La missione postuma di Don Milani – di Elisabetta Frezza

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Credo occorra tornare, una volta di più, sulla imponente operazione mediatica con cui i padroni del mondo, tramite i loro manutengoli più o meno altolocati, ci stanno portando verso l’impensabile. Ci stanno portando, se non proprio a digerirlo, a familiarizzare con il boccone orrendo della pedofilia consumata sulla pelle dei nostri figli, planati alla vita nel tempo più disumano della storia.

di Elisabetta Frezza

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Che la pedofilia debba diventare, nella percezione diffusa, una mera forma del comportamento sessuale, sta scritto nero su bianco nella lunga scia di atti, scritti e provvedimenti che, a partire dai famigerati rapporti Kinsey dei primi anni 50, percorre carsicamente l’ultima manciata di decenni; fino all’invito esplicito alla legalizzazione degli atti sessuali senza discriminazioni in base all’età del consenso, che il dispotico tutore europeo ha diramato agli Stati membri dell’Unione con la Risoluzione del Comitato dei ministri CM/Rec(2010)5.

Non ce ne eravamo accorti sinora perché il processo di normalizzazione avanzava nella penombra, mentre sotto i riflettori era esibito lo sdegno dei benpensanti per le voglie malate di pochi, identificati quasi esclusivamente coi preti di una chiesa da mostrare ancora come antagonista tout court. Il profilo del pedofilo era quello del chierico, per definizione represso e pervertito; la sua demonizzazione portava acqua alla causa della neutralizzazione del Nemico, ovvero dell’istituzione fondata da Cristo sulle spalle di Pietro.

Ma l’ingresso in Roma del conducator venuto dalla fine del mondo ha modificato il teatro esteriore di una lotta che si combatte altrove e ha portato alla luce del sole, senza più veli né vergogna, il tacito sodalizio stretto tra il laicismo massonico mondialista e la chiesa apostata che professa la nuova religione universale. Il katechon si è tramutato in volano di ogni perversione dell’ordine naturale. E, come per incanto, l’attacco concentrico alla pedofilia ecclesiastica è improvvisamente cessato. Guardacaso.

Dopo lo sdoganamento dell’omosessualità diventata modello di relazioni umane in nome della laetitia dell’amore (su investitura sinodale simulata, tanto per rendere formale omaggio al totem della democrazia), i tempi erano maturi per avviare lo sdoganamento della pederastia nel nome dei diritti dei bambini, oltre che del solito amore senza confini.

La sessualizzazione e la genderizzazione precoci garantite dallo Stato (e sottoscritte dalla succursale vaticana) grazie ad apposita catechesi scolastica preparano il terreno alla diffusione “fisiologica” – cioè pacifista e nonviolenta – della pedofilia, perché assicurano l’addestramento di torme di cuccioli a pratiche erotiche variamente declinate e, quindi, la loro predisposizione a subire – consensualmente, si intende – ogni trattamento connesso. Per chi le avesse scordate, si consiglia il ripasso delle fonti più significative della nuova paideia trasversale: da un lato il ddl Fedeli (“Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”), ora confluito e assorbito nel comma 16 della “buona scuola”; dall’altro l’esortazione apostolica Amoris Laetitia in particolare nel suo capitolo intitolato «Sì all’educazione sessuale», il cui numero 286, se avesse a sua volta un titolo, sarebbe «Sì al gender».

Dunque, si è finalmente realizzata la collaborazione piena e manifesta tra super-stato e neo-chiesa nel promuovere anche questo punto estremo dell’agenda sovranazionale partorita dalle élite mondialiste. Dopo l’adesione ad ambientalismo, immigrazionismo, salutismo sessuale e riproduttivo, femminismo e omosessualismo, l’ambíto traguardo dell’abolizione della cristianità richiede che sia derubricato l’abominio pedofilia anche presso i sacri palazzi e a beneficio dei residenti. Del resto, la permanenza indisturbata di mons. Giambattista Ricca tanto alla direzione di Santa Marta quanto alla prelatura dello IOR dimostra per facta concludentia l’irrilevanza di certi costumi “eccentrici” ai fini di una brillante e onorata carriera ecclesiastica (clicca qui): proprio al caso Ricca si riferiva la domanda ad alta quota della giornalista Ilze Scamparini con la celeberrima contro-domanda bergogliana «chi sono io per giudicare?». Anche questo dettaglio va ricordato agli smemorati adulatori delle straordinarie pampas vaticane, perché è indicativo dell’aria che vi tira.

Ora, a veicolo di questa poderosa quanto sconvolgente manovra comunicativa è stata riesumata un’icona della pedagogia nostrana. Quel don Milani che già era oggetto di culto diffuso presso i maestri di fede giacobina più o meno fervente, il teorico della “scuola egualitaria” (votata cioè all’uniformità dell’ignoranza), è la figura dotata delle migliori referenze per diventare strumento della inedita missione “educativa”, coerente con la strategia di demolizione culturale in opera da quel dì in sua memoria. La persona e la storia del prete di Barbiana sono il biscotto ideale da inzuppare nella brodaglia di idee e di parole del mondialismo d’avanguardia per diventare funzionali al compimento del piano di conquista di Soros e sodali.

Ecco quindi che don Lorenzo Milani riappare all’improvviso nelle pagine di tutta la grande stampa nazionale, dove rimbalza nella veste di intellettuale inquieto, utopista e intemperante, divenuto prete rivoluzionario e pedagogo riformatore. Spericolato e disinibito quanto basta per incarnare l’educatore perfetto del mondo nuovo.

