L’Amoris Laetitia come nuova inculturazione (seconda parte) – di Patrizia Fermani

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Guida ragionata alla lettura di un documento proteiforme. Per leggere la prima parte, clicca qui

Dato che di  Salvezza cristiana non si parla più, e con la rivoluzione americana si è riconosciuto il diritto alla ricerca della felicità, Bergoglio si impegna a fornire anche il manuale di istruzioni che evidentemente  mancava. Ma anche  il significato del matrimonio postcattolico, fonte inesausta di piaceri sensibili, risulta ben delineato.

di Patrizia Fermani

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Cominciamo dal genere letterario. L’amoris laetitia, che come dicevamo porta il titolo degno di un madrigale, appare in gran parte come un prolisso trattatello di contenuto prevalentemente erotico, che anche senza scomodare Madame Bovary, si pone in linea con la posta del cuore, un tempo pudica ma ora assai disinibita, dei più aggiornati settimanali femminili. Dietro una densa paccottiglia di ordinaria banalità, si può trovare  il manualetto di socio psicologia spicciola e moraleggiante sul piano di quelli che erano i discorsi da treno, prima che fossero  aboliti gli scompartimenti, insieme ad un piccolo repertorio di buone maniere. Non manca infine il protocollo sulla  politica migratoria volta ad eliminare la identità storica, fisica e culturale europea.

 Insomma, non ha nulla a che fare nella forma, con un documento magisteriale anche se i suoi effetti saranno in concreto gli stessi.

Ma soprattutto occorre mettere a fuoco che al di là della forma dimessa e del periodare confuso, qui vengono consacrate tutte le idee degenerate che stanno strangolando la morale e la ragione.

Il filo di Arianna è ovviamente la famiglia, ma in realtà essa è solo il canovaccio sul quale viene imbastito il programma eversivo,  già al numero 2) con la necessità di “continuare ad approfondire con libertà (quindi  non secondo verità) alcune questioni dottrinali, perché “esistono diversi modi di intrepretare alcuni aspetti della dottrina e le relative conseguenze”. Beninteso con l’aiuto dello Spirito, tout court,  che ridiventerà miracolosamente “Spirito Santo” solo verso la fine della trattazione, dopo essersi presentato anche come “Spirito d’amore”.  Dunque si dice subito perché nuora intenda, che la dottrina non è dottrina, non è insegnamento stabile ma il frutto variabile della libertà dell’interprete. Cioè proprio non c’è più una dottrina da seguire. Il ripudio della legge naturale è il primo comandamento.

Affinché qualcuno non sia troppo allarmato dalla premessa, poco dopo sopraggiunge un edificante omaggio a verità, valori e principi che devono per forza di cose orientare gli individui (n.38). Ma già il tempo cambia e l’apologia dei principi immutabili non impedisce che subito dopo venga invocato un vistoso autodafé da parte della  Chiesa, resasi responsabile, per troppo zelo dottrinale, proprio della attuale crisi del matrimonio. Infatti: “dobbiamo riconoscere che il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo”, infatti, ”privilegiando il fine procreativo il matrimonio è diventato meno desiderabile”, “abbiamo avuto poca capacità propositiva per indicare strade di felicità”. Dato che di  Salvezza cristiana non si parla più, da quando  la Dichiarazione di indipendenza americana l’ha sostituita con il diritto alla ricerca della felicità, la chiesa di Bergoglio si impegna a fornire a questa il  manuale di istruzioni che mancava. Così risulta ben delineato anche il senso  del matrimonio postcattolico, quale fonte inesausta di piaceri sensibili.

Subito dopo viene servita una prima razione massiccia di patetismo familiaristico che va ad approdare fatalmente sulla spiaggia delle migrazioni. Qui, al n.46, apprendiamo che la mobilità umana corrisponde al naturale movimento storico dei popoli, che la migrazione può rivelarsi una autentica ricchezza “tanto per la famiglia che emigra quanto per il paese che la accoglie”, e non importa se tali migrazioni, che però poco prima figuravano come “naturali”, sono “sostenute da circuiti internazionali di tratta degli esseri umani”, cosa che evidentemente non intacca minimamente tanta ricchezza così importata.

