Della forma e della buona educazione – Antonio de Felip

Siamo a Loreto, dove Papa Francesco si è recato per la Solennità dell’Annunciazione. Come di consueto, autorità e fedeli si sono messi in fila per salutarlo. Nel filmato di un telegiornale si vede chiaramente come il Papa, visibilmente infastidito, sfili la mano destra nel momento in cui lo sventurato di turno, seguendo le regole del protocollo, della tradizione, del doveroso rispetto per il Vicario di Cristo e della semplice buona educazione, si mette in ginocchio per baciare l’Anello del Pescatore.

L’Anello è il simbolo, d’oro massiccio, che ogni successore di Pietro indossa durante il suo Pontificato ed è uno dei più noti simboli del Santo Padre, attestato fin dal 1265, ma ovviamente risalente a ben prima. Richiama la promessa di Cristo a Pietro di farne un “pescatore di uomini”. Alla morte del Pontefice o in seguito alla sua rinuncia, il sigillo sull’anello viene annullato dal cardinale camerlengo alla presenza degli altri cardinali, utilizzando un martelletto d’argento: viene prima incisa una croce con uno scalpello e successivamente con il martello viene rotto e conservato nei musei vaticani come reperto.

Papa Francesco, per la prima volta nella storia della Chiesa, ha chiesto e ottenuto un anello in argento dorato volendo simboleggiare, seguendo la sua ideologia pauperista, un ritorno a una Chiesa “povera e semplice” (tra l’altro pura finzione storico-teologica, mai esistita storicamente); un anello che, oltre tutto, non riproduce la tradizionale figura di San Pietro Pescatore e che era già appartenuto (ma non usato come anello piscatorio cerimoniale) da Paolo VI. Così come ha rifiutato la croce pettorale d’oro, preferendone una d’argento, tra l’altro decisamente brutta.

Ora, certamente il Papa non può ignorare che “il bacio dell’anello” è un doveroso omaggio a chi incarna il ruolo di Vicario di Cristo sulla terra, a cui è stata data da Dio la potestà di “sciogliere e legare”. Omaggio quindi a ciò che il Papa rappresenta e non solo alla sua persona, che comunque è sacra, anche perché non è da dimenticare che, lo si voglia o no, il Papa è anche Re, e il corpo del Re è sempre stato considerato sacro. Rifiutare l’omaggio al Vicario di Cristo è quindi, da parte del Papa, un errore, anzi, più di un errore, perché implica una diminutio non tanto o non solo della persona, ma del sacro ruolo da questa incarnato.

Poi il Papa si è reso conto, probabilmente su suggerimento di qualcuno del suo staff, di aver commesso un atto poco apprezzabile e poco popolare (e alla popolarità questo Papa sembra badare moltissimo) ed ecco intervenire lo sventurato portavoce della Sala stampa vaticana, Alessandro Gisotti, che si è dovuto far carico di una sorta di chiarimento-giustificazione-confessione: “Il Papa mi ha detto che il motivo per cui non faceva fare il baciamano è per igiene, non per lui, ma per evitare il contagio quando ci sono lunghe file di persone”. Già: per igiene, ma non per Lui, ma per la gente; il Papa non vuole diventare veicolo di germi, anzi: Egli, rifiutando il bacio dell’anello, vuole proteggere la salute dei fedeli, coraggiosamente incurante della Sua. In Veneto direbbero: “Xe pèso el tacòn del buso”, è peggio la toppa del buco.

Maleducazione? Mancanza di buona creanza? Certo, non stiamo qui commentando possibili eresie, semi-eresie, errori teologici, discutibili affermazioni socio-politiche imputabili al Pontefice e di cui si è spesso argomentato (un testo tra tutti per completezza e organicità: José Antonio Ureta, Il “cambio di paradigma” di Papa Francesco, Istituto Plinio Corrêa de Oliveira). Stiamo parlando di atti maleducati, comportamenti inappropriati, insomma.

