“Indietro non si torna!”. Uno slogan molto in voga, che racchiude errori e falsità  –  di Marco Bongi

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di Marco Bongi

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zzzzindtrnnstrnAscoltare uomini di Chiesa, di rango anche elevato o “elevatissimo”, che disprezzano la Dottrina, ridicolizzano la ricerca della Verità, stigmatizzano con ironia chi “cerca le certezze”, fa davvero impressione.

Mi addolora particolarmente constatare come con costoro non si possa discutere, perché rifiutano il confronto, non si possa ragionare, perché odiano la ragione, non si possa argomentare, perché aborriscono chi ha il difetto di pensare.

Costoro procedono per slogan, luoghi comuni, frasi fatte e guai a chi non si conforma al loro stile “pastorale”.

Uno degli slogan più in voga, fra il clero conciliare e fra i laici “impegnati” suona più o meno così: “Indietro non si torna… Voi siete condannati dalla storia”.

Il “mantra” può andar bene per rispondere a chi chiede la Messa Tradizionale come per replicare a chi osasse contestare la libertà religiosa. La medesima sentenza può servire a zittire chi sostenesse la necessità di tornare all’abito talare per gli ecclesiastici come per annichilire il fedele che desiderasse comunicarsi in ginocchio. Una buona risposta insomma per tutti i quesiti e tutte le stagioni.

Ma se proviamo, nonostante gli anatemi di lor signori, a considerare realmente la portata dello slogan, ci rendiamo ben presto conto della sua pochezza ed inconsistenza. Cosa vuole infatti dire, realmente, “non si torna indietro?”.

Appare ovvio che il “mantra”, preso alla lettera, è assolutamente lapalissiano: il tempo non possiamo fermarlo, ciò che abbiamo fatto ieri, nel bene come nel male, non è possibile mutarlo. Peccati, atti virtuosi, eventi naturali accaduti ieri non saranno mai mutati in eterno.

Non sembra tuttavia questo il senso che i novatori attribuiscono alla loro espressione.

Si tratta piuttosto, anche se non viene mai dichiarato esplicitamente, di una professione di fede dal sapore evoluzionistico ed ideologico. Vi si respira la concezione storicistica di un eterno divenire animato da un progresso ineluttabilmente teso alla crescita spirituale dell’umanità, concezione di volta in volta incarnatasi, negli ultimi secoli, nel positivismo scientifico, nel socialismo e nel modernismo teologico.

In altre parole: tutto ciò che è nuovo, solo perché è nuovo, risulta preferibile alla realtà precedente.

Bisogna però far comprendere a questi signori che, anche volendo, per assurdo, scendere sul loro piano di ragionamento, le cose non sono così chiare come loro vorrebbero farci intendere.

Basterà, a tal proposito, qualche semplice esempio storico per disorientarli e metterli in crisi.

Perché, tanto per dire, siete così sensibili alle problematiche “pastorali” relative alla possibile riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati? Non è questo forse un “tornare indietro” all’antichità classica, ed anche vetero-testamentaria, quando il ripudio ed il divorzio erano situazioni molto diffuse ed accettate in quelle civiltà?

Ma costoro, non di rado, tornano anche indietro, consapevolmente e quasi orgogliosamente, ogni qual volta, per portare avanti le loro velleità ecumeniche, inneggiano alla Chiesa del primo millennio svalutando inspiegabilmente tutte le definizioni dogmatiche successive dopo gli scismi di oriente ed occidente.

In altre parole: si può, anzi si deve, tornare indietro quando l’operazione è funzionale allo smantellamento del Cattolicesimo.

Ma qual è la posizione filosofica e morale di sempre in questo ambito dottrinale? Direi che, come in ogni altra situazione, l’insegnamento tradizionale della S. Chiesa è molto chiaro e lineare. La storia non ha una direzione determinata, tanto meno in senso evolutivo sul piano morale e  che prescinda dal libero arbitrio degli uomini. La S. Scrittura ci annuncia che ci sarà una fine del mondo e che, nell’approssimarsi del ritorno di Nostro Signore, la situazione della Fede e dell’umanità apparirà comunque negativa e meno felice rispetto ai secoli precedenti.