È l’uomo giusto al momento giusto – ricorrono i cinquant’anni dalla morte – per trasportare ovunque i principi del modello educativo voluto dai poteri forti, fattisi abbracciare post mortem per nemesi storica da uno che, a parole, il potere costituito lo voleva combattere.

Silvia Ronchey su Repubblica (clicca qui) ci ha informati che «Milani è il rampollo di un’alta borghesia ebraica di antico lignaggio, radicate posizioni liberali, sofisticate tradizioni culturali…che si fa traditore sia del proprio ceto, sia degli schieramenti autoritari della propria chiesa, nonché, in seguito, di quelli dei partiti…un ebreo non praticante che fa “indigestione di Cristo”». E ancora: «Calamitato dalla letteratura, dalla poesia, dalla pittura fin da adolescente, artista bohémien dalla non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta, è quasi dandistico il suo primo incontro con il messale romano: “Ho letto la Messa. Ma sai che è più interessante dei Sei personaggi in cerca d’autore? ”, scrive diciottenne all’amico Oreste del Buono».

La Ronchey – si noti – parla con scioltezza della conclamata omosessualità di Milani, tendenza peraltro in linea con il suo organigramma familiare: attaccamento viscerale e morboso alla madre, Alice Weiss; distacco dal padre, miscredente e autoritario.

Ma, per relationem, la giornalista dà fiato anche al tema connesso della cripto-pederastia del nostro, giocata abilmente dalla stampa di regime sul filo della semi-accettazione cavalcando all’uopo una “provvidenziale” novità editoriale. Grande impatto mediatico è stato tributato, infatti – che combinazione.. – al romanzo di un certo Walter Siti, «Bruciare tutto», dalla trama davvero edificante: un prete pedofilo si trattiene dal possedere un bambino desiderato, il quale però si uccide per la delusione del rifiuto. Morale: meglio pedofili o assassini? Meglio l’amore, ovviamente, si risponde da sé il bravo lettore ben educato da buone letture ai dogmi equosolidali dell’etica vigente.

Il nesso tra il don Leo della storia e il don Milani della realtà sta nella dedica del libro: «all’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani»; e nelle scaramucce architettate intorno ad essa, a scopo pubblicitario.

«Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo» titola sempre Repubblica con le parole di Siti (clicca qui). Il quale cerca di spiegarle così come il sistema (di cui fa parte) gli richiede.

«Mi è parso – dice – che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi» (e come dargli torto? Difficile distinguerlo da Mario Mieli).

«Tutto nasce, mentre stavo covando il libro, dall’aver letto…alcune frasi dell’epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: “E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)” – e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno ?” – già anni prima in una lettera a un amico, aveva scritto: “Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto”».

«Forse forzando l’interpretazione – continua Siti – mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi, e ho trovato eroica la sua capacità di tenersi tutto dentro il cuore e i nervi, senza mai scandalizzarne nessuno. La dedica è un modo per dichiarare la mia stima e la mia ammirazione profonda per lui». In fondo, «la pedofilia, in quanto “filia”, cioè desiderio, non è reato; molestare i bambini lo è». Siti sfodera qui, insieme a La Palisse, l’Overton migliore, in linea con le direttive dell’APA (l’associazione americana di psichiatria): deve passare pian piano l’idea che la pulsione pedofila, disgiunta dalla relativa pratica, non sia patologica, ma normale, addirittura virtuosa se controllata, e in grado eroico. Il resto verrà.

Bello comunque che nessuno abbia nulla da obiettare sul linguaggio da suburra sfoggiato disinvoltamente dal prete. Anzi, la trivialità diventa per tutti una nota di merito quale indice di veracità. Il che la dice lunga sulla percezione del decoro richiesto a chicchessia, ma in particolare a chi indossa vesti sacre.

L’abbinamento espresso da Siti nella sua dedica, tra don Leo e don Lorenzo, è suffragato peraltro dalla riconosciuta contiguità tra il metodo pedagogico di Barbiana e quello del gulag (postumo rispetto a Milani) del Forteto. Il Forteto è – nelle parole di Sandro Magister (clicca qui) – «quella catastrofe che si è consumata in quel di Firenze, tra i circoli cattolici che fanno riferimento a don Lorenzo Milani e alla sua scuola di Barbiana. Una catastrofe che opinionisti e media hanno a lungo negato o passato sotto silenzio, per ragioni che si intuiscono dalla semplice ricostruzione dei fatti». Questa ricostruzione si può ritrovare nella rivista fiorentina “Il Covile”, richiamata nel suo pezzo dallo stesso Magister, dove sono narrate le vicende della comunità gnostica a cui erano affidati dal tribunale minorile toscano i bambini in condizioni di disagio, ivi sottoposti a stupri, incesti, violenze fisiche e psicologiche di ogni genere.

Per dire, che i frutti del donmilanismo sono quantomeno variegati..

Ma l’accidente del romanzo di Siti con la sua dedica disinibita serviva solo da messaggio promozionale al ben più roboante lancio coevo dell’opera omnia di don Milani, confezionata in veste paludatissima nel doppio volume dei Meridiani Mondadori curati nientemeno che da Alberto Melloni, l’astioso esponente del covo modernista della scuola di Bologna tornata in auge nella pampa di cui sopra. All’evento dedicato, il 5 giugno, erano presenti sia l’inquilina del ministero dell’Istruzione, sia – tramite videomessaggio – l’inquilino di Santa Marta. Non mancava il buon Tarquinio, direttore del giornale dei vescovi, notoriamente innamorato di entrambi (clicca qui).

Bergoglio, utilizzando per pura coincidenza lo stesso registro degli apologeti laici, così celebra il sacerdote fiorentino: «Mi piacerebbe che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani» (clicca qui). Da notare le ferite, la passione…le medesime corde vibrate da Siti.

