La Fede non si decide ai voti. Il cardinale Burke contro la “manipolazione” informativa sul Sinodo. E molto netto sul resto – di Alessandro Gnocchi

LISA JOHNSTON | lisa@aeternus.com  lisajohnston@archstl.org .His Eminence Raymond Cardinal Leo Burke | Prefect of the Apostolic Signatura | Archbishop Emeritus of St. Louis in front of the shrine to the Sacred Heart of Jesus in the Cathedral Basilica of S

Piace poco o nulla al mondo, il cardinale Raymond Leo Burke. E, se possibile, piace ancora meno alla chiesa che piace al mondo. D’altra parte, questo americano di sessantasei anni di Richland Center, Wisconsin, ha fatto di tutto per riuscire cattolicamente nell’intento di ustionare le coscienze cristiane troppo inclini alla tiepidezza. Partecipa alle marce per la vita, dice che non va data la comunione ai politici che sostengono leggi abortiste, denuncia il rapido progredire dell’agenda omosessualista, fa sapere a papa Francesco che la difesa dei principi non negoziabili non è una moda sottoposta agli umori dei pontefici, sostiene la messa in rito tradizionale…

di Alessandro Gnocchi

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Piace poco o nulla al mondo, il cardinale Raymond Leo Burke. E, se possibile, piace ancora meno alla chiesa che piace al mondo. D’altra parte, questo americano di sessantasei anni di Richland Center, Wisconsin, ha fatto di tutto per riuscire cattolicamente nell’intento di ustionare le coscienze cristiane troppo inclini alla tiepidezza. Partecipa alle marce per la vita, dice che non va data la comunione ai politici che sostengono leggi abortiste, denuncia il rapido progredire dell’agenda omosessualista, fa sapere a papa Francesco che la difesa dei principi non negoziabili non è una moda sottoposta agli umori dei pontefici, sostiene la messa in rito tradizionale. Recentemente ha firmato il libro collettivo “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”, scritto in aperta polemica con le misericordiose aperture del cardinale Walter Kasper su famiglia e comunione ai divorziati risposati. Nulla di strano, quindi, se il rimpasto curiale pensato da Bergoglio prevede che, da prefetto della Segnatura Apostolica, ora venga esiliato alla carica di cardinale patrono del Sovrano Ordine di Malta. Ma intanto, al Sinodo sulla famiglia, questo finissimo canonista figlio dell’America rurale ha assunto il ruolo di oppositore, verrebbe da dire di katechon, al cospetto della svolta attribuita, senza smentite, alla mens papale. Come recita l’antica “Bibbia poliglotta” aperta sul leggìo del suo studio alla pagina dell’Ecclesiaste, “Ogni cosa ha il suo tempo (…) c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare”.

Cosa si vede oltre la cortina mediatica che avvolge il Sinodo?

Emerge una tendenza preoccupante perché alcuni sostengono la possibilità di adottare una prassi che si discosta dalla verità della fede. Anche se dovrebbe essere evidente che non si può procedere in questo senso, molti incoraggiano per esempio pericolose aperture sulla questione della comunione concessa ai divorziati risposati. Non vedo come si possa conciliare il concetto irreformabile dell’indissolubilità del matrimonio con la possibilità di ammettere alla comunione chi vive una situazione irregolare. Qui si mette direttamente in discussione ciò che ci ha detto Nostro Signore quando insegnava che chi divorzia da sua moglie e sposa un’altra donna commette adulterio.

Secondo i riformatori questo insegnamento è diventato troppo duro.

Dimenticano che il Signore assicura l’aiuto della grazia a coloro che sono chiamati a vivere il matrimonio. Questo non significa che non ci saranno difficoltà e sofferenze, ma che ci sarà sempre un aiuto divino per affrontarle ed essere fedeli sino alla fine.

