La notte di Natale e il suo significato – di Carla D’Agostino Ungaretti

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“Benedetto il Signore Dio di Israele, / perché ha visitato e redento il suo popolo / … per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge / per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre / e nell’ombra della morte … (Lc 1, 66; 78 – 79).

“Tu scendi dalle stelle / o Re del Cielo, / e vieni in una grotta / al freddo e al gelo”.   (S.Alfonso de’ Liguori)

di Carla D’Agostino Ungaretti

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Si avvicina la Santa Notte, la Grande Notte che, secondo la tradizione evangelica, vide la nascita del Cristo, del Redentore, del Messia promesso da Dio al Suo popolo e annunciato dai Profeti. La tradizione cristiana vorrebbe che la notte della vigilia fosse una notte di attesa, di preghiera e di mortificazione nel cibo e nei divertimenti; invece la cultura occidentale, scristianizzata e consumistica, è riuscita a capovolgere questi santi propositi trasformandoli in usanze goderecce e spensierate. Per esempio a Roma, ma credo ormai quasi dovunque, la cena di magro della vigilia è diventata un succulento cenone con il quale ci si tranquillizza la coscienza perché si compone di raffinati manicaretti a base di pesce (naturalmente in ossequio alla penitenza che vieterebbe di mangiare carne … ), mentre il cappone ripieno, il romanissimo “abbacchio” al forno e il pangiallo (antico dolce natalizio romano) sono rimandati all’abbuffata del giorno dopo. (Mi accorgo che sto facendo la moralista e devo smetterla  perché anche io, come molte altre donne, sarò occupatissima in cucina nei giorni precedenti il Natale)  

Eppure per chi prova ancora una briciola di Fede e di commozione per quel santo Bambino che fece il suo primo sonno al freddo, nella mangiatoia di una stalla, perché i suoi genitori non avevano potuto trovargli un rifugio decente, la notte della Sua nascita ha un significato simbolico enorme. Che Gesù sia nato di notte è attestato da una sola parola del Vangelo secondo Luca (2, 8) quando l’Evangelista riferisce che era notte allorché i pastori, che vegliavano sorvegliando il loro gregge, ricevettero dagli angeli l’annuncio che era nato il Messia. Matteo non fa questa allusione temporale ma – parlando del viaggio dei Magi che, alla ricerca del Re dei Giudei, seguirono la stella visibile solo di notte – fa anche lui un forte riferimento simbolico al viaggio dell’umanità che cammina nell’oscurità verso la Luce.

La Sacra Scrittura parla della notte fin dalla prima pagina: “In principio (Bereshit) … le tenebre ricoprivano l’abisso” (Gen 1, 1) come di un’entità presente prima della creazione del cielo e della terra che rappresenta il nulla, l’assenza e il vuoto, ma che viene sconfitta dalla Parola di Dio che porta la Luce. Nel Messale Romano, la liturgia del VI giorno fra l’Ottava di Natale canta nell’Antifona d’ingresso: “Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il Tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo, dal trono regale”.

Secondo gli esegeti, la tenebra è il simbolo del regno della morte; infatti, Gesù dice che  nelle tenebre ci sarà “pianto e stridore di denti” (Mt 8, 12), perciò il Creatore, con il “Fiat lux”, ha creato la vita. Ma le tenebre permangono nella storia e nella vita umana cercando sempre di prendere il sopravvento e ce ne accorgiamo quando veniamo a contatto col dolore della morte, della malattia, della guerra, del terrorismo, dell’oppressione degli ultimi, delle incomprensioni che distruggono la famiglia e potrei continuare citando anche i crimini dell’aborto e dell’eutanasia, camuffati  da amore umano.

Vedendo il mondo che ci circonda, siamo tutti tentati dalla disperazione come lo fu Giobbe (3, 4 – 7) quando maledisse il giorno in cui era nato, ma se disperiamo e dubitiamo dobbiamo sforzarci di pensare che, con la nascita di Gesù,“la luce splende nelle tenebre” (Gv 1, 5) che non sono riuscite a spegnerla[1]. Il Male materiale, spirituale, morale che ha sempre dilagato nel mondo non potrà mai prevalere perché la Parola di Dio è stata portata a compimento dal Cristo, “il sole che sorge dall’alto” profetizzato da Zaccaria (Lc 1, 78).  Questo è il grande messaggio di speranza inviatoci da Dio tramite Suo Figlio, che lo ha avvalorato con la Resurrezione dopo una morte ignominiosa, riservata ai malfattori e agli ultimi della società, che avrebbe fatto perdere la speranza a chiunque non si fosse lasciato raggiungere dalla Grazia. E’ la speranza che non deve mai essere abbandonata, neppure quando il Male sembra trionfare.  E’ la “Spes contra Spem” di cui parla S. Paolo a proposito di Abramo (Rom 4, 19).

I Profeti, uomini della Parola come Giovanni, “vennero come testimoni per rendere testimonianza alla luce” (Gv 1, 7). Quando l’Angelo della notte di Natale si presentò ai pastori che sorvegliavano nel buio il loro gregge, per annunciare loro “una grande gioia che sarà per tutto il popolo”, dapprima li rassicurò (“Non temete”) – come Gabriele rassicurò Maria al momento dell’Annunciazione – perché quando si percepisce che Dio è vicino e la Sua Grazia ci sta raggiungendo è naturale e umano provare “timore e tremore”; poi  “la gloria del Signore avvolse di luce” quei poveri e umili uomini, gli ultimi nella scala sociale del tempo, rischiarando la loro vita e le loro anime. Intanto una moltitudine dell’esercito celeste intonava quella lode meravigliosa che la liturgia ha accolto nella S. Messa e che è stata fonte di immensa ispirazione per i più grandi musicisti, come Beethoven della “Missa solemnis”, quando il coro esplode nell’impressionante inno: “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis”.

