Il vino francese è in crisi. Ha molto colpito l’intervista di “Gambero Rosso” al famoso enologo tedesco o winemaker, come lo chiamano oltremanica, AxelHeinz: cantine che chiudono, vigneti estirpati e produzione in eccesso da smaltire attraverso la distillazione.
Accade soprattutto nel dipartimento della Gironda, dove vengono prodotti i rinomati vini di Bordeaux e del Médoc. Già nel 2023, ci sono stati oltre 130 fallimenti aziendali, nel 2024 aumentati del 24% per poi segnare +75% un anno dopo. Di fatto, a inizio 2026, l’incremento dei fallimenti resta ancora elevato (+32%), con 83 imprese vitivinicole, per il 50% girondine, da considerarsi già fallite.
La soluzione del governo francese, che diciamo non brilla mai per lucidità, è la politica degli espianti dei vigneti, con fondi statali per 40 milioni di euro, autorizzati a febbraio dalla famigerata Commissione europea, per cui sono previsti 28.000 ettari in meno, pari al 4% di tutto il vitato. Ciò, unito agli incendi degli ultimi anni, ha riportato la percentuale d’estensione di terreni coltivati a vigna a livelli del 1800. Le misure serviranno a eliminare dal mercato circa 1,2 milioni di ettolitri di vini rossi e rosati.
«In Francia c’è una vera ostilità nei suoi confronti. Le nuove generazioni rifiutano spesso tutto ciò che è tradizionale. La pubblicità è ormai sottoposta a vincoli fortissimi e tutto viene ridotto solo a una questione di salute. E parliamo di un prodotto che definisce l’essenza della cultura francese». Cento anni fa William Faulkner scriveva: «ci siamo sfilati dalla nostra colonna vertebrale; abbiamo quasi deciso che non ne abbiamo più bisogno; avere una colonna vertebrale è fuori moda».
Il comparto vitivinicolo del Bordeaux non è esente da colpe: la realtà è che «i vecchi meccanismi che hanno fatto la gloria di Bordeaux non sono più sostenibili: il vino venduto sulla base del grande punteggio di un critico, l’offerta sparata e l’intera raccolta venduta in mezza giornata». Fra un bicchiere e l’altro, Heinz ha ricordato più volte all’intervistatore quanto il mondo della viticoltura abbia perso il contatto con chi il vino lo compra e lo beve, evidenziando la necessità di ricostruire una credibilità nuova per il consumatore. Il vino rosso quindi è fuori moda? Nient’affatto, è solo fuori mercato.
Alcune grandi aziende stanno facendo riflessioni in questo senso, garantendo che i vini vengano proposti nei ristoranti a prezzi ancora accessibili, intervenendo sulla filiera: «I grandi cru hanno combattuto in tutto il mondo per ogni singola bottiglia con un obiettivo anche speculativo, ma non avevano un canale per parlare a chi ancora non sa di essere un futuro appassionato di vino. E, diciamocelo, non serve una cultura sterminata per capire la grandezza di un vino. Non hai bisogno di avere frequentato il conservatorio per comprendere che un brano di Mozart è qualcosa di bellissimo».
Qualcosa di positivo però c’è e anche qualche buon vino ancora alla portata di cristiano: «Bordeaux è la regione viticola francese con il più alto tasso di vigneti gestiti in biologico, intorno al 25 per cento». Non disdegniamo anche noi ogni tanto uno Chateau l’Escart biodinamico niente male, se si apprezza la potenza di questi vini.
Lottare per il vino non è custodire il vizio o lodare l’ubriachezza. Lottare per un vino vero al vero prezzo significa lottare per uno stile di vita più naturale, più filosofico. Alzarsi in piedi per la nostra cara vecchia Europa dei popoli, delle eccellenze agroalimentari, del sapere fino dei vecchi contadini, delle mani esperte degli artigiani, di quella cultura esclusiva straordinariamente capace di innalzare l’uomo dalla miseria, dalla barbarie dei sacrifici umani, dalla sporcizia morale e dal fetore del non saper vivere lentamente.
Mettere oggi al centro della politica i vini significa mettere al centro il territorio, alzarsi alla mattina magari un po’ stralunati, aperta la finestra, sentire i profumi di lavanda e rosmarino, lasciarsi inondare dai colori delle vigne e dei campi di grano. Tutto va subito a posto, perché è tutto proprio come deve essere. Sarà anche fuori moda, ma anche questa e l’identità occidentale. Sarà fuori moda, ma è quell’idea di sedersi a un tavolo fra amici e fratelli, per un bicchiere di vino e staccarsi per un attimo dalle schifezze quotidiane. Francesi, italiani o austriaci, tutti allo stesso modo riposiamo la mente di fronte al miracolo di un grappolo d’uva schiacciato e risorto, promessa di ogni vendemmia, letizia di ogni cuore nell’inverno che verrà.