Se infatti risaliamo il periodo del suo Pontificato, esempi di maleducazione o semplicemente di atti inappropriati, considerati il Suo ruolo e il contesto, non mancano. Come non ricordare, ad esempio, quando Francesco, con gesto quasi rabbioso, staccò le mani giunte in preghiera di un pio chierichetto? Forse perché era una postura troppo “devozionale” e tradizionalista? Quale può essere stato l’effetto di quel gesto – possiamo definirlo cattivo? – sulla successiva educazione cristiana del fanciullo? Quale l’impatto di una simile violenza sulla sua Fede? In compenso, nelle messe postconciliari attuali, durante la recita del Padre Nostro, quello recentemente sconciato nella traduzione e nella dottrina, i don Chichì (ricordate Guareschi?) delle nostre parrocchie ci chiedono di alzare le braccia con le mani rivolte al cielo in un gesto “ispirato” che è, almeno per i fedeli, a-liturgico se non anti-liturgico, perché assente nella liturgia tradizionale. Di più: in alcune chiese, quale massima espressione di infantile cretinismo liturgico progressista, si ordina ai fedeli non solo di alzare le braccia, ma anche di tenersi mano nella mano con i vicini, perché questo farebbe “più comunità”. Ridicolo e grottesco.

Torniamo al Nostro. Vi ricordate quando, non molto tempo dopo la Sua elezione, Papa Francesco venne invitato ad assistere a un concerto di musica classica a Lui dedicato, facendo anche memoria di quanto il suo Predecessore amasse questo tipo di musica? Il rifiuto del Papa fu netto, sgarbato: “Non sono un Principe rinascimentale”, accampando motivi di “sobrietà” e presunti impegni di lavoro. Come un amministratore delegato qualsiasi. D’altronde che il Papa preferisca il tango, la merengue e il rock alla musica classica è dimostrato da diversi filmati su Youtube, che lo vedono piacevolmente agitarsi al suono di questi ritmi. Bene fecero, in quell’occasione, gli organizzatori a lasciare dov’era la poltrona già destinata al Papa, isolata al centro della sala, desolatamente vuota, palese dimostrazione di una papale mancanza di sensibilità, di buona educazione, di cultura e di stile.

Ancora: nel settembre 2016, quattro Cardinali (non fedeli qualunque, ma Principi della Chiesa), indirizzarono al Pontefice una rispettosissima richiesta di chiarimenti in merito alle evidenti contraddizioni dell’Amoris Laetitia rispetto a documenti dogmatici precedenti e alla Dottrina e Tradizione della Chiesa, esprimendo, in proposito, dei documentati dubia. Nessuna risposta dal Pontefice. Un vecchio adagio delle nostre nonne così recita: “chiedere è lecito, rispondere è cortesia”. I dubiavennero riproposti, con una nuova richiesta di risposta, nell’aprile 2018, in un convegno a Roma. Ancora silenzio.

Nel 2017, centinaia di vescovi, sacerdoti, teologi, docenti universitari, scrittori e intellettuali cattolici indirizzarono al Pontefice una Correctio filialis de haeresibus propagatis, in cui, sempre con tono rispettosissimo, chiedevano al Papa chiarimenti sull’Amoris Laetitiae altro. Anche in questo caso, nessuna risposta venne data da un Papa che pur è aduso a telefonare disinvoltamente a rabbini, pastori protestanti, argentine divorziate e risposate che vogliono a tutti i costi la Comunione, giornalisti come Scalfari. Ma a Cardinali e ad autorevoli fedeli che chiedono, con rispetto e devozione, chiarimenti, nessuna risposta.

D’altronde, sembra che la maleducazione della mancata risposta sia una caratteristica dei Papi progressisti. Quando, nel 1969, i Cardinali Alfredo Ottaviani, Prefetto del Sant’Uffizio, e Antonio Bacci indirizzarono a Paolo VI una documentatissima e preoccupata missiva di critica alla “nuova messa” postconciliare, modernista e protestantizzante che distruggeva la S. Messa di sempre, il ben noto Breve esame critico del novus ordo missae, Paolo VI non si degnò di una risposta.

D’altronde è risaputo che fin dalla sua prima comparsa in Piazza S. Pietro, dopo la sua elezione, Papa Francesco si è sempre rifiutato di indossare abiti e paramenti papali: le scarpette rosse, la mozzetta, il camauro e via vestendo. Anche in questo caso, in nome di presunte e malintese “sobrietà” e “semplicità”. Certo, il Papa probabilmente ignora, contrariamente ai suoi Predecessori, il profondo significato simbolico di ciascuno di questi paramenti papali, dei loro colori, delle loro fogge, delle loro radici storiche e tradizionali. Ma ciò che deve preoccupare è, ancora, il voluto rifiuto di onorare, nel Papa, il Vicario di Cristo.