Sembra che la sua sia una posizione minoritaria…

Qualche giorno fa ho visto una trasmissione in cui il cardinale Kasper ha detto che si sta camminando nella direzione giusta verso le aperture. In poche parole, i 5.700.000 italiani che hanno seguito quella trasmissione, hanno ricavato l’idea che tutto il Sinodo marci su quella linea, che la Chiesa sia sul punto di mutare la sua dottrina sul matrimonio. Ma questo, semplicemente, non è possibile. Molti vescovi intervengono per dire che non si possono ammettere cambiamenti.

Però non emerge dal briefing quotidiano della Sala stampa vaticana. Lo ha lamentato anche il cardinale Müller.

Io non so come sia concepito il briefing, ma mi pare che qualcosa non funzioni bene se l’informazione viene manipolata in modo da dare rilievo solo a una tesi invece che riportare fedelmente le varie posizioni esposte. Questo mi preoccupa molto perché un numero consistente di vescovi non accetta le idee di apertura, ma pochi lo sanno. Si parla solo della necessità che la chiesa si apra alle istanze del mondo enunciata a febbraio dal cardinale Kasper. In realtà, la sua tesi sui temi della famiglia e su una nuova disciplina per la comunione ai divorziati risposati non è nuova, è già stata discussa trent’anni fa. Poi da febbraio ha ripreso vigore ed è stata colpevolmente lasciata crescere. Ma tutto questo deve finire perché provoca un grave danno per la fede. Vescovi e sacerdoti mi dicono che ora tanti divorziati risposati chiedono di essere ammessi alla comunione poiché lo vuole Papa Francesco. In realtà, prendo atto che, invece, finora non si è espresso sulla questione.

Però sembra evidente che il cardinale Kasper e quanti sono sulla sua linea parlino con il sostegno del Papa.

Questo sì. Il Papa ha nominato il cardinale Kasper al Sinodo e ha lasciato che il dibattito proseguisse su questi binari. Ma, come ha detto un altro cardinale, il Papa non si è ancora pronunciato. Io sto aspettando un suo pronunciamento, che può essere solo in continuità con l’insegnamento dato dalla Chiesa in tutta la sua storia. Un insegnamento che non è mai mutato perché non può mutare.

Alcuni prelati che sostengono la dottrina tradizionale dicono che se il Papa dovesse portare dei cambiamenti li accetterebbero. Non è una contraddizione?

Sì, è una contraddizione, perché il Pontefice è il Vicario di Cristo sulla terra e perciò il primo servitore della verità della fede. Conoscendo l’insegnamento di Cristo, non vedo come si possa deviare da quell’insegnamento con una dichiarazione dottrinale o con una prassi pastorale che ignorino la verità.

L’accento posto dal Pontefice sulla misericordia come la più importante, se non l’unica, idea guida della Chiesa, non contribuisce sostenere l’illusione che si possa praticare una pastorale sganciata dalla dottrina?

Si diffonde l’idea che possa esistere una Chiesa misericordiosa che non rispetta la verità. Ma mi offende nel profondo l’idea che, fino a oggi, i vescovi e i sacerdoti non sarebbero stati misericordiosi. Io sono cresciuto in una zona rurale degli Stati Uniti e ricordo che, quando ero bambino, nella nostra parrocchia c’era una coppia di una fattoria vicina alla nostra che veniva in chiesa a Messa, ma non faceva mai la comunione. Crescendo, chiesi il perché a mio papà e lui, con naturalezza, mi spiegò che vivevano in una condizione irregolare e accettavano di non accedere alla comunione. Il parroco era molto gentile con loro, molto misericordioso e applicava la sua misericordia nell’operare perché la coppia tornasse a una vita consona alla fede cattolica. Senza verità non può esserci vera misericordia. I miei genitori mi hanno sempre insegnato che, se noi amiamo i peccatori, dobbiamo odiare il peccato e dobbiamo fare di tutto per strappare i peccatori dal male nel quale vivono.

