Firenze. La dura vita di un Arcivescovo  –  di Pucci Cipriani

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Quante cose da fare, quante preoccupazioni, e anche quante giravolte ed equilibrismi se cambiano i comandi dalla cabina di regìa… e Don Santoro, e don Bigalli, e intanto si è distrutto un ordine fiorente e ricco di vocazioni, ma vabbè, non si può arrivare a tutto…

di Pucci Cipriani

 .

“Avevamo sperato, dopo il Concilio, in una giornata di sole e invece è arrivato un rigido inverno…il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio…Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina orrori e sventure nella storia umana…E’ l’omicida fin dal principio…e padre della menzogna, come lo definisce Cristo; è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo . E’ lui il perfido e astuto incantatore  che in noi sa insinuarsi, per la via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica o di disordinati contatti sociali, nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche e psicologiche…un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà, misteriosa e paurosa”.

(Paolo VI – allocuzione del 29 VI 1972, riportata in: Tito Casini : “Nel Fumo di Satana: verso l’ultimo scontro” – Ed. “Il Carro di San Giovanni”, Firenze 1976)

 .

zzdmfiEra una bella giornata di sole…iniziavamo così il tema che la maestra ci assegnava alle elementari forse perchè a quell’età il ragazzo vede ancora tutto rosa e non può concepire il dolore, la cattiveria, la morte…e il sole mette allegria, dà gioia, porta speranza e semina ottimismo : “Godi fanciullo mio! Stato soave \ Stagion lieta è codesta…”

E davvero un solicello timido faceva capolino nella piccola e raccolta chiesa di S. Remigio in Firenze in quel pomeriggio del 16 novembre 2008, dove una ventina di persone si erano riunite in una “veglia” di preghiera per Eluana Englaro che verrà, poi, fatta morire di fame e di sete, con una macabra sentenza di morte (“sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione…”) in nome dei principi dello “stato laico”…

“Noi siamo qui per Eluana Englaro… siamo qui per dare una testimonianza di fronte al dolore. In particolare al dolore dei familiari… E’ inutile stare a disquisire su chi la vuole morta (si tratta di Eluana – n.p.c.) o meno, sui principi “non negoziabili” o roba simile… noi, ripeto, siamo qui soltanto per testimoniare il dolore… Ma qualcuno potrà dire: “Non uccidere” è un Comandamento Divino… è la legge Dio… Ebbene io vi rispondo che non ha importanza… anzi vi posso dire che Dio se ne frega della sua legge…”

Questa  l’omelia del celebrante don Alessanro Clemenzia, che fece rimanere esterrefatti i presenti… io mi rivolsi al professor Pietro De Marco che era accanto a me: “Insomma, professore, ho sentito bene? Dio se ne frega della sua legge… così ha detto quel bellimbusto…” E il professor De Marco sconsolato : “Beh, più o meno, ha detto così…”

Per la cronaca questo Clemenzia attualmente insegna al Seminario fiorentino che, fortunatamente, come tutti i seminari in mano ai “modernisti”, è vuoto, tanto che lo stesso Arcivescovo di Firenze ebbe a dire in Duomo, durante le ordinazioni dello scorso giugno: “Per i prossimi anni rassegnatevi a non aver più ordinazioni sacerdotali … iscritto al primo anno c’ è soltanto un seminarista…”

Mons. Giuseppe Betori giunse a Firenze con la brutta fama di essere stato uno dei fautori del “Mostro di Foligno”, un repellente cubo di cemento, opera dell’archistar Fuksas ,che mette i brividi al solo vederlo (clicca qui per vedere le foto e clicca qui per leggere l’articolo di Fides et Forma e quelli di Camillo Langone su “Il Foglio”) specie dopo che si conosce che quell’obbrobrio voluto dalla CEI è costato oltre tre milioni di euro  (è lì che va a finire il nostro otto per mille, altro che Chiesa dei poveri)… Un’opera d’arte (sic) che mise un po’ tutti  d’accordo nell’avversarla, anche se non si sapeva se definire quella nuova “chiesa” una concimaia, un deposito di armi, uno scatolone da imballaggio (Sgarbi), un crematorio, un diurno con cessi e docce. Camillo Langone salutò così il Mostro nella rubrica “Preghiera” su “Il Foglio” del 24 aprile 2009:

“Spirito che fuggi da Fuksas, sussurra all’orecchio di Mons. Betori che è inutile sprecar incenso per la cosi detta chiesa inaugurata oggi a Foligno dal noto progettista insieme al suo complice don Giuseppe Russo, acerrimo nemico dell’Incarnazione. Un cubo è un cubo, senza un Crocifisso. E nel cubo di Foligno, per l’appunto, il Crocifisso non si vede. Con le offerte dei cristiani e la distratta approvazione della CEI, Fuksas è riuscito ad erigere un tempio a se stesso e al nulla, sinonimi. “Maledetto l’idolo opera di mani e chi lo ha fatto (Sapienza 14,8). Non dico altro, Spirito, non sono Dante, non posso mandarli all’inferno. Tu però sì “.

