Il nuovo Senato, le riforme e Mario Draghi – di Lino Di Stefano

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… abbiamo assistito, vista l’arroganza e la pervicacia di Renzi, tese a raggiungere il risultato il più presto possibile, a scene indegne di un organo legislativo che ha dovuto ottemperare ai ‘desiderata’ – almeno una parte dei componenti più a lui vicini – di un giovanotto che trovatosi, non si sa come, a Palazzo Chigi ha pensato e pensa di essere un ‘deus ex machina’ in grado di risolvere, con la fretta e l’approssimazione, tutti i problemi dell’Italia laddove la Ragioneria dello Stato ha smascherato, qualche giorno fa, la sua imperizia, segnatamente in campo economico, la sua faciloneria e la sua tracotanza, ‘hybris’, avrebbero detto gli antichi Greci.

di Lino Di Stefano

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zzbgrsntAvendo di recente parlato del nuovo Senato, non ci sembra inopportuno tornarvi su nel momento in cui sembra che i giochi siano fatti, sebbene manchino altre letture parlamentari affinché la nuova normativa diventi operativa. Riassumiamo: un giovane politico – assurto alla carica di presidente del consiglio ‘sine suffragio’ e con la sola esperienza di presidente della provincia di Firenze e in parte di sindaco della stessa, in nome della inderogabile necessità di fare le riforme, per risparmiare – riforme che, naturalmente, vanno fatte, ma ‘cum grano salis’ e senza la rapidità della velocità della luce – si intestardisce e impone al suo partito di elidere il Senato etc.

Istituzione, come abbiamo sottolineato nel precedente articolo, avente una storia millenaria – risalente a Romolo, 753, anno della fondazione dell’Urbe – e, come tale, non liquidabile a cuor leggero ferma restando, ciò è lapalissiano, la giusta esigenza di ammodernarlo, di snellirlo e di renderlo adeguato ai tempi in cui viviamo. Ne è venuto fuori, invece, un pasticcio istituzionale che ha di buono solo la riduzione dei ‘patres conscripti’, dicevano i Romani, al numero di 100.

Inutile aggiungere che con i dovuti correttivi costituzionali e di buon senso come la semplificazione dell’’iter’delle leggi, l’attribuzione del voto di fiducia alla sola Camera dei deputati, l’eliminazione dalle due Assemblee di tanti sprechi per i commessi, per i funzionari ed anche, e soprattutto, per barbieri con indennità di 150.000 euro all’anno! etc., i risultati si raggiungerebbero.  Senza dimenticare i molteplici privilegi degli stessi parlamentari, dei ministri, dei tantissimi portaborse e di quel mondo di nullafacenti che, bazzicando attorno ai loro padroni, vivono soltanto di politica. E questo è vero al mille per mille.

La Camera dovrebbe operare la medesima operazione riducendo i deputati a 300 perché 630, o giù di lì, è un numero esorbitante visto che nemmeno gli USA hanno tanti parlamentari, come l’Italia; e il sistema, fino a prova contraria, è bicamerale. Ma, della citata riduzione non parla nessuno; l’eliminazione del Senato, anzi, farà sicuramente aumentare gli aspiranti all’unica Camera superstite, ragion per cui esiste il rischio di tornare allo ‘status quo ante’, con un Senato riformato le cui competenze sono tutte da chiarire.

Anche la figura dei futuri nuovi ‘senatori’, si fa per dire, provenienti dalle regioni è tutta da chiarire visto che essi si riuniranno ogni tanto a Palazzo Madama – detta così perché vi abitò una donna importante, Margherita d’Asburgo-Farnese, congiunta dell’imperatore Carlo V – senza sapere, almeno da quello che abbiamo appreso dalla stampa e da altri organi d’informazione, ciò di cui dovranno seriamente discutere. Altro che ‘Bundesrat’ tedesco, con compiti e finalità ben precisi!

Ieri sera, 7 agosto, la senatrice Anna Finocchiaro interpellata, al riguardo, dagli organi televisivi ha tessuto le lodi del nuovo Senato parlando di presunti compiti che tale Assemblea si appresterebbe ad assumere senza, però, specificare niente, salvo il fatto che essa avrebbe dei particolari rapporti con l’Europa la quale sta sempre in mezzo a conferma che, ormai, la soggezione, nella fattispecie italiana, a tale istituzione è tale da annullare ogni identità nazionale. Avvertiamo, però, che il cosiddetto ‘homo europaeus’ di cui vanno fieri i burocrati di Bruxelles resta una mera utopia, nel senso che lo stesso esiste soltanto nelle loro menti malate di promiscuo e dannoso europeismo.

