LA SPECULAZIONE FINANZIARIA NON SI ARRESTA – di Publio Fiori

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GOVERNO E PARLAMENTO FINGONO DI NON VEDERE: INVECE DI COLPIRE I “CARNEFICI” PUNISCONO LE “VITTIME”. QUELLA STAMPA FA DISINFORMAZIONE. NON E’ PIU’ TEMPO DI ATTENDISMI.


di Publio Fiori

fonte: Idea Popolare


Francamente non riesco a comprendere gli “applausi” che la politica (destra, centro e sinistra) ha tributato al Governo Monti e al suo decreto c.d. “Salva Italia”. Forse i partiti sono favorevoli ad un Governo che fa “il lavoro sporco” assumendosi la responsabilità dei tagli al tenore di vita, alle pensioni, alle retribuzioni, ai servizi pubblici e sociali. Non capisco, però, come si possa applaudire una manovra che colpisce i cittadini e premia quelle banche che, con le loro attività speculative sono le vere responsabili della crisi! Una crisi, infatti, che nasce dalla finanziarizzazione dell’economia, dalle speculazioni finanziarie, dai titoli derivati Otc (negoziati fuori mercato e tenuti fuori di bilancio) e dalla concessione di finanziamenti, mutui e crediti al consumo al di sopra di ogni ragionevole strategia.

insaziabile

LA FINANZA SPECULATIVA CONTINUA A FARLA DA PADRONA.

Se i dati pubblicati da “Italia Oggi” il 22.12.2011 (articolo di Mar io Lettieri e Paolo Raimondi) fossero veri (e non ho motivo di dubitarne) tale perverso sistema prosegue alla grande: “la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea conferma l’impazzimento della finanza globale. I derivati finanziari Otc nel primo semestre 2011 sono aumentati in modo “stratosferico” raggiungendo il valore  di 708 trilioni di dollari con un aumento del 20% rispetto a dicembre 2010. Quando all’inizio della grande crisi, giugno 2008, il totale Otc era di 673 trilioni di dollari.
Dunque, la finanza speculativa si allarga e l’economia reale si contrae. Dinanzi a questo scenario cosa fa il Governo dei Professori e dei Banchieri? Anziché bloccare le speculazioni finanziarie (con provvedimenti tipo Tobin Tax, con l’incentivazione del credito alle imprese, con la distinzione tra banche speculative e banche dedicate al credito reale, ecc.) vara un decreto (e forse ne sta preparando un secondo) che colpisce la gente, non prende nessun provvedimento contro la speculazione finanziaria e partecipa alla decisione europea di rifinanziare il sistema bancario senza porre alle banche alcun vincolo sul tipo di credito che intendano concedere: se alle imprese che producono o alla speculazione.

LA STRADA SCELTA DA “LORSIGNORI”.

Questi Ministri-Professori non possono ignorare tale situazione, così come non possono fingere di non conoscerla quei politici che si sono spellati le mani per applaudire Governo e decreto. Dunque, Lorsignori, ben conoscendo la situazione hanno scelto la strada più semplice e più sbagliata.: coprire il buco di bilancio con misure antipopolari ed evitare di entrare in conflitto con i “Poteri Forti”, con le grandi Istituzioni finanziarie, col sistema bancario nazionale e internazionale. Consentendo così a questi attori dello scenario finanziario di continuare a recitare un ruolo da protagonisti. Ma questa strada finirà presto in un vicolo cieco perché si continua a gettare acqua (i risp armi e i redditi della gente) in un canestro bucato, anziché riparare il buco con provvedimenti che blocchino il sistema dei “titoli derivati”, vere e proprie scommesse senza alcun riferimento all’economia reale. Solo con la Tobin Tax si potrebbe avere un gettito fiscale di 60 miliardi di euro l’anno (più del doppio cioè di quanto rastrellato con il recente decreto), che eviterebbe i sacrifici, la riduzione di reddito e la recessione in atto, e colpirebbe finalmente gli speculatori. La politica, anziché battersi per un nuovo umanesimo che tuteli la dignità della persona, i giovani e le famiglie, cede il passo ad un c.d. “Governo tecnico” nella speranza (illusione) di tornare presto alla guida del Paese. Un progetto questo francamente poco nobile e soprattutto poco intelligente perché sacrifica il “bene comune” sull’altare di ambizioni personali che, fra l’altro, molto difficilmente potranno essere soddisfatte.


L’INCAPACITA’ AD AFFRONTARE LA CRISI.

Se l’Europa è importante e l’Euro è parte fondamentale dell’Unione, non è detto però che ci si debba continuare ad inginocchiare dinanzi all’apparato burocratico-finanziario-speculativo che guida le scelte politiche europee. La BCE che finanzia le banche e non può finanziare gli Stati è una grande anomalia! Così come è inaccettabile la perdita della “sovranità monetaria” in favore della BCE che può stampare moneta per le banche e non per le esigenze della finanza pubblica nazionale! Ciò testimonia che se i partiti dell’ex maggioranza sono stati incapaci di affrontare la crisi, i partiti dell’opposizione sono stati capaci solo di mandare a casa Berlusconi; ma non hanno alcuna strategia alternativa da proporre al Paese. E i politici di c.d. “ispirazione cattolica” si tengono stretto il loro seggio parlamentare preoccupandosi solo di garantirsene la riconferma , senza esprimere alcuna seria proposta fondata sui principi della dottrina sociale cristiana. Parlando molto di “quoziente famigliare” e di “valori”, e  facendo riferimento all’Enciclica “Caritas in Veritate” che spesso danno l’impressione di non avere neppure letto.

