I “5 Grandi” che continuano a dominare il mondo – di Luciano Garibaldi

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Il nuovo libro-inchiesta del giurista e docente internazionale Nicola Walter Palmieri denuncia le ingiustizie e i crimini dei vincitori della seconda guerra mondiale

di Luciano Garibaldi

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zzcnsscrzzUna coraggiosa e documentatissima denuncia dello strapotere di alcune nazioni che dominano il mondo giunge dal nuovo libro di Nicola Walter Palmieri «Purché ci temano» (208 pagine, CEDAM editore, 20 euro). Dell’avvocato e professore Nicola Walter Palmieri è sufficiente ricordare la sua vasta esperienza internazionale in tema di giurisprudenza e di legalità, i suoi titoli accademici conseguiti in Italia, in Germania, in Canada e negli Stati Uniti, la sua direi straordinaria capacità di scrittore, già manifestatasi in settori tipicamente storici (e mi riferisco al suo libro autobiografico «Dal Tribulaun a Nisida», che ha ricostruito gli anni bollenti del Sud Tirolo tra i ’40 e i ’50 del secolo scorso). La sua competenza, oltre alla sua esperienza di legale in varie nazioni, gli aveva consentito, due anni or sono, di dare alle stampe il libro «Guerre della Finanza», un atto d’accusa senza precedenti – ma soprattutto senza eguali per la sua vasta e inoppugnabile documentazione – nei confronti dei responsabili delle gravissima crisi economica che sta travolgendo il mondo intero. Responsabili chiaramente individuati nei vertici delle multinazionali e delle grandi banche. Ossia, le due élites che hanno conseguito il potere di condizionare non soltanto il benessere, ma addirittura la sopravvivenza di intere nazioni, senza avere avuto alcun mandato popolare.

In questo suo nuovo lavoro, l’indagine-denuncia di Palmieri si concentra sulla crisi militare e politica, su quella economica, sulla tensione fra le potenze che mantengono basi militari in altri Paesi, e le popolazioni locali, sulla crisi della giustizia e sugli abusi di chi detiene il potere. A cominciare dagli Stati Uniti. Nella sua esposizione brillante e suggestiva, ricorda gli anni del dopoguerra, quando l’America era un mito soprattutto in Italia. Andava per la maggiore una spiritosa canzone di Renato Carosone: «Tu vuoi fa’ l’americano, ma sei nato in Italy». Oggi le cose sono decisamente cambiate, alla luce degli eventi sanguinosi che hanno coinvolto Corea, Vietnam, Serbia, Afghanistan, Iraq, Laos, Cambogia. Ma qualche eccesso americano ha riguardato anche l’Italia: da Ustica a Sigonella al Cermis, fino al crollo di Craxi (che, proprio a Sigonella, aveva osato schierare i carabinieri contro i paracadutisti americani) e alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. Ma non fu solo Craxi ad aver tenuto testa alle scelte di Washington sul nostro percorso politico. Un altro grande uomo politico italiano che osò sfidare le direttive a stelle e strisce fu Aldo Moro. Tutti sappiamo che fine fece. Anche se ben pochi ricordano la frase che gli sussurrò alle orecchie il segretario di Stato americano a proposito del progetto di Moro di chiamare Berlinguer a far parte del governo: «Stia attento o la pagherà molto cara» (si riveda il bellissimo e coraggioso film di Renzo Martinelli «Piazza delle Cinque Lune»).

Un capitolo del libro di Palmieri ricostruisce la storia delle convenzioni umanitarie, a cominciare dalla Croce Rossa Internazionale creata da Henry Dunant dopo la battaglia di Solferino, per finire con la Convenzione di Ginevra del 1949. Ma denuncia senza mezzi termini l’impotenza e i limiti della Corte Internazionale dell’Aja. Anzi, il suo vero e proprio fallimento. Leggiamo: «Le Convenzioni internazionali vennero da tutti violate durante la seconda guerra mondiale. Vinti e vincitori commisero crimini di guerra, atrocità, torture, maltrattamenti e uccisioni di prigionieri di guerra. I vincitori si distinsero per le brutali stragi da bombardamenti sulle popolazioni civili inermi. I generali e i gerarchi tedeschi finirono sul banco degli imputati a Norimberga per essere impiccati. I vincitori la fecero franca. Cinquant’anni dopo Norimberga, il mondo creò l’inutile Corte Internazionale, che procede solo contro una manciata di presunti criminali africani. Una delle più grandi ingiustizie è il modo con cui i Cinque Grandi si sono serviti, 70 anni fa, della licenza di distruggere, a loro piacimento, gli altri (specialmente i deboli), assicurandosi l’impunità. Parlo del Consiglio di Sicurezza, che non è, e mai sarà, “indipendente ed imparziale” finché rimarrà in vigore il diritto di veto dei cinque Stati vincitori della seconda guerra mondiale».