Tornando al nuovo Senato, abbiamo assistito, vista l’arroganza e la pervicacia di Renzi, tese a raggiungere il risultato il più presto possibile, a scene indegne di un organo legislativo che ha dovuto ottemperare ai ‘desiderata’ – almeno una parte dei componenti più a lui vicini – di un giovanotto che trovatosi, non si sa come, a Palazzo Chigi ha pensato e pensa di essere un ‘deus ex machina’ in grado di risolvere, con la fretta e l’approssimazione, tutti i problemi dell’Italia laddove la Ragioneria dello Stato ha smascherato, qualche giorno fa, la sua imperizia, segnatamente in campo economico, la sua faciloneria e la sua tracotanza, ‘hybris’, avrebbero detto gli antichi Greci.

Il recente richiamo della UE continua a mettere il dito nella piaga e, senza nessun riguardo, per la Nazione fondatrice con Germania, Francia e Benelux, della Comunità europea e persevera, ogni giorno, nel disegno di mettere l’Italia sotto accusa, ignara che tale Comunità non è fatta solo di conti e di cifre, ma anche di persone; e quantunque quest’ultima, qualche volta, dica il vero, ciò non toglie che l’Italia è sotto tutela e scevra di sovranità in ogni sfera dell’attività politica, in condizione, cioè, di quasi  “stato di minorità”, avrebbe detto Kant, ma questa volta non tutto imputabile ad essa per le ragioni sovraesposte. Pertanto, anche errori dell’Italia, nell’ambito della UE, ma pure poco considerazione per una compagine politica ed umana che con Roma ha dominato il mondo mercé le sue leggi e le sue istituzioni, con tutti gli errori  insiti, s’intende,  in ogni  civiltà che si rispetti.

Chissà se l’Europa burocratizzata potrà, in futuro, asserire ciò che, a ragione, affermarono i poeti Rutilio Namaziano e Claudio Claudiano, entrambi ultime voci della letteratura latina; il primo, rivolto a Roma: “Fecisti patriam diversis gentibus unam” e il secondo, con icasticità, sempre nel rispetto del mito della città eterna: “Cuncti gens una sumus”( Siamo una sola famiglia)!

Per il momento, l’Europa resta un coacervo di popoli che si muovono, segnatamente i più forti, per meri interessi di bottega e con un Parlamento, a Strasburgo, un governo a Bruxelles e un organo giuridico a l’Aja incapaci, a nostro giudizio, di creare una genuina collettività sovranazionale, nel rispetto totale delle comunità che ne fanno parte. In altre parole, per sentirsi europei, è giocoforza, sentirsi, innanzitutto, italiani, tedeschi, francesi, spagnoli etc., altrimenti si corre il fondato rischio di essere degli apolidi senza identità e senza speranza.

zzdrghE’ ciò che, in un periodo non sospetto, aveva compreso Charles De Gaulle, nome che non piace agli attuali burocrati di Bruxelles per ovvi motivi. Ed, ora, ci si è messo anche Mario Draghi, presidente della BCE, la quale non ha la titolarità dell’emissione della moneta, il che è semplicemente assurdo. Un euro senza padre e senza madre che sta reggendo le sorti dell’Europa con tutte le conseguenze sotto gli occhi di tutti. Il presidente della BCE – la cui competenza in materia finanziaria nessuno mette in dubbio –  ieri sera, 7 luglio, ha gettato la maschera ingiungendo all’Italia di rinunciare ad un’altra fetta di sovranità.

Ma, – rammentiamo a Draghi – la nostra Nazione,  che è anche la sua, è praticamente priva di sovranità, da anni, visto che i governanti della capitale europea impongono anche la misura della lunghezza dei piselli – e qui Orazio Flacco avrebbe osservato: “Risum teneatis?” (come potreste non ridere?) – di diversi legumi e di innumerevoli altri prodotti, non solo agricoli. Ricordiamo ancora che l’Italia, come gli altri Paesi della Comunità, ha dovuto cedere all’Europa – termine ormai astratto e senza significato – una cospicua parte delle sue riserve auree sicché che cosa ci vuole imporre ancora il presidente della BCE?