Ma Betori, il vescovo che chiama il guru Enzo Bianchi a dare le direttive al clero fiorentino (clicca qui per leggere l’intervento di Mons. Livi su Enzo Bianchi), dietro l’aspetto sornione, dietro la voce flebile, mielosa, e il sorriso da miope perenne, nasconde, se non un cuor di leone – impossibile trovarlo nei nostri vescovi –  una non usuale ostinazione che, talvolta, diventa pervicacia e accanimento per cui, nonostante il patatrac del Mostro e l’indignazione del novantanove per cento dei cattolici, non fece marcia indietro e scrisse un peana “al Cubo”  dove, tra l’altro, si  legge:

“Si torna così (con il “Mostro” di Foligno – n.p.c.) alle origini dell’architettura sacra cristiana, quando gli spazi già esistenti – quelli delle sinagoghe, ma ancor più delle case… – furono assunti per dare forma al nuovo culto.” Poi avverte, tanto per mettersi in sintonia con i modernisti, l’ex  Segretario della CEI: “Non c’è spazio per le nostalgie, né per improponibili riesumazioni…”

Di questo non ne dubitavamo!

Del resto anche a Firenze, fedele alla sua idea di “arte”, Mons. Betori (da ora G.B) mise subito mano ai lavori in Duomo, abbassando il Crocifisso e innalzando il trono (il suo non quello del Signore)… ma arrivato nella Città del Fiore G.B. aveva le credenziali del Cardinale Camillo Ruini, l’uomo a cui si deve il risveglio dei cattolici italiani dal ventennale letargo con la  la battaglia e la vittoria del referendum sulla fecondazione eterologa, per cui , inaspettatamente, indisse, la sera del 20 novembre 2008, una grande veglia di preghiera in favore della vita per Eluana Englaro. Ero allora editorialista dell’edizione toscana de “Il Giornale”, che uscì con un mio fondo dal titolo: “DOPO TRENT’ANNI LA CURIA TORNA A PARLARE! Stasera veglia di preghiera per Eluana Englaro in favore della vita alla SS.Annunziata”.

Una veglia che ha dell’epico e che sconvolse i tanti “Cazzerellini” curiali che consideravano Benedetto XVI soltanto “Un fenomeno folkloristico passeggero”: ora il nuovo arcivescovo parlava di “valori non negoziabili”, di lotta all’aborto etc…

Insomma l’arcivescovo, per dirla con un irriverente proverbio toscano, “attaccò il ciuco dove voleva il padrone (di allora)”. E noi moltissimo ce ne rallegrammo.

Ma quante cose c’erano da sistemare  a Firenze !

Forse qualcuno sa che, stando ad alcune testimonianze, al seminario fiorentino si insegnerebbero eresie (uso il condizionale) grandi come una casa e che Docenti (senza abilitazione) avrebbero tenuto e tuttavia terrebbero lezioni dove si propugna la “nuova teologia” della “Morte di Dio” ?

Risulta a qualcuno che, in un recente passato, un gruppetto di seminaristi fiorentini, si sia rivolto al vescovo per denunziare l’insostenibilità della situazione regnante nello Studio fiorentino: testi condannati dalla Dottrina della Congregazione della Fede fatti adottare agli studenti, corsi eretici, docenti che irridono alla Fede, alla Dottrina della Chiesa e ai dogmi?

Risulta a qualcuno che questi studenti siano stati messi a tacere con minacce e “avvertimenti” che, se veri, il sottoscritto non esiterebbe a definire mafiosi?

Sarebbe bene avere delle risposte dal nostro cardinale arcivescovo che dovrebbe vigilare – e non dubitiamo che lo faccia – sulla sana dottrina, anche se, onestamente, è difficile dire quale sia ora la sana dottrina dopo che si è affermato che tutto è relativo e che non si può stabilire, a priori, quale sia il bene e quale sia il male e che, comunque “chi sono io per giudicare?”. E’ difficile – lo comprendiamo bene – tornare alle Piagge, ambito soggiorno estivo del brigatista rosso Curcio, da don Santoro dove il Cardinale fu sonoramente spernacchiato (sia pur metaforicamente) e dove il parroco in sciarpa arcobaleno continua, imperterrito, dopo essere stato allontanato benevolmente per un breve periodo dal vescovo,  a fare i corsi per la preparazione al matrimonio sodomitico e dove i due parrocchiani Fortunato(a) e Sandro(a) sono stati sposati (sic) dallo stesso parroco che, non risulta sia stato “sospeso a divinis”… per la cronaca fu don Santoro che inviò a tutti i preti della diocesi una sorta di proclama in cui si dichiarava : ” Ebbene, se gente come Ratzinger è cattolica, io non sono più cattolico!.. “

