“FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi – rubrica del martedì

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Ogni martedì Alessandro Gnocchi risponde alle lettere degli amici lettori. Tutti potranno partecipare indirizzando le loro lettere a info@riscossacristiana.it , con oggetto: “la posta di Alessandro Gnocchi”. Chiediamo ai nostri amici lettere brevi, su argomenti che naturalmente siano di comune interesse. Ogni martedì sarà scelta una lettera per una risposta per esteso ed eventualmente si daranno ad altre lettere risposte brevi. Si cercherà, nei limiti del possibile, di dare risposte a tutti.

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martedì 1° luglio 2014

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è pervenuta in Redazione:

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Caro dott. Gnocchi,

                                    leggo ora la notizia del Vescovo di Chioggia che critica il sindaco leghista di Padova che ha ordinato la reintroduzione del Crocifisso nelle scuole e negli altri uffici pubblici. Ho ancora in mente la vicenda di quel parroco che avendo ricordato che la convivenza “more uxorio” è peccato grave si è beccato una reprimenda dal suo vescovo.

Non mi scandalizzo nemmeno più come fedele ma semplicemente come uomo che cerca ancora di usare la testa. Come fedele mi sono rassegnato al fatto di avere tanti vescovi e preti che, molto semplicemente, non hanno più fede. Fanno un mestiere come un altro, e stop. E già questo è triste. Ma poi mi pare profondamente illogico che questi mestieranti, questi impiegati in abiti clericali (i pochi che ancora li portano…) non abbiano nemmeno logica nel loro comportamento. Perché, mi chiedo, cosa sperano di ottenere lavorando “contro”? Se sperano di ottenere più benevolenza da parte degli islamici (in nome del “dialogo”), si sbagliano di grosso. Gli islamici disprezzano (e dagli torto!) chi non difende la propria fede. Pensano forse di ottenere più notorietà? Ma nemmeno quella, perché ormai la notorietà la ottengono i pochi preti che parlano ancora di fede cattolica. E allora? Mi pare che si stia assistendo a un incretinimento generale che mi sembra ancora più pericoloso della perdita della fede. Sono io che esagero? Lei cosa ne pensa?

La ringrazio per l’attenzione. Cordiali saluti

Pino Gilardoni

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zrbrpsCaro Gilardoni,

c’è poco o nulla da aggiungere alle sue stringate quanto ineccepibili considerazioni. Ciò che si può fare con un minimo di utilità, dato che l’ambiente cattolico in grado di capire è sempre più residuale, è tornare alle cause di questa deriva.

Per avviare il discorso, non bisogna risalire tanto nel tempo. Ormai se lo sono dimenticato quasi tutti, ma il 1994 fu considerato un anno cruciale per la commistione tra cattolicesimo progressivo e politica in virtù del ritorno nel mondo di don Giuseppe Dossetti a difesa della Costituzione delle Repubblica Italiana minacciata dal fu centrodestra di Silvio Berlusconi.

Don Dossetti, prima di farsi prete nel 1959 e fondare poi la comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Monteveglio, era stato una delle menti politiche democristiane applicate alla Costituente. Forse il suo rinato fervore civico dipendeva da questo. Comunque, dopo trent’anni di isolamento monastico, fece un certo effetto vederlo scendere in campo a fianco dei Comitati per la Difesa della Costituzione come un Oscar Luigi Scalfaro qualsiasi. E, ancora oggi, fa effetto pensare a un monaco tanto ieratico che lascia il suo eremo per tornare nel mondo a difendere la Costituzione della Repubblica Italiana: non la fede, non la morale, non il Vangelo, non la Chiesa, non il Papa, ma la Costituzione della Repubblica Italiana. Non c’è traccia di un simile impegno di don Dossetti ai tempi della legge sul divorzio o di quella sull’aborto.

Risultato di quel gran daffare: nonostante il terrore diffuso in tante parrocchie la Costituzione della Repubblica Italiana non se la filò nessuno, neanche per modificare uno straccio di norma transitoria, in compenso si fece un gran parlare dello spirito profetico di don Dossetti. Visto che aveva sbagliato tutto con il presente, dissero i suoi discepoli, parlava certamente del futuro.

Si potrebbe anche concludere qui, rilevando il lato grottesco di una tragedia che finisce in farsa, se non fosse che questa è l’essenza del dossettismo, la versione più velenosa del cattocomunismo. Non a caso, fu proprio nel 1994 che venne piantato l’Ulivo, inteso come aggregazione politica di cattolici e spezzoni vari della sinistra, da quella più blanda a quella più estrema.