Dove le evidenti turbe esistenziali dell’uomo, le altrettanto evidenti carenze strutturali del prete, la mancanza di inibizioni e di controllo su parole e pulsioni, la volgarità imbarazzante, tutto è convertito graziosamente in vivacità intellettuale e inquietudine spirituale degne di solenne encomio. Del resto, chi è lui (Bergoglio) per giudicare?

La Fedeli, a ruota, raccoglie con soddisfazione «l’invito di Papa Bergoglio: ricorderemo don Milani e lo renderemo protagonista di una memoria attiva», prendendolo a modello del «vero educatore appassionato di una scuola aperta ed inclusiva» (clicca qui).

“Aperta e inclusiva”, registriamo i termini, ricordando il contesto nel quale sono usati, che illumina il significato ad essi assegnato nella neolingua ad uso scolastico.

A questo punto, con questi elementi, è comprensibile quale cerniera ermetica si stia chiudendo, sotto l’egida del donmilanismo (interpretato ora magisterialmente), sul sistema educativo italiano. La fucina dell’istruzione totalitaria si salda con quella della falsa religione e all’unisono, dai due laboratori, parte la benedizione per i programmi devastanti con cui si vogliono addomesticare le nuove generazioni al sesso precoce e variegato. Così da rendere i piccoli docili vittime di voglie malate.

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È annunciato per oggi, 20 giugno, il “pellegrinaggio” di Bergoglio a Barbiana, per rendere omaggio a don Milani in attesa di futura beatificazione (clicca qui).

Chissà se sulla tomba del sacerdote inquieto si piegheranno le ginocchia che mai si piegano davanti al Santissimo.

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65 commenti su “La missione postuma di Don Milani – di Elisabetta Frezza”

  1. Dubia:
    Er gelataro de S.Marta quando si recherà, in riverente pellegrinaggio, sul tabuto di cotal don gallo ?
    (le minuscole sono intenzionali).

    G. Vigni

  2. Perfetto, Elisabetta, detto tutto che meglio non si può.
    Bergoglio che si muove fino a Bozzolo per celebrarvi il Milani, prete per modo di dire (insieme all’altro prete, il numen loco, Mazzolari, e mi chiedo ancora perché tutti questi preti serpenti nella chiesa di allora….), come “ come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato”- appassionato fino al punto che sappiamo ( da incretinire i suoi discepoli oltre che con l’illusione del pari quoziente intellettivo – molto basso – anche con la pratica ‘amorosa’, da farli disperare se questa veniva negata…)- questo Bergoglio, papa per modo di dire, è sempre più l’orribile Saltimbanco da teatrino della suburra romana che dalla parte di fustigatore della nequizia pederastica ti passa indifferentemente alla celebrazione di essa nell’ esaltazione del suo modello di educatore appassionato che risponde alle “ esigenze del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani». Magnifico: ci mancava davvero il Santo protettore dei Pedofili! 

  3. Tutto quest’untuoso buonismo sfoderato da gente in malafede, al solo scopo di traviare i bambini e farne offerta al diavolo… Ma al diavolo ci andranno loro, come c’è andato questo prete fiorentino e come ci andranno moltissimi altri indegni sacerdoti. Nonostante le mie preghiere per la loro conversione, non riesco a non provare – Dio mi perdoni – odio purissimo: nessuno, nessuno deve toccare i bambini. Loro sono un canto al Signore, che voleva loro bene più che a chiunque altro. Guai a chi scandalizza uno solo di questi fratelli più piccoli… lo disse Lui: e in Lui confidiamo.

    1. Cato Alessandro, odio ‘purissimo’ ?(virgolette d’obbligo):
      perché passare anche lei – armi e bagagli – nelle truppe dell’infernale??

    2. Guarda Alessandro, che odiare il male è indice di vera fede cattolica : una volta appurato che questi impostori sono in perfetta mala fede, veri seguaci del demonio, volutamente suoi collaboratori, non ci rimane che scuoterci la polvere dadi calzari “a testimonianza contro di loro”, e dire “vi punisca il Signore !”. Spero che ti sia reso conto che ogni titolo ecclesiastico di cui si fregiano è semplicemente usurpato, per ingannare il gregge di Cristo e condurlo tra le braccia di Lucifero. Ma consoliamoci con le parole di Maria SS.ma “quando tutto sembrerà perduto, allora IO sarò con voi”; saranno sconfitti, stiamone certi, di loro non rimarrà nemmeno il ricordo; per l’intanto dimentichiamoli, ignoriamoli, rimaniamo uniti a Cristo ed a Maria SS.ma, anche se dovessimo aver contro tutto il (falso) clero. Deo Gratias !

        1. Caro Alessandro, non abbia rimorsi o crucci … le suggerisco di pregare con il salmo 139, di cui riporto la parte finale … il Signore allevierà i suoi (ed i miei) naturali tumulti d’odio verso i nemici di Dio …

          19 Se tu, Dio, uccidessi i malvagi!
          Allontanatevi da me, uomini sanguinari!
          20 Essi parlano contro di te con inganno,
          contro di te si alzano invano.
          21 QUANTO ODIO, Signore, QUELLI CHE TI ODIANO!
          Quanto detesto quelli che si oppongono a te!
          22 LI ODIO CON ODIO IMPLACABILE,
          li considero miei nemici.
          23 Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,
          provami e conosci i miei pensieri;
          24 vedi se percorro una via di dolore
          e guidami per una via di eternità.

