Chi risponde alla fame di assoluto dei giovani? – di Marco Bongi

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di Marco Bongi

 

lzctcsmRicorderò sempre la pungente staffilata lanciata da un adolescente al suo catechista: “E’ tutto bello quello che tu mi racconti… ma a me interessa solo che sia vero. Come faccio a saperlo?”.

E, alla goffa replica del precettore, così continuava: “Quando ero piccolo i miei genitori mi raccontavano di Babbo Natale… Per me quella storia era molto bella ma oggi so che Babbo Natale non esiste…”

Eravamo alla fine degli anni ’70 e le Parrocchie, in pieno clima di aggiornamento post-conciliare, già si affannavano a destrutturare la Catechesi, diluendola in una dolciastra melassa di sentimentalismo irenizzante. Non si parlava più di Dottrina ma di “proposta”, diminuivano drasticamente i riferimenti al peccato enfatizzando a dismisura l’idea di amore universale, sparivano l’inferno e il purgatorio a vantaggio di un paradiso, tutto umano, da perseguire e realizzare su questa terra ma, soprattutto, la pericolosa deriva filosofica che tende a ridurre la Fede ad una mera esperienza si stava ormai imponendo grazie anche alla complice connivenza di quei cattolici allora considerati più ortodossi, ovvero i ciellini.

Ma i ragazzi, ad onta di quei catechisti “pace e amore”, continuavano e continuano ancor oggi ad avere una gran fame di assoluto. Si pongono domande importanti e, in generale, sono disposti a discutere ed a ricercare risposte autentiche ai loro afflati. Chi, come il sottoscritto, ha svolto la professione di insegnante nelle scuole superiori, anche in zone degradate e socialmente poco evolute, se ne è potuto rendere conto in modo impressionante.

Gli adolescenti hanno infatti spesso un senso molto sviluppato di ciò che è vero o falso, di ciò che è giusto o ingiusto, di cosa siano il bene o il male. La loro percezione è certo acerba e bisognosa del sostegno degli adulti, la loro natura, come quella di tutti gli uomini, è certo ferita dal peccato originale, ma la loro vita è senz’altro più facilmente incanalabile verso il bene rispetto alla situazione degli adulti cresciuti lontano dalla Chiesa.

Non amano i compromessi, sognano l’amore eterno, si entusiasmano per gli ideali impegnativi, sono estremamente esigenti nei confronti degli amici e poco tolleranti verso chi sbaglia.

Quando poi capita loro di incontrare la morte, di un nonno o addirittura di un genitore, questa ricerca di assoluto esplode normalmente in modo impressionante.

Tutte queste caratteristiche della gioventù dovrebbero, se davvero si considerasse importante l’evangelizzazione delle nuove generazioni, indirizzare la catechesi verso un modello di Cristianesimo puro ed esigente, verso un’ideale di vita eroico e impegnativo, verso una Fede piena ed integrale. Perchè non avviene così?

Quando ci penso mi viene a volte il dubbio che, in realtà, a nessuno interessi davvero trasmettere la Fede ai giovani. Certi discorsi fumosi, giocati esclusivamente sul sentimentalismo e sull’umano, sull’esperienza della comunità o sulla gioia della festa non si rivelano neppure coinvolgenti. Tale approccio non può neppure fungere da “trampolino di lancio” verso il trascendente semplicemente perchè non apre a tale dimensione. Il risultato è pertanto la noia mortale dei discenti, che fa fuggire i potenziali fedeli del futuro.

Ciò che dunque viene realizzato per “attirare” i giovani, finisce per allontanarli, il linguaggio forzatamente “giovanilistico” appare loro grottesco ed insipido, la melassa vagamente moralisticheggiante li fa ridere.

“Certe feste in Parrocchia sono penose…” – sento spesso affermare da qualche ragazzino sul bus – “Se mi voglio veramente divertire vado altrove, se voglio parlare di cose serie discuto con i miei amici”.

Già… Le domande serie ognuno di loro, prima o poi, se le pone davvero, ma non c’è nessuno che li sappia indirizzare verso ciò che davvero conta. Ma questi catechisti, questi Parroci, questi Vescovi credono ancora in qualcosa? Qual è il vero “primo annuncio” di cui questi poveri ragazzi hanno soprattutto bisogno nella loro vita sballottata, fra famiglie “allargate” e scuole impegnate nel diffondere l’ideologia del gender?

Tutto ciò mi provoca una tristezza infinita.

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4 commenti su “Chi risponde alla fame di assoluto dei giovani? – di Marco Bongi”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    Altro che tristezza, caro Prof. Bongi! Io mi sforzo di non essere pessimista perché sono cristiana, ma vedo che questi poveri ragazzi non hanno ricevuto niente dalla generazione precedente. I genitori sono confusi anche loro; i parroci, non ne parliamo; il messaggio diramato dai mass media è deleterio. Io credo, con dolore, che se oggi i giovani “vengono su bene” non è merito di chi li ha educati, ma frutto del caso. e allora, io non faccio che affidarli alla Madonna.

  2. Caro Bongi, Lei ha fatto la radiografia del tempo sciagurato che sta vivendo la Chiesa, e con essa l’educazione religiosa. Conserverò questo articolo fra i documenti importanti. Grazie.

  3. Ciò che dunque viene realizzato per “attirare” i giovani, finisce per allontanarli, il linguaggio forzatamente “giovanilistico” appare loro grottesco ed insipido, la melassa vagamente moralisticheggiante li fa ridere.

    ****
    A caratteri cubitali bisogna scriverlo!!!

    Quando insegnavo catechismo i miei giovanotti meno insipidi erano attratti dalla storia…. quella che viene loro negata a scuola… poi tutto d’un tratto l’incatesimo finì….o meglio, le vecchie “esperte” catechiste…. mi fecero fare tanti “giri in giostra”, dovetti abbandonare li.

    In questo caso non fu nemmeno il parroco (che comunque era di stampo più che modernista) ma le “esperte catechiste”……quelle di vecchia data…quelle che oramai gestivano la parrocchia al posto del parroco…… che comunque lasciava fare.

  4. E’ tutto vero, stramaledettamente vero…questa Chiesa conciliare, ultramodernista e piegata alle pulsioni del mondo non sta facendo altro che distruggere ed alienare i giovani, sta contribuendo – al pari di ogni altro organo ben allineato alle direttive del NWO – alla creazione di malati psichici repressi manipolabili irruenti e completamente devastati, privi di speranza, materialisti e nichilisti dunque facilmente assoggettabili dal sistema. continuiamo con chitarrine, oratori, incontri, pesche reali, festicciole, canti e balli, incontri di pallone e altre sciocchezze varie, quando ciò che chiede (seppur inconsciamente) un ragazzo non è altro che LA VERITA’, che sia accompagnata alla carità, ovvio, ma che sia pienamente VERITA’, guide spirituali forti, capaci, serie, integre, informate sui fatti e sulla dottrina, che li prendano per mano uno per uno (UNO PER UNO, non tutti insieme come bestioline addomesticabili) e li conducano a Cristo sulla Croce, cercando – per quanto loro è possibile – di non farli precipitare nelle grinfie del demonio. Da ventenne ringrazio Dio di aver incontrato QUESTA Chiesa, e non l’altra.

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