Diocesi di Padova, avanguardia delle nuove scale di valori e dei nuovi modelli di vita. San Paolo si era sbagliato?  –  di Patrizia Fermani

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La Chiesa, già Mater et Magistra, dopo essersi ritirata in un discreto part time di fronte alle “sfide” del nostro tempo, si è fatta finalmente e oculatamente discepola .… i nostri esperti di scienze umane rompono il ghiaccio… per porre “per la prima volta in modo esplicito” il tema delle relazioni omosessuali, che vanno lette finalmente secondo una visione antropologica del tutto nuova.

Sulla scia del teologo Trentin, anzitutto queste debbono essere subito promosse sul campo e inserite nelle “nuove scale di valori”; in compagnia di quali altri non è dato sapere.

 di Patrizia Fermani

 .

zzclwnL’attesa ormai spasmodica per il nuovo Sinodo sulla famiglia rischia di smorzare persino l’interesse per i Mondiali di calcio che, dopo la storica testata di Zidane, non sembrano poter offrire emozioni adeguate.

Si scommette ancora su celibato e donne vescovo. Fra le prime ordinate di queste, date le passioni culinarie del Vescovo di Roma, si dà in pole position suor Germana, seguita a ruota da Lucetta Scaraffia in attesa di divorzio breve da Galli della Loggia.

Le scommesse sono crollate invece sul matrimonio indissolubile che, secondo notizie messe in fuga prudenziale dal cardinale Kasper, pare sarà sostituito dal matrimonio a tempo determinato, risolvibile previa disdetta di tre giorni da presentare in copia al sagrestano. Questi fornirà in cambio, a spese della diocesi, un cd con la celebre canzone “c’eravamo tanto amati”, o, a scelta, una più commovente di Fabrizio de Andrè. Intanto pare che gli avvocati rotali, vedendosela brutta, si stiano iscrivendo in massa a corsi di pizza acrobatica.

Ma la diocesi di Padova, sempre culturalmente all’avanguardia (sono noti gli studi approfonditi condotti da un vicario del vescovo proprio su Fabrizio de Andrè) ha voluto bruciare i tempi e “portare avanti il discorso”, anche sulla “questione omosessuale”, dopo i formidabili assist dell’aristocratico arcivescovo di Vienna. Ha così affidato la cosa ad una imparziale coppia tuttora eterosessuale “esperta in scienze umane”, in ossequio alla raccomandazione pontificia rivolta a tutti di partecipare attivamente alla preparazione del Sinodo con suggerimenti concreti. La Chiesa, già Mater et Magistra, dopo essersi ritirata in un discreto part time di fronte alle “sfide” del nostro tempo, si è fatta finalmente e oculatamente discepola .

Dunque i nostri esperti di scienze umane rompono il ghiaccio sulla “Difesa del Popolo” (giornale diocesano che ovviamente non è stato acquistato a Pechino, come qualche maligno continua ad insinuare, quando sono andati all’asta i cimeli della banda dei quattro) per porre “per la prima volta in modo esplicito” il tema delle relazioni omosessuali, che vanno lette finalmente secondo una visione antropologica del tutto nuova.

Sulla scia del teologo Trentin, anzitutto queste debbono essere subito promosse sul campo e inserite nelle “nuove scale di valori”; in compagnia di quali altri non è dato sapere.

Inoltre ci viene fatto osservare che dette relazioni corrispondono a “nuovi modelli di vita”, e su questo possiamo convenire. Infine che costituiscono un nuovo modo di impostare il rapporto con le persone. Anche su questo non c’è nulla da obiettare. Siamo anche avvertiti però, che chi non adotta questa sistemazione ha evidentemente una visione antropologica inadeguata e non può aspirare ad appartenere ad una Chiesa di persone adulte.