      1. pietraDINciampo

        Suonano quanto mai profetiche per i nostri tempi (almeno per me) le parole di Isaia :……. il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole…..( Is 42,1-4.6-7).

    3. Caro Alessandro,
      Catholicus ha ragione da vendere: il suo odio non è peccaminoso, o almeno da ciò che ha scritto non sembra che lo sia.
      La sana teologia distingue due tipi di odio:
      1)L’odio di ABOMINIO: si odiano le azioni che una persona compie (questo odio è sempre lecito (e anche nobile e doveroso) se indirizzato verso le azioni cattive).
      Questo tipo di odio comprende anche il DISPREZZO non immotivato: disprezzare gli scandalizzatori impenitenti è giusto.
      2)L’odio di INIMICIZIA: si augura il male a qualcuno, un male fine a sé stesso, non dovuto al fine superiore della conversione o dell’abbandono di una condotta peccaminosa: questo tipo di odio NON è mai lecito.
      Ovviamente esistono anche forme intermedie fra le due sopraelencate.
      Lei ha detto che prega per la loro conversione, quindi non augura loro il male e il suo odio sembra essere soltanto di ABOMINIO.

      P.S.: la frase citata da Catholicus “Vi punisca il Signore” è lecita e rientra nell’odio di abominio: infatti il Signore è infinitamente giusto e punirà se e quanto è giusto punire.

  4. Gli applausi del mondo cattocomunista che ci sono per Don Milani, non ci sono e non ci saranno MAI per i Santi della Chiesa Cattolica che con la loro vita ed opere hanno ribadito la bimillenaria Dottrina della Chiesa.

    1. Claudia Lucchesi

      Suvvia signori! Come si fa a dar credito ad una pseudo-storica come la Ronchey? Ma vi ricordate come ridusse il povero san Cirillo nella sua Ipazia? Anche allora sostenne di ricostruire tutto su inoppugnabili dati storici, ma ognun sa che tutto dipende da come li si mette in fila quei dati. O no? Se questi sono gli esegeti di don Milani, andiamo bene …

  5. Tutto concorre a formare dei giovani ignoranti (ammessi agli esami con il 5) e depravati (possono essere “fluidi”: eterosessuali, omosessuali, transessuali, bisessuali…). Inorridisco se penso a quali adulti avranno formato con queste direttive europee prontamente recepite dal MIUR. La cosa peggiore è che anche le scuole paritarie (sedicenti cattoliche) si adegueranno a questi indirizzi (già ci sono quelle che si ritengono onorate della convenzione con l’ONU). Mi domando quale possa essere la soluzione al problema, visto che i padroni del discorso sono democratici solo con chi la pensa come loro e negano ogni vero contraddittorio o ridicolizzano persone serie e preparate come l’autrice del presente articolo. Insomma ci troviamo tra l’incudine (i laicisti di tutte le risme) e il martello (Francesco I e i suoi ciechi sostenitori). Siamo, dunque, destinati alla sconfitta? Non è questa che temo, ma il male che dilaga e sta destrutturando la persona umana fin nel profondo. Meglio soccombere per restare fedeli a Cristo che arrenderci ai suoi nemici!

  6. Siamo nell’occhio dell’apocalisse.
    Nessuno chieda, perchè gli incendi? perchè le stragi? perchè coltelli facili?
    Siamo nel tempo dell’ira di Dio, mentre gli indemoniati reclamizzano la misericordia. Loro.

  7. “Esempio di prete trasparente e puro come il cristallo” – “Servo esemplare del Vangelo” – “Pregate perché io segua l’esempio di don Milani, questo bravo prete” : parole che suonano già come introduzione ad una presta beatificazione.
    Che vogliamo fare ormai, più che turarci le orecchie e tapparci gli occhi ché non ce la facciamo più di fronte a questo scempio, a questa inimmaginabile apostasia, a questo rovesciamento della Santa religione.
    L’unico rimedio teniamolo ogni giorno fra le mani in onore e come richiesta di soccorso a Lei che tutto può: la corona del Santo Rosario. Niente altro ci è possibile.
    Ma facciamolo davvero, però.

  8. Piero Vassallo

    perfetto articolo – un puntuale ritratto del maestro del clero in progressiva circolazione nei vicoli ciechi della nuova teologia

  9. Luca Checcucci

    L’applauso del mondo, specialmente quello cattocomunista, come dice Nicola, e’ la cartina di tornasole che contraddistingue cio’ che non e’ cattolico.

  10. Ma perché l’Onnipotente avrebbe permesso che un così squallido personaggio possa essere diventato suoi ministri ?
    Scusatemi la domanda, volutamente provocatoria, ma leggendo una cosa simile non sono riuscito fare a meno di pormela.

    1. Ma perché l’Onnipotente ha permesso che Suo Figlio conferisse il sacerdozio anche a Giuda? Non dobbiamo porci queste domande, caro Davide, ché siamo talmente piccoli di fronte a Lui e con una intelligenza così limitata che solo dobbiamo dire: “Sia fatta la Tua volontà, Signore!”. Non ha detto forse Gesù che la zizzania può ben crescere insieme al grano buono? I pensieri del Signore sono lontanissimi dai nostri e verrà pure il giorno del giudizio, verrà per tutti, ma a noi non compete maledire, per quanto possiamo sdegnarci e affliggerci di fronte a certi orrori, ma compete pregare per la conversione di tutti, per il ritorno della Santa religione, per il trionfo del Sacri Cuori di Gesù e di Maria e per noi stessi perché non ci inorgogliamo e non cadiamo nei peccati che aborriamo. Forse in questi tempi così bui avremo molto da patire, specialmente chi è più giovane (e questo fa rabbrividire), ma affidandoci al Buon Dio e alla Madonna (cos’altro potremmo fare?), non solo saremo confortati dal pensiero della ricompensa in paradiso, ma potremo
      anche sperare nel bene qui e ora.

