Denaro-debito bancario… Ci vorrebbe la santa rabbia

Fin da Aristotele, l’umanità ha sempre riflettuto su quale fosse la natura della convenzione umana chiamata “moneta” e soprattutto su come tale convenzione potesse essere di utilità alla comunità civile, dal punto di vista economico, sociale e politico. Questa riflessione fu ripresa dai pensatori cristiani: la moneta è una convenzione umana il cui scopo è misurare il valore delle cose, facilitare gli scambi di beni e servizi ed in generale favorire un’equa distribuzione delle ricchezze.

La moneta ha eminentemente una funzione politica che deve essere gestita dal potere politico legittimo. Come tale non può avere un costo o interesse, altrimenti diventerebbe una merce tra le merci, venendo meno alla sua natura “spirituale” e corrompendo invece che facendo sviluppare l’ordine e la prosperità del corpo sociale. Queste furono le ragioni per cui la chiesa ha combattuto tenacemente l’usura o prestito bancario.

Nel 1694 l’Inghilterra protestante che aveva da poco riammesso sul proprio territorio i grandi banchieri ebrei, emigrati da Amsterdam, nel 1694 fondò la Banca d’Inghilterra, di proprietà privata, che istituzionalizzò una forma di moneta completamente diversa da quella tradizionale.

Per la prima volta nella storia, a parte la breve parentesi precedente della Banca di Amsterdam, la moneta privata dei banchieri, creata da questi dal nulla a partire da una certa corrispondenza con somme d’oro da loro possedute e gravata quindi di debito e interesse al momento della nascita, divenne moneta a corso legale, supportata dallo Stato. Lo Stato fu così privato del possesso della moneta al momento della sua creazione, che cadde sotto il monopolio assoluto delle banche private, le quali avrebbero poi conferito tale denaro, prodotto ex novo, allo Stato sotto forma di debito con relativo interesse.

Quale fu il senso di tale processo? Semplicissimo. Prima le banche private, arricchitesi con l’usura o prestito a interesse, prestavano soldi allo Stato con il rischio che lo Stato decidesse poi, per tutelare gli interessi pubblici, di non restituire a loro il capitale e gli interessi. Poi, facendo diventare la moneta privata delle banche moneta a corso legale, questo pericolo fu eliminato, ma lo Stato divenne obbligato per sempre a pagare tale debito, prevalentemente attraverso le tasse. Le tasse sul lavoro, sostanzialmente non esistenti finché il potere politico legittimo ritenne la proprietà della moneta all’atto della sua creazione, incominciarono a comparire e poi a crescere esponenzialmente da questo momento, insieme al fenomeno parallelo, oggigiorno endemico e pervasivo, del debito pubblico e privato, la cui radice è tutta contenuta in questo nuova modalità di creazione privata del denaro.

Nel corso dei secoli, negli Stati Uniti e in Europa, furono moltissimi gli esperti e gli economisti che denunciarono questa stortura. Abramo Lincoln uno dei personaggi chiave della storia statunitense, nella metà del XIX secolo spiegò ai banchieri inglesi che il segreto dello sviluppo del suo paese rispetto all’Inghilterra consisteva nel fatto che il governo statunitense utilizzava come moneta il denaro emesso da se stesso, il Greenback, mentre il governo inglese era obbligato invece a chiedere la sterlina in prestito alla Banca Centrale inglese, che la creava dal nulla.

 In questo modo il governo americano non aveva debito pubblico e poteva permettersi di non imporre tasse esose, lasciando così l’economia libera di svilupparsi senza l’artificiale gravame del debito. Altri presidenti americani, come Garfield, Johnson e Jefferson, proseguirono su questa linea ma alla fine anche negli Stati Uniti il cartello bancario, di fatto ed oggettivamente prevalentemente ebraico, riuscì ad imporre nel 1913 la creazione di una banca centrale privata di diritto pubblico, la Federal Reserve.

Di fronte alla perdurante crisi del sistema finanziario statunitense, esploso nel 1929 con la crisi di Wall Street, furono molti gli economisti, anche accademici, che proposero alternative alla moneta debito bancaria. Uno fra tutti Irving Fisher, dell’Università di Chicago, che nel 1933 propose alle autorità finanziarie, al parlamento e al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt una riforma monetaria che avrebbe restituito allo stato la proprietà della moneta al momento dell’emissione, per ridare stabilità e prosperità all’economia. La riforma fu avversata dal cartello bancario e alla fine, malgrado il consenso ricevuto da decine e decine di economisti, fu messa nel cassetto.

Tutti coloro che affrontano l’argomento moneta sulla base della retta ragione, della scienza, delle evidenze economiche e storiche e di una sana morale sociale non possono altro che concordare sul fatto che il sistema monetario attualmente in atto costituisce una palese violazione dei più elementari principi di giustizia sociale. La moneta oggi, come riportato da tutti i testi di economica monetaria ma taciuto ai più, nasce solo ed esclusivamente come proprietà del sistema bancario, il 97% del quale è totalmente privato e solo il 3% solo formalmente pubblico.

Ciò comporta che gli stati e i cittadini vengono sottoposti a un artificiale e ingiusto carico fiscale e debitorio, la cui principale causa è una perversa legislazione monetaria e non un deficit di intraprendenza e capacità. Il denaro-debito bancario e il tasso di interesse ad esso associato genera infatti ineluttabilmente debito pubblico e il debito pubblico genera ineluttabilmente tasse esose. È una morsa da cui stati e cittadini non possono scappare finché questa modalità di creazione del denaro rimarrà vigente.