Detto così sembra facile, ma è anche arcinoto – e forse persino Trentin qualche volta è costretto a ricordarsene – come sulla strada della promozione a valore delle relazioni omosessuali si metta sempre di traverso quell’ingombrate Paolo di Tarso che bene o male aveva anche lui la pretesa di essere un fedele adulto, oltrechè un adulto fedele. L’ostacolo c’è, ma c’è anche la canonizzazione dei segni dei tempi.

Per uscire dall’impasse ci sono due vie sicure.

La prima è quella di cambiare il lessico. L’omosessualità deve essere chiamata d’ora in poi “omoaffettività”, concetto a più ampio spettro che non appiattisce il fenomeno sul piano riduttivo del sesso, ma lo allarga a quello alto degli affetti (anche se non viene nominato, è evidente la irrinunciabile presenza taumaturgica dell’amore che tutto muove, tutto scusa). Con questo si sgombra il campo anche da due gravi ostacoli: quello del pregiudizio scientifico sulla natura patologica dell’omosessualità e l’altro non meno riprovevole dato dal pregiudizio morale. Ma per risolvere tutto, come diceva una vecchia pubblicità, “basta la parola”.

Tuttavia rimane il fatto che anche l’omoaffettività si manifesta spesso in modo concreto cioè attraverso delle pratiche sessuali che, per quanto omoaffettive, continuano a presentare qualche anomalia operativa; quelle, per intenderci, che disturbavano uno chiuso come San Paolo, ma anche un uomo di mondo come Dante. Ma niente paura. Basta rimuovere quell’antico chiodo fisso della sessualità ordinata alla procreazione secondo il progetto base di madre natura, ed è fatta.

È così che i coadiutori della Chiesa universale hanno sposato la tesi del sesso “ricreativo”, quello teorizzato brillantemente nel glorioso dopoguerra da femministe radicali e omoaffettivi arruolati alla causa neomalthusiana del contenimento demografico.

Bisogna riconoscere che nel sesso ricreativo il rapporto costi benefici è tutto sbilanciato dalla parte dei benefici, e che nel caso degli omoaffettivi i costi procreativi sono nulli. Tuttavia ci sarebbe forse da dire che il sesso è stato considerato sempre piuttosto ricreativo anche dai tradizionalisti e persino dagli sventati progenitori, quando l’hanno praticato nei modi ordinari in barba alle ben note conseguenze.

Tanto che la Chiesa aveva finito, come denunciano i nostri accorti preparatori sinodali, per scambiare le conseguenze con le cause. Quel post hoc propter hoc su cui sono stati imbastiti anche un paio di documenti magisteriali come la Humanae Vitae e la Donum Vitae, ancora formalmente in vigore e che – come diceva acutamente un compianto principe della stessa – solo una Chiesa indietro di duecento anni poteva escogitare. A ben pensare, poco più di duecento anni fa sbocciava la Rivoluzione Francese. Il Marchese de Sade, con largo anticipo sugli LGBT, pubblicava in un pamphlet tutto il repertorio delle varianti del sesso ricreativo. Forse non aveva in mente proprio questo il pio arcivescovo di Milano, ma certo gli avrebbe fatto piacere apprendere che i cattolici adulti, a nome della diocesi di Padova e in vista del Sinodo, hanno oggi così a cuore il fenomeno da avere archiviato Scrittura, Catechismo e Magistero. Non solo. I novelli consultori sinodali chiudono il programma perfino con un accorato appello per l’approvazione del disegno di legge Scalfarotto, quello che si propone di portare il galera gli omofobi, cioè tutti quanti non si sono messi al riparo per tempo dalla nuova dittatura prossima ventura.

Un documento tutto da meditare, questo della intellighentjia diocesana, che gioca di anticipo persino su un fuoriclasse come Kasper. Da apprezzare anche il lessico sobriamente modulato su due o tre concetti chiave ben espressi dalla terminologia di base. È tutto un via vai di vissuti, di interrogativi, di confronti, di valori in crescita e di pregiudizi in calo, di comunità variegate, di segni dei tempi e di libertà, dignità e serenità. Di scambi preziosi.