E che dire all’ex parroco di “Spicchio” d’ Empoli e ora parroco alla Madonna della Tosse che, durante l’Offertorio fa una preghiera a Maometto, e che proclama – lui assistente del gruppo di omosessuali cattolici (sic) Kairos – che è l’ora che la Chiesa istituisca le nozze gay e dia moglie ai preti (clicca qui per leggere Dante Pastorelli su Don Santoro in SALPAN). Non ci risulta che il cardinal Betori, così attento alla dottrina, abbia detto qualcosa. E del resto come faceva a dirlo dal momento che Monsignor Bruno Forte -sfumature a parte – la pensa esattamente come il figuro fiorentino riguardo ai gay, al celibato e, forse, anche riguardo ai “nostri fratelli islamici”?

E non risulta che l’arcivescovo di Firenze abbia preso posizione nei confronti dell’attivista di Rifondazione Comunista don Andrea Bigalli, il barbuto Cipputi, che infiamma gli animi ai comizi dei rifondaroli… il quale don Andrea Bigalli, non sapendo come fare a irridere la Fede e il matrimonio cristiano, fissa un appuntamento con il Sindaco di Certaldo e sposa in comune due suoi amici atei… con rito civile. Affermando poi che non ha fatto niente contro la legge… immagino degli uomini: quella di Dio ai vari don Bigalli, che vanno in corteo a fare gli arruffapopoli e i Masaniello in sedicesimo, non interessa certo.

Addirittura don Iocopuzzi è un pezzo grosso della Curia, con l’incarico (udite!) del dialogo con i non credenti, infatti lui rifiuta il dialogo con i credenti, e su “Toscana Oggi” a una articolata lettera di p. Lanzetta sulla nuova teologia rispose, papale – papale, “io con certa gente -che condivide le posizioni di Mons. Gherardini  non ci parlo”. Ecco la bellezza del dialogo… sembra che anche lui faccia parte del rispettabilissimo corpo insegnante del Seminario Fiorentino e la domenica celebri Messa (?) secondo il rito… buddista…

E che altro dovrebbe fare questo clero fiorentino che Betori – Ratzinger papa – avrebbe dovuto “mettere in riga” ?

Dopo le prime spernacchiate (metaforiche) anche il buon arcivescovo che, poveraccio, a Firenze ha trovato più croci che delizie, ha finito per attaccare il ciuco dove voleva il padrone… quello nuovo. Tanto che ora tutti quei “preti rossi” che andavano (e vanno) predicando eresie nelle “periferie esistenziali” sono diventati, al pari di Scalfari, Pannella, Dario Fo, della Signorina Pascale , padri della chiesa e “profetici”: infatti, siamo onesti, loro hanno preceduto il Sinodo e già una quindicina d’anni fa predicavano quello che si è cercato di far passare al Sinodo: la fine del Matrimonio cattolico, la distruzione quindi di tre Sacramenti, la Confessione, la Comunione e il Matrimonio (“Non si deve guardare alla legge – ovverosia ai Comandamenti divini – n.p.c. – ma all’amore” per cui i Tradizionalisti “Hanno trasformato il pane in pietre per tirarle in testa ai poveri peccatori”) diventano “sottigliezze”.

E allora S.E. Mons. Betori ecco che, nel rettilineo, batte tutti in volata, e sorpassa, con elegante e intrepida falcata, i vari Santoro, Jacopuzzi, Bigalli, Stinghi e si pone in posizione centrale, passando agilmente la linea bianca del traguardo. Evviva è il primo. Avete fatto novantanove? Io fo cento.

Il nostro Cardinale infatti prende carta, penna e calamaio, e, con chiara grafia, indirizza nientemeno che al “vescovo di Roma” un “dossier” in cui si rivaluta la  disastrosa  azione “pastorale rossa”  di don Lorenzo Milani  e si dice che la colpa della “censura” al libro “Esperienze Pastorali” – il cui imprimatur fu estorto al vecchio arcivescovo Dalla Costa con l’inganno da parte di La Pira e soci come dimostrato dal libro “Incontri e scontri con don MIlani” di p.Tito S. Centi, O.P. – fu tolto dalla circolazione per volere del così detto “partito romano”, ovvero dell’ex Sant’Uffizio con a capo il Grande Cardinale Ottaviani e, naturalmente, con lo zampino di Pio XII e delle chiacchiere contro La Pira della Curia fiorentina del Cardinale Ermenegildo Florit di venerata memoria.

