Gli intrecci fra imprese, banche e finanza bianca

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E si capisce meglio l’origine del panegirico della Lorenzin, fatto da Ettore Gotti Tedeschi

Redazione

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Riprendiamo dal sito Vatican Tabloid questo articolo:

L’outsider che piace all’Opus Dei. Gli intrecci fra imprese, banche e finanza bianca

di Francesco Peloso

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(Per Venezie post) In pochi mesi è entrata in consiglio di Unicredit prima e Ferrari poi. Link di entrambe le operazioni il potente Santander. Dietro lo sguardo attento della Prelatura che pare stia trovando nell’imprenditrice il volto emergente del capitalismo italiano intriso di etica.

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Una storia di banche, motori e industrie farmaceutiche passando per quell’etica d’impresa cara al mondo cattolico e all’Opus Dei in particolare. E’ all’interno di questa cornice che si può leggere l’ascesa di Elena Zambon, imprenditrice vicentina a capo dell’azienda farmaceutica di famiglia (108 anni di storia, circa 2700 dipendenti sparsi in Italia e nel mondo grazie alle 15 filiali attive). Negli ultimi mesi, tuttavia, la già brillante carriera dell’imprenditrice veneta a capo di Zambon Spa, ha subito un’ulteriore accelerazione: prima è entrata a far parte del Cda di Unicredit quindi è stata chiamata nel consiglio di amministrazione della Ferrari, uno dei marchi più prestigiosi del made in Italy a livello mondiale.

In entrambi i casi il rinnovo del Cda – e quindi l’arrivo di Elena Zambon – è coinciso con importanti iniziative in campo finanziario. Nel caso di Unicredit si trattava dell’accordo fra Unicredit e gruppo Santandér in forza del quale venivano integrate le due società di gestione del risparmio e quindi di investimento, Pioneer Investment (controllata appunto da Unicredit) e Santander Asset Management. La nuova società che ne è nata – Pioneer Investments – è tra le prime 35 a livello mondiale nell’asset management. Nel caso della Ferrari, invece, le nuove nomine nel Cda guidato da Marchionne arrivavano a ridosso della quotazione della casa di Maranello a Wall Street; fra gli istituiti finanziari che lanceranno l’offerta c’era anche Santander, il potente gruppo bancario spagnolo il cui marchio è ben visibile sulle auto rosse del cavallino ad ogni gran premio, del resto si tratta di uno dei principali sponsor della Ferrari.

A questo punto è necessario fare un passo indietro: Elena Zambon, infatti, si è costruita ‘fama e onori’ in virtù di capacità professionali riconosciute, tuttavia per comprenderne meglio il percorso e i recenti successi, vale la pensa soffermarsi sui rapporti che l’imprenditrice ha coltivato occupandosi trasversalmente di imprese, di etica, di banche e di famiglie. La Zambon vanta infatti numerosi incarichi di rilievo oltre quelli appena ricordati – è nel cda di Italcementi e del Fondo strategico italiano – è vice presidente dell’Aspen Institute Italia (presieduto da Giulio Tremonti) insieme, si badi, a John Elkann, ma la ritroviamo anche alla guida dell’Associazione italiana delle aziende familiari, oltre che naturalmente della Fondazione Zoé, espressione del gruppo Zambon; quest’ultima è una struttura impegnata a promuovere una sorta di “cultura della salute” lavorando sulla comunicazione e sull’informazione dei temi relativi al “vivere sani”, rappresenta quindi una sorta di profilo etico dell’impresa di famiglia. Ed è appunto in quest’ambito che incontriamo un volto noto dell’Opus Dei, Joaquin Navarro Valls, ex portavoce di Giovanni Paolo II, cui la Zambon nel 2013 assegnava un riconoscimento nel campo della comunicazione legata ai temi della salute. Va da sé poi che Navarro Valls – la cui carriera è stata segnata sia dalla medicina che dal giornalismo – soprattutto presiede l’advisory board dell’Università Campus Biomedico (dove per altro troviamo anche Gianni Letta), ovvero la struttura universitaria e sanitaria dell’Opus Dei a Roma.

