Apologetica. Rubrica quindicinale di Corrado Gnerre

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La Trinità ovvero l’amore giudicato dalla verità

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Apologetica – rubrica quindicinale di Corrado Gnerre

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La Trinità ovvero l’amore giudicato dalla verità

di Corrado Gnerre

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Nel Mistero della Trinità è chiaro quanto l’amore debba essere giudicato dalla verità. Se così non è, l’amore può diventare anche il sentimento più pericoloso…come i nostri tempi dimostrano ampiamente.

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Visto che siamo prossimi alla Festa della Santissima Trinità (quest’anno capita domenica 22 maggio), offro ai miei lettori alcune riflessioni su questo importantissimo Mistero, riflessioni che ovviamente possono essere utili da un punto di vista apologetico.

 Un Mistero non contro la ragione

Il mistero della Santissima Trinità è un mistero e come tale non può essere compreso. Ma non per questo è qualcosa d’irragionevole. Nella dottrina cattolica ciò che è mistero è sì indimostrabile con la ragione, ma non è irrazionale, cioè non è in contraddizione con la ragione.

La ragione conduce all’unicità di Dio: Dio è assoluto e ovviamente non possono esistere più assoluti. Ebbene, la ragionevolezza del mistero della Trinità sta nel fatto che esso non afferma l’esistenza di tre dei, bensì di un solo Dio che però è in tre Persone uguali e distinte. Nel Credo si afferma: “Credo in un solo Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo.”  Quale è il Padre, tale è il Figlio e tale è lo Spirito Santo. Increato è il Padre, increato è il Figlio, increato è lo Spirito Santo. Onnipotente è il Padre, onnipotente è il Figlio, onnipotente è lo Spirito Santo. Tuttavia non vi sono tre increati, tre assoluti, tre onnipotenti, ma un Increato, un Assoluto e un Onnipotente. Dio e Signore è il Padre, Dio e Signore è il Figlio, Dio e Signore è lo Spirito Santo; tuttavia non vi sono tre dei e signori, ma un solo Dio e un solo Signore.

Una possibile analogia

Pe capire qualcosa della Trinità, ma senza la possibilità di esaurirne il mistero, si può utilizzare questa analogia. La Sacra Scrittura dice che quando Dio creò l’uomo, lo creò a sua “immagine” (Genesi 1,27). Dunque, nell’uomo si trova una lontana ma comunque presente immagine della Santissima Trinità.

L’uomo possiede la mente e la mente genera il pensiero. Il pensiero, contemplato dalla mente, è amato, e così dal pensiero e dalla mente procede l’amore. Ora mente, pensiero, amore, sono tre cose ben distinte fra loro, ma assolutamente inseparabili l’una dall’altra, tanto che si può dire che siano nell’uomo una cosa sola.

Nella Trinità il Padre è mente, che da tutta l’eternità genera il suo Pensiero perfettissimo (il Figlio). Tra la mente e il pensiero procede l’unione, cioè l’amore, che sussiste come persona distinta, e questi è lo Spirito Santo. Ma come la mente, il pensiero e l’amore sono nell’uomo tre cose distinte, ma assolutamente inseparabili, così il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, sebbene sussistano come persone distinte, sono però un Dio solo.

Un grande insegnamento sull’amore vero

Fin qui cose che solitamente si conoscono. Invece ciò di cui solitamente non si parla è il fatto che il mistero della Trinità esprime chiaramente quanto l’amore debba essere giudicato dalla verità. Vediamo in che senso.

Come abbiamo già avuto modo di dire, la Trinità è costituita dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Non si dice: dallo Spirito Santo, dal Figlio e dal Padre o dal Figlio, dal Padre e dallo Spirito Santo, ma: dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Il tutto in una successione logica ma non cronologica. Ciò vuol dire che senza il Figlio non ci sarebbe lo Spirito Santo e senza il Padre non ci sarebbe il Figlio. Ma – e anche questo lo abbiamo detto – non è che il Padre abbia creato il Figlio e il Figlio abbia creato lo Spirito Santo. Perché, se così fosse, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero delle creature e ciò non è.

Dunque una successione logica ma non nel tempo (cronologica). Il Cristianesimo ortodosso (quello dei Russi, dei Serbi, dei Greci, per intenderci) è lontano dal Cattolicesimo non solo perché non riconosce il Primato del Vescovo di Roma (il Papa), ma anche perché, a proposito della Trinità, non riconosce la dottrina cosiddetta del Filioque, cioè che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Lo Spirito Santo – secondo gli ortodossi – procederebbe solo dal Padre.

Questione di lana caprina, direbbe qualcuno. Inutili pignolerie, direbbero altri. E invece no, la questione è importante, per non dire importantissima.

Didatticamente si attribuisce al Padre l’azione della creazione, al Figlio quella della redenzione, allo Spirito Santo quella della santificazione. Questo non vuol dire che nel momento della creazione il Padre agiva e il Figlio e lo Spirito Santo non partecipavano, oppure nella redenzione il Figlio agiva e il Padre e lo Spirito Santo erano assenti…Nella creazione ha agito tanto il Padre, quanto il Figlio, quanto lo Spirito Santo e così nella redenzione…ma metodologicamente si dice così: il Padre crea, il Figlio redime, lo Spirito Santo santifica.

Il Figlio è chiamato anche Verbo (Parola) per indicare il fatto che è il Dio che si manifesta, che si comunica. Il Figlio è anche il Logos, la Verità, mentre lo Spirito Santo è l’Amore. Ed ecco il punto nodale. Già in Dio è pienamente rispettata la processione logica verità-amore. L’amore deve essere sempre giudicato dalla verità, altrimenti può diventare anche la cosa più terribile.