Beneficiario di quell’operazione non fu il Paese, ma il professor Romano Prodi, allievo tra i prediletti di don Giuseppe Dossetti, che poco dopo divenne presidente del consiglio grazie all’alleanza di parte della vecchia Dc con i comunisti. Vero esemplare di cattolico adulterato per overdose di dossettismo, Prodi tornò poi alla presidenza del consiglio nel 2006 portandosi appresso non più un solo partito comunista ma due: sembra un’altra era, ma sono trascorsi solo otto anni. Tutto questo, sempre sostenendo che i comunisti non esistono e, se esistono, non sono veramente comunisti. Peccato che tale ragionamento vada applicato invece ai cattolici della sua fatta: i cattolici non esistono e, se esistono, non sono veramente cattolici.

E siamo tornati all’essenza del cattocomunismo dossettiano, quella dottrina secondo la quale il radioso destino dell’umanità consisterebbe nell’incontro di un cattolicesimo un po’ meno cattolico con un comunismo un po’ meno comunista. Ma la realtà ha mostrato che l’incontro avviene tra un cattolicesimo molto meno cattolico e un comunismo perfettamente comunista.

Un divertente gioco di parole, potrà dire qualcuno. E ci sarebbe anche da ridere se, in realtà, non fosse il certificato di morte della presenza cattolica nel mondo allo scopo di costruire una società il più conforme possibile alla verità rivelata.

In Italia, la pentola intellettuale in cui questi temi hanno continuato a ribollire fino a diventare un ragù avvelenato è stato il Centro di Documentazione, che Dossetti fondò a Bologna nel 1952 sotto l’ala protettrice del cardinale Giacomo Lercaro. Trasformato nell’attuale Istituto di Scienze Religiose e lasciato in gestione a Giuseppe Alberigo quando Dossetti si fece sacerdote, in quel pentolone ha girato il mestolo il fior fiore del progressismo cattolico, da Leopoldo Elia a Pietro Scoppola passando per i numerosi fratelli Romano e Paolo Prodi. Tutta gente che andava in estasi al cospetto della marmitta di ragù dossettiano come davanti al Santo Graal.

Anche se Bologna bisogna lasciarla stare per certi tipi di sugo, la ricetta originale veniva dalla Francia ed era firmata da uno chef che, ribaltando le posizioni sostenute in opere come “Antimoderno” o “Tre riformatori”, predicava con “Umanesimo integrale” l’abbraccio del cristianesimo con la modernità e, massimamente, con il comunismo. Lo chef, come si sarà intuito, era nientemeno che Jacques Maritain.

La teoria del filosofo francese era semplice: la cristianità è morta, dunque bisogna pensare a una nuova forma di presenza cristiana nel mondo. La soluzione stava, a suo parere, nella bifida invenzione dei due assoluti: “l’assoluto di quaggiù, ove l’uomo è Dio senza Dio, e l’assoluto di lassù dove Dio è in Dio”. Come scrisse padre Antonio Messineo, secondo Maritain, “sul piano della storia non opererebbe il Cristianesimo in quanto religione rivelata e trascendente, non il Vangelo nella sua purità originaria di parola divina trasmessa all’uomo, non l’ordine della Grazia e delle realtà superiori in esso contenute, ma un cristianesimo e un Vangelo vuotati del loro contenuto originale e naturalizzati, temporalizzati”. Da qui, la necessità di dar vita a una “cristianità profana” da contrapporre alla “cristianità sacrale” ormai superata. Un’opera pratica “da realizzare in spirito di amicizia fraterna fra i componenti delle varie famiglie spirituali presenti nella società”. Per fare ciò, quali migliori compagni di strada dei comunisti, ritenuti dei cugini un po’ eretici ma riconducibili all’ovile?

Paul Claudel commentò l’esito progressista delle tesi di Maritain affermando che “fanno intuire l’affinità che esiste tra l’ingenuo e il balordo”.

Dossetti si applicò al programma con l’entusiasmo dell’ingenuo e l’astuzia del balordo e decretò che: 1) I problemi della Chiesa nascono con il Concilio di Trento e la Controriforma. 2) La Chiesa ha sbagliato prediligendo i rapporti con le forze conservatrici. 3) La destra non può mai essere un interlocutore per il mondo cattolico. 4) La democrazia è l’essenza stessa del cristianesimo. 5) L’alleato naturale del cristiano è il comunista data la comune passione per l’uomo. 6) Per realizzare completamente la modernità bisogna tornare alla purezza della Chiesa primitiva.