D’altro canto la Fondazione Zoé svolge appunto la funzione di ponte e interfaccia utile a mantenere un dialogo aperto con personalità e mondi contigui o lontani rispetto all’azienda di famiglia. In tal senso l’Opus Dei – o meglio il sistema di relazioni di alto livello che essa rappresenta – costituisce un interlocutore possibile e in qualche caso inevitabile, per chi intende muoversi ai piani alti dell’economia. Non va dimenticato che ‘la Obra’ fondata da Escrivà de Balaguer, vanta aderenti e simpatizzanti nel mondo finanziario, della sanità, della formazione universitaria come di quella professionale, della comunicazione, dell’impresa e della politica. Non si tratta però di un mistero o almeno non più, siamo di fronte invece a una delle tante articolazioni del ‘sistema’; per altro il suo intrecciarsi continuo con la finanza cattolica o con le istituzioni della Chiesa, è un dato assodato. Allo stesso modo altri ambienti, si pensi alla Compagnia delle opere vicina a Comunione e liberazione, promuovono un’idea di impresa con un profilo etico e sociale. Le vicende opache e gli scandali raccontati dalle cronache e forse anche la crisi di classi dirigenti che ha investito nel corso del tempo alcune di queste strutture come buona parte del Paese, hanno posto pure un problema di rinnovamento delle leadership che, in qualche caso, ha significato aria nuova in alcuni Cda.

In ogni caso l’incontro con l’ex portavoce di Wojtyla non è rimasto un caso isolato nei rapporti di Elena Zambon con un certo mondo cattolico che conta. La ritroviamo per esempio alla Fondazione Rui, altra struttura dell’Opus Dei (in questo caso la ‘mission’ è la formazione di universitari e intellettuali), nel gennaio del 2014 quando partecipa, in qualità di presidente dell’Aidaf (Associazione italiana delle aziende familiari), a un incontro su “redditività e valori”, ovvero di nuovo su etica e business. Nell’occasione fra gli invitati ci sono anche Giuseppe Corigliano, per molti anni storico portavoce dell’Opus Dei, quindi Carlo Salvatori, invitato in qualità di presidente dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid).

Ma attenzione, Carlo Salvatori non è uno qualunque, il suo curriculum dice molte cose. Attualmente è Presidente della banca d’investimento Lazard Italia e della compagnia assicurativa Allianz SpA, ma in questa storia ci interessa sapere che è anche membro del Consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e della Chiesi Farmaceutici. In passato poi ha ricoperto vari incarichi nel settore bancario, in questo campo anzi è stato presidente di Unicredit. E’ finita? No. Salvatori fa parte del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, la banca vaticana, nella rinnovata gestione voluta da papa Francesco. E – siccome il mondo, anche quello finanziario, è piccolo – sempre nel consiglio dello Ior, troviamo Mauricio Larraín, direttore esterno del Gruppo Banco Santander Cile e direttore generale della Business School dell’Università Los Andes del Cile (altra struttura legata all’Opus Dei). Ancora Larrain dal 1992 al 2014 ha ricoperto la carica di presidente e direttore generale del Banco Santander cileno, inutile dire che è membro riconosciuto (‘soprannumerario’, cioè pubblico) dell’Opus Dei. D’altro canto la vicinanza fra Santander e ‘Obra’ è cosa nota, fin dai tempi di Emilio Botin, scomparso poco più di un anno fa, e di sua moglie, Pamela O’ Shea (Opus Dei anche lei). Dell’Opus De fa parte pure Ettore Gotti Tedeschi, ex Santander Italia ed ex presidente dello Ior.

Relazioni, amicizie, valori condivisi, esperienze, visioni e interessi comuni fra finanza e impresa: è lungo questa serie di interscambi e rapporti, in grado di produrre una serie di cerchi concentrici da osservare nel loro divenire e nel loro insieme, che questa storia acquista senso. Il Santander come trait d’union fra Unicredit, Ferrari e Opus Dei fino al Vaticano, la sanità e la farmaceutica come terreno privilegiato per coniugare affari e etica. E’ un mondo che si sta riorganizzando, sia nella sfera di matrice o ispirazione cattolica (almeno di quella parte che confida maggiormente nelle virtù del mercato) sia in quella decisamente manageriale. In questo senso il congiungersi fra storie imprenditoriali personali e “di famiglia”, e rafforzamento delle strutture finanziare per giocare la propria partita sui mercati globali, descrive un tentativo di modernizzazione del capitalismo italiano.

