Dal Portogallo un alt all’eutanasia – di Cristiano Lugli

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Mentre l’Irlanda che fu cattolica ha deciso a furor di popolo di dare il via all’infanticidio legalizzato dei propri figli, in Portogallo è successo qualcosa di effettivamente in controtendenza.

Martedì 29 maggio Il Parlamento di Lisbona ha infatti bocciato i quattro testi per l’introduzione dell’eutanasia e del suicidio assistito proposti dai partiti della sinistra in appoggio al governo socialista di António Costa.

-116 voti contro, 102 a favore e 11 astenuti è stata bocciata la prima proposta del partito ambientalista “Pan”;

-117 contro, 104 a favore e 8 astenuti è stato bocciato il progetto “Be” della sinistra radicale;

– i verdi del “Pev” hanno raccolto 117 voti contro, 101 a favore e 8 astenuti;

– il progetto “Ps”, portato avanti dal Partito Socialista, è stato bocciato con 115 voti contro, 110 a favore e 4 astenuti.

Sebbene da un lato il Presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa, del Partito socialdemocratico, avesse annunciato, in caso di voto favorevole del Parlamento, il proprio veto per fermare le quattro iniziative, dall’altro lato, in nome di una non meglio definita indole “pancristiana”, i socialdemocratici avevano lasciato libertà di coscienza ai propri parlamentari.

Grazie a Dio, i parlamentari di estrazione conservatrice hanno agito veramente secondo coscienza e non secondo le tacite direttive liberali del partito.

La vittoria ottenuta dal centro destra in Parlamento incontra l’appello lanciato dal Patriarca cattolico di Lisbona, il Cardinal Manuel Clemente il quale lunedì, dopo un’altra notte di veglie e manifestazioni protrattesi lungo un’intera settimana, ha invitato i deputati «a tener conto del fatto che la società si è espressa insistentemente per il no alla legalizzazione dell’eutanasia».  

È una vittoria della vita in tutto il suo significato, della vita che mai dovrebbe essere messa ai voti in vista della sua eliminazione” si legge in comunicato emesso dalla Conferenza Episcopale Portoghese.

Anche il “Christian Medical Fellowship”, una delle organizzazioni del movimento per la vita portoghese, ha esultato per il risultato ottenuto dopo tanta mobilitazione e preghiera: «Questo voto – dichiara il portavoce del movimento Jorge Cruz – segnala la volontà di continuare a proteggere le persone più vulnerabili e dice no al desiderio di dare allo stato licenza di uccidere i propri cittadini pur su loro richiesta».

A poche ora dal voto parlamentare a Lisbona, la Conferenza episcopale Portoghese ha distribuito 1 milione e mezzo di volantini spiegando la posizione della Chiesa Cattolica circa l’eutanasia e ribadendo, appunto, che «la vita non può essere considerata un oggetto di uso personale». Un altro mondo rispetto alla CEI nostrana, accolita di traditori conclamati.

Migliaia di persone contrarie all’approvazione della legge sono scese in piazza poche ore prima del dibattito parlamentare, manifestando davanti al Parlamento con striscioni con scritto «viva la vita, no alla morte». 

Il Portogallo un paradiso? Nient’affatto: di leggi inique ne esistono parecchie anche lì. Tuttavia va preso atto che in tema di eutanasia, ultima rampa di lancio per legalizzare gli omicidi di stato, la chiesa portoghese e i politici tendenzialmente conservatori, insieme al popolo, hanno creato un intoppo vero nell’ingranaggio della necrocultura che avanza.

Mentre in Italia le DAT sono state sostanzialmente sponsorizzate dal Vaticano, che ha lasciato le proprie bricioline sulla nuova carta per gli operatori sanitari nel febbraio 2017 e nella lettera di Bergoglio indirizzata a Paglia Vincenzo Monsignore e ai partecipanti al meeting europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita nel novembre 2017, le autorità ecclesiastiche portoghesi hanno alzato la testa opponendosi con coraggio all’agenda di morte e mostrando al mondo cosa significa la militanza cristiana.

Il risveglio delle coscienze, oggi, parte proprio da queste piccole grandi imprese.

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4 commenti su “Dal Portogallo un alt all’eutanasia – di Cristiano Lugli”

  1. Tutto bene… Ma il discorso a mio parere non è solo confinato nel concetto “la vita non può essere considerata un oggetto di uso personale”, perché c’è pur sempre un “non cattolico” che ti risponde che la mia vita è del tutto personale in quanto non credo che mi è stata donata da Dio. I problemi sono anche altri; a tal luogo ricordo il caso della Englaro. Il padre riferì ai media come la figlia, negli anni precedenti all’incidente fatale, espresse il desiderio di voler morire nel caso rimanesse in coma senza speranze di ripresa. Il problema, di cui i fautori del fine vita o eutanasia non hanno mai parlato, è un altro: che in molti (e in buono stato di salute) il desiderio di morire potrebbe non più coincidere col loro desiderio originale quando poi si ritrovano in tali condizioni. Noi non possiamo sapere in quale stato la nostra psiche funziona veramente in uno stato così particolare. Secondo me questo rimane uno dei problemi principali del fine vita… indipendentemente dal fatto che un cattolico dovrebbe essere (a prescindere) contrario al fine vita e/o eutanasia.

  2. Quando in nome del “buonismo” inventato dal Santo Papa Buono (gli altri erano …. cattivi e quindi non meritavano la canonizzazione!) la pastorale ha sostituito la “Parola di Cristo, seconda Persona della S.S.Trinità”, la fantasia di chi temporaneamente occupa il Soglio di Pietro può adattare la Dottrina caso per caso , secondo le esigenze del potente di turno. Ma come al solito la Scuola di Alta Diplomazia Pontificia, divenuta eccelsa per la chiaroveggenza del cardinal Casaroli, sceglie sempre la parte umanamente soccombente perchè non si fida del Vangelo. “Senza di Me non potete fare nulla.” (Gv. 15,8)

  3. Ringraziamo la Madonna di Fatima! Io che ho avuto la grande grazia di recarmici spesso, posso testimoniare una cosa: i Portoghesi PREGANO!!! Credo che sia per questo che i loro Pastori, in questa occasione, hanno trovato la forza di difendere la Verità. Speriamo che la trovino ancora e sempre, e questo non solo in Portogallo!
    Bruno PD

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