Meno male che quest’anno, per una volta tanto, c’è stata anche la mezza stagione.

 .

P.S. Ci viene segnalato che la sfida della diocesi è già stata raccolta prontamente dai frati di Sant’Antonio, che hanno messo in vendita in offerta promozionale, il testo “Gesù e le persone omosessuali“.

È disponibile anche in confezione regalo.

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14 commenti su “Diocesi di Padova, avanguardia delle nuove scale di valori e dei nuovi modelli di vita. San Paolo si era sbagliato?  –  di Patrizia Fermani”

  1. Cesaremaria Glori

    Comincio a credere che a certi preti non basti più avere una moglie. Forse aspirano anche all’amasio. Saranno gli effetti della Evoluzione della specie.

  2. Dove si vuole arrivare? Alla sfacciata spudoratezza di presentare il male travestito da bene , piano malefico che ormai sta dilagando in ogni dove, si aggiunge, come emerge dal P.S., l’inaudita e inconcepibile complicità di una libreria cattolica online che, pur di vendere, propone a prezzi stracciati e con estrema leggerezza una “novità editoriale” la cui descrizione mi semnbra addirittura sacrilega. Paolo di Tarso era forse affetto da omofobia o da qualche abbaglio interpretativo quando scrisse certe cose ai Romani?…

  3. Ho letto l’articolo del settimanale diocesano (che, tra l’altro, vedo si chiama ‘La difesa del popolo’; lo scopro ora, non sono di Padova; ma che è, un titolo ironico?). Da non credere. Ormai non so più se sgomentarmi, rattristarmi o che altro, non so definire i sentimenti che mi prendono; anche se devo dire che a questo punto è come se non mi meravigliassi più di tanto. Perché non è finita qui, ho la sensazione che dobbiamo aspettarci ancora altro e altro ancora (sarei contenta di sbagliare).
    Personalmente cerco di pregare di più e meglio e di fortificare la mia fede, in modo da non lasciarmi turbare e spaventare dal male e di offrire questo a Dio per affrettare la sua vittoria. Cerchiamo di fortificarci vicendevolmente.
    A proposito, una domanda che da tempo mi pongo: ma questi questionari per il sinodo, a chi sono stati inviati e chi vi ha risposto? Alle solite commissioni diocesane o a chi? Così, tanto per sapere; non mi risulta che i semplici fedeli vi abbiano partecipato (potrei dire io non ne ho sentito parlare, ma farebbe ridere, perché io non sono nessuno).

    1. Nella mia parrocchia li hanno distribuiti, pregando di riportarli compilati. Ma le domande facevano pena o ribrezzo, così l’ho gettato. Personalmente, credo, con Suor Lucia, che l’unico rimedio sia il Rosario quotidiano, meglio se quello tradizionale, ordinato su 3 misteri ripetuti 2 volte nella settimana, è molto più ragionevole; la domenica, poi, si ripetono i misteri gloriosi (gio: gaudiosi, ven: dolorosi, sab: gloriosi). Un caro saluto in NSGC.

  4. Quando invece di seguire Dio e la sua Legge si inseguono le proprie cattive inclinazioni questo è il risultato: gli uomini di Chiesa che vogliono aprire all’omosessualità sono gli stessi che vogliono abolire il celibato sacerdotale…basta fare 2+2 per capire a cosa aspirino!
    Molti lupi ormai non cercano neppure più di travestirsi da agnelli, ma non si illudano: possono usare tutti i giri di parole che vogliono ma la Parola di Dio su questo argomento è CHIARISSIMA e quindi non inganneranno nessuno che non voglia colpevolmente lasciarsi ingannare!
    Se anche TUTTA la Chiesa Docente dovesse aprire ad un tale abominio, sarebbe una FALSA apertura: sarebbe soltanto una ribellione generalizzata e gravissima contro Dio, da combattere con tutte le proprie forze.

