Demografie e altri disastri – di Piero Laporta

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Il mondo non è piccolo

Demografie e altri disastri – di Piero Laporta

Il mondo non è piccolo“Pensa che cosa comporti nutrire la Cina tutti i giorni!” osserva un amico molto colto e amante dei paradossi matematici “100 grammi di riso al giorno a ogni cinese, esigono un treno di 5 mila vagoni, ciascuno con 50 metri cubi di riso. Un treno lungo più di 12 chilometri! Siamo troppi”, conclude perentorio.
“La terra è sovrappopolata!” ci avvertì dalla Gran Bretagna, negli anni della “rivoluzione industriale”, un pastore anglicano, Thomas Malthus:”La produzione di cibo segue un aumento aritmetico” asserì “mentre la popolazione aumenta geometricamente. Il cibo è pertanto cronicamente insufficiente”. E concluse:”Le leggi sociali non ostacolino la naturale selezione del più forte a danno del più debole”. Di lì a poco Francis Galton (1822-1911), cugino di Charles Darwin, sostenne che la selezione evocata da Malthus si dovesse guidare con la collaborazione di scienziati e medici. Così l’eugenetica divenne politically and scientifically correct. Fra gli empirismi di David Hume e il socialismo snob di Jean-Jacques Rousseau, i vittoriani mimetizzarono il razzismo orangista, esportandolo dall’India alle Americhe, dall’Australia all’Africa.
Bertrand Russell, figlio prediletto della buona società vittoriana, scrisse nel 1894 alla sua fidanzata Alys Pearsall Smith:”Se lo stato pagasse per le gravidanze, potrebbe e dovrebbe esigere un certificato medico per i genitori a garanzia della buona salute del nascituro; sarebbe un ottimo incentivo per curare la razza e, mano a mano che la legge educasse la gente, sarebbe possibile migliorare la legge fino a conseguire un po’ di autentica sollecitudine per la razza invece della corrente situazione di disordine”. Dimentico di tanto tromboneggiare (su questo e altri dogmi), più tardi pontificò:«Il problema dell’umanità è che gli sciocchi e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi». Tali iattanze offrirono la sponda ai furori marxisti e agevolarono le contiguità, mai sufficientemente indagate, fra post vittoriani e nazismo. Non di meno Malthus fu adottato dalle Nazioni Unite e dalle correnti neo umanistiche, di qui e di là dell’Atlantico, come magistralmente scrive Dina Nerozzi, nel suo recente “L’Altra Religione – Il Ritorno dello Stato Etico” (ed. Rubettino). Questo libro, di chiarezza esemplare, dovrebbe essere sulla scrivania di chiunque voglia comprendere le radici dell’anticristianesimo montante.  
Dai bei tempi vittoriani si radicò la convinzione che la Terra non possa nutrire tutti; conclusione inevitabile: i poveri dei paesi meno industrializzati, avendo troppi bambini, sono responsabili della loro misera condizione. Corollario: instabilità delle regioni e criminalità urbana sono conseguenza dell’eccesso di natalità.
Nel 1965, a Belgrado, la 2^ Conferenza Internazionale sulla Popolazione avviò i programmi di controllo demografico come assistenza allo sviluppo nei paesi poveri. Tali programmi furono potenziati e diffusi in Messico (1984) e ulteriormente sviluppati nella Conferenza su Popolazione e Sviluppo del Cairo nel 1994.
Le Ong, finanziate dall’Onu sulla base dello zelo maltusiano, veicolarono il colonialismo biologico dei paesi ricchi sui paesi poveri, che talvolta raggiunse punte di vera e propria criminalità su larga scala, come quando, attraverso il latte condensato, i bambini africani ingerirono medicinali sterilizzanti.
Sul web circolò per un certo periodo l’invito a boicottare una nota multinazionale del latte condensato. In realtà le case responsabili erano non una ma trentadue e il boicottaggio, solo verso la più mastodontica di esse, si rivelò come si voleva che fosse: inefficace.
Nel 1976, in India, la legge ordinò la sterilizzazione di 6 milioni di donne per sei mesi. La discriminazione colpì le classi meno abbienti e fu causa di reazioni sanguinose. Anche in questo caso, scienziati e organizzazioni, altrimenti vocati al religioso rispetto della natura, si genuflessero all’idolo maltusiano, beninteso per aiutare i poveri.
Da Levy-Strauss a Marcuse, a Konrad Lorenz, da Alberto Ronkey a Giovanni Sartori, passando per Danilo Mainardi, il maltusianesimo, cura d’un presunto sovrappopolamento della Terra, è fiore all’occhiello dell’élite culturali. A un certo punto tuttavia, come altre idee parascientifiche, il maltusianesimo necessita d’argomentazioni posticce e, soprattutto, deve poggiarsi al potere politico per sopravvivere alle proprie bugie.
Il fondamentale assunto di Malthus, secondo il quale “la produzione di cibo segue un aumento aritmetico, mentre la popolazione aumenta geometricamente” è doppiamente falso. Non è avvenuta né l’una né l’altra cosa.  