Vuoi vedere che, alla fine, oltre a San La Pira vergine avremo anche un don Milani martire…infine un San Tasca noi…

Ma insomma, guardate il Cardinal Betori dopo il maquillage che gli ha dato un volto nuovo: basta con le nostalgie ruiniane e i cervellotici discorsi ratzingeriani, basta con i “principi non negoziabili”, le veglie di preghiera per la vita e la lotta contro ‘aborto… adeguiamoci per non fare la fine del Cardinal Burke che, poveraccio, ha preso sul serio la religione ed è capace davvero di difendere la fede “usque ad effusionem sanguinis”… come indica il color rosso porpora.

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zzffiiQui, a Firenze, il cambiamento si è subito notato. Ricordate ancora i frati francescani dell’Immacolata , sì, quelli che andavano scalzi e che avevano preso sul serio il messaggio di povertà di San Francesco? Quelli ai quali i fiorentini si avvicinavano per baciar loro la veste?

Ebbene qui, a Ognissanti, i Francescani dell’Immacolata celebravano, come in tutto il mondo, nel rito romano antico, dopo il “motu proprio” di papa Benedetto XVI che dava a tutti i sacerdoti la facoltà di celebrare la vecchia messa “in latino” che mai era stata abolita, come invece dicevano i modernisti. Seguendo inoltre il desiderio di papa Benedetto che aveva auspicato “un ampio dibattito sull’ermeneutica conciliare”, avevano organizzato alcuni convegni, ai quali avevano partecipato, di fronte a centinaia di fedeli, teologi di chiara fama, i cui atti erano stati pubblicati  dalle suore della Casa Mariana Editrice .A Firenze questi frati che partecipavano, attivamente, alla vita della Diocesi, addirittura venivano considerati i “guardiani della Fede”… ma, ahimè, erano frati ingenui e parlavano chiaramente prendendo – i tapini – alla lettera l’annunzio evangelico di “gridare dai tetti” per dare testimonianza alla verità. Ebbero perfino l’ingenuità di fare – fedeli all’insegnamento e all’azione di P. Massimiliano Kolbe – una conferenza, di fronte a quattrocento persone, “contro” la Massoneria, presentando le opere di p. Siano e chiamando perfino, sempre ingenuamente, a dare testimonianza dello strapotere a Firenze della setta l’ex vicesindaco lapiriano Giovanni Pallanti… quisquilie… ma mal gliene incorse. E siccome i frati francescani dell’Immacolata seguivano questa “linea evangelica pastorale” ed erano l’unico ordine nella Chiesa fiorente di vocazioni, il nuovo potere giacobino decise di farli fuori e non sto qui a ripercorrere le tappe di una persecuzione vergognosa che passerà alla storia: calunnie, carcerazioni, deportazioni, intimidazioni, messaggi e”pizzini” che sembrano usciti dalle mani di Totò Riina.

Per farla breve: i quattro “ribelli telecomandati” che ordirono la trama hanno avuto partita vinta – talvolta alle persone infime non importa neanche di acquisire potere o soldi ma sono soddisfatti e godono delle umiliazioni e delle sofferenze di coloro che per nobiltà d’animo, intelligenza, fede, cultura e carità li sovrastano – e l’Ordine dell’Immacolata è stato distrutto: conventi e seminari chiusi, tutti gli studenti se ne sono andati, nessun novizio, chiusi gli Ordini minori, le riviste… e anche le oltre quattrocento suore del’Immacolata sono state “Kommissariate”…

La loro fine? Ce la anticipa  il Cardinale Braz de Aviz, uno dei simboli del nuovo corso vaticano, il difensore della così detta Teologia della Liberazione e della Guerriglia armata nell’America Latina nettamente condannate e combattuta da San Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI (clicca qui per leggere l’articolo su Braz de Aviz), il quale, dopo aver ribadito la sua immarcescibile fedeltà alla Rivoluzione proletaria (è buffo vedere che i principi del Comunismo e del Trozskismo caduti in tutto il mondo, vengano presi ad esempio soltanto dalla Corea del Nord, dal Vaticano e, seppur in maniera più edulcorata, dalla Cina ) e spara: “La Teologia della Liberazione è stata una cosa grande che ci ha aiutato a far crescere la nostra consapevolezza cristiana etc etc…”

I frati francescani dell’Immacolata (o meglio gli ex) sono nelle mani di questo Monsignor Falce e Martello che legge la loro condanna a morte: “Nei confronti dei frati dell’Immacolata troviamo difficoltà . Ci stiamo accorgendo che dietro al rito straordinario (latino) si nasconde la negazione del concilio, che non è accettabile. Non vediamo ancora con chiarezza il loro futuro. C’è purtroppo molta resistenza e ci sono anche accuse all’intervento che il papa ha voluto. In parallelo ci sono difficoltà anche con le suore dell’Immacolata”

Ipse dixit!  Avete sentito il guerrigliero stalinista in tonaca?

