LE BANCHE AMANO IL DEBITO DELLO STATO – di Giovanni Lazzaretti

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Passeggiando con l’alieno

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di Giovanni Lazzaretti

 

San Martino in Rio, 11 novembre 2011, San Martino di Tours

L’ultima volta (*) l’alieno mi ha lasciato perplesso, ma ho sempre un po’ di timore a chiedergli spiegazioni.

  • Senta, non si offenda…

  • Io non mi offendo mai.

  • L’ultima volta ha preso il bilancio dello Stato, 2009 mi pare, e ha tolto gli interessi passivi. Senza questo importo, il bilancio andava in utile. Ma è giusta questa sua operazione? Capisco che l’interesse passivo è un’uscita un po’ anomala, ma tutte le ditte lo registrano come un’uscita normale.

  • Innanzitutto lo Stato non è una ditta: la ditta può chiudere e licenziare, lo Stato non può né chiudere né licenziare. Ma non è questo il punto: ti ribadisco che ho fatto un’operazione corretta. Prova a immaginare il governo migliore possibile. Non un governo virtuoso, perché la virtù puzza (**). Il governo si mette all’opera e la prima cosa che si sente dire è questa: “C’è da pagare una bolletta di 73 miliardi di euro di interessi passivi”. E su quella cifra il governo non può fare nulla, se non a lunghissimo termine, perché tutto è in balia dei cosiddetti “mercati”.

  • Sì, ma i debiti li abbiamo fatti noi, non altri. E vanno pagati.

(Ride, e mi passa un articolo ingiallito. Resto di stucco)

  • Ma questo è l’articolo del fallimento della (omissis)! Dove l’ha trovato?

  • L’ho trovato. Prova a leggere la frase sottolineata.

  • Non la leggo, la so a memoria: è stato il mio primo impatto con la finanza, c’è l’ho in testa da trent’anni. “Il fatturato era in continuo aumento, ma gli interessi passivi hanno rovinato tutto”.

  • Buffo vero? Quella ditta non era fatta di santi, lo sai bene, ma aveva le cinque virtù. Primo: dava lavoro e soddisfazione ai proprietari. Secondo: dava lavoro a 12 dipendenti. Terzo: i ricavi superavano i costi (infatti sono stati rovinati dai soli interessi passivi). Quarto: dava denaro all’erario (l’IVA, quanto meno). Quinto: erano bravi e crescevano, infatti il fatturato era in continuo aumento. Gli interessi passivi hanno spazzato via le cinque virtù.

  • Il debito era troppo grosso. Avevano fatto il passo più lungo della gamba, direbbero dalle mie parti.

  • Ma fammi il piacere! Uno più che lavorare, dare lavoro, guadagnare, crescere e pagare le tasse cosa deve fare? Avevano fatto il passo giusto. Ti farò una domanda: c’è relazione tra debito e interessi passivi?

  • Accidenti alle sue domande. Mi verrebbe da dire “sì”. Ma poi guardo la sua faccia e forse la risposta giusta è “no”.

  • Stavolta la risposta giusta è “sì e no”. Che ci sia una relazione è certo, se c’è interesse passivo c’è anche debito. Ma in mezzo, tra debito e interesse, c’è una piccola voce, la manopola di un amplificatore che può trasformare il debito in un soffio leggero o in un cataclisma: il tasso di interesse passivo.

  • Beh, sì. Ma non è che la “manopola” può girare quanto si vuole. C’è il tasso di riferimento ufficiale, o il tasso ufficiale di sconto come si diceva allora.

  • Oggi non vuoi proprio capire. Quando tu presti dei soldi a che tasso li presti?

  • Mi è capitato poche volte. Comunque li presto a tasso zero.

  • Ovvio. Te ne freghi dei tassi ufficiali. E sarebbero tanti a fare come te, o a prestare a tassi irrisori. Ma non si può. La raccolta del risparmio e il prestito a interesse sono riservate solo al sistema bancario. E il sistema bancario nel suo insieme costituisce quindi un monopolio.

  • Monopolio? Ma se ci sono 5 banche diverse solo nel mio paese!

  • Senti questa: “All’interno della categoria dei modelli di comportamento delle banche tale modello risulta essere lo schema teorico maggiormente condiviso tra gli economisti, in particolare perché si basa sull’assunzione di monopolio nel mercato degli impieghi e nel mercato della raccolta”. E’ la descrizione che fa Wikipedia del modello Klein-Monti: monopolio nel mercato degli impieghi e nel mercato della raccolta. Tante banche, un unico monopolio.

  • Klein e Monti? Ma chi sono?