Il programma dossettiano andava nella direzione esattamente opposta a quella indicata nello stesso periodo da Papa Pio XII. Tra i molti che ne furono sconcertati, va segnalato don Divo Barsotti. Invitato personalmente da Dossetti a un suo incontro, don Divo, in un’intervista del 1988, ricordava l’avvenimento così: “Dossetti parlò a tutta quella gente quasi ininterrottamente dalla mattina fino alla sera. Io mi presi un gran mal di testa. Non mi interessava per niente. Fece un panorama della situazione italiana e mondiale così cupo che sembrava non vi fosse salvezza. Quasi che nemmeno la mano di Dio…”.

Dossetti lavorò al suo programma prima come politico, poi come monaco, e poi come monaco e politico insieme. Cominciò attaccando le strutture fondamentali per la vita della Chiesa: prime fra tutte il Papato e il concetto di gerarchia, troppo lontane dal suo ideale democratico. Il Concilio Vaticano II, cui partecipò in qualità di perito del cardinale Lercaro, fu il suo laboratorio. Come ebbe a ricordare lui stesso, nell’assise conciliare usò le stesse tattiche adottate da politico nella Costituente. Si fece, disse con orgoglio, “partigiano del Concilio” riuscendo a ribaltarne gli esiti grazie alla padronanza dei meccanismi assembleari.

E bisogna riconoscergli che, insieme con gli altri “partigiani”, lavorò con profitto. Il Papato rischiò grosso nella costituzione conciliare “Lumen gentium”, su cui venne messa la toppa della famosa “Nota esplicativa previa”. Venne inaugurata la stagione della cosiddetta “collegialità”, con cui i vescovi progressisti tentarono di avere la meglio su Roma. La Chiesa, da Corpo Mistico di Cristo, divenne popolo di Dio in cammino. Insomma, l’”Umanesimo integrale” fioriva al sole della primavera conciliare. Fiorì così tanto da allarmare persino un insospettabile Paolo VI, che di Maritain era un grande estimatore.

A questo punto, il programma di Dossetti cominciò a farsi cronaca religiosa e politica: la cronaca di un disastro. Un disastro invocato dai dossettiani a distruzione dell’odiata Chiesa costantiniana, dalle cui ceneri lo Spirito avrebbe fatto risorgere la purezza della Chiesa primitiva.

Quanto fossero, e quanto siano, farneticanti queste visioni dai fanatici echi dolciniani è dimostrato dal risultato: la purezza della Chiesa primitiva oggi ha la sua icona nei vescovi che non vogliono il Crocifisso.

Caro Gilardoni, sembrerebbe un finale da teatro dell’assurdo e, invece, è la tremenda realtà.

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

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12 commenti su ““FUORI MODA”. La posta di Alessandro Gnocchi – rubrica del martedì”

  1. Grazie, Dott. Gnocchi! Credo che il presente excursus storico dottrinale sia da mandare a memoria, recitare quotidianamente e insegnare ai figlioli, possibilmente prima di mandarli in parrocchia al catechismo: tappa che sarebbe meglio saltare a piè pari, ma che purtroppo tocca digerire, con sofferenza, ai genitori (e qualcuno ancora c’è) che vorrebbero una formazione cattolica basata sulla Verità.

  2. Se la Chiesa è Corpo Mistico (quale è), è Lui a essere Presente oggi nel mondo: è Lui che opera, annuncia, cura, richiama.
    Se la Chiesa è “popolo in cammino”, si tratta di una riedizione mal riuscita del popolo “fatto uscire dal paese d’Egitto”, e condotto, recalcitrante, verso la Patria (terrena, pensata e assegnata da Dio come figura della Patria Celeste).

    ” Ecce panis Angelórum,
    factus cibus viatórum:
    vere panis fíliórum,
    non mitténdus cánibus.” , canta San Tommaso d’Aquino a proposito della Santa Eucarestia:: quel Cibo di cui si nutrono gli Angeli in Paradiso, è fatto cibo dei “viandanti”. Viandanti non perché vadano in cerca del “Dio Ignoto”, ma perché percorrono il breve ma difficile tratto che coincide con la vita in questo mondo.
    Viandanti che sono “Figli” (per grazia): il Cibo che Dio dà loro non dev’essere gettato ai cani

  3. C’è sempre però qualche sfumatura. Nei Paesi dell’Est esistono intellettuali cattolici nettamente anticomunisti che si sono ispirati a Maritain. Per quanto possano irritarci certe frasi di “Umanesimo integrale”, non possiamo etichettare Maritain come un “compagno di strada”: ben altri furono i corifei del comunismo da parte cattolica, di livello molto più modesto.