Naturalmente, la crisi c’è ed è sotto gli occhi di tutti, ma sappiamo quanti sprechi – di miliardi di euro – ci sono in giro e, in particolare, nell’Ente locale più sprecone, la Regione. Ogni giorno, la stampa pubblica i vitalizi degli ex consiglieri regionali e nella Provincia in cui viviamo abbiamo letto, in questi giorni, che essi vanno da 69.000 euro annuali per tre legislature a 36.000 euro annuali per una sola legislatura, senza contare i cumuli e via dicendo. Ovviamente, altri enti locali, ad iniziare dai comuni, per finire alla Presidenza del Consiglio e della Repubblica, hanno bilanci da capogiro, ragion per cui non è solamente il Senato l’imputato numero uno.

Su quest’ultimo, Renzi si è impuntato, e sembra averla avuta vinta, “benché non sia ancora detta l’ultima parola!” Ricordiamo a Mario Draghi – con tutto il rispetto, ovviamente, per la sua statura – di lasciar stare, almeno per l’Italia, l’imperativo di rinunzia ad un’altra parte della sovranità, dato che l’Europa la possiede quasi tutta, e di tenere a mente, nella sua azione di esperto di finanze, il detto latino: “Oeconomĭa ancilla iuris”.

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11 commenti su “Il nuovo Senato, le riforme e Mario Draghi – di Lino Di Stefano”

  1. Perchè non facciamo un referendum sull’Europa?
    Non lo vogliono perchè ci sarebbe una valanga di no.
    Il popolo sovrano non è mai esistito.
    E’ esistito e sempre esisterà Il popolo bue.
    Esci dall’euro e ti mandano in default, con spread pazzeschi.
    Ci rimani, nell’euro, e ti strangolano, nonostante l’Italia abbia un patrimonio che copra 3 volte il debito.
    I nostri politici hanno svenduto i gioielli di famiglia (Telecom) smembrato l’Iri (ogni riferimento a Prodi è del tutto casuale).
    Si predica tanto la povertà, ancora si sentono le omelia sui paesi ricchi che si devono vergognare ecc.
    Bene, adesso per trovare la miseria non c’è più bisogno di andare in Africa.

    1. L’ “asso nella manica” della propaganda cavuriana, caro Roberto, era quello della Manmorta Ecclesiastica. Cioè: “La Chiesa è piena di terre, di cascinali, di immobili nlle città, e non sa inserirli nel citcolo virtuoso della moderna economia senza barriere. La soluzione è semplice: “noi” borghesi, massoni, liberali siamo dei professionisti nella New Economy, frequentatori di Londra e di Parigi. CONFISCHEREMO tutti quei beni -lasciamdo in uso alla Chiesa qualche vecchia chiesa, per il “CULTO” – e faremo partire l’esplosione economica della Nuova Era”.

      Detto fatto: collegi dei Gesuiti trasformati in Licei (compresa l’Università Gregoriana), conventi trasformati in carceri e caserme, assegnazione dei beni alla costosissima macchina centralizzata e militaresca piemontese (700 km da Roma, 1500 da Palemo), migrazione forzata di milioni di Meridionali, fragilità estrema del “capitalismo” italiano.
      Io stesso vedo con stupore che questo quadro ottocentesco è esattamente quello odierno.
      Oggi la capitale è Roma e non Torino? Oggi la capitale è Strasburgo: città né francese né tedesca, dotata di un ponte sul Reno che fu trasformato dalla Massoneria da simbolo del possibile incontro pacifico di popoli europei in conflitto in simbolo della inevitabile “coincidentia oppositorum”: la Luce ha bisogno del Buio e il Buio della Luce.
      Sede della “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, fondata nel 1959

      1. La massoneria ormai è dappertutto.
        Ho il dubbio che si annidi anche nella Chiesa, basta vedere cosa è successo ai Francescani dell’immacolata, alle numerose apparizioni Mariane non riconosciute e sbeffeggiate dai vescovi locali (da Ghiaie di Bonate alla più recente Medjugorje), nonostante guarigioni inspiegabili, fenomeni celesti testimoniassero il contrario.
        Almeno San Tommaso di fronte all’evidenza si arrese.
        Ora non si tratta più di credere senza vedere, siamo nel tempo che SE ANCHE VEDI NON CREDI.
        Lc 18, 8 “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

