Don Mazzolari e Don Milani: come è possibile accomunare queste due figure di sacerdoti? – di Giovanni Lugaresi

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di Giovanni Lugaresi

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Per chi vive appartato, lontano dai clamori e poco propenso a tenersi aggiornato (ma non del tutto), su quanto accade nel mondo, segnatamente nella Chiesa Cattolica, e poco propenso, inoltre, alle dietrologie, viene spontaneo un interrogativo sulle visite compiute dal Papa alle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani.

Come è possibile accomunare queste due figure di sacerdoti?

Grati, se qualcuno potrà dare una risposta pertinente, convincente, pensiamo poter comunque dire qualcosa in… “materia”.

Don Mazzolari fu un prete di grande umiltà, sempre “obbedientissimo in Cristo” – secondo la definizione che ne diede don Lorenzo Bedeschi.

Don Milani, no, al punto che egli stesso affermò non essere l’obbedienza una virtù!

Inoltre, di umiltà ne ebbe ben poca, o punta, e a questo proposito, cioè di umiltà, che fa rispondere a un confratello che ti tende la mano, di stringergliela in segno di riappacificazione con un rifiuto…

Viene alla memoria quanto riferito da Pucci Cipriani (se non andiamo errati), un emblematico episodio.

Polemica fra don Milani e i Cappellani Militari della Toscana, fra i quali primeggiava Luigi Stefani, già cappellano della Tridentina nella campagna di Russia, e nel dopoguerra a lungo assistente spirituale della Misericordia di Firenze. Ebbene, a conclusione di questo scambio di “ostilità”, monsignor Stefani, con spirito veramente sacerdotale, di umiltà in primis, carica la sua utilitaria di oggetti di cancelleria (libri, quaderni, matite, penne, eccetera), destinazione:  i ragazzi della scuola di Barbiana…

Don Stefani parte da Firenze, incontra don Milani, il quale (ah, la superbia, la superbia!!! – e come definirla diversamente?) respinge quell’offerta fraterna, segno di pacificazione in nomine Domini,  compiuta dal confratello. C’è da restare increduli, sbigottiti – quanto meno.

Procediamo.

Il patriarca di Venezia dell’epoca, Roncalli, letta sulla Civiltà Cattolica (e allora quella rivista argomentava in punta di dottrina!) una recensione del libro di don Milani  “Esperienze pastorali”, commenta che l’autore è “un povero un pazzerello” scappato dal manicomio. Successivamente, da papa, dirà che don Milani era un buon parroco, secondo quanto riferito dal segretario Capovilla, inviandogli anche un’offerta in denaro, ed è dallo stesso Capovilla che si era appreso la precisazione del giudizio di Roncalli, dopo aver letto Civiltà Cattolica.

Mah…

Sempre da papa, Roncalli definirà don Mazzolari ”tromba dello Spirito Santo” in terra padana.

Ancora: don Mazzolari, pure al centro di polemiche politiche ai suoi tempi, mai ebbe a fornire il benché minimo sospetto sulla tua ortodossia, teologicamente e liturgicamente parlando, nonché sulla sua moralità, realtà che, fossero esistite, sicuramente sarebbero state usate contro di lui, anche durante il Ventennio, essendo ben noto il suo fermo antifascismo…

Di don Milani, invece?

Si è parlato recentemente della sua (vera, supposta, manifestata soltanto per scritto e non… praticata materialmente?) “pedofilia”, e se si è stati attenti, l’ipotesi è partita da un autore di sinistra che tiene il prete di Barbiana in grande conto!

E se, ancora, si è fatta attenzione, si sarà ben constatato che in questi ultimi tempi di polemiche contro i preti pedofili, “una vergogna della Chiesa” (certamente, vergogna!) non se ne sono viste, lette, sentite – nemmeno una. E dire che i laicisti, anticlericali di giornata in servizio permanente effettivo, avrebbero ben potuto approfondire l’argomento, per aggiungere (caso mai) al loro elenco, un nuovo nome – o smentire fermamente, alla luce della verità!

Di don Mazzolari, il primo libro che leggemmo si intitolava “I preti sanno morire” (Presbyterium Padova editore) e rientrava nelle iniziativa “Pro Clero vittima”  della CEI, allora presieduta, sempre se ben ricordiamo, dal cardinale Siri.

Si riferiva, quel libro, ai sacerdoti uccisi da nazisti, fascisti, partigiani comunisti in quelli che lo stesso don Primo definiva “gli anni della caligine, che sono poi quelli della guerra civile”. Sì, avete letto bene: “guerra civile”, prima che tale venisse definita anche dallo storico (di sinistra) Pavone.

Ci si riferiva non a episodi concreti, ma al sacrificio che il clero cattolico italiano aveva in generale testimoniato e aveva quindi subìto in quei tempi calamitosi (1943-1945). Una riflessione, una meditazione sul ministero (sul mistero) sacerdotale, sulla scia del Cristo della Via Crucis…

Altro che don Milani!!! Altro che la Lettera a una professoressa!