Ora, poiché questa ricchezza culturale è anzitutto musulmana, per educazione non si potevano  trascurare i cristiani che per avventura vengono perseguitati  proprio dai musulmani. Infatti, con un commovente  doppio lapsus freudiano, si dice che anche la comunità internazionale, (cioè lo stato sovranazionale di cui siamo ostaggio) deve fare ogni sforzo perché i cristiani rimangano nelle loro terre, cioè là dove vengono perseguitati e sterminati… Riassumiamo: ai  musulmani e agli africani travestiti da rifugiati, noi  europei dobbiamo fare spazio in modo da acquisire la loro ricchezza. I cristiani delle terre africane e asiatiche, dove vengono sterminati, rimangano dove sono per agevolare il completamento dello sterminio. Segno che la scorta di misericordia è stata tutta esaurita a vantaggio della umma musulmana, andando a compensare il torto inflitto a questa  da Goffredo di Buglione quando si è preso la briga di liberare il Santo Sepolcro di Cristo.

Infine si raccomanda una pastorale specifica che rispetti le culture con particolare “cura per la ricchezza spirituali dei loro riti e tradizioni”.  Ora, poiché i flussi  migratori  non provengono  dall’isola di Pasqua, e i riti e tradizioni di cui si parla saranno  per lo più musulmani, qui la famosa inculturazione che deve orientare l’azione missionaria nel senso dell’adeguamento alle culture locali non c’entra, e l’unico modo di dare senso alla frase è di intenderla come un invito ad avviare un sano processo di  autoislamizzazione.

Bisogna già riconoscere che questo è parlare chiaro  e che di certo quando verso la metà degli anni venti  Rockefeller ed altri magnati si interessarono all’ ”Idealismo pratico” di Coudenhove Kalergj, cioè al  progetto di annientamento dell’Europa attraverso l’invasione da sud, certamente non avrebbero potuto immaginare che all’inizio del terzo millennio quel piano avrebbe trovato un formidabile paladino in un arcivescovo argentino  messo  formalmente a capo  della chiesa cattolica. Infatti il suo apporto decisivo sta tutto nella possibilità di trasformare nella coscienza collettiva una aberrazione politica in obbligata scelta umanitaria. Operazione facile, perché il mondo cattolico è stato preparato da tempo ad interpretare l’amore cristiano in chiave giacobina e comunistoide, e per questa via può essere agevolmente condotto al  suicidio , in applicazione del principio per cui  il modo più economico di annientare un nemico è quello di rivoltargli contro le sue stesse armi.

Non per nulla viene astutamente cesellato il paragone tra migrazione e disabilità, cioè tra “accoglienza misericordiosa” e “integrazione delle disabilità”: il ricatto morale per il cattolico è così completato e funziona a dovere, sia per le persone impegnate nel sociale che per i pastori impegnati in politica.

Al n.49) subentra invece il Vangelo alternativo per le famiglie povere, alle quali la Chiesa “deve evitare di imporre una serie di norme come fossero pietre, ottenendo con ciò l’effetto di farle sentire giudicate e abbandonate… ”; infatti “alcuni vogliono indottrinare il Vangelo e trasformarlo in pietre morte da scagliare contro gli altri”. Questa idea del Vangelo da adattare alla capacità contributiva si presenta come una forma nuova di inculturazione economica a cui neppure Las Casas aveva pensato. Tuttavia essa appare ancora tutta da sondare nelle sue possibili applicazioni  pratiche, anche perché non si hanno ragguagli sul Vangelo eventualmente destinato  ai ricchi, e nulla si dice sul criterio, progressivo o proporzionale, con cui deve essere regolata la flessibilità della imposizione evangelica in ragione delle diverse situazioni patrimoniali.