        1. Esattamente: “Negare sempre, negare tutto”.
          Negare perché questa è la cifra della mentalità del Diavolo, che, non potendo essere come Dio, si dedica a darsi importanza osteggiandoLo. Negare perché il sensibile – e quindi tutto il Creato, uscito dalle mani di Dio – è profondamente disprezzato. Lo si concepisce solo come piedistallo per la propria fallace divinizzazione

  2. giorgio rapanelli

    Il guaio dell’Italia siamo noi Italiani, che ci lasciamo abbindolare dalle lucciole che ci mettono davanti, come oggi il pagliaccio berlusconiano a Palazzo Chigi.
    La senatrice Puppato mi scrisse in risposta ad una mia lettera, asserendo che le era chiaro di che pasta ero fatto. Oggi, non so di che pasta sia fatto il PD, il quale, dopo anni di antiberlusconismo, ci va a braccetto. E se Renzi dovesse toppare elettoralmente, ecco che, per il patto scellerato del Nazareno, ci sarebbe il puntello di Berlusconi.
    Pure M5S ha toppato, poiché, pur con la buona volontà, è una classe politica giovane senza ideologia, salvo quella protestataria, e con un leader volubile, che inventa all’impronto secondo il suo lavoro di showman.
    Manca una Destra degna di questo nome. Fratelli d’Italia si ricongiunge con Berlusconi. La Lega appare a Nord e non si espande. Occorrerebbe una Destra sganciata da tutti; un po’ come lo è il M5S, capace di affrontare i tanti problemi che si stanno accumulando sulle nostre spalle, primo fra tutti l’invasione africana e musulmana. Però, a questa Destra, manca l'”UOMO”.

    1. Anche se ci fosse un UOMO così, appena andato al governo verrebbe disarcionato.
      Ci faranno fare la fine dei “briganti del Sud”

  3. Occorre ricordare che esiste un parlamento europeo e un un’unione europea (non eletta da nessuno), ma manca un governo europeo sovranazionale in grado fra l’altro di stampare moneta in base alle riserve auree di tutti i singoli stati europei e non come fa la bce, che è un ente privato che emette moneta a vuoto, creando un bluff finanziario che ci rovina. Draghi parla come già fece Monti, di limitare la sovranità degli stati europei? Il parlamento europeo elegga subito il governo europeo scaturito dalla maggioranza del 25 maggio. Naturalmente per fare questo ci vuole una nuova costituzione europea che superi quelle obsolete (come quella italiana) dei singoli stati, lasciando possibilmente in vigore quelle parti che riguardano i valori della famiglia naturale. Una Costituzione che preservi le radici cristiane dei popoli europei. Si promuova un referendum continentale sulla costituzione di un governo centrale europeo. Non sarebbe la prima volta nella storia, si pensi al Sacro Romano Impero.

  4. REFERENDUM PER DECIDERE SE RESTARE OPPURE USCIRE DA QUESTO MALEDETTO EURO. NON LO PERMETTONO PERCHE’ I BUROCRATI MASSONI SANNO BENISSIMO CHE LA GENTE VUOLE USCIRE DA QUESTA FORCA CHIAMATA APPUNTO EURO. CONCORDO CON QUANTO HA SCRITTO IL SIG. ROBERTO ALLE 22:48.

  5. Hanno tolto competenze al Senato mantenendone la struttura; sono rimasti intatti i 630 deputati.
    Hanno fatto bene ad abolire i consigli provinciali (anche se il risparmio è irrisorio o addirittura negativo); in attesa di abolire del tutto le regioni, hanno fatto bene a ridimensionarne le competenze: non è giusto che in certe regioni la sanità funzioni meglio e costi meno che in altre.
    Indipendentemente dal far parte della Unione Europea, non è forse opportuno abolire l’ente che rappresenta la vera voragine, ovvero lo stato italiano?

  6. Concordo con Maurizio C.: aboliamo lo stato italiano! Macroregioni sulla falsa riga degli stati preunitari e tanti saluti alla Repubblica Italiana, nata male e morta peggio.

  7. francesco giuseppe

    ma come non capire che anche una persona perbene se è senza lavoro può essere pronta a tutto e prima o poi come fronteggeremo migliaia di africani e islamici ,che già ci disprezzano con protervia?

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