Nel suo studio c’è una statua del Sacro Cuore, nella sua cappella, sopra l’altare, c’è un’altra immagine del Cuore di Gesù, il suo motto episcopale è “Secundum Cor Tuum”. Allora, un vescovo può tenere unite misericordia e dottrina…

Sì, è presso la fonte inesauribile e incessante della verità e della carità, cioè dal glorioso trapassato Cuore di Gesù, che il sacerdote trova la sapienza e la forza di guidare il gregge secondo la verità e in carità. Il Curato di Ars definiva il sacerdote come l’amore dal Sacro Cuore di Gesù. Il sacerdote unito al Sacro Cuore non soccomberà alla tentazione di dire al gregge parole diverse da quelle di Cristo indefettibilmente trasmesseci nella Chiesa, non cadrà nella tentazione di sostituire alle parole della sana dottrina un linguaggio confuso e facilmente erroneo.

Ma i riformatori sostengono che la carità, per la chiesa, consista nel rincorrere il mondo.

Questo è il cardine dei ragionamenti di chi vuole mutare la dottrina o la disciplina. Mi preoccupa molto. Si dice che i tempi sono tanto cambiati, che non si può più parlare di diritto naturale, dell’indissolubilità del matrimonio… Ma l’uomo non è cambiato, continua a essere come Dio l’ha voluto. Certo, il mondo si è secolarizzato, ma questo è un motivo in più per dire in modo chiaro e forte la verità. E’ nostro dovere, ma per farlo, come ha insegnato San Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae, bisogna chiamare le cose con il loro nome, non possiamo usare un linguaggio quanto meno ambiguo per piacere al mondo.

La chiarezza non sembra essere una priorità dei riformatori se, per esempio, non si sentono in contraddizione quando sostengono che i divorziati risposati possono accedere alla comunione a condizione di riconoscere l’indissolubilità del matrimonio.

Se uno ribadisce sinceramente l’indissolubilità del matrimonio può solo rettificare lo stato irregolare nel quale si trova o astenersi dalla comunione. Non ci sono vie di mezzo.

Neanche quella del cosiddetto “divorzio ortodosso”?

La prassi ortodossa dell’economia o del secondo o terzo matrimonio penitenziale è storicamente e attualmente molto complessa. In ogni caso, la chiesa cattolica, che sa di questa prassi da secoli, non l’ha mai adottata, in virtù delle parole del Signore ricordate nel Vangelo secondo San Matteo (19, 9).

Non pensa che, se di dovesse concedere questa apertura, ne seguiranno tante altre?

Certamente. Ora si dice che questo verrà concesso solo in alcuni casi. Ma chi conosce un po’ gli uomini sa che, quando si cede in un caso, si cede in tutti gli altri. Se verrà ammessa come lecita l’unione tra divorziati risposati, verranno aperte le porte a tutte le unioni che non sono secondo la legge di Dio perché sarà stato eliminato il baluardo concettuale che preserva la buona dottrina e la buona pastorale che ne discende.

I riformatori parlano spesso di un Gesù disposto a tollerare il peccato per poter andare incontro agli uomini. Ma era così?

Un Gesù simile è un’invenzione che non ha riscontro nei Vangeli. Basti pensare allo scontro con il mondo nel Vangelo di San Giovanni. Gesù è stato il più grande oppositore del suo tempo e lo è anche al tempo di oggi. Penso a quanto disse alla donna sorpresa in flagrante adulterio: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 11).

Ammettere alla comunione i divorziati risposati mina il sacramento del matrimonio, ma anche quello dell’eucaristia. Non le sembra una deriva che tocca il cuore della chiesa?

Nella Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 11, San Paolo insegna che chi riceve l’eucaristia in stato di peccato mangia la propria condanna. Accedere all’eucaristia significa essere in comunione con Cristo, essere conformi a lui. Molti oppongono l’idea che l’eucaristia non è il sacramento dei perfetti, ma questo è un falso argomento. Nessun uomo è perfetto e l’eucaristia è il sacramento di coloro che stanno combattendo per essere perfetti, secondo quando chiede Gesù stesso: di esserlo come il Nostro Padre che è in cielo (Mt 5, 48). Anche chi combatte per raggiungere la perfezione pecca, certo, e se è in stato di peccato mortale non può comunicarsi. Per poterlo fare deve confessare il suo peccato con pentimento e con il proposito di non commetterlo più: questo vale per tutti, compresi i divorziati risposati.