      1. veramente a me non pare, stando al Racconto evangelico, che Gesù a Giuda abbia conferito il sacerdozio: Giuda vien svelato come traditore, fatto uscire dalla sala, e solo dopo Gesù istituisce l’Eucarestia, il Sacramento del Sacrificio perenne. Solo ai presenti viene conferito il potere di fare tutto quello in memoria di Lui.
        Altra cosa la scelta di Giuda all’apostolato: ma qui siamo nel mistero della Prescienza di Dio, della funzione di Giuda nella storia della salvezza e della libertà umana.
        E altra cosa la scelta dei sacerdoti nella Chiesa, e questa è responsabilità della Chiesa: ci sono i seminari, gli anni di preparazione e quindi tutto il tempo per vagliare e decidere. Il fatto è che la Chiesa, anche nei decenni prima del concilio maledetto, era pervasa da molteplici elementi disgregatori, e chi doveva vigilare, se la dormiva, o lasciava correre, per non incorrere nell’accusa di essere cacciatori di streghe ( il rigore di San Pio X non era più di moda, e gli effetti si sono visti). Non dimentichiamo che Bugnini Bea Roncalli Montini sono state tutte creazioni…

          1. Caro bbruno, non sono proprio sicura di aver sbagliato riguardo al sacerdozio di Giuda perché finita la cena Gesù parlò del traditore e Giuda uscì. Mi piacerebbe, comunque, che qualcuno mi chiarisse per cortesia questo aspetto.
            Grazie

      2. Grazie Tonietta….
        Scusatemi ancora per lo sfogo, ma di fronte a queste cose orripilanti, non riesco proprio a farne a meno.
        Grazie ancora !!!!

        1. Resta che Gesù non ha fatto sacerdote Giuda… dimostrare il contrario! I sacerdoti-Giuda li fa una Chiesa dormiente, una Chiesa divenuta tiepida e pusillanime, fino ad essere stomachevole e vomitata da Dio (cf.Apocalisse)….La chiesa di oggi poi non fa nemmeno questi, perché invece di sacerdoti fa delle maschere di preti (cf Pontificalis romani ,1968)… Per convincersene basta una piccola osservazione: come può una chiesa, quella nuova, avere rinnegato TUTTA la fede cattolica, e mantenere vivi e sani e veri i sacramenti, che sono il centro propilsore della fede e l’alimento della fede??? L’albero marcio produce frutti marci…

          1. Non a caso, l’altro “nuovo santo” è don Primo Mazzolari, autore della famosa omelia “nostro fratello Giuda”!

          2. rispondendo alla nota di Tonietta, posso confermare quanto detto:

            La consequenzialità dei fatti mi pare indicata chiaramente da Mt in 26, 20-25: svelamento di Giuda traditore; 26-29: istituzione dell’ Eucarestia; così in Marco: 14,17-21; in 22-25 l’istituzione dell’Eucarestia. E in Giovanni 13,21, ci viene detto che Giuda, appena smascherato, lascia la sala: “quello però preso il boccone, uscì subito”. E quel boccone non è certo il Pane consacrato…
            Quindi Giuda, non fu fatto sacerdote!

  11. guardando in faccia questi Tre Figuri (fa bene la Redazione a riproporli, “se li conosci li eviti”…), mi viene da chiedere quale ‘gender’ dovrebbero inventarsi per rendersi in qualche modo appetibili…. Ma si sa, a questo modo i simili non mancano, e si ritrovano infallibilmente, perché Giove li fa, e quindi eccoli qua!

  12. Più scrive di queste cose ( come nel lbro “MalaScuola”) più si dimostra intelligente, colta e sincera polemista al servizio del bene comune civile ed ecclesiale.

  13. Ottimo articolo da ogni punto di vista!
    Peccato che tanta bravura possa esprimersi descrivendo una realtà blasfema e marcia.
    Aspettiamo tempi migliori confidando in Dio.
    Laura

  14. D’accordo nella lotta senza quartiere al camaleontico sdoganamento di omosessualità e pedofilia. Mi sembra però che don Milani in tutta questa faccenda sia stato tirato dentro per i capelli. Sia dai promotori del disgustoso sdoganamento che dai meritori avversari. Le sue intemperanze verbali, peraltro tratte dalla sua privatissima corrispondenza, è evidente che sono di una voluta paradossalità; da qui ad infangare un’opera meritoria come la sua ce ne corre. Si può dissentire dal metodo milaniano quanto si vuole ma bollarlo di pedofilia è francamente gratuito, insostenibile. Anche le deviazioni degli ex-alunni, o presunti tali, non provano nulla; quale maestro non ha avuto cattivi alunni? Credo che una nobile causa come la vostra dovrebbe innanzitutto smascherare l’indebita strumentalizzazione piuttosto che assecondarne la legittimità.

    1. Antonio, potrei essere d’accordo con lei, non fosse che i frutti del Milani sono frutti marci. A cominciare dal Forteto (faccia una rapida ricerca in internet per scoprirne gli orrori, a lungo nascosti dalla sinistra connivente). Ma anche dai tanti epigoni, giù giù fino ai don Gallo e compagnia brutta di oggi. Io sto al Vangelo: dai frutti li conoscerete.