Al di là tuttavia di questo esito finale, non esistono indicazioni sull’andamento storico generale. La storia della Chiesa, del resto, ci presenta epoche più o meno virtuose, nella società come sul piano religioso, durante tutto il suo corso e senza un ordine preciso.

Esistono però, ed assai chiare, indicazioni morali molto semplici e stringenti.

Vi sono, in altre parole, un bene ed un male oggettivamente riconoscibili dalla ragione umana illuminata dalla Fede soprannaturale. Ebbene: quando un uomo, od una società di uomini, si avvede di aver compiuto un’azione cattiva, o di essersi incamminato sulla via larga della perdizione, non solo può, ma deve obbligatoriamente tornare indietro, senza esitazioni, indipendentemente dalle contingenze storiche e dagli orientamenti sociali della sua epoca.

Quando, al contrario, le riforme sono buone, come al tempo della nascita degli ordini mendicanti o dopo il Concilio di Trento, non si deve assolutamente tornare indietro, non perché così si rischierebbe di apparire “passatisti” o anacronistici, ma per il semplice motivo che tornare indietro dalla via virtuosa significa, più o meno direttamente, rimpiangere una situazione moralmente peggiore.

Quando allora i soliti personaggi “pastoralmente aggiornati” ci ripeteranno il solito mantra, dobbiamo avere il coraggio di spostare il tema del discorso dallo slogan al contenuto. Certo non è facile ma questo ci chiede la nostra coscienza cristiana.

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11 commenti su ““Indietro non si torna!”. Uno slogan molto in voga, che racchiude errori e falsità  –  di Marco Bongi”

  1. Il mito dello “Spirito Assoluto che si manifesta nella Storia, tramite la posizione di elementi contrapposti a Sé e le successive sintesi” (Hegel) è pura fantasia gnostica. Cioè si tratta di uno schema mentale di infimo livello, che causò e causa indicibili sofferenze e distruzioni: “Non sei Progressista? allora sei un essere inumano, da annientare al più presto”.

    Sofferenze e distruzioni condannate, combattute, lenite dalla Chiesa; approvate e ulteriormente causate dalla Neo-Chiesa

  2. Articolo ottimo. Ed è molto giusto quanto scrive in conclusione: “..dobbiamo
    avere il coraggio…”
    Però purtroppo sono pessimista, non credo ci sia questo coraggio.
    Penso da tempo che ci sia un silenzio pauroso, timoroso e quindi connivente.
    E se non si torna indietro, sicuramente andremo poco avanti..

  3. Dott. Bongi, li lasci perdere questi suoi interlocutori potenziali o in atto che siano, tanto non c’è niente da fare: questi portabandiera del conseguenzialismo pretendono di misurare la Verità e sono misurati dall’utilità. Sono tornati indietro al Protagora del V secolo a. C. e neanche se ne avvedono: pastori erranti!

  4. La situazione non mi preoccupa più di tanto, mi sembra evidente che l’apostasia stia avanzando a grandi passi nella chiesa di Roma, questo vuol dire che il ritorno del Signore Gesù è sempre più vicino. Vieni presto Signore Gesù!

  5. La concezione storicistico-evoluzionista è penetrata profondamente nelle nostre menti attraverso il “trasbordo ideologico inavvertito” denunciato da Plinio Correa de Oliveira. La gran parte della gente ormai non ragiona ma reagisce istintivamente con riflessi pavloviani del tipo preso in esame da Bongi. Il fatto è che scuola, giornali, televisione (pubblicità compresa), cinema martellano quotidianamente il pensiero unico che, non bastasse, viene poi riproposto dagli schermi collocati nelle sale d’attesa di qualunque ufficio pubblico e dai quotidiani e periodici nelle sale d’attesa private. Il Grande Fratello ti vuole raggiungere ovunque.
    E mentre la Chiesa ha rinunciato ad essere “mater et magistra” per diventar matrigna, “le Corti di Giustizia, i comitati ONU e i tribunali ordinari stabiliscono, tramite sentenze metafisiche, cosa significhi essere persona, cosa sia la vita umana, quando cominci ad esserci, come debba essere la famiglia, cosa sia la morte, cosa significhi educare”.