  • Klein è Lawrence Klein, premio Nobel per l’economia nel 1980. Monti è Mario Monti, quello che volete fare presidente del consiglio. Se volevate mettervi sotto giogo bancario, non potevate scegliere di meglio. Comunque torniamo alla nostra povera ditta fallita. Ti illustro il loro bilancio a spanne, è la sostanza che conta. Avevano 500.000.000 di ricavi, 450.000.000 di costi, 50.000.000 di utile “primario”. Con questa situazione avevano già ricevuto il giusto compenso sia i proprietari che i dipendenti, le tasse erano pagate, erano in regola con l’INPS, i fornitori venivano pagati con regolarità. Restavano fuori “solo” gli interessi passivi. Debito di 350.000.000, tasso del 18% (allora c’era un’inflazione a due cifre), 63.000.000 da pagare, 13.000.000 di lire mancanti.

  • La cifra mancante l’avranno messa i proprietari.

  • Certamente. La misero i proprietari il primo anno, e anche il secondo, e anche il terzo. Non era un gusto, perché in questo modo guadagnavano meno del loro ragioniere (ricordati gli stipendi di allora!), ma lo fecero per salvare l’azienda. Al quarto anno il loro tesoretto era finito e dovettero chiedere un prestito ulteriore. Gli fu negato e dovettero rivolgersi a qualche santo privato che si accontentava di tassi inferiori. Tirarono avanti per un po’, ma poi saltò la baracca.

  • Forse dovevano risanare il bilancio, più che chiedere ulteriori prestiti.

  • Parli proprio come un banchiere. Cosa vuol dire “risanare”? O fatturavano di più, rubando clienti ad altri, invece di crescere in modo naturale. O licenziavano 2 dipendenti, chiedendo agli altri una valanga di straordinari gratis. O cominciavano a fare del nero, per ridurre imposte e tasse. Poiché la loro struttura era sana, ben dimensionata e senza sprechi, ogni azione per pagare quegli interessi sarebbe andata contro le 5 virtù: un disastro, altro che “risanare”!

  • E quindi?

  • E quindi invece del modello Klein-Monti bisognava applicare il modello Beppe-Anna (***). Poiché siamo una ditta sana, che dà lavoro, che non spreca, che paga le tasse, che cresce; poiché abbiamo un debito di 350.000.000 che ci sembra equo restituire in 15 anni; poiché è necessario ogni anno accantonare qualcosa per investimenti futuri; il tasso massimo che ci può essere applicato è il 7% e non il 18%.

  • Ma nessuna banca accetterebbe un simile ragionamento.

  • Ovvio, ma solo perché siamo in regime di monopolio bancario scollegato dalle strutture statali. Il modello Beppe-Anna è un modello economico corretto, che salva il bene comune, il lavoro, i buoni rapporti sociali, l’equità fiscale. La ditta non faceva alta tecnologia militare, alla quale puoi chiedere anche tassi di interesse del 30%; facevano della buona (omissis) che per forza di cose non poteva remunerare il capitale più del 7%, nelle condizioni di 30 anni fa. Fossero stati in North Dakota, lo Stato, la Banca centrale di Stato e la ditta si sarebbero messi a un tavolo e avrebbero applicato il “modello Beppe-Anna”. Avrebbero cioè regolato la manopola dell’amplificatore sull’economia e non sulla finanza. Non per niente il North Dakota cresce anche quando tutti gli altri 49 Stati degli USA vanno in forte o fortissima recessione.

  • E il bilancio dello Stato cosa c’entra?

  • Lo Stato (vado a spanne arrotondate) ha entrate per 500 miliardi di euro e uscite per 450 miliardi. Avanzo primario di 50 miliardi. Debito 2.200 miliardi. Interessi passivi 80 miliardi. Interessi impagabili, debito impagabile. La manopola dell’amplificatore è regolata male. Il tasso massimo applicabile in questa situazione è il 2,5% se non vuoi restituire nulla del capitale. 2% se vuoi restituire qualcosa ogni anno. Modello Beppe-Anna. Il sistema bancario è in grado di applicare il metodo? Se non ci riesce, il sistema bancario sarà l’unico colpevole, perché agisce in un sistema di monopolio.

  • Però potremmo anche sistemare i tanti sprechi dell’Italia!

  • Questa è una frase tua e te la giro pari pari: “Su sistemi molto grandi, l’ignoranza diventa una legge di natura”.

  • Mi riferivo a sistemi fisici.

  • Vale per tutti i sistemi. Più il sistema cresce, più la perdita di controllo dell’efficienza diventa una legge di natura. Pensa a quanti sprechi fate in famiglia, dove tutto è teoricamente sotto il controllo diretto di poche persone. Non illudetevi sui risanamenti. Si urla contro gli sprechi, ma alla fine si finisce sempre per tagliare l’essenziale e per punire a pioggia. Ad esempio cresce l’Iva, la tipica tassa “bancaria”, che sottrae liquidità al sistema nel momento stesso in cui invece la liquidità dovrebbe essere ampliata.

  • Insomma non ci saltiamo fuori.