Un ingannevole rifuggire da un presunto sfarzo, dovuto alla sacralità del ruolo, che costituisce una negazione dell’omaggio a Colui che questo ruolo rappresenta. San Carlo Borromeo visse sempre con grande semplicità e sobrietà, nonostante la sua nascita in una delle più grandi famiglie principesche, ma riempì le chiese della sua Diocesi di meravigliosi paramenti liturgici intrecciati d’oro, opere d’arte, calici e vasi sacri d’oro e ingemmati, architetture splendide, tutto ciò ad maiorem Dei gloriam, e non certo a gloria sua. Anche la scelta di non risiedere in Vaticano e di preferire la suitedi un residence di lusso è significativo, da parte di questo Papa, di una rottura con le scelte dei suoi predecessori, di una “presa di distanza” dal suo altissimo ruolo, di un rifiuto della Bellezza, della storia della Chiesa, dell’Arte o anche solo dei suoi doveri di rappresentanza. Per non parlare dell’ostentata, vantata e ipocrita preferenza per una vettura utilitaria, al limite del ridicolo.

Dovrebbe essere meditata anche la scelta del Papa di non inginocchiarsi durante la Santa Messa, che alcuni difensori afflitti da papolatria attribuiscono a problemi artritici, prontamente smentiti dal suo profondo inginocchiarsi, invece, durante la “lavanda dei piedi” di carcerati, tra i quali anche immigrati musulmani.

Ma certo, dice il Papa, costoro, per rispetto, non vanno neppure più chiamati con il pur falsificante termine di “migranti”, ma “persone migranti”. E giù una dotta dissertazione sulla natura del sostantivo e dell’aggettivo. Insomma, si può essere maleducati con Dio, rifiutandosi di inginocchiarsi quando la liturgia lo prevede, ma non con gl’invasori afro-musulmani, di fronte ai quali bisogna prostrarsi. E come dimenticare il suo gesto, incongruo, ridicolo se non semplicemente insano (in tutti i sensi), dell’inginocchiarsi per baciare i piedi (calzati) del Presidente e dei Vicepresidenti del Sud Sudan (che comunque dovrebbero essere cristiani)?

Qualcuno, per negare la “scortesia” del Papa, potrebbe ricordarci i furbetti “buongiorno”, “buonasera”, “buon pranzo”. Nulla di più sbagliato. Ciò che è opportuno, se non semplicemente educato, in una buona famiglia, può essere totalmente fuori posto e inappropriato se compiuto dal Pontefice, che è tenuto al rispetto del suo ruolo, alla forma, a uno stile che non può negare la distanza, che è ontologica per il sommo Carisma ricevuto, tra Lui e i fedeli. Invece, questi banalizzanti convenevoli vogliono anche significare il collusivo e demagogico messaggio: “sono uno di voi, sono uno come voi”.

È poi paradossale che l’attuale Pontefice abbia persino dedicato un’omelia alla buona educazione familiare (quella sul “permesso?”, “grazie”, “scusa”). Una contraddizione in mezzo ad altre contraddizioni. Infine, ci siamo poi dimenticato degli insulti rivolti da Francesco ai fedeli rispettosi della Dottrina e della Tradizione? “Rigidi”, “tristi”, “cuori di pietra”, “pelagiani” (ma il monaco Pelagio e le sue eresie non c’entrano proprio nulla).

Questi, e molti altri, gli sconcertanti comportamenti del Papa, improntati al disprezzo della forma (che, non dimentichiamolo, è garanzia della sostanza), all’indifferenza, se non all’astio, verso ciò che è Bello, verso lo stile, la compostezza, la ieraticità che devono caratterizzare un ruolo unico al mondo istituito da Gesù Cristo e anche a un’assenza di rispetto verso i suoi Predecessori, oltre che verso tutti i fedeli.

Il filosofo Enrico Maria Radaelli ha recentemente scritto un interessante libro, Street Theology, nel quale, tra l’altro, si descrive la temperie, il clima, il linguaggio, l’anti-stile imposto da Francesco: “…il fenomeno mediatico-religioso più dirompente del nuovo secolo, la tutta nuova storytellingcon cui un Papa (un Papa!) si ripromette di parlare al mondo, anzi di parlare colmondo […] la tutta nuova “Teologia di strada”, effimera, provocatoria, “a effetto”, in perenne controtendenza, ingenua e iper kitsch, e sempre molto ma molto underground”.

Non è paradossale, contraddittorio e ipocrita che sia stato questo stesso “papa di strada” a citare le parole di San Francesco di Sales: “la buona educazione è già mezza santità”?