Oggi, la partecipazione all’eucaristia non viene quasi più vista come un atto sacramentale, ma come una pratica sociale. Non significa più comunione con Dio, ma accettazione da parte di una comunità. Non sta qui la radice del problema?

E’ vero, si sta diffondendo sempre di più questa idea protestante. E non vale solo per i divorziati risposati. Si sente spesso dire che, in momenti particolari come la prima comunione, la cresima dei figli o in occasione dei matrimoni, anche i non cattolici possono essere ammessi all’eucaristia. Ma questo, ancora una volta, è contro la fede, è contro la verità stessa dell’eucaristia.

Invece che un dibattito su questi temi, che cosa dovrebbe produrre il Sinodo.

Il Sinodo non è un’assemblea democratica dove i vescovi si radunano per cambiare la dottrina cattolica a seconda della maggioranza. Io vorrei che diventasse l’occasione per dare il sostegno dei pastori a tutte le famiglie che intendono vivere al meglio la loro fede e la loro vocazione, per sostenere quegli uomini e quelle donne che, pur tra molte difficoltà, non vogliono staccarsi da ciò che insegna il Vangelo. Questo dovrebbe fare un Sinodo sulla famiglia, invece che perdersi in inutili discussioni su argomenti che non possono essere discussi nel tentativo di cambiare verità che non possono essere cambiate. A mio avviso, sarebbe stato meglio togliere questi temi dal tavolo perché non sono disponibili. Si parli piuttosto di come aiutare i fedeli a vivere la verità del matrimonio. Si parli della formazione dei ragazzi e dei giovani che arrivano al matrimonio senza conoscere gli elementi fondamentali della fede e poi cadono alle prime difficoltà.

I riformatori non pensano a quei cattolici che hanno tenuto insieme la loro famiglia anche in situazioni drammatiche rinunciando a rifarsi una vita?

Tante persone che hanno fatto questa fatica mi chiedono ora se hanno sbagliato tutto. Chiedono se hanno buttato via la loro vita tra inutili sacrifici. Non è accettabile tutto questo, è un tradimento.

Non pensa che la crisi della morale sia legata alla crisi liturgica?

Certamente. Nel postconcilio si è verificata una caduta della vita di fede e della disciplina ecclesiale evidenziata specialmente dalla crisi della liturgia. La liturgia è diventata un’attività antropocentrica, ha finito per rispecchiare le idee dell’uomo invece che il diritto di Dio di essere adorato come Lui stesso chiede. Da qui, discende anche nel campo morale l’attenzione quasi esclusiva ai bisogni e ai desideri degli uomini, invece che a quanto il Creatore ha scritto nei cuori delle creature. La lex orandi è sempre legata alla lex credendi. Se l’uomo non prega bene, allora non crede bene e quindi non si comporta bene. Quando vado a celebrare la Messa tradizionale, per esempio, vedo tante belle famiglie giovani, con tanti bambini. Non credo che queste famiglie non abbiano problemi, ma è evidente che hanno più forza per affrontarli. Tutto questo vorrà pur dire qualcosa. La liturgia è l’espressione più perfetta, più completa della nostra vita in Cristo e quando tutto questo diminuisce o viene tradito ogni aspetto della vita dei fedeli viene ferito.

Che cosa può dire un pastore al cattolico che si sente smarrito davanti a questi venti di cambiamento?

I fedeli devono prendere coraggio perché il Signore non abbandonerà mai la sua Chiesa. Pensiamo come il Signore ha placato il mare in tempesta e le sue parole ai discepoli: “Perché avete paura, gente di poca fede?” (Mt 8, 26). Se questo periodo di confusione sembra mettere a rischio la loro fede, devono solo impegnarsi con più forza in una vita veramente cattolica. Ma mi rendo conto che vivere di questi tempi dà una grande sofferenza.