Negli anni ’70 le nazioni Unite prevedevano un raddoppio della popolazione magrebina entro venti anni in conseguenza d’un tasso annuo di natalità del 20 per mille. Questo non avvenne. Gli aumenti tumultuosi di popolazione non avvennero neppure nelle aree – Cina, India e America latina – dove si prevedevano veri e propri tsunami demografici. Anzi, catastrofi di tutt’altro segno conseguono proprio agli interventi maltusiani, come vedremo.
In quanto all’Europa e all’Italia, le medesime scuole di pensiero che agitarono lo spauracchio della sovrappopolazione dal dopoguerra agli anni ‘90, oggi ammoniscono sulla necessità dei movimenti migratori per sostenere le nostre economie e i nostri sistemi pensionistici. Il problema irrisolto è che, dopo mezzo secolo di relativismo culturale, gli stessi venerati pensatori non sanno come integrare le culture dei migranti con quelle dei paesi ricettori, se non chiedendo a quest’ultimi di rinunciare alla propria identità. Tale contraddizione, un terremoto che scuote l’Europa, è un’opportunità per quanti si propongono di cancellare la tradizione cristiana per sostituirla con la religione dell’etica relativistica. Nel frattempo si fanno strada i movimenti xenofobi e i venerati pensatori cadono dal pero. Non di meno devono giustificare le previsioni errate di Malthus e sviare il ragionamento lungo altre strade per arrivare allo stesso risultato.
È interessante comparare le proiezioni presentate dalle Nazioni Unite nel 2000  – passate come dati scientificamente provati – con le più recenti informazioni offerteci dalla stessa ONU.
Nel 2000 le proiezioni demografiche globali riferivano che la popolazione mondiale di 6.1 miliardi di persone, cresceva a un tasso dell’1.2% annuo (77 milioni di persone l’anno). Sei paesi avrebbero inciso sulla metà di tale crescita annua: India 21%; Cina 12%; Pakistan 5%; Nigeria 4%; Bangladesh 4%, Indonesia 3%.  Entro il 2050, affermava l’ONU, la popolazione mondiale varierà tra i 7.9 e 10.9 miliardi. […] La popolazione delle regioni maggiormente industrializzate, attualmente di 1.2 miliardi, subirà pochi cambiamenti.
In realtà oggi la previsione massima per il 2025 è di 8 miliardi. Nel 2050 (25 anni dopo) la popolazione mondiale sarà di 9 miliardi.
Stendiamo un velo di pietà sulle profezie errate; resta tuttavia il fatto che su tali vaticini si basarono politiche eugenetiche, sterilizzazioni forzate e inimmaginabili drammi. Silenzio.
La popolazione mondiale non procede secondo alcuna progressione geometrica. In quanto alla produzione di cibo, una vera e propria “rivoluzione verde” mette insieme ogni giorno ben più di quel treno che angosciava il nostro amico. Le tecnologie agricole hanno decuplicato la produzione, pur riducendo le terre coltivate e la mano d’opera agricola. Le tecnologie agricole statunitensi e israeliane sono inoltre in grado di rendere coltivabile il deserto. Malthus si mangerebbe la lingua, consapevole  che la bilancia alimentare mondiale oggi, per ammissione della stessa Onu, è dieci volte migliore che negli anni ’60. Il progresso ha sempre sorpreso i catastrofisti, che non demordono e pur di giustificare gli esiti palesemente fasulli delle profezie maltusiane, ricorrono al cosiddetto “dividendo demografico”. Gli esiti positivi della bilancia alimentare, affermano, non sono conseguenza della rivoluzione tecnologica (ignorata da Malthus come pure dai suoi scolari più recenti) bensì della contrazione degli indici di fertilità.
Il 60% della popolazione indiana, dicono, è nella fascia di età 15-64 anni, cioè in “età lavorativa”. Fuori da questa fascia, cioè il rimanente 40%, abbiamo bambini e vecchi, ovvero “popolazione non autosufficiente. Il contenimento delle nascite ha consentito, sostengono i maltusiani, il “dividendo demografico”, cioè l’aumento della produzione, del risparmio e quindi della ricchezza pro-capite. Anzi, rilanciano, l’Irlanda divenne la “tigre celtica” dell’Europa grazie all’approvazione delle leggi sui contraccettivi.
La “tigre celtica” dopo meno di dieci anni, come si sa, è un gattino spelacchiato, alquanto male in arnese, come l’eugenetizzata Europa del resto. In quanto al dividendo demografico, il modello è già in crisi perché il rapido invecchiamento delle società eugenetizzate apre scenari di instabilità tuttora non pienamente valutabili per le conseguenze di medio e lungo termine.
La politica del figlio unico causerà in Cina, secondo le stime dell’Oms, un repentino invecchiamento della società entro i prossimi venti anni. Sono verosimili fortissime tensioni sociali, a causa dell’impossibilità di assicurare una femmina ai maschi cinesi, i cui genitori furono indotti sistematicamente ad abortire e sopprimere le neonate. La Cina, rimasta sinora nei propri confini, comincia a dare spallate verso i vicini asiatici, verso la Russia e persino verso la lontana Africa e la più lontana Europa.