  6. Ottimo articolo.

    Si deve e si dovrà “tornare indietro” miei “cari prelati” della chiesa conciliare ecumenista massonica e comunista. Eccome si, che si dovrà tornare indietro vedrete vedrete che sarete costretti a farlo.
    La misura è oramai colma e da quando Bergoglio è andato a Lampedusa e ora dai valdesi a chiedere scusa per le “colpe” (??????????????) dei cristiani, e prima di lui un Woityla per le Crociate beh che dire..se non che sarebbe utile che questi “prelati” finchè sono ancora in tempo tornassero indietro alle scuole elementari, fosse solo per ripassare un po’ di storia della Chiesa.

    Non dico conoscere tanto ma il minimo indispensabile per non fare figuracce. Grazie!!!!

    Per quei che il tempo terreno a loro disposizione è scaduto ora stanno rendendo conto a Dio dei disastri che hanno procurato con l’ecumenismo e libertà religiosa conciliarista.

    1. Cara Giustina, mi trovo pienamente d’accordo con lei, e non è la prima volta. Vorrei solo aggiungere, alla sua definizione sintetica della Chiesa conciliare, una quarta colonna: il protestantesimo di fatto, anche se non di nome, a cui è giunta la Chiesa post conciliare, con il NOM, la messa in soffitta delle devozioni mariane ed ai santi, l’enfasi smisurata sulla liturgia della Parola, l’esegesi biblica storica di Ravasi, ecc. Mi piacerebbe, cara Giustina, poter dibattere questi temi con lei privatamente, via e-mail. Ovviamente non metto qui la mia e-mail privata, né invito lei a farlo. Ma, se vuole, e ciò non la disturba può contattarmi su una mail temporanea “di servizio”, diciamo così, sulla quale non vengono posti dati personali (ed alla quale posso accedere solo io, ovviamente); essa è quotanovanta@yopmail.com. Grazie e pace e bene.

      1. Gentile Anonymus, La ringrazio ma non si offenda se reclino il suo invito. Al momento mi accontento di amici virtuali, anche perchè il tempo è tiranno e un conto è fare qualche commento sul blog, un’altro la corrispondenza mail. Un caro Saluto e sappia che La leggo sempre volentieri.

  7. Articolo chiarissimo e, direi, lapalissiano. Purtroppo viviamo in tempi talmente malvagi e assurdi che bisogna combattere per dimostrare che di giorno splende il sole e che l’acqua è… bagnata… A questi penosi innamorati delle “magnifiche sorti e progressive” bisognerebbe ricordare che, tanto per fare un esempio, anche i totalitarismi nazista e comunista quando sono apparsi all’orizzonte della storia erano una novità, una grande novità, ma credo che converranno che non siano stati un gran bene per l’umanità e che non abbiano dato frutti positivi… Fa male sapere che questi idolatri della modernità, servi inutili e stolti del mondo, sono rivestiti dell’Ordine Sacro e dovrebbero guidare i fedeli alle fonti della salvezza…

  8. Questi uomini della Chiesa gerarchica, a cui è stata affidata l’amministrazione della Chiesa cattolica, in un certo senso figurato, visto il calo delle vendite stanno pensando di abbassare i prezzi. E se ne infischiano delle parole di Cristo, del Magistero, della Tradizione, delle vite dei Santi. L’importante è “cambiare”, mostrare che la Chiesa va incontro ai bisogni della gente. Non c’è più bisogno di parlare di peccato e di conversione, ma vedere come aggirare questi antichi ostacoli e proiettare l’Uomo verso un egualitarismo senza distinzioni, senza meriti e senza colpe. Approdare così ad un Tempo in cui tutti saremo uguali e indistinti, come usciti da un frullatore dal quale le religioni e le istituzioni, con il falso obiettivo della pace, rimodelleranno il concetto di Essere umano a scapito della Verità. E’ una Chiesa neopagana, catara, certamente diversa, quella che ci stanno confezionando per l’avvenire. Ho la certezza però che prima o poi lo Spirito Santo susciterà qualcosa, o qualcuno.

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