In ogni caso una domanda, forse ingenua, sorge spontanea: poiché stiamo trattando di matrimonio e  famiglia, e dei rimedi da opporre ad una crisi riconosciuta come devastante per la intera collettività,  quali regole evangeliche debbono essere ritenute non solo non salvifiche, ma addirittura come pietre morte scagliate contro  le persone? Dunque era forse il Salvatore in persona a scagliare  pietre morte sotto forma di precetti evangelici, tanto pesanti da osservare che ne deve essere esentato chi  abbia un mutuo troppo oneroso da pagare? Costui potrà dedicarsi liberamente all’adulterio o magari arrotondare lo stipendio procurando un fidanzato danaroso alla propria consorte depressa? Chiederemo a Charasma, che, avendo abolito la legge naturale, di queste cose di certo si intende. Intanto, sempre  a proposito di pietre scagliate, viene anche  da chiedersi se non ci sia qui un riferimento freudiano alle tavole del decalogo che Mosè ruppe rabbiosamente quando trovò il popolo in adorazione del vitello d’oro… chissà.

Il rinnovamento del linguaggio, caro all’arcivescovo di Vienna, nonché quello dello spirito,  si dispiega tutto nei paragrafi successivi, di importanza capitale come vedremo presto, perché dedicati espressamente all’istituzione famigliare. Ma poiché l’esposizione risulta piuttosto farraginosa, forse per la intensità dei concetti erogati, possiamo riordinarne l‘ossatura, partendo dal centrale n.53 dove leggiamo: “benché sia legittimo e giusto che si respingano certe forme di famiglia “tradizionale” caratterizzata dall’autoritarismo e anche dalla violenza, questo non dovrebbe portare al disprezzo per il matrimonio”.

 Dunque il punto di partenza è che la famiglia “tradizionale” non è un granché per le magagne endemiche che la affliggono. Però dobbiamo cercare di salvare il matrimonio che non è male, specie nella nuova forma flessibile assicurata dalla misericordia. Se la prima non funziona tanto bene, per fortuna ci sono le sue variabili (n.52), tutte “capaci di offrire una certa regola di vita”. A quali variabili si faccia riferimento lo scopriamo  subito dopo dal fatto che, “ tuttavia le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso non si possono equiparare SEMPLICISTICAMENTE al matrimonio”.  Cioè unioni di fatto anche tra persone dello stesso sesso, non  sono “semplicisticamente” matrimonio,  ma sono comunque famiglia . Già al numero 38 del resto, era comparsa la “famiglia allargata”, pur con riferimento a certe realtà africane, ma senza troppa preoccupazione per il significato ambiguo di cui si è ormai caricata l’espressione;  e infatti di famiglie allargate si continuerà a parlare con una frequenza  tale da non risultare innocente: come sappiamo ogni  realtà oggettivamente distorta può essere normalizzata, appunto attraverso il linguaggio.

 L’organigramma della “ famiglia” è dunque completo: ce n’è una piuttosto problematica, che è quella “tradizionale” e ci sono tante  versioni  più aggiornate, più promettenti e anche più rassicuranti, sicché alla fine, per fortuna, “non rimane uno stereotipo della famiglia ideale, bensì un interpellante (!) mosaico formato da tante realtà diverse”.

Il testo incalza con una serie di riferimenti al necessario riconoscimento dei diritti della donna e alla sua auspicabile partecipazione allo spazio pubblico, a costumi inaccettabili, a violenza verbale e fisica,  alla mutilazione genitale, alla disuguaglianza lavorativa e altro. Seguono ancora  alla rinfusa: 1) la difesa degli usi e costumi locali con relativa esigenza della inculturazione della morale cattolica 2) il riferimento alla pratica dell’utero in affitto quale peccato contro la libertà della donna attraverso la mercificazione del corpo,  ma  senza alcun riferimento al peccato contro Dio. Cosa che la dice lunga sulla sostituzione di criteri correnti facili da adottare a buon mercato, a quello più impegnativo ma imprescindibile in una prospettiva di fede, della indisponibilità dei processi che presiedono alla formazione della vita umana.  3)il riferimento al  maschilismo quale causa prima della mercificazione di cui sopra (Vendola e  Cirinnà sono avvertiti). Al n.56 arriva persino, a sorpresa, la condanna al gender, che sarà però contraddetta di fatto al n.286, e infine, dulcis in fundo, per la gioia di Valeria Fedeli, madrina della buona scuola renziana, quell’edificante n.57 che  proclama solennemente il superamento dello “stereotipo della famiglia ideale” sostituito dall’ “interpellante”  mosaico delle tante diversamente famiglie che ci allietano. Il principio di immanenza dà i suoi frutti prelibati.