Questa versione latina della Volgata di S. Girolamo è quella recepita tutt’ora dalla liturgia, mentre la Neo volgata l’ha trasformata in “Gloria in altissimis Deo / et super terram  pax in hominibus bonae voluntatis”. La traduzione del secondo verso, nei Vangeli in uso durante la mia gioventù, era letterale: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, mentre le traduzioni più moderne riportano: “ … agli uomini che Egli ama”; alcuni codici, dopo il secondo verso (“pace in terra”), ne aggiungono addirittura un terzo: “benevolenza tra gli uomini”. Le due traduzioni si integrano reciprocamente: infatti, quando gli uomini dicono SI’ alla Grazia divina non fanno che attuare nei loro cuori quella “buona volontà”, quell’amore che Dio nutre per loro. Ecco “le grandi opere di Dio” di cui parlano gli Atti degli Apostoli (2, 11) che tutti dobbiamo meditare e di cui dobbiamo ringraziare il Signore perché Egli è venuto in terra a portare la pace “agli uomini di buona volontà”, ossia a tutti coloro che vogliono uniformare la loro volontà alla santa Volontà di Dio[2].

L’Angelo del Natale chiama i pastori a verificare personalmente ciò che era stato annunciato ed essi corrono a Betlemme, perché quando si riceve un invito da parte di Dio è impossibile attardarsi o indugiare. Non per nulla l’Evangelista Luca poco prima aveva osservato che Maria, ricevuta l’Annunciazione, “raggiunse in fretta” una città di Giuda per condividere con sua cugina Elisabetta la gioia della Grazia ricevuta da Dio. Anche nel buio della notte, la luce interiore che i pastori hanno ricevuto illumina i loro passi e non li fa sbagliare. E trovano il “segno”, un bambino simile in tutto  per tutto agli altri neonati, perché Dio aveva voluto che la nascita del Messia non avvenisse nel trionfo della gloria terrena, come avrebbe voluto il popolo di Israele, ma nel nascondimento e nell’umiltà. Ed hanno potuto riconoscere quel “segno” – che, come tutti gli altri “segni”, mostrava ma non dimostrava – perché essi, come Elisabetta, avevano detto SI’ alla Grazia ricevuta da Dio. Perciò, chi cerca la vera Luce è invitato a fare un cammino spirituale, che può essere anche difficile e faticoso, per poter riconoscere in quel Bambino una Rivelazione inaudita e sconvolgente: quella di un Dio che si è fatto uomo per amore, non per eliminare il dolore, la malattia, la morte, ma per condividerle con le sue creature promettendo loro il riscatto. Nella Notte di Natale rifulge la rivelazione piena dell’amore compassionevole di Dio e se ci lasciamo illuminare da essa accantonando il nostro IO, la nostra superbia, la nostra autoreferenzialità, possiamo ben capire come la nostra vita ne può uscire trasformata, come ne uscì trasformata la vita dei pastori i quali, pur permanendo nella loro umile povertà, “poi se ne tornarono lodando e glorificando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era  stato detto loro” (Lc 2, 20).

Non è facile accettare in toto quella Rivelazione. La vita del XXI secolo ci coinvolge e ci condiziona, ma se ci fermiamo a riflettere ci accorgiamo che quella Luce non può certo essere sostituita con le luci che ogni anno, in dicembre, invadono le nostre città con un enorme spreco di energia elettrica e provocando quell’inquinamento luminoso che ci impedisce perfino la contemplazione dell’ incantevole cielo stellato notturno. Ma solo chi riesce a vivere quella Rivelazione è invaso dalla beatitudine del Natale.

E’ quello che io auguro con tutto il cuore agli amici di Riscossa Cristiana.

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[1] Nella Bibbia di Gerusalemme, secondo la traduzione della CEI, “editio princeps” de 1971, sulla quale io abitualmente studio, è detto: “Le tenebre non l’hanno accolta”, ma mi sembra più appropriata l’espressione usata nella traduzione della Nuova versione ufficiale della CEI, “La Bibbia. Via Verità e Vita” (SAN PAOLO, 2009): “Le tenebre non l’hanno vinta”,  adottata anche dalla “Bibbia Interconfessionale” (LDC – ABU – IL CAPITELLO)

[2] S. Josè Maria Escrivà  de Balaguer, “E’ Gesù che passa”, n. 13.

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4 commenti su “La notte di Natale e il suo significato – di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Grazie gentile Dr.ssa D’Agostino,
    bellissime queste sue riflessioni, purtroppo la società di oggi,nel Natale del Signore, è presa solo dalle frenetica corsa ai…regali!
    Ricambio con stima e affetto gli Auguri a lei e a tutti gli Amici di Riscossa Cristiana; che il Divino Bambinello porti a tutti noi la Sua Luce, il Suo dolcissimo sorriso la Sua infinità bontà,nella quale proviamo consolazione: non si può vincere da soli, è il Signore il vincitore della lotta.
    E allora…prostriamoci innanzi al Presepe, e offriamo a Gesù Bambino tutto il nostro cuore,senza alcuna riserva.
    Buon Santo Natale a tutti.
    vittoria

  2. Grazie di cuore Sig.ra Ungaretti. Le Sue parole mi sono assai preziose in questo particolare momento. Con l’occasione mi permetto di far proprio il Suo augurio e condividerlo con tutti gli affezionati lettori di Riscossa Cristiana.

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