IL RILANCIO DEL CATTOLICESIMO POLITICO: FUORI I FARISEI DAL TEMPIO.

Non può essere questa la rappresentanza parlamentare del mondo cattolico. Ci vuole qualcosa di più e di diverso. Se le varie anime della Gerarchia Ecclesiastica appaiono, su questo versante, ancora incerte e divise i cattolici laici debbono rivendicare la loro autonomia di analisi, di progetto e di iniziativa politica. Così anche nei confronti delle varie articolazioni dell’Associazionismo cattolico che appare bloccato nell’attesa di una investitura formale, come quella del 1946 in favore della DC, che privilegi questo o quel soggetto. Dunque non è più tempo di attendismi. Ma, se è sempre più urgente una unitaria iniziativa politica dei cattolici, è ancora più urgente “scacciare dal Tempio i Farisei” coloro, cioè, che dietro una formale e proclamata adesione ai valori del cattolicesimo politico e sfruttando i simboli e la storia della DC di De Gasperi e del Partito Popolare di Sturzo, nulla fanno e nulla dicono in difesa del popolo italiano, lasciandolo in balia delle scorribande del “finanz-capitalismo” e di un “mercato salvifico” che in realtà salva solo gli interessi dei “Poteri Forti”. Con l’aggravante di rifiutare l’unità politica dei cattolici sul pretesto della “libertà di opzione politica” sancita dal Concilio Vaticano II che, però, ha stabilito solo un principio di libertà e non ha posto un divieto di ricomposizione della diaspora esplosa con la fine della DC. E questa strategia di complicità è sorretta da una stampa “assistita”  sempre più al servizio del potere, che svia l’attenzione della gente dal vero drammatico e inaccettabile scandalo della crescente egemonia del mondo finanziario. D’altra parte l’Italia è uno dei pochissimi paesi senza (o quasi) editori indipendenti, editori cioè che non siano controllati da gruppi industriali, imprenditoriali o finanziari. Praticamente ci manca l’editore “puro” non legato a gruppi di potere, come il Washington Post.

LA STAMPA “ASSISTITA” E LO SVIAMENTO DELL’OPINIONE PUBBLICA.

Perché certa stampa anziché fare serie inchieste sul finanz-capitalismo, sulle speculazioni finanziarie e sui gruppi di potere che succhiano il reddito e i risparmi della gente, fa a gara ad attribuire responsabilità  ai c.d. “costi della politica”. Non c’è dubbio che questi costi debbano essere ridimensionati. Ma con due preliminari precisazioni. Anzitutto deve essere chiaro che i primi “assistiti” sono proprio questi giornalisti che, senza alcuna funzione di rappresentanza democratica usufruiscono dei finanziamenti che lo Stato (cioè la collettività) dà ai loro giornali. Ma perché in un momento di così grave crisi dobbiamo sovvenzionare i giornali e i partiti? Quale stato che si definisca liberale, laico e democratico conce de tali aiuti alle forze politiche e all’editoria? Senza pensare, poi, ai tanti giornali “finti” che percepiscono detti aiuti senza rispettare le condizioni previste dalla legge. Sarebbe auspicabile che questi “censori”, prima di fare una pur legittima morale alla “casta” del mondo politico, denunciassero e rinunciassero ai privilegi della “loro” casta. In secondo luogo i necessari tagli ai costi della politica non debbono partire dal basso (consiglieri circoscrizionali e comunali), ma dall’alto (Presidente della Repubblica e Membri del Governo).

CHIAREZZA SUI COSTI DELLA POLITICA MA SENZA DEMAGOGIA E POPULISMO.

Parliamoci francamente. Credo, e attendo smentite, che la Presidenza della Repubblica abbia costi di molto superiori alle Presidenze delle altre repubbliche parlamentari. Non ricordo ci sia mai stata una approfondita inchiesta giornalistica su detti costi con l’indicazione di appannaggi, stipendi, indennità, consulenze; sull’entità degli immob ili e sulle spese per la loro gestione; sul numero dei dipendenti e il loro trattamento economico; sulle spese di rappresentanza. Sarebbe veramente encomiabile se il Presidente tagliasse tali costi in maniera forte ed esemplare riducendo significativamente il proprio appannaggio, eliminando una quota importante di dipendenti e cedendo il patrimonio immobiliare agli Enti locali o ad iniziative di alto valore sociale. Infine la situazione reddituale e patrimoniale dei Membri dell’attuale Governo. Il Presidente Monti, appena nominato, aveva promesso la più completa trasparenza sui redditi e sui patrimoni dei Ministri mediante la loro pubblicazione on-line. Anche perché erano circolate voci su redditi e patrimoni “stellari” di alcuni professori e banchieri facenti parte dell’Esecutivo. Ogni tanto consulto “Internet” ma senza successo, perché non trovo alcuna traccia di quella meritevole promessa. Vogliamo cominciare a fare sul serio senza retorica, senza demagogia e senza “scandalismi” teleguidati, andando con coraggio a colpire le vere cause e i veri responsabili della crisi? Ma per fare ciò è indispensabile che la politica si riappropri del ruolo che la Costituzione le ha affidato, che la stampa riacquisti autonomia e indipendenza e che i cattolici tornino ad essere protagonisti di una vera “Rinascita Popolare” fondata su una etica condivisa e sui valori della Costituzione.

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