Debito pubblico e tasse esose sono il risultato inevitabile del fatto che tutto il denaro viene creato in regime di monopolio assoluto dal sistema bancario, il quale, controllando il denaro e ponendosi strutturalmente come il creditore universale, di fatto controlla e condiziona ogni forma di attività umanità. Tutto ciò è in maniera inoppugnabile contrario ai principi base di giustizia ed equità.

Tale vulnus alla giustizia sociale è troppo grande e pervasivo perché qualunque cittadino possa rimanere indifferente. Qui non si tratta di ideologie, punti di vista soggettivi, opinioni. Qui si tratta di prendere coscienza dell’esistenza di un meccanismo oggettivo di creazione del denaro, normato dalla legislazione vigente, che lede le basi della convivenza civile.

Una volta presa coscienza della realtà di tale fenomeno e delle vaste e deleterie conseguenze che esso ha sul corpo sociale, una volta chiarito che non stiamo parlando di una supposizione ma di un dato di fatto, non di un miraggio ma di un meccanismo che opera silenziosamente e inesorabilmente in ogni momento, una volta chiarito che il destino nostro, delle nostre famiglie, della nostra nazione e di tutte le nazioni è profondamente compromesso da questo fenomeno,  penso che il nostro intelletto e la nostra volontà non abbiamo altra scelta che quello di incanalarsi verso una santa rabbia, per dare forza ed energia alla sacrosanta reazione di fronte a questa vera e propria piaga dell’umanità che è il denaro-debito bancario.

Dobbiamo anche essere consapevoli che la strategia principale che il sistema bancario utilizza per neutralizzare tale santa rabbia non è ovviamente quello, che sarebbe perdente, di avviare una discussione pubblica sul tema. Tale discussione, se condotta sulla base delle evidenze e della retta ragione, non potrebbe infatti altro che portare a una unanime denuncia e messa in soffitta del denaro-debito bancario. La strategia adottata è invece quella del silenzio: non permettere che la tematica giunga all’attenzione del pubblico, eliminare ogni forma di educazione monetaria, ogni anche lontano possibile riferimento alla questione della creazione della moneta, rinchiudere il tutto entro un alone magico riservato a una sacra cerchia di esperti, non accessibile ai profani.

Fateci caso: avete mai visto trasmissioni, talk show, rubriche di approfondimento sull’argomento creazione del denaro? La cosa è fortemente paradossale, perché il denaro – “sterco del demonio” secondo la tradizione cristiana – rappresenta il centro della vita per la stragrande maggioranza delle persone e comunque un fattore importante per tutti. Come è possibile che si cali una cappa assordante di silenzio su una questione così importante come l’origine e la fonte del denaro, mentre il mondo si accapiglia quasi ed esclusivamente per il denaro stesso?

Nessuno ha fatto caso alle parole di Draghi, allora governatore della Banca Centrale Europea, nel pieno della crisi Subprime del 2007, che ha detto di essere disposto a supportare finanziariamente le banche “whatever it takes”, qualsiasi cosa comporti, facendo intendere che non vi è limite monetario al supporto delle banche stesse? Quindi se non vi è limite alla creazione di denaro, perché i cittadini vengono esposti alle manovre di “sacrifici e lacrime” mentre le banche ricevano denaro creato dal nulla senza limiti per continuare a fare profitti miliardari? Non sarebbe opportuno aprire un dibattito pubblico su questo tema?

Ovviamente se l’intelligenza non coglie l’ingiustizia, la santa rabbia non scatta e l’ingiustizia perdura nell’indifferenza generale.

Una volta preso atto invece di questa verità, non possiamo più voltarci indietro, non possiamo pilatescamente lavarcene le mani o fare finta di niente o trovare scuse insensate quali “oh, la questione è troppo complicata, lasciamo che altri, gli esperti se ne occupino, io ho già abbastanza da fare con i problemi della mia vita”. Questi discorsi non valgono, perché la stragrande maggioranza dei problemi sociali, economici e politici che noi abbiamo nascono da questo problema. Tutti gli uomini di buona volontà, indipendentemente dal loro retaggio ideologico o religioso, se hanno a cuore il bene comune non possono non occuparsi con una santa rabbia di questo problema.

Mi rivolgo a tutti coloro che dicono di credere e hanno posizioni e ruoli di autorità e comando, sia religiosi che laici. Per una volta comportiamoci e agiamo come se Dio esistesse, non cediamo alle logiche di questo mondo, non temiamo di essere perseguitati per amore della giustizia. Rinforziamo la nostra retta ragione e la nostra volontà con la santa rabbia e affidiamoci poi alla Provvidenza, certi almeno di aver svolto senza compromessi il nostro ruolo di servi inutili, a vantaggio del bene di tutta l’umanità.

(Matteo Mazzariol è presidente Movimento Distributista Italiano)

Seguici

Seguici su Spotify e Youtube

Cari amici,
con “Aleksandr Solženicyn: vivere senza menzogna”, primo episodio del podcast “Radio Ricognizioni. Idee per vivere senza menzogna”, il nostro sito potrà essere seguito anche in video e in audio sulle due piattaforme social.

Podcast

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna in alto