E a questo punto ci chiediamo: prima de “La parola ai poveri”, “La parola che non passa” e altri testi di don Primo (sempre da meditare), quanti preti, quanti presuli, quanti consiglieri dell’attuale pontefice abbiano letto, e magari riletto, quel libro, lo abbiano meditato, e magari lo abbiano fatto una seconda volta…

Infine, di don Milani resta pure da dire che all’occorrenza distribuiva sberle ai suoi ragazzi, e come la mettiamo, allora, cari preti modernisti-progressisti, cari laici statalisti nemici acerrimi della scuola privata (quella del prete di Barbiana era privatissima, no?) con questo aspetto del prete da beatificare?

Come la mettiamo con una scuola media pubblica, e statale ben s’intende, di un paese del Veneto che non vogliamo nominare, a don Milani intitolata?

Ma questo è un problema del clero progressista, dei laicisti di professione, non è affar nostro.

Affar nostro si è, invece, eccome, avere risposta al quesito ecclesiale (ma non soltanto ecclesiale) posto all’inizio: che cosa avevano in comune don Mazzolari e don Milani, al di là della veste talare sempre indossata?

Grazie a chi saprà dare una risposta… esauriente.

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PS. A proposito di eserciti e di cappellani militari, dimenticavo. Nel 1915 don Primo Mazzolari, favorevole all’interventismo, si arruolò volontario nell’esercito e diventò cappellano (militare)!!!

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7 commenti su “Don Mazzolari e Don Milani: come è possibile accomunare queste due figure di sacerdoti? – di Giovanni Lugaresi”

  1. Acchiappaladri

    @Giovanni Lugaresi

    Grazie per aver scritto questo articolo sulla domanda che immediatamente mi sono posto anch’io quando ho sentito che Papa Francesco stava magnificando SIA don Milani CHE don Mazzolari.
    Non sono un’esperto né dell’uno né dell’altro da da quello che ricordo delle mie letture (nel caso di don Mazzolari, ascoltato: l’ho conosciuto da registrazioni di sue omelie nelle quali insegnava sopratutto quello che nell’epoca bergogliana i preti più alla moda NON insegnano più se va bene, o insegnano l’opposto) non mi veniva in mente molto in comune oltre alla comune ordinazione sacerdotale cattolica.

  2. Che cosa avevano in comune Santa Giovanna d’Arco e San Francesco d’Assisi? Molto diversi, eppure santi ambedue. “In Domo Patri mei multae mansiones sunt” e i “santi”, canonizzati o no, non necessariamente devono essere fotocopie. Non conosco don Mazzolari, ma conosco don Milani. Basterebbe leggersi Esperienze Pastorali: un autentico documento di intelligenza e santità pastorale. Non c’è cosa peggiore che giudicare senza conoscere o conoscere parzialmente e affidarsi esclusivamente alla narrativa di regime (o di contro-regime), ancor più scorretto avallare calunniose insinuazioni ideologicamente orientate. Quanto alle sberle, nel Veneto dei miei tempi le sberle ai ragazzi le davano tutti: padri, madri, zii, preti e suore, maestri e maestre (perfino il vescovo alla Cresima la simboleggiava col famoso schiaffetto) …oggi non le dà più nessuno: e si vede!!! O no?

    1. e chi dà adito alle “calunniose insinuazioni” se non il personaggio stesso in questione? E poi abbiamo perso gran parte della sua corrispondenza, bruciata….chissà perché, se edificante??? O non è la sua difesa o canonizzazione (presto farà anche questa, il Ciamberlano della NovaChiesa!) un tutto “ideologicamente orientato”??? Bello da parte dell’ Indignato Pontificale del vizio clericale della pedofilia!!! Promozione dall’ Alto di questo don Milani in contemporanea con la cessazione di ogni attacco al clero pedofilo: chissà perché!

  3. è la solita politica cerchiobottista di questo ‘papa’, che nell’ imbroglio ha posto la chiave della sua azione ‘pastorale’….Provare di sdoganare don Milani infilandolo nello stesso mazzo di Don Mazzolari…

  4. Marina Alberghini

    don Milani scrisse che solo con lo scudo sacerdotale ci si poteva difendere dal fascino dei ragazzi.Una frase che dice tutto.Inoltre basta leggere le sue lettere a un amico,Oreste del Buono, quando era diciottenne, il suo disgusto per le donne, l’ammirazione per il David per capire che come minimo era un gay pedofilo represso.Inoltre, anche con le sue idee paritarie mai volle bambine alla sua scuola.Dovevano restare ignoranti?Ma a parte questo, io i preti alla don Mazzi che sbraitano, dicono parolacce e insultano chi li aiuta non li ho mai potuti soffrire.

  5. l’unica cosa scritta da d. Milani che mi sento di apprezzare è che in un discorso a “Pipetta” afferma che quando lui (pipetta) sarà al poter egli (d.Milani) sarà all’opposizione…..
    poi…. se l’obbedienza non è una virtù…. allora disobbedisco ai suoi inviti

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