L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan

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15 marzo 2017

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QUALE CHIESA ?

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di Fabio Trevisan

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“Noi non vogliamo una Chiesa che si muova con il mondo, ma che muova il mondo, anzi che lo rimuova verso ciò cui il mondo sta muovendo”

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Questa frase potrebbe condensare nei suoi desiderata  un sano manifesto cattolico di adesione alla Verità della Chiesa Cattolica Romana (come amava chiamarla Gilbert Keith Chesterton). Ne La sfera e la croce il grande saggista inglese indicava con precisione il senso della sfera-mondo e della croce posta su di esso: il mondo senza la croce traballa, va da tutte le parti, ruzzola nelle mode e si perde nel relativismo, nell’ateismo, nel secolarismo, nel nichilismo. Questo era il triste e dannato esito di chi perdeva il significato salvifico della Croce e della Chiesa (Extra Ecclesiam nulla salus) . Nel “The way of the Cross” del 1935 egli scriveva: “La Chiesa cattolica è la sola capace di salvare l’uomo dallo stato di schiavitù in cui si troverebbe se fosse soltanto il figlio del suo tempo”.

Lo stato servile era quella condizione a cui sarebbe approdata l’umanità senza l’ancora di salvezza della Chiesa ed è esattamente quella condizione orfana (della Chiesa) che stiamo disperatamente sperimentando oggi. Il cammino pastorale tanto conclamato oggi, l’accompagnamento mondano nel peccato, una Chiesa che si fa compagna di viaggio, sono tutte modalità che Chesterton avrebbe stigmatizzato, alla pari del modernismo: “Ho sempre avuto un forte senso di repulsione intellettuale nei confronti del modernismo, anche prima di convertirmi al cattolicesimo”. Quale Chiesa era quindi indispensabile per Chesterton? In Perché sono cattolicodel 1926 il suo pensiero era chiaro e illuminante: “Uno dei principali compiti della Chiesa cattolica è far sì che la gente non commetta vecchi errori, in cui è facile ricadere, ripetutamente, se le persone vengono abbandonate, sole, al proprio destino. La verità concernente l’atteggiamento cattolico nei confronti dell’eresia o, si potrebbe dire, nei confronti della libertà, può essere rappresentata dalla metafora di una mappa. La Chiesa cattolica possiede una mappa della mente che sembra la mappa di un labirinto, ma che in realtà è una guida per orientarsi nel labirinto”.

La Chiesa doveva, per Chesterton, orientare l’uomo nel labirinto del mondo, non perdersi con esso in strade equivoche, indugiare in percorsi ambigui, abbattere barriere importanti. Chesterton indicava ancora quale fosse la specifica peculiarità della Chiesa: “La Chiesa ha la responsabilità di segnalare determinate strade che conducono al nulla o alla distruzione, ad un muro cieco o a un precipizio…La Chiesa si prende la responsabilità di mettere in guardia il suo popolo su queste realtà, e sta proprio qui l’importanza del suo ruolo. Dogmaticamente essa difende l’umanità dai suoi peggiori nemici, quei mostri antichi, divoratori orribili che sono i vecchi errori”. Si potrebbe continuare con altre innumerevoli citazioni che attesterebbero quale Chiesa era pensata e voluta dal grande Gilbert. Egli era consapevole del rinnovarsi delle eresie e proponeva l’atteggiamento corretto che avrebbero dovuto assumere la Chiesa e l’uomo, come egli scriveva ancora nel 1929: “Bisogna appellarsi alle realtà veracemente umane: la volontà cioè la morale, la memoria cioè la tradizione, la cultura cioè il retaggio intellettuale dei nostri padri”.