Facciamo un esempio. Un padre di figli lascia la famiglia perché “s’innamora” di un’altra donna, fa bene? Oggi molti risponderebbero di sì e direbbero: se lo ha fatto per amore… Due uomini o due donne s’innamorano e decidono di vivere insieme, fanno bene? Se lo fanno per amore … Ma questo è il punto. L’amore se non è giudicato dalla verità diventa il contrario di sé. Facciamo un altro esempio. Perché Hitler e i suoi decisero di perseguitare gli Ebrei? La risposta può sembrare paradossale ma non lo è: per troppo “amore” nei confronti della razza ariana. Perché Stalin decise di sterminare milioni e milioni di piccoli proprietari? Per troppo “amore” nei confronti dello Stato socialista. Perché Robespierre decise di tagliare teste su teste? Per troppo “amore” nei confronti della Rivoluzione che sentiva minacciata.  Ecco cos’è l’amore sganciato dalla verità!

Se si riflette bene, questo è uno degli errori più tipici dei nostri tempi. C’è chi si lamenta che oggi c’è poco amore. No, non è così, oggi ciò che manca non è l’amore, ma la consapevolezza della Verità, che è un’altra cosa! Oggi ciò che manca è la convinzione che l’amore – perché sia vero – deve essere giudicato dalla verità.

Bisognerebbe ritornare a meditare sulla natura di Dio per capire come già nella Sua intima natura è presente questa verità, e cioè che l’amore è vero se è conforme al Vero. Solo così si potrà anche capire perché mai la Chiesa Cattolica ha sempre tenuto fermo sul punto del Filioque.

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7 commenti su “Apologetica. Rubrica quindicinale di Corrado Gnerre”

  1. non sono un esperto ma credo di poter dire che l’espressione che ha posto un po’ di confusione sull’argomento sia quella attribuita a S.Agostino: “ama e fai quel che vuoi”. Mentre dovrebbe essere :”ama Dio e fai quel che vuoi”. Quanti hanno giustificato lo “sfascio” delle loro famiglie proprio perchè si sentivano giustificati da questa errata interpretazione che in realtà favoriva solo il loro egoismo, il loro “appetito” passionale.

  2. Una splendida spiegazione fatta con il cuore e la ragione.
    Che mi conforta circa il primato del cattolicesimo, che ultimamente vedo insidiato dagli ortodossi, molto più seri circa l’utilizzo del termine “amore” e su tante altre cose. Ma non sulla interpretazione dell’essenza dell’Amore che va giudicato dalla Verità in modo preesistente.
    Il termine “amore” è divenuto straabusato nelle parrocchie cattoliche da quasi 40 mesi, cioè dall’elezione del secondo Papa, quello americano (spero che al termine di questo biblico “digiuno”, cioè entro l’estate, la Trinità faccia lei direttamente chiarezza con le SUE Vie che sovrastano le nostre).
    Solo sostituirei pertanto nella bellissima apologetica «Amore giudicato dalla Verità», così come ovunque si parli dell’amore evangelico, la parola “amore” con “Innamoramento Santo”.

  3. Sono d’accordo con Vincenzo: quella frase di sant’Agostino viene usata impropriamente per giustificare il sentimentalismo fine a se stesso. Ed è, veramente ridicolo che, con tutto quello che il santo in questione ha scritto e pochi hanno letto, venga citata quella sola frase….

  4. Non Metuens Verbum

    Nessun uomo avrebbe potuto concepire l’idea della Trinità Divina, se non fosse stata rivelata. Ma una volta rivelata, la ragione umana è illuminata della sua luce, e comprende (balbettando e esitando) che il Dio Creatore non può essere il monòlito imperturbabile dell’islamismo, deve essere Dio in relazione con Sé stesso (dato che nessun altro soggetto potrebbe esserne degno), e in tale relazione crea una tale sovrabbondanza di amore da riversarlo sulle creature e sull’uomo: Quid est homo, quod memor es eius ?

  5. Qualche anno fa entrai in una chiesa proprio mentre il sacerdote durante l’omelia stava chiedendo a dei bambini, cosa volesse dire, secondo loro, che Gesù era il Verbo. Dopo un attimo di silenzio, un bambino alzò la mano e disse: “azione!”.
    E mi ritrovai a pensare che l’avesse detto ricollegando il significato del verbo in grammatica….e a come fosse riuscito a rendere benissimo il concetto: si può dire che Dio Padre è l’ideazione, il Figlio l’azione e lo Spirito Santo è l’intenzione, di Amore perfetto, ovviamente, con cui si esprime la Trinità?

  6. Christian Omenomen

    Secondo me il problema non si pone e si spiega il tutto con estrema facilità: ama il prossimo tuo come te stesso. Gli esempi di “amore”citati da Gnerre sono in realtà espressioni di egoismo, non si riconosce l’Amore come Gesù ce lo ha indicato. L’amore è quell’impulso a cercare e costruite il bene che ancora non c’è. Altra cosa da dire è che l’amore è vero solo quando è un sentimento libero che sgorga dall’anima. Quando si è obbligati ad amare si finisce col peccare. Che dire poi dei fratelli ortodossi? Finiranno all’inferno per la questione del filioque?

  7. grazie al Prof. Gnerre che con la sua solita profonda chiarezza ha illustrato la Trinità così bene che bisogna tenersi a mente tutto ciò per trasferirlo nelle lezioni di catechismo, là dove certi concetti si fa fatica a introdurli nelle menti dei ragazzi. In fondo, a ben pensarci, la nostra religione, nonostante, e forse grazie ai suoi misteri, ci si rivela sempre nello splendore della sua semplicità. Infatti, che di più semplice degli insegnemti del Verbo Incarnato? Siamo noi uomini che nella nostra presunzione complichiamo sempre tutto. La Verità di Dio, invece, risplende più del sole.

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