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6 commenti su “Gli intrecci fra imprese, banche e finanza bianca”

  1. Luciano Pranzetti

    Qualche scappatina nelle “periferie” emarginate, qualche visita ai “confini” sfrangiati, qualche soffietto pastorale alle “circonferenze umane”, qualche entrata nei buglioli chimici, fanno sempre bene- vero Santità?- per mantenere l’impressione che si è “poveri”, che parteggia per gli ultimi i quali, come nel caso sopra descritto, non saranno mai i primi; ma è chiaro che, in realtà, quel che conta è l’essere AL CENTRO ( si chiami “Santa Marta o Palazzo Apostolico”) e ritornarci.

    1. Giusto,Professore! Ormai è un copione che si ripete, la replica senza fine di uno spettacolo visto e stravisto.

  2. Non capisco se il giudizio d’insieme sia negativo. Se queste persone sono professionalmente capaci, oneste, dedicate, appassionate non vedo problema.Se invece è un giro di amicizie aum aum per accaparrarsi qualche poltrona, fetta di potere, di quattrini, il discorso cambia. L’Opus Dei è aperto a tutti a chi non ha risorse e a chi le ha di famiglia, l’Opera si occupa della formazione religiosa delle persone. E’ facile che si formino amicizie al suo interno, come in qualsiasi punto di ritrovo. San Josemaria ha sempre curato gli universitari che sono in nuce la classe dirigente di domani. Se la classe dirigente di domani sarà cattolica cattolica,non potrà essere che un bene. Il rischio che questi legami interpersonali possano corrompersi esiste qui come in qualsiasi altra istituzione. Diversi sono i tipi di amicizie, quelle fondate sulla reciproca emulazione verso l’alto o verso il basso. Certo non son loro quelli che criticano, piuttosto tacciono. A me il loro stile piace, la cura del particolare,far diventare ogni azione preghiera e lode a Dio.Ma sono diversa, più critica.

  3. Perfetto. Una persona (che sia Gotti Tedeschi o altri)non va contro il principio di non contraddizione senza motivi concreti. Eh ce n’è un bel pacco di motivi. Certamente “nobili” ma che fanno venire in mente “Il Gattopardo”. E per cui sì , ci si lamenta,magari si alza anche un po’ la voce ma tanto alla fine chi conta sa già che che sulla sostanza liberale progressista (meglio o peggio mascherata) ci si trova d’accordo.
    In tutta questa “geniale” finanza bianca naturalmente la Rerum Novarum e l150 anni di papi e dottrina sociale della chiesa fino a Pio XII non hanno cittadinanza. La parola d’ordine è: valorizzare ciò che c’è di buono al mondo non convertire il mondo e ricondurlo a Cristo Re. Il Signore abbia ppietà di loro e ci doni perseveranza. SLGC. Giuseppe

  4. silvia masetti

    E con questo? Allora? Il bello è nemmeno la loro mamma li crede. Nulla può togliere valori storici ed etici alla vita delle persone, a prescindere da “nuovi ricchi”, sconosciuti, con il potere del denaro. Il Cristianesimo nacque nei sec. I e II, adesso siamo tutti dalla parte sbagliata? Tutti atei? Se l’autostima risiede solo in questi intrecci di soldi, è un problema loro, ma chi è un professionista nelle diverse aree, sostiene da tempo che sono loro dalla parte sbagliata. Certo a leggere Dan Brown sembra che la decadente e superata Rivoluzione Francese sia utile per applicarla ai nuovi immigrati, tutti “sbagliati”, tutti dentro una cospirazione globale…I professionisti devono essere in grado di fare il loro lavoro.

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