In questa farragine di proposizioni senza apparente  collegamento ritroviamo tutti gli  ingredienti del modello  socio politico in cui deve essere risucchiata anzitutto la società europea.

Se  la famiglia che si fonda sulla diversità biologica e ontologica dei sessi, e sulla stabilità, è uno  spazio di autonomia e di tradizione da decostruire per fondare il mondo nuovo degli ominidi tutti controllabili perché asessuati e omologati, essa va prima attaccata, e poi annientata nella indistinzione delle “famiglie”. Alla differenza sessuale e di ruoli su cui essa si fonda, deve essere sostituita la fluidità del “genere”. Per dissolvere la sua consistenza fisica, occorre abbattere anzitutto il suo valore ideale. Deve essere denigrata in quanto fonte di mortificazione per la donna che vi viene imprigionata con violenza dall’autoritarismo  maschile. La famiglia crea in questo senso gli “stereotipi di genere” ed è essa stessa uno stereotipo da abbattere. Poiché la mappa delle forme in cui si manifesta tale condizione femminile la troviamo in tante “culture” sparse per il mondo,  basta applicare questa mappa genericamente ad ogni famiglia “tradizionale” esistente attraverso la carta delle parole  truccate, e il gioco è fatto. A questo gioco si adegua il discernimento  della nuova chiesa madre e maestra che parla, senza rispetto per il comune senso del pudore, di inaudite violenze, di mutilazioni genitali e di analfabetismo femminile diffuso, senza spiegare a quale realtà geografica faccia riferimento. Tuttavia,  poiché è oggettivamente difficile parlare con qualche credibilità di discriminazione, disuguaglianza, pregiudizi , depressione culturale a svantaggio delle donne, analfabetismo femminile diffuso, anche per le società in cui viviamo, ci si concentra sui turni per il caricamento della lavastoviglie, che  dovrebbero risolvere definitivamente  la questione dello abbattimento  degli stereotipi di genere.

La famiglia come l’abbiamo sempre intesa è dunque un modello sospetto da mettere da parte a prescindere, a vantaggio di altri in cui  gli “stereotipi di genere” vengono superati anche senza l’aiuto dei turni in cucina.  Lo schema imposto dalla propaganda e ormai assorbito da tutti per affabulazione, lo si ritrova perfettamente riprodotto nelle formule adottate in questo nucleo di  paragrafi dell’A.L.

Questo risultato è dovuto all’incapacità  degli estensori  di “discernere”,  per dirla con parole loro,   il senso di quello che andavano scrivendo, magari con l’aggravante della buona fede, o invece si tratta di  quella stessa confusione di piani, di quella falsificazione di concetti corredata da formule diventate rituali,  propri di un  programma eversivo che qui viene adottato a ragion veduta? Tenuto conto di quanto viene detto qua e là), di erotismo e di stereotipi, di fini del matrimonio e di schemi dottrinali da abbattere, ma anche di  educazione sessuale,  di fluidità del sesso e di tanto altro che solo una lettura disincantata del documento fa scoprire,  questa ipotesi rimane la sola plausibile. Rimane chiara cioè l’intenzione di avallare con autorità magisteriale la diabolica ideologia genderista ad uso delle scuole statali e paritarie, magari  dopo avere finto,  per bon ton, di riprovarla. L’A.L. tradisce inesorabilmente l’obiettivo della chiesa di adeguarsi al  programma eversivo imposto all’occidente e si afferma a pieno titolo quel modo nuovo di  intendere l’inculturazione che è in voga  da qualche decennio a questa parte. Infatti essa è passata dal significato originario di utile adattamento del Vangelo ad usi e costumi locali, cioè alle culture intese in senso geografico, ad essere invocata  come necessario  adeguamento alla cultura  moderna,  e di questo adeguamento l’A.L. viene ora ad offrirci  il decalogo.

