Fumare fa male, nuoce alla salute e soprattutto all’algoritmo: se continui a leggere questo articolo, tienine conto. Detto questo, partiamo dalla constatazione che la modernità ha i giorni contati: è come le ultime foglie di novembre che cadono gialle sotto la pioggia per andare a incollarsi sul marciapiede. Perciò, in attesa delle piogge novembrine quanto della morte della modernità, la cui peculiarità è quell’anomalia del pensiero umano che è la negazione della metafisica, ci troviamo sospinti dagli eventi dell’incipiente stagione totalitaria a ritrovare sempre nuovi strumenti di ribellione al controllo voyeuristico del postmoderno moralizzatore comune. E questo non è un male. I novelli anarchi sfuggono al dito puntato dello stato illuminista e giacobino ammantato della sua nuova palandrana etica pseudo-puritana, coltivando una mentalità elastica, strutturando per così dire una forma mentis camo. Il camouflage filosofico è una tattica vincente soprattutto nella quotidianità spiccia, si evitano in questo modo gli scontri titanici quanto le piccole sanzioni amministrative. Non è più tempo delle battaglie di principio, i princìpi sono stati sciolti nella relatività assiologica del secolarismo culturale.
L’illuminismo ha da tempo sovvertito la ragione, spacciata come strumento di emancipazione dell’uomo, sibilo del serpente nel giardino dell’Eden, per renderla una sorta di divinità protagorea, unica misura della realtà. Una delle figlie naturali dello scientismo dogmatico, questa filosofia malata, non poteva che essere il riduzionismo tecnologico della sola scienza misurabile. Quello che fu per Chiesa la luterana sola fide, ora è per la ragione la sola scientia, la quale pretende di riformare la storia dell’Occidente con una sfilza di tesi paragnostiche fra cui la più ingannevole è il diritto alla salute. Non il diritto a ricevere una adeguata terapia, ma il miserabile diritto ad essere sempre sani.
Come ha fatto a prendere il sopravvento una tanto marcata potatura della ragione filosofica? Con la promessa più semplice possibile: la vita eterna nell’ aldiqua, dato per assunto scientifico che l’aldilà non esista. A ogni mente semplice è sembrata un’illuminazione da veri scienziati. Ora, nel frattempo che lorsignori si affannano ad apparecchiarci la vita eterna, si muore ancora, perciò la trovata intermedia della propaganda scientifica è il salutismo. Questa teoria si declina in una serie di precetti, che in genere sono divieti, atti all’innalzamento inarrestabile della vita media. Ciò avverrebbe tramite una serie di modifiche comportamentali coatte degno di uno stato di vergogna e forse forse, di uno stato di polizia, in ragione delle quali dovrebbe essere pubblicamente ritenuto immorale non seguire il copione. Per ora le terapie (non le cure scilicet) sono ancora garantite a tutti: mangioni, beoni, tabagisti e novax, ma non è difficile prevedere che presto ci sarà uno standard d’accesso da rispettare, un pass, green o purple o che si voglia, a piacimento del padrone di turno e in nome della divina salute comune.
In realtà esistono già da tempo categorie pesantemente discriminate, anzi, vieppiù verbalmente brutalizzate dal pensiero comune, ne citiamo solamente alcune come quella dei monarchici, i prolife, i creazionisti, gli aristotelici, ma anche i semplici bon vivant e in genere tutte le persone normoragionanti. In particolare, il tipo di cittadino maggiormente criminalizzato e discriminato, stando allo status quo, è il fumatore.
Dove stia la ratio illuminata e l’emancipazione civile di uno stato detentore del monopolio su un prodotto da cui trae profitti altissimi criminalizzandone contemporaneamente il consumo, onestamente sfugge. Ora, anche da ex fumatori, non intendiamo certamente ritornare ai tempi in cui locali, pub e cinema erano ambienti saturi di fumo e maleodoranti, però la novità liberal di vietare il fumo negli spazi aperti grida vendetta alla stessa dignità ontologica. Capobanda è Milano, città che non brilla certo per salubrità balneare né teologica, nella quale vige il tristo divieto totale di fumo in tutte le aree pubbliche o a uso pubblico, quindi per strada (sic!) e nei parchi. En passant, ricordiamo che fuori Milano è vietato fumare in spiaggia, tutte le spiagge.
Ci è francamente impossibile accettare questo diabolico paradigma ideologico-giuridico, “in risposta alle pressioni e alle provocazioni esterne, affermiamo la nostra opposizione inossidabile”: a questa stregua, il fumo lento è la giusta ribellione pacifica alle angherie dello stato della guida suprema tecnocratica, della finanza, dei robot senza cuore e dei politici senz’anima pronti a votare il feticcio ideologico del giorno pur di restare in sella a un cavallo morto.