Forse non tutti sanno – se, come credo, le informazioni del nostro amico che vive all’interno delle Mura Leonine sono vere – che duecentocinquanta frati (praticamente tutti) hanno chiesto di uscire e non viene accordato loro il permesso e, anzi, i vescovi che li hanno richiesti nelle loro Diocesi vengoni minacciati o “avvisati” e che sei frati  filippini sono stati “sospesi (invalidamente) a divinis” e (risum teneamus! ahahahahaahahaha) tra questi padri ci sarebbe niente di meno che fra’ Leopoldo Mario, fra’ Sorriso, che tutti ricordano a Firenze come esempio di santità. E di che cosa vengono accusati questi frati? Di non sopportare più la persecuzione a cui vengono sottoposti nei loro conventi e di essere stati chiamati, così, in diocesi dal vescovo di Lipa … Altrettanto è successo in Nigeria. Mentre, per una loro (sbagliata) scelta di osservare il silenzio non si hanno più notizie degli altri frati, la maggioranza, rimasti fedeli all’Immacolata e ai carismi dell’Ordine.

Infine stendiamo un velo pietoso sulla figura del Kommissario, il cappuccino Fidenzio Volpi, che, poveretto, ci appare più vittima che colpevole… avendo a lui assegnato un compito come questo. Come affidare al macellaio di via Porta Rossa un’operazione alle valvole cardiache.

E cosa c’entra il cardinal Betori con questa gente? Con questa infame persecuzione? C’entra, c’entra…eccome se c’entra. E vengo a spiegarmi.

Per tanti anni Mons. Betori ha avuto nella sua diocesi i frati francescani dell’Immacolata, esempio di fedeltà alla Dottrina, al Papato e al loro vescovo che veneravano. Il loro superiore fiorentino, p. Serafino M. Lanzetta, Docente di Teologia Morale al Seminario dell’Immacolata, teologo di vaglia, autore di diverse apprezzate opere  teologiche, Direttore della rivista “Fides Catholica” (tra l’altro consultabile in tutti i seminari, compreso quello di Firenze) non è mai stato “richiamato” dal suo vescovo e le sue opere si trovavano (non so se vi siano ancora) ben esposte in tutte le librerie vaticane e godevano dell’apprezzamento di molti cardinali. Quando un gruppo di giovani fiorentini richiese la celebrazione della S. Messa in rito antico (latino) in San Gaetano, fu ricevuto dal vescovo ausiliare Mons. Claudio Maniago che disse loro : “Vedremo cosa fare… per il momento andate alla celebrazione in Ognissanti, dai frati francescani dell’Immacolata… di loro ci fidiamo…”

Anche quando in Ognissanti fu tolta l’orrenda “tavola calda” e fu rimesso l’altare i frati ebbero il permesso e l’approvazione del Vescovo.

Il P. Lanzetta fu invitato anche a tenere conferenze nei locali della Curia da persone vicine al Cardinale durante una serie di incontri. I presenti ne rimasero edificati.

Insomma un prete “obbedientissimo” in Cristo al quale, dal kompagno kommissario, è stata riservata una brutta sorte: rimosso dall’Incarico dell’Insegnamento e dalla Cattedra Universitaria (d’altra parte è stato chiuso anche il Seminario), cacciato in uno sperduto paese in mezzo alle montagne austriache (“in una ridente stazione sciistica” scrive beffardamente un suo confratello (sic) che si è accodato ai frati ribelli e subito fatto “Superiore” della chiesa di Ognissanti)… altro non posso dire ma di quel che avrei voluto dire (e che certamente dirò) il Cardinale ne è a conoscenza.

Alla partenza del p. Lanzetta molti fedeli firmarono una rispettosa petizione al Kommissario con la quale si chiedeva (come in genere si fa in questi casi) “giustizia” elencando i meriti di quei frati etc. etc.

Il Kommissario, poveraccio, vistosi importante, con mossa fulminea, anziché ascoltare e rispondere agli oltre trecento firmatari, non trovò di meglio che accusarli di essere “ribelli” di “appoggiare la ribellione” e di essere “sedevacantisti” in quanto la lettera, p.c., era stata inviata anche al Segretario di Benedetto XVI… dal che si deduceva anche, povero p. Volpi, che, essendo il Segretario di papa Benedetto, anche Prefetto della Casa Pontificia,  il “vescovo di Roma” sia stato “sedevacantista”… ma l’impeto genuino e casereccio nel servire non si fermò lì e l’ineffabile p. Volpi inviò i trecento nominativi, rei di “apologia del disciolto Ordine dell’Immacolata”, al Cardinal Betori perché prendesse” i provvedimenti canonici del caso” (scomunica) il che, immagino, abbia recato molto imbarazzo in Curia e , sicuramente, un inusuale  “saluto” al kommissario da parte dei firmatari che i partenopei riassumono in un chiassoso rumore emesso dalla bocca o da altro pertugio.