Ecco perché il Consiglio di Sicurezza continua ad operare come emanazione dei cinque padroni del mondo (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia). In proposito, tutto da leggere il capitolo su Norimberga, laddove l’Autore non esprime, ovviamente, il minimo dubbio sulla colpevolezza dei capi nazisti condannati, ma ricorda e sottolinea come nessuno perseguì mai i crimini commessi dai vincitori: la distruzione scientifica di Dresda, le violenze carnali dei marocchini in Ciociaria, i massacri di prigionieri di guerra tedeschi a Dachau, le due atomiche su Hirosima e Nagasaki «a scopo sperimentale e di ostentazione, dato che il loro impiego non era più necessario, essendo il Giappone ormai sconfitto». Per non parlare dei crimini dell’Armata Rossa: «Da quando, nel 1944, le truppe di Stalin entrarono nella Prussia orientale, in Slesia e in Pomerania, le donne (e le bambine) dai 10 agli 80 anni vennero violentate in massa dalle orde sovietiche. In contrasto, il regolamento militare tedesco vietava la violenza carnale sulle donne pena la fucilazione. Solgenitsin, che fu ufficiale sovietico e partecipò alla conquista della Germania, scrisse, in “Notti prussiane”: “La madre è ferita. Mezza morta. La figlia piccola è sul materasso, morta. Quanti sono stati su di lei? Un plotone, una compagnia, forse? Una ragazza è stata trasformata in una donna, una donna trasformata in un cadavere. La madre supplica: “Soldato, uccidimi!”. Si stima che due milioni di donne, e bambine, tedesche vennero violentate e che 240 mila di esse rimasero uccise in quei barbarici assalti sessuali».

Amara la conclusione di Palmieri: «Una vita non basterebbe per narrare nel dettaglio i crimini che vennero commessi – e vengono commessi ogni giorno – da militari brutali, di tutti gli schieramenti, lasciati liberi di sfogare i loro istinti animaleschi agli ordini di politici presuntuosi, incompetenti, assetati di potere, al servizio della grande industria che vive della guerra e alimenta le guerre. La regola generale è che i criminali delle nazioni vincitrici vengono promossi e decorati».

Per venire all’oggi, Palmieri ricorda le torture ad Abu Grahib, la morte per fame (a causa dell’embargo) di mezzo milione di bambini in Iraq, la guerra di Bush all’Afghanistan, e rivela che «in un rapporto “Save the Children” del 3 marzo 2010 si legge che oltre 850 bambini muoiono ogni giorno in Afghanistan per malattie che si potrebbero curare – come la polmonite – con aiuti umanitari poco costosi, se si mettono a raffronto con i costi della guerra».

La seconda parte del libro è dedicata alle crisi che contraddistinguono il presente: militare, politica, economica e della giustizia. Un esempio per tutte: «L’America, con le sue 800 basi, occupa il pianeta e nega, alla Federazione russa e a qualunque altra nazione, di avvicinarsi, con proprie installazioni, alle frontiere dell’America o dei suoi alleati. Un confronto critico vi fu nell’autunno 1962. L’America aveva installato, in Italia e in Turchia, basi missilistiche puntate su Mosca. L’URSS rispose portando i suoi missili a Cuba. Dopo un blocco navale americano, la crisi si risolse (anche grazie all’intervento di Papa Giovanni XXIII, n.d.r.) con la rimozione dei missili americani dall’Italia e dalla Turchia, e di quelli sovietici da Cuba». Un sordo braccio di ferro che è tutt’altro che terminato.

Purtroppo, la «Quarta Convenzione di Ginevra», che obbliga tutti i militari a rispettare e proteggere le popolazioni civili, le quali dovrebbero essere tenute al riparo dagli effetti diretti della guerra, viene continuamente violata. Ultimi esempi: la Siria e Gaza. Totalmente da condividere, dunque, l’amara conclusione di Palmieri: «Le Convenzioni di Ginevra sono state, e sono, le più violate. Gli alti comandi militari non sembrano domandarsi se lo sgancio di bombe (incendiarie, a grappolo, nucleari), il lancio di missili, le cannonate dalle navi da guerra su città e popolazioni civili siano crimini di guerra. Lo fanno tutti e nessuno viene punito. Gli unici che furono impiccati, non solo ma anche per questi crimini, furono tedeschi e giapponesi alla fine della seconda guerra mondiale».

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Nicola Walter Palmieri è una forza della natura, è un brillante scrittore di chiaro talento, che si distingue come narratore e non solo in “diritto e finanza”. E’ un particolare personaggio che ha frequentato la scuola secondaria a Innsbruck (Austria) e a Napoli. Nel 1955, ammesso all’Accademia Aeronautica (Nisida) da Allievo Ufficiale Pilota, ha frequentato il Corso Pegaso II. E’ in possesso dei brevetti USA e Canadese di pilota commerciale, mono e plurimotori, high-performance con abilitazione strumentale in corso di validità. Successivamente ha conseguito la laurea in giurisprudenza all’Università di Bologna, e altri diplomi alla McGill University di Montreal (LL.B., B.C.L., LL.M., D.C.L.) e ha seguito un progetto speciale di ricerca al Max-Planck-Institut di Amburgo. Ha esercitato la professione legale a Milano, ed attualmente è ammesso agli Albi degli avvocati di Montreal e New York (e all’Albo speciale della United States Supreme Court). E’ stato per molti anni responsabile della funzione legale della BASF Corporation (in USA) e, più recentemente, di Montedison e di Parmalat.

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3 commenti su “I “5 Grandi” che continuano a dominare il mondo – di Luciano Garibaldi”

  1. Se solo il 5%degli uomini attualmente al potere potessero avere il tempo x leggere questo straordinario libro scritto con grande impegno e coraggio forse qualcosa potrebbe cambiare.E’ un urlo contro la crudeltà ,l’ingiustizia ,le armi,la guerra,la sete di potere e di denaro che stanno distruggendo sempre di più il mondo.Chi mai fermerà la violenza a cui ci stiamo abituando ogni giorno accendendo la tv?i ns cuori si sono inariditi e nn c’è più amore x i ns simili.Dove sono finiti i valori di una volta?Perche’ non siamo capaci di trasmetterli ai giovani sempre più furiosi insoddisfatti senza schemi a cui riferirsi?vorrei tanto che molti leggessero questo libro,che un ognuno di noi ci fosse più rispetto e amore.
    Bravo l’autore x aver messo a nudo le terribili ingiustizie del mondo!

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