      1. Scusi Alessandro2, il Forteto non è un “frutto” milaniano. Come riporta Magister, è “tra i circoli cattolici che fanno riferimento a don Lorenzo Milani e alla sua scuola di Barbiana”, nessun collegamento diretto con lui (solo indiretto nella persona dello sprovveduto magistrato Meucci). E don Gallo poi cosa c’entra? Se bastasse ispirarsi ad un maestro o ad una scuola per ritenersene a pieno titolo discepoli o prosecutori, staremmo freschi. Il primo a rimetterci sarebbe proprio Gesù Cristo. Anche Bergoglio dice di esserne il vicario ma lei … ci crede? Molti lo pensano, io no.

        1. sì, Antonio, ma Giuda, per tradire Gesù, non si è “ispirato al suo maestro”, che aveva insegnato chiaramente che il suo regno non era di questo mondo: parlava infatti del “Regno dei Cieli”. Di Bergoglio dico la stessa cosa: dove mai mostra di ispirarsi a Colui del quale appare come Vicario? Dice invece tutto il contrario: quindi di chi fa il… vicario??? Sappiamo purtroppo di chi.. Buoni maestri e cattivi discepoli? Può capitare ma solo quando non si ascolta il buon maestro. Ma quando i maestri sono infami, la loro ispirazione non può che produrre discepoli, e opere, infami….

    2. Se i comunisti e i loro eredi attuali hanno strumentalizzato la figura di don Milani, non sarà forse perché hanno trovato in lui Delle affinità? Leggendo alcune considerazioni nella famigerata “Lettera a una professoressa”, ho trovato delle affermazioni sconcertanti e ideologicamente orientate verso quel settore politico riguardo alla poesia italiana.
      Qual è stata la sua opera meritoria? Mi sembra che sia stata solo distruttiva. Per migliorare il mondo, è opportuno essere critici e non solo demolitore. Come scrisse Mussolini sul “Popolo d’Italia”, “distruggere è facile. È costruire che è difficile”.

      1. Mussolini? Di Gesù ebbe a scrivere: “Gesù probabilmente non è mai esistito. O se è esistito egli fu un uomo piccolo e meschino”. Mi perdoni, Filelleno, ma con questo esordio, Mussolini è l’ultima persona da coinvolgere in un giudizio su don Milani. Giusto per dare ad ognuno il suo.

        1. Certo, Mussolini ne ha dette tante; ma la frase da me citata era semplicemente per sottolineare che certe critiche sono solo distruttive. Comunque, Gino ha capito meglio il mio commento e mi ha fornito degli spunti di approfondimento, anche se ho alcuni dubbi.

      2. L’opera meritoria è stata la scuola serale di Calenzano e poi quella a tempo pieno di Barbiana. Con esse don Milani emancipò i suoi contadini e i suoi operai e li mise in grado di girare il mondo – contadini e operai degli anni ’50 e ’60 eh? – padroni delle lingue e orgogliosi della loro cultura. Legga le sue lettere: sono una cronistoria in presa diretta della sua esperienza scolastica e pastorale. Opera meritoria è “Esperienze pastorali”. Lo legga: è un affascinante esperienza anche per il lettore di oggi, un tuffo nella chiesa di allora e nelle sue problematiche. Consiglio in particolare il capitolo dedicato ai sacramenti. Emergerà il don Milani rigorosamente tridentino e una chiesa che le idealizzazioni tradizionaliste spesso rimuovono. Opera meritoria anche “lettera ad una professoressa” da leggere però nel contesto di allora, reazione della sua scuola “bocciata” da una scuola ancora fissa in un accademismo ormai fuori dalla realtà. Oggi il contesto è rovesciato ma chi ha buona memoria, e io stavo allora negli ultimi banchi, ricorda bene il classismo arrogante di allora.

        1. Gino, in quello che scrive son d’accordo con lei. Vengo dopo all’anagrafe, ma so da molti racconti che il classismo arrogante di cui ci racconta c’era, eccome. Il problema, semplificando all’estremo, è che dalle giuste rivendicazioni di uguaglianza sociale (p.es., dare chance ai figli della povera gente meritevoli a scuola e nel mondo del lavoro) si è arrivati dopo il ’68 all’imposizione dell’uguaglianza politica di stampo marxista, che è livellamento verso il basso di tutto. Quindi, è vero che preti come questi hanno alzato la voce in nome dello spirito evangelico, ma è anche vero che hanno dato il via ad una “denaturazione” della Chiesa dall’interno, riducendola alla ONG di sinistra, vagamente protestante, che è oggi. Ora, se dobbiamo riconoscere la pianta dai frutti, direi che non era una buona pianta. Si doveva restare alla società ingessata del 1950? No. Era questo il modo, la strada per uscirne? A posteriori, rispondo ancora con un secco NO.

          1. Tutto quello che dice è vero e lo sottoscrivo. Ma in questo don Milani non c’entra. Si legga con comodo e per esteso Esperienze pastorali e lo capirà. Anche il protestantesimo ha messo al centro della sua eresia Gesù e il Vangelo. Dobbiamo allora giudicare il Vangelo e Gesù dall’uso che ne hanno fatto i protestanti? Credo di no. Identico discorso per don Milani e il “milanismo”. Il vangelo e l’esperienza cristiana sono stati strumentalizzati dai luterani come gli scritti di don Milani e l’esperienza della sua scuola dai cattocomunisti e dalla scuola di stato attuale. Le parlo per esperienza diretta: ho collaborato con successo per ben tre lustri ad una scuola parentale improntata (coi debiti aggiornamenti) al metodo milaniano. I nostri più accesi avversari sono stati proprio i preti e la scuola di stato che a parole sarebbe “milaniana”. E questo perché? Perchè l’esperienza milaniana contrariamente a quanto si crede è estremamente meritocratica e professionalizzata, e pure cristianamente anticomunista (ma basterebbe leggersi per questo la lettera a Pipetta).