Poi ci fu la persecuzione feroce nei confronti del p. Leopoldo, al quale venne impedito anche di vedere i ragazzi che aveva preparato da anni ricevere il sigillo della S. Cresima e, nonostante fosse e sia affetto da una gravissima forma di dolorosa tubercolosi ossea (era in cura presso l’Ospedale di Careggi), spedito  in esilio in quanto, si evinceva, in sospetto di fedeltà ai padri fondatori Stefano M. Manelli e Gabriele M. Pellettieri.

In effetti – a riprova ulteriore della fiducia del cardinale nei frati – G.B. accettò di buon grado di interessarsi al caso – chiedendo il “silenzio stampa” – per intercedere affinché il p. Leopoldo potesse almeno rimanere un altro mese a Firenze ma gli fu risposto “picche”… evidentemente la fine dei frati francescani, con la pratica del Terrore, aveva avuto il “placet” dall’Alto per cui… cedant arma.

Ci saremmo aspettati molto di più ma, visti, i tempi “ogni prun fa siepe”.

Poi è uscito un libri di p. Serafino Lanzetta , un vero monumento all’ortodossia, dal titolo : “Il Vaticano II : un Concilio pastorale” (Cantagalli) con il sottotitolo : “Ermeneutica delle dottrine conciliari”, insomma la tesi di abilitazione alla libera docenza (a differenza di chi insegna nei Seminari senza abilitazione) del prof. Serafino Lanzetta, conseguita alla Facoltà Teologica di Lugano. Una tesi discussa con l’illustre teologo prof. Manfred Hauke .

Scrive, tra l’altro, Manfred Hauke nella sua prefazione al libro del Lanzetta : “L’autore (P. Serafino Lanzetta n.p.c.) conosce bene la discussione contemporanea e le fonti del Vaticano II… l’autore non si accontenta di presentare le varie posizioni (ciò avviene in maniera precisa), ma fa anche proposte chiarificatrici che possono illuminare il dibattito attuale. Vengono toccati dei temi centrali (la discussione sue fonti della Rivelazione, l’ecclesiologia, la mariologia, l’ermeneutica delle affermazioni magisteriali…). Tutti i vari aspetti sono finalizzati a capire meglio il significato e la portata della dottrina conciliare.”

Ebbene, il Presidente della Comunione Tradizionale, Avvocato Ascanio Ruschi, pensò bene di presentare l’opera a Firenze presso la Regione Toscana; scrisse una cortese lettera all’arcivescovo di Firenze (clicca qui per leggerla)  nella quale richiedeva l’uso della Chiesa di San Gaetano per la celebrazione della S. Messa in rito romano antico, prima del Convegno, come è (ahimè, era) solita fare detta Associazione. L’Avvocato Ruschi dava anche la disponibilità, per la celebrazione, di un sacerdote diocesano e – siccome il p. Lanzetta non sapeva se avrebbe avuto il permesso di partecipare – così scriveva nella missiva “Qualora il padre Serafino Lanzetta ricevesse l’autorizzazione di venire a Firenze, egli stesso celebrerebbe la S. Messa….”

Giunge alla CT la puntuta risposta dell’arcivescovo (clicca qui per leggerla) nella quale S. Em. non si limita a dare una risposta sulla disponibilità della chiesa ma addirittura scrive : “… il contesto in cui si dovrebbe svolgere la Santa Messa… è con tutta evidenza teso a proporre una iniziativa, più volte ripetuta in questa città, tesa a svilire il significato e la portata dottrinale del Concilio Vaticano II, come si evidenzia dal titolo del libro di p. Serafino lanzetta che si vuole presentare. Tale iniziativa, inoltre, dovrebbe poter registrare a Firenze una presenza … di p.Lanzetta etc”

Ora, siccome il vescovo di Firenze che accusa di eresia p. Lanzetta è lo stesso vescovo che ha retto la diocesi quando in Ognissanti c’era ancora l’Ordine glorioso dell’Immacolata retto da p. Manelli, figlio diletto di San Padre Pio, dovrebbe spiegarci quali iniziative “più volte ripetuta in questa città” hanno turbato i suoi sonni, inoltre dovrebbe spiegarci anche (meglio, illuminarci) sull’ultimo libro di padre Lanzetta  e dirci quali eresie vi abbia trovato, in quanto S. Em. avrà certamente, oltre al titolo del libro, letto anche le quasi cinquecento dense pagine con la prefazione del prof. Hauke… Restiamo in fiduciosa attesa.