  4. Risposta eccellente e perfetta, quasi identica ad un capitolo dell’ottimo libro di Gnocchi e Palmaro “io speriamo che resto cattolico”, uno dei miei capitoli preferiti di quel libro!
    Da parecchi anni mi chiedo perchè, visto che è storicamente dimostrato che gli esiti del Concilio furono manipolati (come affermava lo stesso Dossetti) c’è ancora gente che continua a difenderlo, e non solo tra i modernisti!

    1. Non parlo di TUTTO il Concilio, naturalmente, ma solo delle parti ambigue, se non addirittura contrastanti col Magistero Perenne!
      D’altra parte gli esiti si sono visti: dire che il Concilio fu maleinterpretato in senso modernista e parlare di un “concilio mediatico” che ha oscurato il Concilio reale è sicuramente giusto ma insufficiente a spiegare i nefasti esiti attuali; nessuna maleinterpretazione e nessun “concilio mediatico” avrebbero potuto verificarsi dopo il Concilio di Trento o dopo il Concilio Vaticano Primo!

  5. Ottima disamina della situazione politico ecclesiale; però c’è da tener conto che il centro destra nell’idea di Berlusconi non rappresentava le istanze cattoliche in maniera cosciente ma erano strumentalizzate a fini politici. Per non parlare poi delle immoralità delle sue televisioni che nascevano probabilmente da un narcisismo e da una vita morale personale non aderente ai valori cattolci come è stato successivamente acclarato. Certo per un pò di tempo è stato un baluardo contro le siniste, ma ora l’ultima deriva del berlusconismo è quella di avvicinarsi sempre più alle istanze della sinistra radical chic, dal riconoscimento dei falsi diritti civili delle unioni gay, al divorzismo e all’animalismo: tutto veramente deprimente e triste per un centro destra che poteva diventare il polo di attrazione dei cattolici (non progressisti è chiaro). Per tali motivi è urgente ed indispensabile raccogliere tutte le residue forze cattoliche realmente fedeli al Magistero per la formazione di una realtà politica nuova e combattiva moralmente e spiritualmente e che non ha nessun complessito di inferiorità (semmai il contrario) nei confronti del pensiero laicista. Una forza politica cattolica che sia “segno di contraddizione” per svelare i cuori di di tanti ecclesiastici che sono stati contagiati dal virus dell’ideologia cattocomunista.

  6. Il teatro dell’assurdo più clamoroso, è certificato dal fatto che uomini di cultura come Gnocchi giganti cattolici, validi e coraggiosi, siano, come diffusione ed influenza di pensiero nella moderna società cattorenzianista, marginalizzati ed ignorati. Mentre pusillanimi imbecilli, nanetti per nulla cattolici siano elevati al rango di star e santificati premorte. Un nome su tutti Bianchi Enzo.

  7. Ringrazio il dr. Gnocchi per la sua illuminante e brillantissima analisi storico – politica. Ha offerto una chiave di lettura preziosa per individuare l’origine più recente dei mali che affliggono la Chiesa e la società.

  8. Concordo in modo assoluto con l’analisi del cattocomunismo dossettiano, e segnalo che esso perpetua i suoi danni all’interno delle parrocchie, laddove la cosiddetta comunità , nelle persone di alcuni membri influenti del consiglio parrocchiale, tenta- e spesso riesce- a dettare la linea al parroco. Naturalmente appoggiandosi alla parola del concilio—.

  9. Concordo pienamente con l’analisi del dr. Gnocchi, ma che fare ora? Mi sembra molto ragionevole la proposta di Petrus di raccogliere le forze cattoliche rimaste, le uniche che hanno conservato, oltre alla Fede, anche l’uso della ragione,
    per una coraggiosa azione politica. Il popolo delle Sentinelle in piedi, del Manif pour tout,i genitori che si oppongono all’ indottrinamento gender e libertino dei loro figli a scuola fin dall’asilo e tutti quelli che si oppongoeno al riconoscimento legale delle unioni omosessuali non hanno più una rappresentanza politica affidabile e ragionevole dopo che anche il il NCD da segni di cedimento sui principi non negoziabili. Possibile che i cattolici in Italia non riescano a fare nemmeno quello che hanno fatto i Verdi?

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