“La svolta” – racconto di Alfonso Indelicato

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(fantasia o profezia?)

di Alfonso Indelicato

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– No, questo no … – rispose il Cardinale con un filo di voce, come parlasse a se stesso, e tacque sgomento.

L’uomo vestito di bianco lo guardava fermamente, in silenzio. Era strano come quel viso, che quando sorrideva aveva un’espressione tanto bonaria, diventasse così duro, e perfino torvo, quando era serio.

– Lei non è certo il primo al quale confido questo pensiero. Ma naturalmente tenevo a sentire anche Lei. Anzi, tenevo di più a parlarne con Lei. –

Non era certo un complimento. Il presule, che ne aveva capito bene il motivo, non chiese perché.

Sempre a voce bassissima, e senza guardare negli occhi il suo illustre interlocutore, il Cardinale chiese: – E quale diventerebbe la formula? – la sua voce aveva un tono sconsolato ma non rassegnato, come di chi si aspetta qualcosa che poi dovrà  effettivamente avvenire,  e non intende consentirvi.

Ma l’uomo vestito di bianco aveva bene inteso quel grumo di ostinazione.

– La formula, la formula… quella la troveremo. Non è importante la formula. – Ciò detto, lanciò sul suo ospite lo sguardo grave di chi osserva un reprobo.

Il cardinale, che fino a quel momento aveva mantenuto un contegno dimesso e paziente (gli era costato non poco, ma del resto si era lungamente preparato a quell’incontro) sobbalzò sullo scranno di legno intarsiato. Era egli un Principe di Romana Chiesa dei più autorevoli; e anche se negli ultimi anni la sua stella si era offuscata ed era ora relegato in un ruolo poco più che decorativo, non aveva senso che tacesse. La voce, pur sempre sommessa, gli uscì come fosse attraversata da una sottile lama di ferro. E tanta fu la pur controllata inquietudine, che omise l’alto appellativo dovuto al suo interlocutore.

– Non le insegno niente se dico che, per essere valido, il sacramento abbisogna della forma stabilita, vale a dire le parole – le stesse – pronunciate da Nostro Signore nell’Ultima Cena -. Così il Cardinale, e per non aggiungere altro dovette lottare con l’indignazione che gli gonfiava il petto.

La formula, sì, proprio quello era il punto. Gli altri due elementi costitutivi del Sacramento – il ministro idoneo, cioè un sacerdote ordinato validamente, e la materia autentica, cioè il pane e il vino –  non erano in discussione. Almeno per il momento.

L’augusto interlocutore scosse lentamente, e a lungo, il capo.

– Distinguiamo il grano dal loglio. Una cosa sono i significati, un’altra le parole con le quali si trasmettono – disse scandendo le sillabe con voce cantilenante – Qual è il significato che vogliamo trasmettere? Lei lo sa bene: un significato che unisce, non uno che ci divide, come è l’attuale, dai nostri fratelli riformati.-

Questo era troppo. Tutta la deferenza, tutto il rispetto che il Cardinale sapeva dovuti a chi gli era di fronte vennero meno, ed egli era ora alterato, e la sua voce divenne vibrante nell’aria quieta della stanza.

– L’ Eucarestia non è stata istituita per trasmettere significati, ma per rinnovare un Sacrificio, il quale ha il suo effetto indipendentemente dal senso che gli si vuol dare. – Disse ciò, e non appena ebbe parlato percepì   che ogni singola fibra del suo essere consentiva con ciò che aveva detto. E non poté fare a meno di pensare che lo Spirito aveva parlato con la sua bocca, ma subito chiese perdono a Dio, poiché era umile di cuore.

L’uomo vestito di bianco fece un lento gesto con la mano come ad allontanare da sé l’obiezione. – Non ho bisogno di lezioncine, ma di contributi. Vedo che lei non intende offrirmene -.

Ciò detto, proferì all’indirizzo dell’ospite brevi e fredde parole di commiato, e non lo accompagnò alla porta.

***

I due uomini avevano ormai una lunga dimestichezza, e si davano il tu. Certo avevano caratteri diversi, ma non poi tanto. Uno era un narciso, più esuberante dell’altro, e amava le battute in vernacolo. L’altro nascondeva dietro l’apparenza gioviale un carattere duro e un’immensa ambizione. L’atmosfera era distesa, amichevole, ben diversa da quella dell’incontro che si era svolto nella stessa stanza il giorno prima.

“… Mangiate questo pane, bevete questo vino in ricordo del mio sacrificio per voi”.

– Va abbastanza bene. C’ è la giusta enfasi sull’idea del ricordo: la formula magica hai fatto bene a toglierla di mezzo… la lunga strada sta per trovare il suo approdo. –

– Cos’è che non ti piace, allora?- rispose il cardinale con espressione perplessa e un poco dispiaciuta.

