Chiude un altro convento di suore. Interrogativi e riflessioni – di Léon Bertoletti

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Numquid et vos vultis abire? Forse volete andarvene anche voi?

di Léon Bertoletti

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Numquid et vos vultis abire? Forse volete andarvene anche voi? Mi ronza in testa la domanda a muso duro del Maestro ai Dodici, che il genio giovanneo riporta dopo le asperità del discorso (creduto eucaristico) nella sinagoga di Cafarnao e la conseguente defezione di molti. Mi ronza in testa da quando ho saputo che le suore se ne vanno. Un’altra volta, un altro caso, altre spranghe a un altro convento.

Se ne vanno da una piccola oasi di preghiera e di educazione cristiana, da una scuola materna-elementare (dell’infanzia e primaria, si dice oggi), da una ex parrocchia di Padova. Ex perché non la frequento più, perché l’hanno brutalizzata in una “unità pastorale”, perché è intitolata alla Santissima Trinità, al Dio Uno e Trino, al Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, mentre ora s’idolatra il dio unico che appiattisce, livella, rende le religioni tutte uguali, tutte oneste, tutte vere. Se ne vanno quattro suorine, alla fine dell’anno scolastico beninteso, da una comunità sorta nel 1951 per una congregazione (le Religiose di Gesù-Maria) fondata a Lione nel 1818, cioè dopo la Rivoluzione francese, da santa Claudine Thévenet con la finalità sovversiva di far crescere, istruire, formare, creare cattolici. Potrebbe anche non essere un problema se non ci fosse il problema. Partissero pure le suore, insomma, se almeno restasse il Signore.

Numquid et vos vultis abire? Forse volete andarvene anche voi? Certo gli acciacchi dell’età, certo l’Occidente secolarizzato avaro di risposte vocazionali. Ma qualcuno lo spieghi, all’accozzaglia di cristianucci tutti immigrati e mondialità, chitarre e tamburelli, pettegolezzi spirituali, balletti e aggiornamenti pastorali, che una scuola paritaria senza religiose – per quanto bene la si gestisca – non sarà mai la stessa, come non sono le stesse le corsie degli ospedali da quando non vi sostano più, pietosamente chinate sulle infermità dei corpi e delle anime, le suore infermiere. Una maestra laica ha il suo orario di lavoro, le tutele sindacali, attacca e stacca allo squillo della campanella. La consacrata obbedisce a una campana maggiore, ha un contratto a tempo indeterminato con la Fede, si rende disponibile senza tempo, senza scadenze, senza orologio, soltanto per l’eternità di Cristo. Per lei trovarsi alla cattedra, alla lavagna o fare le pulizie è un’identica maniera di onorare il suo Datore di lavoro.

Numquid et vos vultis abire? Forse volete andarvene anche voi? La questione, dunque, non è che se ne vanno le suore; è che ci hanno levato Cristo: abbandonato, isolato, ritradotto, interpretatato, contestualizzato, storicizzato, protestantizzato, umanizzato, insomma tradito da una chiesa in procedura fallimentare che ha svenduto il cielo e acquistato la terra, l’uomo, il mondo; da ministri sacri che si consigliano con Erode e afferrano con ingordigia i trenta denari; da discepoli che continuano a chiedere la scarcerazione di Barabba. Chiese chiuse, preti introvabili sempre in riunione…

Numquid et vos vultis abire? Forse volete andarvene anche voi? E da chi andremo? Chi ci darà parole di vita eterna? Emma Bonino, Eugenio Scalfari, Noam Chomsky, Vasco Rossi, gli atei razionalisti, Marx, Nietzsche, Freud, Sartre? E arriveremo alla mangiatoia – camminando e pregando e cantando e suonando – nel Santo Natale desantificato, nel Natale denatalizzato, senza bambini e senza Bambino? Nella Festa dell’Inverno e delle Luci, della Stagione e dei Doni, del Nonno barbuto abbigliato di rosso, delle Renne, dei Folletti, dell’Albero della foresta, delle Vetrine e del Commercio piuttosto che di Gesù?

Mi ronza in testa la domanda. Numquid et vos vultis abire? Forse volete andarvene anche voi? O magari ve ne siete già andati?

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7 commenti su “Chiude un altro convento di suore. Interrogativi e riflessioni – di Léon Bertoletti”

  1. “una scuola paritaria senza religiose – per quanto bene la si gestisca – non sarà mai la stessa”: assolutamente vero, avendo frequentato le scuole medie inferiori in un istituto retto dalle suore paoline non posso che confermare e sottoscrivere tale affermazione. Va da sé che , purtroppo, anche la mia piccola scuola fu chiusa pochi anni dopo il conseguimento del diploma, “cannibalizzata”, in parte dalla parrocchia, in parte dall’adiacente istituto professionale. Scomparse le suore che la animavano, assieme a stimati professori, a cui si davan, da copione, parecchie gatte da pelare, scapestrati com’eravamo, anche il loro oratorio giace ora semi-abbandonato e ridotto a parcheggio nei grandi eventi dell’unità pastorale.

  2. Piero Vassallo

    le lezioni della scuola elementare che ho frequentato a partire dal 1939 iniziavano con la recita del Padre nostro, un rito oggi desueto
    mi domando se si tratta di un risultato della teologia ecumenica
    qualcuno sa darmi una spiegazione?

  3. Non Metuens Verbum

    Le suore a Roma Corso Francia hanno un grande complesso scolastico con un bel parco alberato; ma alla messa mattutina vedo una quindicina di vecchierelle, sempre le stesse da anni e sempre più vecchie. Suora oggi ? E perché ?

  4. Le suore sono state intellettualmente e spiritualmente violentate dall’aggiornamento. Adesso sono animatrici politicanti. Della missione non parla più nessuno e la loro missione anche è stata sepolta dalle rivendicazioni femministe. La corruzione della donna è stato un terremoto che ha squarciato la convivenza civile. Pochissimi ordini hanno capito che non bisognava assolutamente far entrare il mondo in convento. Non serve molto piangere sul latte versato. NSGC è stato abbandonato senza neanche capire che lo si stava abbandonando, Lo si è abbandonato per leggerezza, per fatuità, per una pretesa cordialità umana mai, per quel che ne so, richiesta dai doveri di un consacrato. L’aggiornamento nei fatti ha portato a compiere passi da gigante verso l’abisso infernale, mentre l’Eterno lo si è lasciato alle spalle. Preghiamo ché queste non siano le ultime parole per nessuna e per nessuno.

  5. e, aggiungo, ci danno da intendere che le parole di vita eterna ci vengano date addirittura da un papa contraffatto ( e per questo amico di tutti quegli orridi personaggi – similis cum similibus – citati qui sopra)! Festina, Domine, et libera nos a malo!

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