  5. Sembra che in questi ultimi decenni, fra teologi e uomini di Chiesa, sia in corso una tacita e sacrilega gara a chi oltraggia di più le Parole e le Leggi di Dio; questa “gara” si è intensificata in questi ultimi mesi.
    Una persona che abbia almeno un minuscolo residuo di Fede non riuscirebbe a comportarsi così!

  6. Se le cose stanno davvero così penso che ci salverà soltanto la preghiera fatta e pensata conla massima devozione. Soltanto con la preghiera ci possiamo rivolgere a Dio in questi tempi così difficili e supplicarlo di aiutarci. Mi viene in mente un famoso documento pontificio di diversi secoli fa: “Exsurge Domine”, penso che debba essere studiato nuovamente.

  7. Grazie Patrizia. Io purtroppo sono padovano, anche se con sangue in parte partenopeo….
    Ti confesso che non credevo all’esistenza del libro “Gesù e le persone omosessuali”, ho controllato su internet.
    Mi viene in mente, di fronte a tutta questa “misericordina” che nellla mia durezza non capisco, quanto diceva il compianto amico Don Stefano Gobbi, non nei Cenacoli ufficiali, ma nelle Messe meno “pubbliche” (l’espressione è un po’forte…), parlando di questo concetto inflazionato e apostatico della misericordia: “Dio è babbo, non babbeo!”

  8. piero vassallo

    il risultato del cedimento pretesco è la denatalità, ossia l’avviamento del popolo italiano all’estinzione
    magistrale l’articolo della prof Patrizia! lucida l’analisi e perfetta lo stile. complimenti!
    ah, avessimo (anziché il debole Avvenire/Futuricchio) un quotidiano cattolico capace di diffondere tali pensieri…

    1. il risultato del cedimento pretesco è la denatalità, ossia l’avviamento del popolo italiano all’estinzione
      magistrale l’articolo della prof Patrizia! lucida l’analisi e perfetta lo stile. complimenti!
      ah, avessimo (anziché il debole Avvenire/Futuricchio) un quotidiano cattolico capace di diffondere tali pensieri…

      ***
      TOTO CORDE!!!

      Ringrazio Patrizia Fermani per la denuncia. Padova la città dai quattro Santi Patroni, il primo S. Prosdocimo il terrore dei culti pagani, fu inviato direttamente da S. Pietro per evangelizzare quella parte del Nord Italia……

  9. Vorrei aggiungere un nuovo commento, non l’ho fatto ieri sera perché era molto tardi.
    Notate la fotografia che accompagna l’articolo de ‘La difesa del popolo’ (il nome continua a sembrarmi una presa in giro): i due uomini che si tengono la mano sono uno bianco e l’altro nero. Quale migliore immagine per veicolare il ‘nuovo’ messaggio di comprensione, tolleranza, accoglienza e via dicendo? Se le due mani fossero state entrambe bianche non avrebbero avuto lo stesso impatto, mentre così, nell’immaginario di chi guarda, è facile che si desti una sorta di bontà. Diamine, mica siamo razzisti!
    Certo che ci sanno fare bene in questo settimanale diocesano: la scelta della foto, le parole usate, quelle in particolare evidenziate dalla dott. Fermani, i toni suadenti. Ho riletto poco fa l’articolo: ma è allucinante. Cosa vogliono ottenere, vogliono farci scivolare pian piano, quasi senza accorgecene, all’interno di questo nefasto pensiero unico? La mia risposta a quest’ultima domanda è sì.

  10. Che abbia sbagliato Dio quando ha condannato Sodoma e Gomorra ? Forse dovrebbero dirglieLo . Magari Lui non lo sa’ Coraggio sacerdoti della curia di Padova, chiedete l’intercessione di S. Antonio per dire al Signore che ha sbagliato tutto, e che solo Voi siete i giusti e che avete da insegnargLi come si sta al mondo: !!!!! Credevo che fossero già arrivati al fondo, ma vedo che continuano a scavare……..

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