Intanto sottoponiamo ai nostri lettori un video nel quale in “un vis à vis” con p. Rosario Sammarco (Dicette e Facette) il nostro arcivescovo sommessamente dà quelle risposte di cui i “frati ribelli” avevano bisogno: “Certo…il Kommissario rappresenta il papa, chi si è messo contro di lui si è messo contro il papa…non si possono raccogliere le firme… al massimo si chiede di parlare con lui, si scrive una lettera… basta… con la raccolta delle firme si crea scandalo… sì, io conosco il p. Volpi… ho collaborato con lui quando ero alla CEI., una brava persona…in questo un po’ cappuccino e (ridendo) con i suoi metodi spicci sbrigativi…”

Insomma, a Firenze si dice : come dare del bischero a uno. E a questo richiamo Dicette e Facette irrompe con al sua voce baritonale che sommerge la vocina di Betori ed esclama contento : “Come me…come me…”

Insomma, cari lettori, godetevi il video e meditate sui versi del Clasio a proposito dei cambiamenti delle persone : ” …se la sorte o sale o scende \ sale o scende anche il pensiero …Ma l’uom saggio mai non falla \ nè in superbia, nè in viltà:\ o sia bruco o sia farfalla \ immutabile si sta.”

E per concludere, ecco i commenti dei quattro gatti che frequentano su facebook il profilo degli attuali francescani dell’Immacolata (sic); a scrivere è un certo Michele (Gamboni o Calloni, non ricordo bene) che scioglie “un inno ai posteri che, forse, non morrà” :

“Ognissanti era diventato il centro dei raduni tradizionalisti. Essi spadroneggiavano con un modo di fare arrogante, credendo che con i soldi si comprano le coscienze. Questo può valere per dei giovani preti che hanno rovinato, ma ormai la musica è cambiata e la parrocchia rientra nel progetto pastorale di un grande arcivescovo che in poche e preziose espressioni piene di dottrina e carità ci fa capire come il kommissariamento fosse necessario.”

Michelino, Michelino – direbbe mammà – con quel tuo “credendo che con i soldi si comprano..” non te lo avrebbero insegnato a squola che si rispettassero i congiuntivi?

Ma la preziosa testimonianza di Michelino non è assolutamente falsa ed è vero che in Ognissanti spadroneggiavano (non spadroneggiavano i raduni, Michelino mio, ma i tradizionalisti, che diventa il soggetto) dei biechi figuri con fare arrogante “credendo che con i soldi si compra tutto”; me lo confessò una mia vecchia zia, testimone attempata di peccati giovanili, la quale, oltre tutto (zia Ten = tenutaria) è proprietaria di diversi appartamenti in via dell’Amorino, in via Burella, in via Faenza, ove ospita generosamente le sue nipoti. Ebbene zia Ten mi disse : “Sono rimasta sconvolta… andavo alle funzioni in Ognissanti e sulla porta mi hanno fermato tre figuri – occhiali Ray Ban, scarpe scamosciate di Ferragamo, camicia con gemelli e cifre, giubbotto Moncler fatto con le penne delle povere oche – e con fare arrogante e, vedendomi anziana mi hanno apostrofato : ‘Baldracca, eccoti cinquantamila e e dacci la tua anima… brutta Befana… “. E io col cavolo che gli vendetti l’animo… a quei tre mascalzoni tradizionalisti che andavano con fare losco credendo che con i soldi si compra tutto. Raccontai l’episodio a un mio cliente “guardone” che si contentava di passare le serate a farmi compagnia…”Povera zia Ten, che temeva tanto la solitudine, e che se ne andò lo scorso mese, nel sonno…