Riesce difficile non pensare a un castigo.

Questo lo penso prima di tutto per me stesso. Se io sto soffrendo adesso per la situazione della chiesa, penso che il Signore mi sta dicendo che ho bisogno di una purificazione. E penso anche che, se la sofferenza è così diffusa, ciò significa che c’è una purificazione di cui tutta la Chiesa ha bisogno. Ma ciò non dipende da un Dio che aspetta solo di punirci, dipende dai nostri peccati. Se in qualche modo abbiamo tradito la dottrina, la morale o la liturgia, segue inevitabilmente una sofferenza che ci purifica per riportarci sulla via stretta.

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fonte: Il Foglio, 14 ottobre 2014

23 commenti su “La Fede non si decide ai voti. Il cardinale Burke contro la “manipolazione” informativa sul Sinodo. E molto netto sul resto – di Alessandro Gnocchi”

  1. La Sacra Parola di DIO è eterna ed immutabile come lo è il Verbo che si è fatto Carne. L’uomo di oggi cerca di adattarla per soddisfare le esigenze di una mentalità secolare proiettata verso una nuova forma di umanesimo laico. Oggi si assiste al desiderio di occuparsi delle necessità del genere umano eliminando l’ingiustizia sociale e per far ciò si deve ”adattare” la Sacra Parola di DIO. Ma noi sappiamo benissimo che dietro la maschera di questa nuova forma di umanesimo non c’è nessuna traccia di DIO. L’umanesimo non è il Cristianesimo.

    1. Ho la netta sensazione che sotto tutto questo bailamme sinodale ci sia una sola cosa, la maggioranza di quei vescovi che sostengono l’ammissione allEucaristia di tutti i fratelli e sorelle che vivono situazioni irregolari possono farlo perché non credono più o non hanno mai creduto nell’ordine:
      Al peccato e alla necessità della confessione sacramentale per riacquistare lo stato di grazia;
      Alla reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucaristia;
      All esistenza dell inferno del purgatorio
      Se l’Eucaristia è solo un rito di commemorazione, tutti possono essere ammessi. È come andare a un apericena….
      La Chiesa non più dispensatrice di salvezza e di verità per il tramite dei suoi ministri e dei sacramenti, ma un’organizzazione tra le tante, una onlus, un associazione. ? Un colpo di spugna inverecondo su 2000 anni di storia, di Magistero, e sul sangue dei tanti martiri che per difendere il dogma della fede hanno dato la propria vita.
      Ma quando Gesù ritornerà troverà la fede sulla…

      1. Infatti, cara Marilena, ciò è possibile perché non si crede più alla presenza reale di Nostro Signore Gesù nell’Eucarestia. Se ammettiamo questo presupposto, ecco che ‘si capisce’ tutto il gran discorrere che si sta facendo in questi giorni.

  2. Chiaro, coerente, comprensibile, a differenza dei bizantinismi di altri prelati. Beh, credo che l’emarginazione di Burke proseguirà ulteriormente.

  3. Sono certo solo di una cosa, il Signore piegherà tutti coloro che stanno facendo del male alla Chiesa di Cristo per superbia, orgoglio personale e tornaconto economico.

  4. Certo Burke aveva capito molto , o tutto , di cosa sarebbe successo gia’ venti mesi fa . Sa che la Chiesa di Bergoglio , Kasper, Maradiaga si sta distaccando sempre di piu’ e sempre di piu’ si distacchera’ dalla Chiesa come l’ha voluta , e la vuole , Cristo . Cosa fara’ ? Come si comportera’ nei casi concreti , ad esempio se dovesse dare la Comunione ad una coppia di divorziati ‘ risposati ‘ della cui situazione e’ a conoscenza ? Io non credo che cedera’ , ma cosa gli capitera’ ‘dopo’ ? Cosa gli faranno ? Finira’ , in stile F.F.I , prima emarginato , poi esiliato , magari in un monastero su un’isola del Pacifico ? Anche per lui , si porra’ in modo bruciante la questione dell’obbedienza . Il Lider Maximo e’ stato eletto secondo le regole ,ma come potra’ il clero obbedire a disposizioni ed imposizioni che negano , ormai in modo plateale , la stessa autorita’ divina e Leggi di cui la Chiesa puo’ e deve essere solamente fedele custode ?

