, mentre due ufficiali medici stavano sorseggiando un caffè in assoluta tranquillità, alle spalle e senza preavviso, né motivo.
    L’orrenda vigliaccata (ripeto: una sventagliata di mitra alle spalle contro ufficiali medici intenti a bere un caffè al bar, con le truppe in ritirata) fu resa ancor più vigliacca dal fatto che nei due giorni che seguirono al rastrellamento, e nonostante si fosse offerto al posto dei 40 prigionieri l’allora Vescovo di Gubbio Mons. Beniamino Ubaldi, dei due “eroi” neppure l’ombra. Eppure il comandante della guarnigione era stato chiarissimo: avere i colpevoli in cambio dei civili.
    E ancora oggi ci vengono a raccontare che l’Italia l’hanno liberata loro con i loro gesti eroici!

  9. Luigi Maria Ventola

    Che dire della” jena ridens ” pertini ? (volutamente minuscolo). Ha ricambiato così, secondo il suo codice d’onore(sic!), l’avere avuta salva la vita in cambio di una vacanza a spese dello Stato. Del resto, è evidente che a causa delle sofferenze patite sotto il fascismo, è campato oltre i novant’anni, sempre a nostre spese. Ma oramai è noto che più son cattivi e più hanno la vita lunga e questa persona non ha fatto eccezione.

  10. Luigi Maria Ventola

    Vorrei aggiungere che, se è vero che la verità finisce sempre con il trionfare, allora un giorno la Storia assegnerà il giusto posto a questi ladri di galline e di coscienze.

