Etica parà – di Marco Sudati

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Diceva un nostro recente comandante della brigata Folgore che il paracadutista non si vede quando si lancia dall’aereo, ma quando è a terra.”

(Adriano Tocchi, Presidente dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, sezione di Roma)

di Marco Sudati

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Il paracadutismo militare coincide solo con l’attività lancistica e sportiva, o è qualcosa d’altro?

Se il paracadutismo militare coincidesse esattamente ed esclusivamente con l’attività lancistica e sportiva, cosa lo distinguerebbe dal paracadutismo praticato nei vari aeroclub, ossia cosa lo renderebbe diverso dal paracadutismo civile?

Per rispondere al quesito iniziale, è fondamentale considerare cosa caratterizzi il paracadutismo militare, cosa lo possa rendere diverso da quello civile. Al di là del mero aspetto materiale, costituito dal diverso equipaggiamento e da alcune diverse tecniche di lancio, quello che deve essere considerato al fine di rispondere alla nostra domanda, è qualcosa che possa caratterizzare in maniera netta e sostanziale il paracadutismo militare, ovvero cercare di scoprire se vi sia qualcosa di chiaramente caratterizzante il paracadutismo militare.

L’osservazione attenta della storia del paracadutismo militare, di come esso sia vissuto tanto nella Brigata Folgore quanto nelle sezioni dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPd’I) disseminate sul territorio nazionale, porta alla conclusione che ciò che caratterizza in maniera esplicita questa specialità non è tanto l’attività lancistica e sportiva – la quale occupa comunque un posto di rilevante importanza nell’economia del paracadutismo militare – quanto la dimensione etica che si concretizza in uno stile di vita, in un modo di porsi di fronte all’esistenza fondato su di una disciplina che impone al paracadutista militare di vivere secondo precise norme comportamentali, basate su principi e valori di ordine spirituale quali la fedeltà alla parola data, il coraggio, la fortezza, la temperanza, l’altruismo, la disponibilità al sacrificio, l’obbedienza, il rispetto della gerarchia. Disciplina di vita che impone al paracadutista militare di porre in atto azioni capaci di realizzare sul piano materiale i superiori presupposti spirituali.

Ma c’è un valore che, da solo, sintetizza mirabilmente il patrimonio ideale che caratterizza il paracadutismo militare: l’amor di patria, valore che ha un fondamento religioso e che rappresenta una manifestazione della pietas, ovvero la realizzazione dei doveri che si hanno nei confronti della comunità nazionale e del suo bene.

Amare la patria non è un vago sentimento privo di fondamento razionale; amare la patria vuole dire volere il suo bene e darsi da fare per procuraglielo. Amare la patria significa operare quotidianamente per il suo bene, ovvero garantire che il popolo, il quale costituisce la presenza storica e contingente di una realtà ben più ampia, possa vivere incarnando e perpetuando il patrimonio ereditato dai Padri, vivere e perpetuare la migliore tradizione nazionale, ovvero quella che onora la patria in quanto conforme – o comunque tendente – all’ordine stabilito dal Creatore.

Il paracadutismo militare è custode, difensore e propagatore di questo amor di patria. Non il solo, ma certamente particolare nell’attuarlo attraverso la vita e l’esempio di uomini che si distinguono innanzitutto sul piano comportamentale, dunque etico. Uomini connotati dall’etica parà.

Alla luce di quanto sinora esposto, dunque, risulta chiaro ciò che sostanzia il paracadutismo militare italiano: l’etica parà, la quale caratterizza tanto il paracadutista in servizio presso la Brigata Folgore, quanto il paracadutista membro dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia impegnato nella vita civile.

ANPd’I che – essendo una sorta di prolungamento delle Forze Armate nella componente civile della comunità nazionale – svolge, come del resto tutte le associazioni d’arma dovrebbero fare, un ruolo di nobile e grande rilevanza, rappresentando il luogo naturalmente deputato a conservare, vivere e trasmettere nella società l’inestimabile valore costituito dall’amor di patria.

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fonte: Ordine Futuro

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5 commenti su “Etica parà – di Marco Sudati”

  1. Una tempo nelle sezioni elettorali di Pisa dove votavano i Parà della Folgore, il vecchio glorioso MSI prendeva il 90% dei voti……sarà per questo che alla Boldrini non piacciono tanto?

  2. Aggiungerei un’informazione, trascurabile dal punto di vista numerico, ma indicativa dal punto di vista storico:
    Fin verso i primissimi anni ’60 non esisteva attività sportiva paracadutistica che fosse al di fuori dell’ANPdI.
    Fino alla fine degli anni 50 l’addestramento al lancio (fdv) avveniva in pratica solo nelle palestre dell’associazione.
    la maggior parte degli istruttori erano stati IP, nelle associazioni erano presenti molti reduci di Alamein.
    I lanci avvenivano con i materiali del CMP e della 46°
    I ragazzi che si brevettavano da civili con quegli istruttori, alla visita militare, sovente, alla richiesta di essere inviati al CMP per arruolarsi nella Folgore, si sentivano rispondere che no, avevano già l’addestramento al lancio. ed inviati in altre armi.
    É nata dalla cocciutaggine di un allora tenentino degli Alpini, che fece l’addestramento ed il brevetto come civile durante la Scuola d’applicazione d’arma a Torino, poi divenuto generale, la specialità degli Alpini paracadutisti
    Gli orfani di guerra esonerati per legge.
    ERANO GIÁ FOLGORINI!
    Quello spirito viveva già in loro!!!!

  3. Desidero ricordare a tutti gli amici Para’ che anche il 183° NEMBO ne ha fatto e tutt’oggi ne fa parte, della grande famiglia dei Paracadutisti Italiani, nato addestrato e formatosi a Tarquinia nel lontano 1943.
    ORA È SEMPRE…NEMBO!!!!
    Attilio.

  4. Viterbo 1958 ricordo e saluto con tanto affetto i miei commilitoni del 3°scaglione 1936 e tutti quelli del PRIMO GRUPPO TATTICO PARACADUUTISTI !! FOLGORE!!!₩

  5. “VITAM PRO PATRIA EXPONIMUS”
    Il nostro motto non è a caso……una volta Parà….Parà per tutta la vita.
    FOLGOREEEE!!!!!

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