          2. Se posso precisare meglio: il milanismo è semplicemente abbietto. E la sua prima abiezione sta proprio nell’aver deformato don Milani. L’operazione era già in atto lui vivente e lo faceva imbestialire. C’è traccia nelle sue lettere. Quando il circolo cattolico di padre Balducci (sono proprio gli albori del cattocomunismo) lo contattò pensando di aver trovato un collaboratore, ne nacque una storica litigata. Perché questi si concepivano stile ONG, lui no: lui era un sacerdote che promuoveva l’emancipazione culturale a fini sacramentali (lo dice ad ogni piè sospinto nei suoi scritti) e quando accusa la chiesa tradizionale è perché col suo classismo allontanava i poveri dai sacramenti! Padre Balducci lo disse e lo scrisse sempre: sentiva don Milani un estraneo perché disinteressato al concilio e alle sue problematiche. Purtroppo però il milanismo ha preso il sopravvento su don Milani e ora è pronto a metabolizzarsi nel gender-milanismo. Cosa che lo avrebbe fatto inorridire (basta leggere la lettera a don Piero in Esp Past per avere un’idea di come don M considerasse…

        2. Una piccola osservazione a margine: perché, al tempo di PioXII era possibile non essere “rigorosamente tridentini” (don Milani muore nel ’67, la messa nova è del 69…)? Lo era anche Montini,un tridentino, e tale sarebbe rimasto, fosse morto prima dello scempio perpetrato…. E poi, uno che diceva che la lettura del messale era meglio che quella di Pirandello, mi pare un po’ svitato…Che c’entra Pirandello???? Ma già, lui apparteneva ad una scuola speciale, la sua….Ma poi, per andare al nocciolo, non doveva come prete essere essenzialmente un predicatore del Vangelo, cioè del messaggio di salvezza divina dal peccato, a cominciare da quello proprio, che è altra cosa dal ‘peccato sociale’, il ‘peccato di classe’?

          1. …e poi, questa non l’avevo mai sentita: “la Chiesa allora col suo classismo allontanava li poveri dai Sacramenti”! Io ricordo invece al mio paese allora la chiesa piena di gente, per i sacramenti, e la gente allora, viveva di bracciantato e di campagne in Piemonte, alle risaie, mica di reddito di inclusione!…Oggi invece per fare piacere ai poveri, la chiesa si è liberata dal classismo dei suoi dogmi e quindi ha pensato bene di togliere di mezzo i sacramenti e il bisogno di essi: ognuno faccia come crede, ognuno per sé e Dio per tutti. Un’unica classe, dei Turlupinati! Con le chiese vuote. E gran vantaggio per i furbi.
            Come diceva Mark Twain: se vuoi sistemarti per la vita, mettiti accanto a te un povero…

  15. Come dice la sig.ra Tonietta, fidiamoci e affidiamoci al Signore…(beato l’uomo che confida nel Signore Sal.1).
    Solo in Dio si vive come uomini, costoro, i vari Milani e Mazzolari, travestiti da preti (lupi travestiti da agnelli) altro non sono la personificazione del Male!
    Il vero umanesimo nato con Cristo,deifica l’uomo.
    E secondo la “nuova Chiesa” di bergoglio, a questi esseri malvagi spetterebbe…il Paradiso!
    Ma ci faccia il piacere!!!!!!!!

  16. Don Milani è divenuto, contro la sua esplicita intenzione, un’icona della sinistra che l’ha deformato secondo i propri interessi e quelli del disfattismo scolastico sessantottino. Chi lo studia veramente al netto dalle fastidiose strumentalizzazioni sinistrorse, non può che ammettere la sua granitica ortodossia e la sua alta spiritualità. Solo come esempio, leggere la lettera a don Ezio del 25.3.1955: è l’esatto contrario della misericordia bergogliana e andrebbe spedito al “papa” come salutare provocazione. http://www.acannone.it/joomla/download-121/category/9-incontri?download=68…di...
    Il resto è tutta illazione calunniosa.

  17. La melma maleodorante della vecchia Chiesa che viene promossa a preziosa vena aurifera nella nuova chiesa, i preti corruttori dei ragazzi promossi a educatori modello, e quelli che la misericordia di Dio se la bevono, e promuovono al culto “il nostro fratello Giuda”( povero ‘culto’) , e il Biancovestito che si muove qua e là dal Po a piazzarli, arnesi vecchi ma sempre funzionali, sul mercato del politicamente corretto, in ottemperanza ai voleri della Libera Muratoria che tali piazzisti si è scelti e tiene al guinzaglio: ecco dove è finito l’esercizio del sentire religioso dei nuovi tempi, per la distruzione di ogni autentico sentire cristiano…

  18. Luciano Pranzetti

    Avete notato che da secolo non si parla più del santo curato d’Ars, di Don Bosco, del Cottolengo, dello Champagnat? Santi che sono la spina confitta nella coscienza – si fa per dire – di questa marcia e slombata gerarchìa vaticansecondista. E saranno loro a giudicare gli apòstati della congrega bergogliesca.

    1. Non se ne parla, no, caro Professore. Sono troppo scomodi. Però qualcuno di loro è diventato ultimamente comodo, come don Bosco o San Filippo Neri, visto che da qualche parte sono stati messi sullo stesso piano dei cosiddetti “preti di strada”. Ah, se potessero parlare!