Fumare, non le sigarette simbolo della fretta postmoderna di vivere e morire, ma il sigaro e soprattutto la cara vecchia pipa non è più da considerarsi vizio, ma vero e proprio atto di libertà, una screziatura violenta di ribellione non violenta alla tirannide politica neoliberale. Facciamo l’elogio del vizio contro i labili barbacani della bestialità scientifica, perché la modernità presto sarà un deserto come il viale sotto il sole di mezzogiorno, ma nel deserto si riposa l’anarca.
Un tempo gli uomini avrebbero considerato ridicolo e inaccettabile che qualcuno, fosse anche il sindaco, avesse da eccepire su una pipata all’aria aperta, oggi molti trovano persino giusto impedire (pena sanzione amministrativa) a un normale cittadino di fumare al parco pubblico, come se l’aria fosse privata: tutti gli altri tollerano il fatto, come sottoposti a isteria collettiva. Ma a quel tempo gli uomini erano uomini.
Prerogativa degli uomini è il diritto della ragione di riconoscere l’ordine delle cose, il criterio di verità oggettiva all’interno del reale e non nel capriccio dell’ego. La libertà è un bene finché non è una libertà dal criterio. La menzogna della verità relativistica spacciata per verità epistemologica, la verità gnostica della tecno-scienza (tramite il cui percorso da iniziati, laurea, dottorato eccetera sarà possibile avere la salvezza) è, senza polemica, solo l’ultima mantenuta di lusso arrivata sulla piazza di parvenu culturali privi di una storia propria.
Occorre, invece, resistere alla modernità assiologica dei nuovi sistemi totalitari, immanentisti, antirealisti, libertari a parole, ma controllori feroci dell’opinione non politicamente corretta. Le democrazie di stampo orwelliano moralizzatrici del comportamento del singolo tramite coercizioni più o meno legalizzate, secondo le cui abiette filosofie, se vivi in una casa nel bosco senza corrente elettrica ti tolgono i figli, se vivi in città e non riesci a pagare le bollette, ti tolgono la corrente elettrica. Puoi morire nello stato, allo stato non importa, ma non vivere al di fuori di esso.
Oggi, ad essere passibili di ostracismo sono i fumatori, domani forse gli idropici. Non è questo il punto, il punto è che oggi è il fumo, presto potrà esserlo la carne rossa: un futuro apparentemente fantascientifico diventa in fretta realtà: guidi troppo la tua auto, o magari troppo velocemente, esaurisci presto il tuo quantitativo di CO2 ed ecco che un cicalino alla cassa del supermercato ti rifiuta l’acquisto legittimo di carne rossa. Non hai commesso certamente nessun reato, ma ora dovrai pregare qualche amico di cederti o venderti la sua dose di anidride carbonica, così potrai permetterti di comprare della carne rossa, quandanche sotto lo sguardo sprezzante della cassiera vegana, per nutrire i tuoi figli.
Ergo, se vorrai avere figli robusti e forti domani, fuma oggi.
Nel 2014 Diego Morlin, un architetto di Vicenza, ha voluto articolare filosoficamente un atto di ribellione a questo scempio della ragione, stilando un vero e proprio manifesto di resistenza al quale ci sentiamo di aderire: il Manifesto della Pipa.
Ne riportiamo solamente alcuni principi cardine liberamente adattati da noi:
- La lentezza come ribellione – contro la frenesia del mondo dei computer, ognuno ha i suoi tempi.
- La pipa come motore filosofico – idee che prendono forma, fumo come pensiero visibile (il tempo di pensare).
- La rivoluzione del rituale – contro il consumo continuo e frettoloso, il ritorno al rito.
- Aroma come memoria – il gusto di un buon tabacco naturale come compagno ancestrale.
- La solitudine come forza – contro la connessione compulsiva, il diritto alla solitudine creativa.
- La pipa come oggetto artistico – manufatto artigianale che invecchia con te, la contemplazione estetica.
- Simbolo di libertà – contro l’omologazione di massa.
Per tutte queste ragioni ho deciso di riprendere a fumare la pipa a scopo rivoluzionario (oltre che ricreativo) almeno una volta la settimana, perché come amava dire spesso Luciano De Crescenzo, bisognerebbe allargare la vita invece di tentare di allungarla, ma per allargarla è necessario averne il potere oltre che la libertà di farlo. Perché questa non è una polemica, ma non è neanche un invito a mandare degli schiavi a dormire in una poponaia.