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Beh! La volta scorsa in un mio articolo attaccai l’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote…. che aveva avuto da Betori  – che ha nominato come Rettore un sacerdote dell’ICRSS – la chiesa di San Gaetano… proprio quando, in maniera così subdola, era stata negata alla Comunione Tradizionale per celebrarvi  “una volta sola” la S. Messa. L’Istituto di Gricigliano è composto da circa un’ottantina di giovani votati al sacerdozio e alla “Messa di sempre”, come celebrano sempre i membri di quella congregazione. Anni fa ne feci l’elogio nel mio libro “Memorie di un Conservatore Toscano” … e siccome “scripta manent” quel che dissi allora lo sottoscrivo oggi. Mi scappò, l’altro giorno, una bordata polemica perché mi sembrava, e mi sembra tuttavia, che oltre, alla forma, bisognerebbe difendere apertamente anche la Dottrina. E mi sembrava che il loro silenzio di fronte al dramma dei frati francescani dell’Immacolata fosse stato cosa grave, gravissima. La penso ancora così anche se cerco di capire (ma non vi riesco) le ragioni della prudenza. Comunque, bene che a Firenze si celebri la “Messa di sempre” anche in San Gaetano, nel centro della città… la Bolla di San Pio V decreta che “incorrerà nell’ira degli Apostoli Pietro e Paolo chiunque ne ostacoli la celebrazione ” . E  il nome di chi ostacola quella Messa lo sappiamo bene. Mi dicono anche – e questo lo avevo già scritto – che nell’Istituto vengono formati tanti bravi e santi sacerdoti fedeli alla Chiesa di sempre. Ne sono felice e spero di non essere stato cassato dall’elenco degli amici dell’Istituto da cui ricevo puntualmente il notiziario, rispondendo, ogni tanto, con un mio, seppur miserrimo, obolo. Per questo si può lasciar perdere qualche pizzo in più e l’alabardiere vestito da Stenterello che apre le processioni. Del resto il mio attacco impetuoso è stato forse sopra le righe ma non calunnioso o “infame”. Anche nella reazione al mio articolo, l’Istituto ha reagito in maniera composta senza drammatizzare. E ne sono contento.

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EXPLICIT

Domando scusa ai miei cortesi lettori se passo “Dalle Stelle alle Stalle” e se concludo con una mia polemica, seppur garbata. “In cauda venenum” si sa . Mentre dunque l’ICRSS da me attaccato ha reagito compostamente, ci sono stati due personaggi che hanno avuto la stessa reazione di una fanciulla al primo mestruo. Ed è sempre più valida l’analisi che lo scrittore Emilio De Marchi fa dei personaggi della piccola borghesia di “Monsiù Travetto” e, in particolare, l’analisi dei servi che hanno l’animo assai peggiore dei padroni, come ben dimostra il DM nel racconto : “Carliseppe della Coronata”. Dunque il primo famiglio, che ora crede di aver messo su una sua Curia personale del pettegolezzo e delle Ciacce, sconvolto si è limitato a telefonare a mezza Italia come se fosse il legale rappresentante dell’Istituto di Cristo Re, . Mentre sono sicuro che i Superiori griciglianensi fossero all’ oscuro dei vari complotti. Come l’Istituto di Cristo Re era certo al’oscuro del comportamento dell’altro famiglio che, vistosi identificato, nei commenti in margine al mio “pezzo”, da Manolo da Montecatini (il Grulli può sempre chiedere il nominativo e il telefono di Manolo o di chi per lui e il Direttore glielo farà avere, così starà più tranquillo), con il classico metodo della mafia russa e dei killer delle Case di Cura per anziani, mi ha inviato, pensando di inviarmi una lettera anonima, una laida missiva che non solo portava la firma ma anche le impronte, le orme e il DNA del lumacoso personaggio, che, anni fa, sognava di far chiudere la Compagnia di San Francesco Poverino e di prenderne le redini, mandando in pensione il Governatore e il Conte Capponi : “Basta…ora sui giornali ci voglio andare io…fino ad ora siete stati solo voi”. Qui concludo la polemica e, siccome conservo la missiva di Lumacone, quando lo incontrerò gliela farò leccare.

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4 commenti su “Firenze. La dura vita di un Arcivescovo  –  di Pucci Cipriani”

  1. piero vassallo

    leggere gli scritti di Pucci è diletto per l’anima e sollievo per il cuore
    il riso fa buon sangue
    è cosa buona, in un mondo (quello della chiesa posctonciliare) intossicato dalla cupezza
    grazie Pucci!

    1. pucci cipriani

      Ho fatto questa rettifica senza, peraltro, rinnegare una et del mio pezzo apparso su “Diario di un conservatore Toscano” e senza cambiare una et di quella critica che avevo fatto all’ICRSS nei miei pezzi su Riscossa Cristiana. Solo ho voluto ribadire alcune considerazioni – rispetto all’ICRSS – perché il mio scritto, che
      era di critica benevola, non potesse dare il la al veleno dei pretacci fiorentini abbeverati alla fonte dell’odio di don Maìzzi, don Milani e padre Balducci. Con l’ICRSS, esclusi i due famigli, si può parlare, con quell’altro pretume no. E siccome vedevo il pretume sinistro ho che mi faceva smaglianti sorrisi ho voluto mettere i puntini sulle i. A Gricigliano sono ancora preti cattolici… a Firenze non lo so.

  2. Per fortuna, ci pensa il Signore a svuotare i “loro” seminari. Noi dobbiamo solo pregare e pensare a dare l’otto per mille a qualcun altro, che si impegni a ricostruire tutti gli altari che sono stati abbattuti dalla furia modernista. Hanno cominciato la loro opera distruttiva della Chiesa e della Fede dagli altari. Ed è da quelli che bisogna cominciare la Ricostruzione.

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