  5. Che aria fresca da respirare a pieni polmoni, parole semplici e cristalline, sì sì no no, come vuole Nostro Signore. Grazie con tutto il cuore, Cardinale Burke, è proprio vero che, nonostante tutto e sebbene sembri il contrario, non praevalebunt, se c’è ancora qualche uomo di Chiesa come lei e con il coraggio che viene dalla Verità. Secondo me si torna sempre a quella domanda: Chi credete che io sia? Se i novatori modernisti credessero davvero ancora che Gesù è il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, non oserebbero neppure pensare a cambiamenti dei suoi precetti. Ma non ci credono più, credono a un Gesù forgiato da loro, inesistente nel Vangelo: vi rendete conto che Enzo Bianchi ha chiamato Gesù “creatura” (genitum, non factum!) e che Padre Lombardi ha avuto la spudoratezza di parlare di “proposta” di Gesù sul matrimonio? Ha ragione Gnocchi, chiunque tradisca il depositum non solo non va obbedito, ma va combattuto. Dio la protegga, Cardinale.

  6. Non solo i grossi pezzi della Chiesa sono quasi tutti avariati, ma anche i semplici preti. Basta osservarli per un po’. E poi vanno a celebrare le messe …. ma queste messe sono le messe valide? … io ho forti dubbi …. come possono esserci le vere SANTE MESSE … se i satanassi le vanno a “celebrare”?

    1. ilfocohadaardere

      Il Concilio di Trento nel canone 8 della sessione VII ha definito «se alcuno dirà che i Sacramenti della Nuova Legge non conferiscono la grazia ex opere operato, sia scomunicato» (DB, 851).Essendo la causalità «ex opere operato» opposta a quella «ex opere operantis» affermare la prima è lo stesso che negare la seconda. Dunque i Padri tridentini, dicendo che i sacramenti producono la grazia «ex opere operato», insegnarono che la grazia del sacramento viene causata dal rito sacramentale validamente posto e non dagli atti meritori del ministro e del soggetto. Così con breve formola eliminarono il principio luterano, che stabiliva essere la fede fiduciale (opus operantis!) causa della grazia e non il sacramento, e consacrarono la dottrina cattolica già formulata da S Agostino: «Non per i meriti del ministro né per quelli del suscipiente ha valore il battesimo ma in forza di una santità propria, comunicatagli da Colui che l’istituì» (Contra Cresconium, L IV. c. 19).

  7. Burke è un dono del Cielo ma i lupi stanno gettando la maschera e sono sempre più inferociti: monsignor Mogavero ha rilasciato una blasfema intervista a La Stampa: “I gay non sono malati da curare. Il Sinodo supera i pregiudizi ecclesiastici che riducevano l’omosessualità a perversione e pericolo pubblico. Al centro deve esserci sempre la persona”. Per questo “non hanno alcun fondamento” le proteste dell’episcopato dopo le proposte di riconoscimento delle coppie gay. “Uno Stato laico non può fare scelte di tipo confessionale e la Chiesa non può interferire nella sfera delle leggi civili”: pure eresie, in contrasto con il Sillabo e con 2000 anni di Magistero!
    Inoltre i “pregiudizi ecclesiastici” di cui parla Mogavero derivano da Dio e da San Paolo: in chi o in che cosa crede Mogavero? Ma soprattutto per CHI lavora?
    Questi lupi sono determinati a distruggere il Cattolicesimo per far nascere la “Chiesa2”, tutta volta a confermare le persone nei loro peccati (tranne i mafiosi)!