8 commenti su “Della forma e della buona educazione – Antonio de Felip”

  1. Siano lodati Gesù e Maria!
    Leggo sempre con piacere diversi articoli, soprattutto quelli del 2043, ma non siamo molto lontano ai giorni nostri. Mi spiego con una domanda. Chi é che non sembra un Papa, non veste da Papa, non vive nella residenza più recente dei Papi, non ha le insegne del Papa, non segue la Dottrina Cattolica (di cui il Papa é garante), non si fa chiamare Papa, non esige il rispetto che la persona del Papa merita, che umilia la figura del Papa?

    …il punto é che il nostro fa di tutto per non essere Papa…e tutti che lo chiamano Papa.

    “Ciao papà!”
    “buongiorno, scusa bimbo ma io non sono tuo papà”.
    “che bello che mi parli papà!”
    “si, é bello, però non sono tuo papà”
    “certo, come vuoi tu papà”
    “gggrrrrrr…….senti bamboccio rigido, pelagiano, dal cuore duro e le orecchie foderate di prosciutto: NON SONO TUO PAPÀ!!!”
    “aaaahhhh, ho capito….senti però, ora andiamo a casa papà?”
    ecc….

    Lo si può accusare di tante cose l’eresiarca di bianco vestito, ma non che non ce lo aveva fatto capire…
    Ave Maria

  2. Non c’è qualcosa di patologico in questi comportamenti? E mi riferisco soprattutto all’incredibile bacio delle…. scarpe dei tre sudanesi che erano intervenuti in Vaticano in un convegno ( nella foto pubblicata si nota bene l’imbarazzo dei tre per una situazione imprevista e senza senso). Dove si conferma tra l’altro che non è vero che soffre di artrosi o artrite agli arti inferiori. E allora perché non si inginocchia davanti all’Ostia appena consacrata?

  3. Se uno si è prefisso di annientare la Religione e con essa di svilire il papato, ognuno.di questi atti gli calza a pennello. E poi dai pulpiti domenicali ci vengono a dire che bisogna obbedire e seguire gli insegnamenti del papa, il successore di Pietro (mah… sospetto: chissà che Pietro, prevedendo la modernità, abbia lasciato un testamento segreto con richiesta di contemporaneo duplice successore…). Almeno, su uno dei due viventi , quanto a eleganza e educazione…beh, non c’è che dire.

  4. Veramente troppi strani particolari che si sovrappongono in pochi anni. Solo una forma eccessiva di umiltà? Non credo. Una soluzione a tale mistero potrebbe essere in gran parte quella descritta da Socci in un suo celeberrimo libro: e se Bergoglio veramente non fosse papa al contrario invece di Ratzinger che continuerebbe ad essere il papa effettivo e non emerito come viene sempre descritto? Io non lo escluderei.

    1. Su ciò che sostiene don Minutella personalmente ho tanti dubbi, ma Aldo Maria Valli, il quale dice di averne molti anche lui, ha pubblicato una lettera del sacerdote siciliano che non è male leggere.

  5. Oswald Penguin Cobblepot

    “Un gesto ispirato che è (…) anti-liturgico, perché assente nella liturgia tradizionale”. “In nome di presunte e malintese sobrietà e semplicità”. Questo è il dito sulla piaga. La furbizia di queste condotte consiste proprio nel loro (consapevole e volontario) rovesciamento del loro significato. Si esaltano gesti liturgici nuovi, allo scopo di umiliare quelli precedenti. Ci si dà un’immagine di sobrietà e semplicità, rifiutando tutto quello che potrebbe dare l’impressione di essere un “principe rinascimentale”, al solo scopo di essere ancora più al centro del palcoscenico. Ritirarsi per essere ancor più sotto i riflettori; un passo indietro per umiltà, e così tutti esaltano (glorificando) l’umiltà. Abbassarsi per essere innalzato. Eretico, non spetta a me giudicare. Ma un gran furbo lo è di sicuro. LJC da Gotham, il Pinguino.

    1. Ma un gran furbo lo è di sicuro . caro Pinguino, credo però che anche i “gran furbi” non erediteranno il Regno di Dio, analogamente a quanto previsto per sodomiti, ladri, bugiardi, ecc.

      1. Un gran furbo , si , ma molto miope . A forza di degare il ramo su cui sta appollaiato , cadrà a terra e si sciuperà il grembiulino – bianco – .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Seguici su Spotify e Youtube

Cari amici,
con “Aleksandr Solženicyn: vivere senza menzogna”, primo episodio del podcast “Radio Ricognizioni. Idee per vivere senza menzogna”, il nostro sito potrà essere seguito anche in video e in audio sulle due piattaforme social.

Podcast

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna in alto