 Il passaggio  ulteriore sarà quello di fare propria la visione escatologica  dell’ultimo ministro/a della pubblica istruzione inflittoci dalla sorte, che oltre ad altre qualità esibite in passato si produce ora nella esibizione di  idee forti, come quella secondo la quale presto alla famiglia sarà sostituito felicemente l’individuo isolato e autoreggente, che risponde in tutto ai nuovi modelli di sviluppo.

Dunque,  In attesa che si avveri la profezia ministeriale, Bergoglio aggiorna, secondo il linguaggio nuovo caro all’arcivescovo di Vienna, la rubrica della famiglia dalla quale va depennata appunto, in primo luogo, la imbarazzante  “famiglia tradizionale”, detta pure  con espressione colta “del Mulino Bianco”, dove alberga  la violenza associata per prassi stilistica al sempre esecrabile autoritarismo. Un quadro dal quale di  affaccia  spontaneamente e sporge il capo, l’amore disinteressato per eccellenza , egualitario, libero, votato alla felicità, e iniquamente discriminato, cioè “l’amore omosessuale”, che va a fondare tante variegate famiglie  mono bi o pluriparentali, ed è decantato in un libro che va a ruba nelle  diocesi del triveneto,  prossima idea regalo natalizio per tutti…

Seguono pagine di moralismo vario che assume spesso sfumature di involontaria comicità… ne parleremo nella terza parte

(continua)

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16 commenti su “L’Amoris Laetitia come nuova inculturazione (seconda parte) – di Patrizia Fermani”

  1. “privilegiando il fine procreativo il matrimonio è diventato meno desiderabile”, “abbiamo avuto poca capacità propositiva per indicare strade di felicità”
    “alcuni vogliono indottrinare il Vangelo e trasformarlo in pietre morte da scagliare contro gli altri”
    Bergoglio si crede più saggio e sapiente di Dio e di TUTTI i Papi?
    Ciò che scrive e che fa dimostra solo la sua mancanza di Fede e la sua personalità patologicamente NARCISISTA e ISTRIONICA!
    Vuole distruggere la dottrina di Dio, che considera come un “rivale” e per fare ciò non esita ad insultare coloro che sono incondizionatamente fedeli a Colui che gli è infinitamente superiore!
    Per riuscirci bene deve distruggere sia la Famiglia che i residui di identità cristiana ancora presenti in Europa.
    Anche il non inginocchiarsi di fronte a Lui è MOLTO eloquente, così come il negare l’esistenza di un Dio cattolico e lo spingere verso l’indifferentismo religioso!
    E che dire del promuovere soltanto eretici e del perseguitare il clero cattolico?

    1. “Bergoglio si crede più saggio e sapiente di Dio e di TUTTI i Papi?” Pare proprio così.
      Amoris LAETITIA, Evangelii GAUDIUM.
      Tutto giusto e vero: quale gioia è più vera e profonda del seguire Cristo, dell’adorare e servire il nostro Dio? Non ho bisogno di spiegarlo, ogni cristiano lo sa e lo vive: qui c’è la perla preziosa al cui confronto il resto è spazzatura, qui c’è il vero amore che reca serenità e pace, ecc.
      Però, in documenti di questo tipo, firmati da chi è sempre pronto a sorridere e a sbracciarsi soprattutto se davanti a una telecamera, con tutto quel che ha fatto e disfatto in 3 anni, il richiamo alla letizia e alla gioia non mi convince. Anche perché queste vengono presentate senza ricordare a sufficienza (per non dire peggio) la croce e il sacrificio. Ma senza croce non c’è resurrezione. Mi pare che qui si voglia attirare le persone per una via comoda. Al ‘convertitevi e credete al Vangelo’ è stato tolto il convertitevi. Un inganno, che prima o poi la gente avverte.