  11. Paolo Pasqualucci

    Nelle riflessioni suscitate da Piero Vassallo con questo suo bell’articolo sul 28 aprile, vorrei inserirmi citando cosa disse in proposito il CLNAI da “Radio Milano liberata”. Sono appunti che ho preso anni fa da un videotape di rievocazoni storiche. Possono non essere precisissimi in alcuni passaggi ma il contenuto credo sia del tutto esatto. Dopo aver detto che la fucilazione di Mussolini e i gerarchi era avvenuta “dopo un breve ma regolare processo”, il comunicato cosi’ proseguiva: “Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici da esso ordinata e’ la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali e la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la patria la premessa della rinascita”. Il testo proseguiva esprimendo il seguente concetto: la fucilazione era giustificata dal fatto che il CLNAI avrebbe dimostrato con cio’ “di saper far suo un giudizio gia’ pronunciato dalla storia. Dell’esplosione di odio popolare che e’ trascesa in questa unica occasione ad eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini […] il fascismo stesso e’ lunico responsabile […] L’insurrezione e’ stata mirabile per disciplina democratica […] Il CLNAI intende, che, nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano, tali eccessi non abbiano piu’ a ripetersi”. La colpa degli “eccessi” era insomma del defunto “bieco regime”, del clima nel quale era vissuto il popolo italiano, “voluto e creato da Mussolini”, per vent’anni. Nonostante gli eccessi “l’insurrezione e’ stata mirabile per disciplina democratica”. C’e’ da non credere alle proprie orecchie. Ma in che mondo vivevano costoro? Il Comunicato del CLNAI e’ in realta’ un capolavoro di ipocrisia. Lo dimostra il primo comunicato di Radio Milano liberata, del 26 aprile precedente, sempre dal medesimo videotape. “Qui radio Milano liberata. In nome del popolo italiano. Il CLNAI assume tutti i poteri civili e militari [che poi avrebbe passato alla svelta al Governo Militare Alleato di Occupazione, secondo gli accordi precedenti]. Proclama lo stato di eccezione in tutto il territorio di sua competenza. Tutti i corpi armati fascisti sono disciolti. I loro membri devono abbandonare il loro posto immediatamente e recarsi nei campi di concentramento in attesa dell’accertamento delle rispettive responsabilita’. Tutti gli appartenenti alle forze armate tedesche sono dichiarati prigionieri di guerra. Sono istituiti i Tribunali di guerra. Essi risiedono in permanenza e le loro sentenze sono emanate in nome del popolo italiano ed eseguite immediatamente”. Allora, procediamo con ordine:
    1. I tedeschi sono considerati prigionieri di guerra, i fascisti no. E perche’ no? Non erano forse un esercito regolare, con tanto di uniformi, bandiere etc.? Forse Radio Milano Liberata l’ha detto che erano prigionieri di guerra e la cosa mi e’ sfuggita? Ma forse che i prigionieri di guerra regolari si trattano cosi’, sciogliendo i loro corpi armati e sottoponendoli in blocco ad una giustizia straordinaria, con sentenze da eseguirsi immediatamente? 2. In realta’, I fascisti sono trattati gia’ come criminali da sottoporre a giudizio sommario: i loro corpi armati “sono disciolti”, e devono concentrarsi nei campi di concentramento in attesa di giudizio. 3. Giudizio di chi? Di “tribunali di sangue”, cioe’ di “Tribunali di guerra” che esercitano una “giustizia” del tutto straordinaria. INfatti risiedono “in permanenza” (e che bisogno c’era, la guerra non era finita?). inoltre le loro sentenze “sono eseguite immediatamente”. Che razza di giustizia “in nome del popolo italiano” era mai questa? Gli Alleati, che avrebbero potuto impedire i massacri che queste misure facevano presagire, lasciarono fare. Da queste disposizioni, come non ricavare l’impressione che si volesse infierire sui fascisti sconfitti, gia’ con il rifiutarsi di considerarli formalmente prigionieri di guerra, cosa che li avrebbe messi sotto la protezione del diritto internazionale? Si dovevano invece considerare prigionieri di guerra (le forze della RSI furono lealmente nominate nel Bollettino finale Alleato che chiudeva la guerra in Italia) e poi giudicare con calma e regolare processo chi tra i suoi componenti avesse violato il diritto di guerra o si fosse comunque macchiato di crimini. Il CLNAI con il suo primo comunicato violava il diritto internazionale, per cio’ che riguarda il trattamento di un esercito nemico che si era arreso (tra l’altro agli Alleati, non al CLNAI). E aggravava questa violazone istituendo dei tribunali di guerra permanenti che procedevano – a guerra finita – con sentenze da eseguirsi immediatamente! 4. Il primo comunicato dei rappresentanti dell’Italia democratica appare dunque improntato allo spirito di vendetta. 5. Si e’ parlato di “resa dei conti”. Anche i fascisti avevano ammazzato e compiuto atti di ferocia durante la guerra civile, non possiamo certo negarlo. C’era pero’ una differenza. Intanto i fascisti combattevano indossando una divisa, erano un esercito regolare, con tutto cio’ che questo comporta. Inoltre, i loro atti violenti erano quasi sempre atti di rappresaglia per le atrocita’ compiute dai partigiani, in specie da quelli comunisti (che, quando potevano, ammazzavano anche gli altri partigiani, non comunisti). Ma dai lavori della storiografia piu’ recente emerge anche un altro motivo per il quale i partigiani (fatte le debite eccezioni) volevano vendicarsi nel modo piu’ feroce, approfittando dell’occasione unica rappresentata dalla vittoria militare alleata: non si trattava solo di restituire con gli interessi i colpi presi nel 1920-1922. Anche durante la guera civile i fascisti, assieme ai tedeschi, le avevano piu’ volte suonate ai partigiani. Questo dato di fatto, per me abbastanza nuovo, emerge con chiarezza dal libro di uno storico serio: Alberto Leoni, “Il paradiso devastato. Storia militare della Campagna d’Italia 1943-1945”. Scrive: “la grave crisi della Rep. Sociale Ital. dopo la conquista di Roma comporto’, come si e’ detto, lo sfaldamento di gran parte delle sue istituzioni, soprattuto a livello periferico. Non c’e’ quindi da stupirsi se le formazioni partigiane, sempre piu’ forti e numerose, seppero creare delle zone libere. Cio’ che deve stupire, invece, e’ considerare come i nazifascisti, in un momento in cui combattevano all’ultimo sangue sull’Appennino per evitare che gli Alleati sfondassero nella Valle Padana, siano riusciti a distruggere tutte queste repubbliche [partigiane]. Un’impresa che sarebbe stata impossibile per i tedeschi senza il decisivo apporto dell’esercito repubblicano”. Dopo aver ricordato le vicende organizzative della Guardia naz. rep. e delle Camicie Nere, l’autore afferma che, nonostante le difficolta’ organizzative e la scarsezza di armi, “nel settembre 1944 vi erano 36 Brigate Nere con 30mila volontari dei quali solo 12mila erano stati effettivamente mobilitati. L’addestramento antiguerriglia delle unita’ repubblicane era diventato piu’ specifico e le azioni molto piu’ incisive. Erano stati costituiti anche reparti speciali e poco ricordati etc. ” piuttosto efficaci nelle azioni antiguerriglia (pp. 352-353). Inoltre: “Ben pochi sanno, e ancor meno riconoscono, che le forze armate della Rep. Sociale difesero validamente il confine alpino occidentale dall’agosto del 1944 alla fine della guerra”, contro i francesi (ivi, p. 429). 6. L’esecuzione di Mussolini fu un vero e proprio omicidio, per come venne attuata, comunque sia andata nei fatti. Il suo carattere gangsteristico e’ dimostrato anche dall’assassinio della povera signora Petacci. 7. Il 25 aprile non dovrebbe essere abolito, dovrebbe essere trasformato nel Giorno dell’Espiazione Nazionale del popolo italiano, una seria riflessione sulle nostre tabe secolari: lo spirito di fazione, il particolarismo ottuso, la sudditanza nei confronti degli stranieri, la componente di sangue della nostra storia, intessuta da secoli di feroci guerre intestine e civili. La seconda guerra mondiale l’abbiamo persa tutti, come mi sembra abbia giustamente detto Benedetto Croce quando in Senato, dopo un bel discorso, voto’ contro l’approvazione del Trattato di Pace, nel 1947. Festa nazionale, invece: il 4 novembre.

  12. Giovanni da Montefalco

    Grazie, professore Pasqualucci, per la magnifica lezione di diritto e di storia. faticosamente la verità sulla guerra civile esce dal margine infrequentabile in cui erano costrette le opere di Carlo Pisanò – lentamente la memoria storica degli italiani si libera dall’ipoteca accesa dalla storiografia comunista e cattocomunista – sono convinto che la liberazione dalla menzogna sia la condizione necessaria/indispensabile alla libertà politica (libertà dai poteri che sostengono una sinistra senza idee e senza progetti) -naturalmente occorre affermare anzi tutto la verità cattolica, tenuta sotto schiaffo dal paradossale dogmatismo dei modernizzanti al potere nel Vaticano.

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