  19. ‘In questa intervista Siti ammette di aver “forse” forzato l’interpretazione di alcune lettere in cui il linguaggio di Milani è al solito crudo e paradossale.’
    Ho letto solo ora il link al sito di Repubblica e credo che nel ‘libro’ (passatemi il forzoso eufemismo) di Siti Don Milani venga tirato molto per i capelli…. la frase che ho riportato in alto è significativa.
    Credo che forse siamo giunti tutti a conclusioni fin troppo affrettate, almeno relativamente al Sacerdote di Barbiana, e dovremmo aver l’umiltà di chiederGli scusa e riparare questa offesa alla Sua memoria.

    1. Eh, addirittura con le maiuscole! Non è mica il Padreterno! E’ indicativo però di un atteggiamento un po’ troppo deferente verso questi “nuovi santi”

  20. Rimango costernato dalla congiura antimilaniana. E’ vero che la narrativa cattocomunista ha ormai monopolizzato e “trasformato” il personaggio, ma una seria indagine sui suoi scritti dovrebbe smascherare la manipolazione. Invece rattrista vedere come a destra l’ideologizzazione colpisca e condizioni come a sinistra. Non credo questo giovi alla causa che tutti sosteniamo

  21. non l’ho seguita
    ,la visita papale:Bergoglio si è inginocchiato o no sulla tomba del don?Di solito rimane in piedi davanti al Santissimo….

  22. “Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia: questo insegna don Milani. Ed è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole”.
    Mostruoso! Nessuno che pensi ad annunciare ai poveri la Parola di salvezza, il Verbo fatto carne. Solo parole per una piena cittadinanza nella società. E l’eternità?
    Ma la vera eresia è far credere che senza queste umane parole non sia possibile una piena appartenenza alla Chiesa, come se i sacramenti in fondo non servissero. Non vorrei essere nei panni di Bergoglio quando … Questa fede consapevole è una contraddizione in termini.

    1. Claudio: la vera mostruosità è giudicare un autore senza averlo letto per bene. Legga per favore Esperienze Pastorali da pag 192 a pag 202 (non solo lì ovviamente ma cito ad esempio) e troverà ciò la cui mancanza rimprovera tanto a don Milani: la passione pastorale per la frequenza dei poveri – dei poveri eh? – alla Confessione, alla Messa a alla Comunione. Poi mi aspetterei anche un’ammenda per aver diffamato, per giunta da morto, questo povero prete.

      1. Per servirla meglio mi permetta di citare solo questo: “… Questo egoismo da giungla è tutto ciò che si può trovare in un uomo quando non l’ha raggiunto l’influsso vivificante della parola, cioè del mezzo che …e più ancora quello di Un suo Simile che è la Parola e che s’è fatto Carne cioè Parola Incarnata per essere Parola più convincente. E che poi ha posto un Libro come fondamento della nostra elevazione e un Magistero per l’interpretazione di quel Libro e poi dei Sacramenti che sono in se stessi più che quel Libro e più che quel Magistero, ma che pure non si possono affrontare neanche loro senza l’anticamera della Parola (il catechismo). Da tutto questo son tagliati fuori quegli infelici … etc”. Le maiuscole sono nell’originale. Esperienza pastorali pag. 196.

        1. Escludeva i ‘poveri’ dalle ricchezze della Parola del Magistero e dei Sacramenti ?!? Davvero? E ora che fa ‘questa’ chiesa preconizzata dal Milani ( e infatti il Bergoglio ha parlato di una chiesa nemica della scuola classista, del ‘merito’…- quando si dice le “affinità elettive”!….)? Ha distrutto la Parola ( non c’erano i “registratori” a riprenderla), ha distrutto il Magistero (“vedetevela voi” dice ‘ecumenicamente’ il Bergoglio), ha distrutto i Sacramenti (sono riti di iniziazione ed esercizi simbolici), perché non si possa più dire che qualcuno è stato escluso da qualcosa. Tutti dentro e tutti fuori…l’importante è non sapere dove e da dove…E niente e nessuno che possa più saziare la fame dei veri poveri, quelli del Vangelo, che hanno la fame di Dio…

  23. Non Metuens Verbum

    Io sto con quelli che non vorrebbero regalare l’icona milaniana al totalitarismo gender, reo di appropriazione indebita.

  24. Sarebbe stata una scelta giusta e lungimirante, soprattutto per il bene del Sacerdote, non diffondere la corrispondenza in esame, impedire la diffusione di un contenuto tanto compromettente. Anche nella ipotesi favorevole ventilata da più parti, che cioè le espressioni in esame siano state il frutto di mere provocazioni verbali, di metafore volutamente alterate, questo non ne giustifica a nessun titolo la pubblicazione. Com’è stato acutamente osservato su questo sito, non si deve mai creare occasione di pubblico scandalo (aggravante), condannando l’autore ad una gogna eterna. Sarebbe auspicabile diffondere esclusivamente quanto può edificare il nostro prossimo, aiutarlo a riflettere, arricchirlo moralmente e culturalmente. Offrirgli consolazione nella sofferenza. Quanto alla scuola, se veramente formativa nei contenuti e nelle finalità, non ha bisogno di essere definita “aperta e inclusiva”, perché lo è ipso facto. Non ho mai ascoltato o letto di Insegnanti integri, colti, impegnati sino al sacrificio, che si siano dimostrati con gli allievi gretti e discriminanti.

    1. perché “impedirla”? Dispiace così tanto vedere i propri miticompromessi? certo sarebbe stato infinitamente meglio che un simil prete mai fosse diventato prete, e qui era DOVERE !

  25. P.S. : poiché questa corrispondenza circola su tutti i media da molti anni, desidererei sapere chi abbia dato il via alla pubblicazione.

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