  2. E che dire degli elogi agli scandalizzatori pubblici e agli assassini?
    E del suo flirtare con l’ateo e anticattolico Scalfari?

    Sono chiare DIMOSTRAZIONI DI POTERE, un implicito dire “faccio quello che voglio e voi cattolici dovete accettarlo, insieme ad i miei insulti”!

    Ha fatto 2+2: sapeva che la stragrande maggioranza dei cattolici lo avrebbe seguito, ascoltato e ammirato lo stesso…e così facendo ha l’ammirazione anche dei cattocomunisti, degli atei, dei massoni e degli anticlericali…ma il fatto che alcuni cattolici non lo apprezzino gli brucia così tanto che non si dimentica quasi mai di insultarli!

    La psicologia e la superficilità del personaggio è ben rappresentata da questa foto:
    http://www.corriere.it/esteri/speciali/foto/2013/conclave/papa-bergoglio/papa-argentino-bergoglio-si-chiamera-francesco_246a5a48-8c13-11e2-8351-f1dc254821b1.shtml#1

  3. Che dire dell’intenzione di preghiera di Bergoglio per il mese di Marzo del 2016, quella dedicata alla famiglia?
    Sono io che sono troppo sospettoso, oppure al minuto 1:12 si vedono 2 coppie lesbiche (ai lati) e una coppia gay (al centro) con una bambina “appartenente” alla coppia lesbica di sinistra e un bambino che non si capisce se “appartenga” alla coppia gay o alla coppia lesbica di destra?
    Anche loro sarebbero “famiglie in situazioni difficili” da aiutare?
    Se però ho preso un granchio, porgo le mie più sentite scuse a Bergoglio!

  4. Il miglior modo per capire il linguaggio ambiguo e logicamente sconnesso di Bergoglio è basarsi sui 4 principi del bergoglismo (le 4 leggi con cui lui interpreta ogni cosa):
    1] Il tempo è superiore allo spazio
    2] L’unità prevale sul conflitto
    3] La realtà è piú importante dell’idea
    4] Il tutto è superiore alla parte
    Ugualmente importanti sono i concetti di “spirito” (il Dio non cattolico, la divinità pagana Bergogliana che si manifesta nelle 4 leggi e produce l’armonia sociale) e il “poliedro” (unificazione degli opposti; la struttura perfetta della Chiesa, della società e forse anche dello stesso spirito).

  5. “Bisogna riconoscere che questo è parlare chiaro e che di certo quando verso la metà degli anni venti Rockefeller ed altri magnati si interessarono all’ ”Idealismo pratico” di di Coudenhove Kalerghiji, e al suo progetto di annientamento dell’Europa attraverso l’invasione da sud, certamente non immaginavano che all’inizio del terzo millennio quel piano avrebbe trovato un formidabile paladino in un arcivescovo argentino messo formalmente a capo della chiesa cattolica.”
    …Chissà forse non lo immaginavano, ma probabilmente qualcun’ altro ci ha pensato, infondo non è poi così difficile vestire uno di bianco. Insomma la massoneria dopo aver inculcato per anni che l’abito non fa il monaco per svestire i religiosi, oggi fa si che chi porta il vestito bianco è indiscutibilmente il papa …non si picchia più il pastore per disperdere le pecore e basta, ma se ne prende il posto per condurle.

    1. È piemontese. Mi dispiace ripetere il mio “Delenda Carthago”, ma il punto è decisivo.
      La “consacrazione” del mondo al suo Principe Tenebroso non ha il punto focale nell’ Obelisco di Buenos Aires (che è tenebroso, assolutamente), né in quello di Washington (peggio), ma nella guglia della Mole. Molto vicina a Roma e a Ginevra, su scala planetaria, e accanto alla Sindone

  6. “L’arcivescovo argentino messo formalmente a capo della chiesa cattolica”. E’ questo il punto. Se BXVI e’ stato in qualche modo destituito, chi ha voluto che si dimettesse ha anche formalmente nominato il successore, la cui elezione ha ratificato una decisione gia’ presa da tempo. Tutto cio’ non lo si puo’ escludere e, a mio parere, restano tutte le ombre su questo pontificato. I contenuti esacerbati e contraddittori, i falsi precetti e l’insofferenza verso gli elementi piu’ tradizionali, in Amoris Laetitia mostrano quanto Bergoglio sia totalmente avulso dal mandato a cui e’ chiamato. E’ molto piu’ pietra d’inciampo che testata d’angolo.