In questo contesto, veicolata da un lessico ambiguo, fu promossa la “salute riproduttiva”, non certo come diritto ad avere tutti i figli che si concepiscono. Entro un quadro di “nuovi diritti umani” si inclusero il diritto alla contraccezione sotto ogni forma, iniziando dall’adolescenza e sottraendola alla potestà dei genitori, il diritto all’aborto e alla sterilizzazione. Taglia qui e uccidi là, la panoplia dei nuovi diritti umani va includendo anche l’eutanasia, ma nel mirino c’è innanzi tutto la famiglia. A Pechino, nel 1995, la famiglia fu dichiarata campo di battaglia per lo scontro di classe, fra gli uomini, che impongono il peso della maternità, e le donne, vittime di tale oppressione. Che fosse un’ideologia trasversale, lo certifica il rapporto Kissinger sulla sicurezza nazionale, reso pubblico soltanto nel 1989, che aveva a sua volta illuminato con tinte altrettanto eugenetiche i problemi demografici.
Più recentemente ancora anche il terrorismo è spiegato con l’insostenibilità delle società prolifere e povere.
La famiglia, dunque, ostacolo da rimuovere col grimaldello culturale che assimila la famiglia stessa a uno dei tanti possibili nuovi modelli, grazie al concetto di “genere”, introdotto nei documenti delle Nazioni Unite, offuscando le distinzioni di ruolo fra uomini e donne.
Il sistema massmediatico dei paesi industrializzati ha sposato acriticamente queste tesi, dimenticando rapidamente che, per bocca degli stessi predicatori, negli anni ’70 i media diffusero la paura che vi sarebbero stati nel breve periodo centinaia di migliaia di morti per malnutrizione. Il tasso di mortalità calò invece dal 19.7% del 1955 all’11% del 1977, nonostante l’invecchiamento della popolazione e l’AIDS.
Le morti da malnutrizione, che pure vi furono, non furono causate dalla sovrappopolazione bensì dalle politiche economiche dei singoli Stati, in Cina, come in Unione sovietica o in America Latina, nell’indifferenza degli stessi media. Non di meno si insiste su un’ideologia scientista, per giustificare il passato e legittimare programmi sempre più costrittivi per individui e interi Stati. Quando i paesi più poveri e popolati vengono considerati minaccia per i paesi ricchi, con la popolazione che invecchia e diminuisce, si rivitalizzano miti privi d’ogni fondamento scientifico: senza controllo demografico non può esserci sicurezza di cibo, né salute, né sviluppo sostenibile, neppure pace internazionale, né risorse naturali sufficienti. Se questo non funziona, si ricorre a sistemi tradizionali, scatenando la guerra, come nel 1994, nella regione dei Grandi Laghi.
L’ultima frontiera dell’ostinazione maltusiana è la sostenibilità ecologica di tanta popolazione in crescita e, per buona misura, l’urgenza di contenere il progresso tecnologico a causa del surriscaldamento della Terra. Mentre scriviamo, a Roma, a fine giugno, un’ennesima giornata di pioggia e di freddo si fa beffe della malafede e della dabbenaggine che nutrono le profezie catastrofiste.
Per comprendere la dimensione dell’inganno basti riflettere su un dato assoluto: quanto spazio occuperebbe la popolazione mondiale nel 2050, se fosse di 10 miliardi di uomini, cioè il 10% in più delle ultime proiezioni delle NU?
Per avere un’idea precisa di questo spazio potremmo portarli tutti in Sicilia, la cui superficie è 25 miliardi di metri quadri. Tutta la popolazione della Terra potrebbe stare sulla superficie della Sicilia e ognuno di noi avrebbe a disposizione più di due metri quadri.
Supponete di essere in una stanza di quattro metri per quattro e alta tre metri, com’è probabilmente la stanza in cui siete. Immaginate di introdurre nella stanza una sfera che la riempia tutta e rappresenti in scala il Globo terrestre. La Sicilia, in proporzione, sarebbe ampia la metà dell’interruttore del lampadario. Adesso osservate la superficie immensa della Terra. Osservate l’Africa, le distese asiatiche e le grandi e spopolate pianure centro europee. Osservate la Terra nel suo intero e paragonatela alla Sicilia. Siete ancora certi che saremmo troppi nel 2050? Forse siamo solo troppo miopi.

Progressione aritmetica: alla quantità Q di cibo si somma, anno dopo anno, una quantità limitata a una frazione di Q (5+1, 5+1+1, 5+1+1+1… è una progressione aritmetica). La progressione geometrica della popolazione comporterebbe invece il suo moltiplicarsi ciclico col trascorrere degli anni (5×2, 5x2x2, 5x2x2x2… è, per esempio, una progressione geometrica).

i fioi  no porta mai carestia
xe e guere che porta carestia
proverbio veneto

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