  • Certamente, finché date voce a certi personaggi, non ci saltate fuori. Guarda qui, giornale nazionale, prima pagina, un vecchio Solone ex BCE: “Occorre risanare. Lo chiedono i mercati”. Il povero lettore fa la sequenza: risanare è cosa buona, i mercati chiedono di risanare, i mercati chiedono cose buone. Ma prova a ricordare al lettore che il 92% dei cosiddetti “mercati” sono speculazione. La frase diventa così: “Occorre risanare. Lo chiedono gli speculatori”. Ha un suono un po’ diverso e il lettore cambia sequenza: “Gli speculatori non sono cosa buona, ciò che chiedono non può essere cosa buona”.

  • Ma risanare è davvero cosa buona!

  • Risanare” per gli speculatori vuol solo dire: “Stato italiano, devi tagliare 30 miliardi di spese, così potrai pagare tutti gli 80 miliardi di interessi passivi”. Ma la frase giusta è un’altra: “Speculatore, devi accontentarti di un tasso più basso, perché i miei cittadini valgono più del tuo capitale”. E non ci salterete fuori perché l’unico che può agire sui tassi è il sistema bancario, in regime di monopolio. Ma non ci salterete fuori anche per un altro motivo: per il sistema bancario “i titoli rappresentano una sorta di ‘variabile buffer’, ovvero una posta attiva che viene ‘riempita’ quando vi sono risorse in eccesso, e ‘svuotata’ quando si vogliono ottenere delle risorse in più (attraverso la liquidazione dei titoli) da investire maggiormente in prestiti; non sempre quindi una riduzione dei depositi comporta una riduzione dei prestiti, dato che le banche possono appunto sfruttare le risorse detenute in titoli e reinvestirle in prestiti.” Modello Klein-Monti, cito da Wikipedia. Guai (per le banche) se non ci fosse il debito dello Stato: il sistema bancario perderebbe una parte dei suoi utili e perderebbe la sua “camera di compensazione”.

  • Quindi, secondo lei…

  • Non “secondo me”. E’ un dato di fatto che il sistema bancario ama il debito dello Stato. Lo ama tanto che lo vuole stabilizzato e perpetuo, affinché in eterno i cittadini paghino questa tassa aggiuntiva che ammonta a circa il 15% delle entrate dello Stato. Dal 2001 al 2009 l’avanzo primario è stato da un minimo di 28 miliardi a un massimo di 83, per un totale in 9 anni di 435 miliardi. Nel frattempo avete pagato 650 miliardi di interessi passivi. E le passività finanziarie, lungi dal calare, sono cresciute di 560 miliardi di euro: 1.650 miliardi di euro a fine dell’anno 2000; 2.200 miliardi di euro a fine 2009. Dimmi tu se un sistema simile può andare avanti.

  • Ma se c’è sempre un avanzo primario, mi viene da chiedere da dove viene il debito.

  • Non ho avuto tempo di verificare tutti i bilanci, ma a mente mi sembra di ricordare che l’avanzo primario ci sia fin dai tempi di De Mita. E tutti i vostri problemi sono iniziati quando Beniamino Andreatta, pace all’anima sua, in unione all’altro benemerito Ciampi di Bankitalia tolsero a Bankitalia l’obbligo di acquistare il debito dello Stato. “Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta più difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato”: frase dello stesso Andreatta nel 1991, nel decimo anniversario di quell’atto sciagurato.

  • Quindi Andreatta faceva autocritica.

  • No di certo, chiudeva l’articolo con questa frase: “Il divorzio [Stato-Bankitalia] aveva fatto la sua prima vittima ed era il suo autore; ma aveva dimostrato di funzionare. Negli anni successivi non divenne certo popolare nei palazzi della politica, ma continuò ad assicurare legami fra la politica italiana e quella dell’Europa”. Andreatta credeva che affidarsi ai “mercati” ci tenesse vicini all’Europa. Forse, se oggi vedesse quei legami europei diventati catene, cambierebbe idea. Ciò che Andreatta non aveva capito è che i mercati, dopo che Nixon aveva sganciato il dollaro dall’oro, erano diventati il regno della speculazione e lui consegnava quindi la “manopola dell’amplificatore” in mano agli speculatori. In Norvegia negli stessi anni invece di sganciare la banca centrale dal debito dello Stato, presero la banca centrale, cambiarono la legge, e ne fecero una banca di proprietà dello Stato. Così voi avete 2.200 miliardi di debito e in Norvegia hanno l’ISU (****) migliore del mondo.

  • Oggi mi ha proprio steso.

  • Coraggio, risollevati, arriva Mario Monti. Lui il modello Klein-Monti lo conosce bene e lo applicherà al meglio. Per il sistema bancario. Per voi se restano delle briciole.



NOTE

(*) Vedere il testo precedente: “La Borsa delle persone normali”.

(**) Si riferisce al film “L’isola” (Ostrov) che abbiamo visto insieme.

(***) I nomi dei due sposi, contitolari della ditta fallita.

(****) ISU = Indice di Sviluppo Umano.

 

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