  8. Cristo si è fatto uomo per salvare l’uomo. Non c’è Cristianesimo senza Uomo e Umanesimo. I “pregiudizi ecclesiastici” non derivano da Dio ma dall’ortoprassi che nei secoli è stata adoperata e manipolata dall’opinione che certi uomini, non Dio, avevano del Verbo.

    1. Quindi San Paolo avrebbe sbagliato a condannare la sodomia? Ricordiamoci che ciò che scrisse appartiene alla Rivelazione (=Depositum Fidei, eternamente vero ed immutabile, non modificabile neppure dai Papi)!
      Quindi Dio non avrebbe assistito il Magistero per 2000 anni? E magari INIZIEREBBE ad assisterlo OGGI?
      Quali sono i 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio? Sostituiamo il peccato di sodomia con quello di “violazione della raccolta differenziata”?
      Dio, nel vecchio Testamento, non ha forse condannato la sodomia?
      E Gesù cosa ha detto di Sodoma?
      L’atteggiamento dei modernisti è proprio quello di dire che la Chiesa si è sbagliata per 2000 anni, non per niente sono eretici!

  9. A quando la denuncia da parte dei nostri pastori per essere fedeli al Magistero?
    Altro che Cristiada! Saremo messi alla gogna come oscurantisti proprio da coloro che dovrebbe essere i custodi di ciò per cui combattiamo …
    non ci vuole molto per pensare a questo periodo come l’inizio della Grande Tribolazione!

  10. La Chiesa della misericordia:
    Evviva la chiesa di Papa Francesco, il papa che aveva l’ambizione di attuare completamente il CV II (parole sue); qui ci si può trovare facilmente a proprio agio, e fare anche una luminosa carriera, basta calpestare apertamente la dottrina ed il magistero bimillenari della Chiesa Cattolica, mettere in dubbio i dogmi, richiederne “l’aggiornamento”, considerare i Vangeli delle cose “astratte”, susciettibili quindi di interpretazione soggettiva.
    Come essere invece perseguitati, emarginati, combattuti ed additati al pubblico disprezzo come integralisti, gente senza misericordia e chee semina divisione tra gli uomini (iividendoli, appunto, in buoni e cattivi, mentre sono solo sani e feriti…) : basta difendere apertamente la dottrina ed il magistero pre conciliari, fino a Pio XII: VAE VICTIS !! guai a chi si prova: non è baastato l’esempio diei FFI, dei card. Piacenza, Burke, del vescovo Livieres e dei giornalisti e scrittori cattolico tradizionalisti

  11. Cesaremaria Glori

    Coraggio, fratelli e sorelle. Potrebbe accadere di dover subire un martirio morale per mantenerci nella retta fede. Chiediamo al Cuore Divinissimo di Gesù che non ci faccia, quanto meno, mancare dei pastori alla S. Atanasio, magari pochi ma coraggiosi come quel santo difensore della fede, il più strenuo e coraggioso di una piccola truppa. Preghiamo perché potremmo cader come lapsi noi stessi. Le persecuzioni sul piano economico e morale possono essere più dure di quelle fisiche. Sarà opportuno prevedere misure giuridiche per mettere al sicuro i nostri beni a favore dei nostri congiunti. Il pericolo è alle porte se lo Stato e l’Europa dessero una mano – a modo loro – al nuovo corso d’Oltretevere.

  12. evidentemente questi vescovi , guarda caso molto mediatici e vezzeggiati da televisioni e giornali come ravasi e paglia, puntano a sostituire il popolo dei fedeli con nuovi ingressi. i nuovi fedeli potrebbero essere più generosi con l’8 per mille e invece di organizzare pellegrinaggi a lourdes faranno viaggi eco-ambientali con famiglia cristiana e licia colò e viaggi anticamorra con don ciotti.

  13. E’, ne più ne meno, quello che mi hanno insegnato sulla nostra santa religione ai miei tempi e mi consola sentire che c’è ancora un Principe della Chiesa che mi conferma nella vera Fede, in questi tempi burrascosi in mano al “principe di questo mondo”. La Verità scritta nel Vangelo non può venir meno…. Lunga vita al card. Burke!

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