– In fondo, niente. – disse l’uomo vestito di bianco scuotendo il capo dopo una breve pausa di riflessione – Solo vorrei qualche cosa di più sullo stare insieme, sull’accogliere … alla fine, l’ecumenismo cos’è? Un incontrarsi, un camminare l’uno accanto all’altro. -.

– Il cardinale rifletteva, carezzandosi lentamente il mento.

“Mangiate di questo pane, bevete di questo vino, in ricordo del mio sacrificio offerto per tutti“.

–  Ti sei sprecato, eh! –

– ” … In ricordo del mio sangue sparso per tutti” –

– Macelleria, non va bene.-

A queste parole il cardinale tacque a lungo. Gli era apparsa nella mente, all’improvviso, l’immagine del Crocifisso. I lineamenti dolcissimi di quel volto – quelli che nelle sacre icone compaiono intatti o appena alterati dal dolore –  dovettero nella realtà essere coperti da una coltre compatta di sangue grondante dal sommo della fronte trafitta dalle spine, sangue che poi colava sul petto e sul ventre nudo, poi lungo il Legno, e si raccoglieva infine dove questo era infisso nel terreno, formando una pozza. E pensò la pelle delicata forata dai chiodi arrugginiti, e le ossa dei polsi e delle caviglie schiantate dentro la carne viva. A tutto questo egli pensò, e taceva.

L’uomo vestito di bianco lo osservava a sua volta con sguardo penetrante, come ne stesse conoscendo i pensieri.

E il cardinale sentì, trafitto da quello sguardo, che ormai si era spinto troppo avanti, e che non aveva, non avrebbe avuto animo di scendere da quel carro su cui aveva deciso, dopo aver esitato, di salire. Tanto valeva procedere decisamente ora, senza pensare, senza riflettere.

– “… In ricordo del mio sacrificio offerto per tutte le donne e per tutti gli uomini”.-

E, rivolti all’ augusto interlocutore una strizzata d’occhio e un mesto sorriso d’intesa, aggiunse: – così mettiamo prima le donne, eh! –

L’uomo in bianco aggrottò lievemente le sopracciglia, come per un attimo di intensa riflessione. Poi sciorinò il suo sorriso largo, caldo, amichevole.

– Finalmente ci siamo arrivati, amico mio. – disse annuendo con enfasi.

Il cardinale, accantonati i suoi dubbi, sembrava ora simile a un gattone che, lisciato nel lungo pelo dal suo proprietario, strizza gli occhietti  facendo le fusa e infine crolla disteso su un fianco, stira le zampe e si abbandona al piacere delle carezze.

Infine, sentendosene autorizzato dalla corrente di umana simpatia che lo legava a quel grande uomo, dall’atmosfera distesa e quasi casalinga colà instauratasi, e anche da una certa mancanza di autocontrollo da cui era affetto nelle circostanze di gioioso entusiasmo, dopo un momento, ma solo un momento, di titubanza, si sentì di proporre:

– E mettimmece pure e’ ricchiune dint’a formula: così saremo ancora più accoglienti! –

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6 commenti su ““La svolta” – racconto di Alfonso Indelicato”

  1. Splendido. Splendido e terribile.

    Temo che a fianco alla forma narrativa del nuovo rito ecumenico – che ricalca la cena luterana – almeno nella fase iniziale verrà lasciata libertà di usare la formula consacratoria attuale. Di certo non sarà più usata nelle celebrazioni con gli eretici, che si moltiplicheranno, col pretesto di sopperire alla mancanza di sacerdoti e di accorpare le comunità di una stessa zona, a prescindere dalla loro confessione religiosa. Una prospettiva agghiacciante, ma che in vista di un’ulteriore decremento del Clero e dei fedeli rivela l’astuzia dei gerarchi della neo-chiesa. Si finirà poi col delegare ai pastori la celebrazione di un’unica Cena, senza la presenza di un sacerdote cattolico, o col permettere ai Cattolici di assolvere al precetto festivo assistendo alla Cena luterana, come avviene già ora con i riti Ortodossi e – recentemente – con quelli della Fraternità San Pio X (utile per creare il precedente).

    Un’anima cattolica, anche la più semplice, non può non scorgere con orrore la mano di Satana.

  2. Nella notte in cui girano gaudenti e senza freni tutti i diavoli, giusto giusto un racconto del genere trova il suo degno posto.
    Ma “ha dda passà a nuttata”…

    1. GRAZIE!
      In questo caso la ‘prolissità’ era davvero indispensabile.
      Ho commentato sul suo sito (non so se il commento sua andato a buon fine).

  3. Ecco descritto l’Abominio della Desolazione. Comunque ricordiamoci sempre che Nostro Signore Gesù Cristo non abbandonerà la sua Chiesa: le forze del male non prevarranno. Buona festa di Tutti i Santi…nella speranza di poter seguire gli esempi da loro indicati e continuare la loro testimonianza.

  4. Ma a cosa può mai servire cercare le sempre più rade pecorelle smarrite protestanti, se poi non si riportano all’ovile?

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