Se si procedesse nella lettura, ancora straordinariamente attuale, si scoprirebbe un Chesterton rivelatore del nichilismo modernista: “Il mondo moderno, con i suoi movimenti moderni, sta vivendo sul capitale cattolico. Sta utilizzando fino all’esaurimento tutte le verità rimanenti tratte da quell’antico tesoro che è la cristianità, ma non possiede un proprio entusiasmo innovativo. La novità è solo nelle parole e nelle etichette, come nella pubblicità moderna”. Il suo spirito profondamente cattolico avversava ogni sorta di compromesso con l’errore, ogni specie di abbraccio con l’eresia. In una considerazione sulla triste “eredità” di Lutero egli scriveva così: “Il momento che si iniziò a contestare la Chiesa appellandosi al giudizio individuale, ogni cosa venne giudicata erroneamente; coloro che ruppero con le fondamenta della Chiesa ben presto ruppero con le propria fondamenta; quelli che cercarono di reggersi a prescindere all’autorità non riuscirono a reggersi affatto”.

A suggello di quale Chiesa intendesse veramente Chesterton, fa rabbrividire leggere quest’ultima sua riflessione: “Nel cuore della cristianità, nei vertici della Chiesa, nel centro di quella civiltà che chiamiamo cattolica, lì e in nessun movimento, né in nessun futuro, si trovano la stabilità del senso comune, le tradizioni veraci, le riforme razionali, che l’uomo moderno ha cercato senza trovarle lungo tutto il cammino della modernità”.

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5 commenti su “L’angolo di Gilbert K. Chesterton – Grandezza e attualità di uno scrittore cattolico – rubrica quindicinale di Fabio Trevisan”

  1. Quando Chesterton affermava che solo nel cuore della cristianità, nei vertici della Chiesa è conservato tutto quanto necessita all’uomo per realizzare la sua umanità camminando sulla retta via, era assolutamente certo che proprio in quel luogo e in quel suo tempo era davvero tenuto al sicuro il deposito della fede e che lì risplendeva un faro di luce a cui poter guardare. Nonostante le eresie da sempre circolanti, era là che risiedeva la verità; bastava essere persone di buona volontà e seguire docilmente il magistero, ma se il magistero si sgretola e più che un magistero diventa un invito al ‘fai da te’ con relativi fori interni e discernimento delle coscienze, liberati finalmente dai pesanti fardelli delle regole, come si mette la faccenda?

    1. Si mette nel modo seguente, carissima signora:
      1- è avvenuto l’impensabile: il “Cuore” è stato occupato dai nemici.
      2- a tutti, e in particolare ai laici, è richiesto di continuare il lavoro di “conoscere, amare, servire Dio” SENZA la guida del Magistero.
      3- a tutti è richiesto, a mio giudizio, di non lasciarsi catturare dall’incubo dell’ “organizzazione della rivolta”.
      L’animus cattolico è costitutivamente “istituzionale” – mai settario e barricadero. “Loro” fanno la Rivoluzione dai posti di Governo? “Noi” viviamo, pensiamo, preghiamo con la Chiesa di sempre, la Sponsa Christi. Non maledicendoli, ma ignorandoli.
      Non abbiamo tempo, soldi, energie da buttare. Tutto qui

  2. Più si guarda alla chiarezza di pensiero di scrittori cattolici come Chesterton e più si ha orrore per la confusione dei preti di oggi. Confusione voluta, purtroppo, e suggellata da un magistero che più nulla ha di cristiano. Grazie a Trevisan che ci fa conoscere queste pagine, Ma quanto dolore dà vedere che questa chiesa non è più la Chiesa di Chesterton.
    Lorenzo

  3. Leggo Chesterton da qualche anno, da quando l’ho conosciuto al Meeting di Rimini. Devo dire che ho faticato a seguire quanto dice Fabio Trevisan, perché questo mi pare un Chesterton diverso, meno conciliante. Ma mi pare anche più vero, perché Trevisan ce lo mostra attraverso le sue stesse parole. Lo sto riscoprendo e lo sto facendo riscoprire a qualche amico che come me era stato traviato da una lettura che, purtroppo, devo riconoscere che era ideologica e poco onesta. Grazie per l’opera di chiarezza che state facendo.
    Luisa V.

  4. Alfredo Mandelli

    Grazie Fabio Trevisan, lei ci mostra come il pensiero veramente cattolico sia sempre attuale. Penso che sia questo che fa paura perché la sua perenne attualità mette alla berlina la stupidità delle mode, specialmente quelle che esplodono dentro la Chiesa. Ma quale Chiesa, poi?
    Alfredo Mandelli

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