  7. Una cosa sembra evidente in tutto il mare magnum di parole dell’AL come di altri documenti e discorsi papali (?): non c’è l’assistenza dello Spirito Santo. Questo non è il parlare e lo scrivere di un uomo di Dio. Non è Papa. Qualcuno – a ragione – potrebbe obiettare che si tratta di una conclusione consolatoria. Invece mi pare ci siano dei fatti oggettivi su cui riflettere. Il primo l’ho già detto. Poi come interpretare il rifiuto: no agli abiti papali, no all’appartamento, no alla firma P.P. , no ad altri gesti, ecc.? Fa sì parte del personaggio, del volersi distinguere e altro ancora. E se invece dietro, inconsciamente, ci fosse proprio il non essere Papa? Ancora: non è che il Cielo metta un limite all’inganno e in qualche modo ci metta in guardia?
    E il Papa? Piaccia o no, è B XVI che, guarda caso, ha conservato l’abito bianco, lo stemma, abita sempre in Vaticano.
    Resta da dire che davvero bisogna pregare molto.

    1. Infatti cara Claudia non possono esserci due papi a tempo entrambi validi, poichè il Vicario di Cristo è sempre stato uno solo alla volta…Gesù investì il solo Pietro come Suo successore,altrimenti avrebbe investito tre o quattro discepoli contemporaneamente se avesse voluto una guida collegiale della Chiesa. Quindi è giusto il suo ragionamento che se Bergoglio è un papa “finto” cioè un antipapa, il vero Papa di Dio non può essere che Benedetto,piaccia oppure no. Resta il mistero sul perchè Ratzinger abbia accettato tutto ciò, a quale forte ricatto sia stato sottoposto dai “lupi” per costringerlo alle dimissioni non sappiamo; anche il fatto che, in apparenza, sembra sempre solidale con Bergoglio in tutto, resta incomprensibile. Forse presto, prima o poi, sapremo tutta la verità su questi due papi.

      1. Forse i tedeschi hanno minacciato uno scisma se BXVI non si fosse fatto da parte e lui, sapendosi servo inutile, ha rinunciato. Chi poteva prevedere un papa eretico? Siamo ancora tutti talmente sotto shock che non si muove foglia, dovremmo andare a piazza San Pietro e cacciarlo via.

  8. Chapeau a Patrizia Fermani!

    Quanto alla AL, è decisamente la ricerca consapevole del caos per il caos.
    E, se tanto mi dà tanto, lo spirito sempre evocato da papa Bergoglio non è altro che lo spirito del disordine e del caos. Che ogni tanto egli, a titolo di cerotto, lo definisca Spirito Santo fa solo parte della furbizia (non so se argentina, gesuiticamente gesuitante o altro) di questa allarmante persona.

  9. Luca Checcucci

    Da cattolico antico e a quanto pare antiquato mi chiedo se, i “cattolici” Renzi e Boschi potranno essere ammessi al l’Eucarestia, dopo aver fatto approvare una legge così smaccatamente contraria a quella di Dio.

    1. Gentile Luca, non ha sentito che c’è misericordia per tutti? (Sicuramente per Satanasso, primo beneficiario – perché ispiratore? – del ‘nuovo corso’ bergogliano).

  10. Fantastico, godibilissimo, splendido commento dell’amoris laetitia.
    Dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole di catechismo.
    Non c’ è meglio di niente che una sagace ironia, per mettere in luce la povertà culturale, e teologica di questo papa (la minuscola è voluta) peronista, massone e…”pure nu poco f….”.
    Splendida Patrizia Fermani. Attendo con ansia la terza parte. Con la convinzione e la speranza che “una risata li seppellirà”.

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