L’ESTATE DI RISCOSSA CRISTIANA – Norcia e gli uomini in piedi in mezzo alle rovine – di Cristiano Lugli

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Sull’altura di un monte, immersi nel silenzio e nel verde dei monti Sibillini, i cittadini di Norcia lo scorso 11 luglio festeggiavano la solennità di San Benedetto, Patrono d’Europa e dell’ordine benedettino.

Ed è proprio con i monaci che la popolazione ancora stremata e messa in ginocchio dal terribile terremoto invocava e ringraziava, ancora una volta, il Santo.
Proprio su S. Benedetto si interrogava il Padre Priore del Monastero benedettino di Norcia, nell’omelia della S. Messa. Cosa rappresentano oggi i Santi? Come sono visti e percepiti nel sentire comune?
San Benedetto è visto giustamente come Patrono d’Europa, come uomo di pace, ma quello che manca è la devozione autentica a questo Santo. La mentalità moderna, utilitarista e progressista , domanda solo nel momento del bisogno, salvo poi scordarsi di collocare la Fede al centro della propria vita. Al centro di ogni cosa, laddove dovrebbe essere.
Ecco che allora i Santi tornano ad essere minimizzati a grandi uomini, grandi eroi, uomini dalle mille risorse umane. La santità è messa in secondo piano: l’essere maestri di vita spirituale e il vivere al di fuori dai rumori del mondo e solamente rivolti alle cose del cielo piuttosto che alle caducità terrene, non interrogano più l’uomo moderno.
San Benedetto ha graziato la città di Norcia in un modo che non può passare inosservato: centinaia di edifici crollati o lesionati ma nessun morto.
Dopo la grande risonanza mediatica la situazione di Norcia rimane purtroppo identica a quella di due anni fa: il ritratto è quello di una città spettrale le cui ceneri non possono risorgere a causa della lenta burocrazia italiota. Al di là dei riflettori si è consumato però uno stillicidio sconosciuto: lo straziante logorio dei cittadini, soprattutto i più anziani:  “I nostri vecchi? Qui è morto il 10% della popolazione senza che nessuno ne abbia dato notizia”, mi dice un amico di Norcia.
“Arrivati a ottant’anni hanno visto crollare le loro case, già ricostruite nel corso della loro lunga vita a causa di fenomeni simili, facendo sacrifici e rimboccandosi le maniche. Ora, arrivati a questa età, sono morti di dolore e per mancanza di speranza. Il numero di morti a Norcia in età anziana parla chiaro. Alcuni, con tutta probabilità, anche se nessuno lo dirà mai, sono morti di freddo perché nei container l’inverno è stato durissimo anche per la popolazione mediamente adulta”.
Non sono mancati nemmeno i suicidi, il cui numero è in crescita anche in altre città fra l’Umbria e le Marche.
Il problema generale è proprio la mancanza di Fede, o quantomeno di una Fede veramente solida e non limitata al contingente. Chi ha pregato la gente in piazza, in quel tremendo fine settimana di fine ottobre 2017 ? E come ha pregato? Certamente ha pregato con Fede, attaccandosi a tutto ciò che non era materia perché, in quegli istanti, la materia si è rivelata essere per ciò che è realmente: polvere, simbolo della vita dell’uomo su questa terra. Pulvis es et in pulverem reverteris.
Chi ha pregato e come lo ha pregato San Benedetto l’11 luglio scorso? Questo il pensiero chiave dell’omelia di Padre Benedetto Nivakoff durante Messa Solenne celebrata nel Monastero in Monte.
Manca la Fede: nella Chiesa stessa, nella società e negli uomini che- arenati sui desideri del mondo- una volta chiamati alla prova crollano piegati dalla disperazione che non lascia via d’uscita, perché non è vissuta nell’ottica della Croce di Cristo, portata con Lui.
La Fede viene dunque vissuta come qualcosa di parziale, come un di più da mostrare o tirar fuori nel momento del bisogno, per abbellirsi o farsi forza. Una facciata, una bella facciata di un Duomo che però all’interno è vuoto.

Passeggiando fra le rovine di Norcia, colpisce vedere che nessuna chiesa è stata risparmiata dal boato che squarciò la terra della Valnerina due anni orsono. Se tante case ed edifici, tutto sommato, sono stati risparmiati e risultano ancora agibili o, comunque, senza danni strutturali irreversibili, le chiese sono invece irriconoscibili: sassi, polvere, macerie e distruzione.
La statua di San Benedetto, ancora in piedi, riempie la piazza e indica, con la mano quasi a mostrare la desolazione, la facciata della sua basilica. Essa, seppur incarcerata dal cantiere, è rimasta in piedi integralmente. Allungando lo sguardo poco più in là, dopo la facciata, si intravedono le interiora della basilica sventrate, maciullate fino al punto da non rendere riconoscibile più nulla. Quegli altari laterali appena restaurati con tanta parsimonia, quel coro dinanzi all’Altare centrale in cui i monaci, “7 volte al giorno”, elevavano il canto del Divino Ufficio a Lode di Dio, non sono più. Niente è più, se non la facciata.
E forse che questo non è l’autentico ritratto dell’attuale situazione nella Chiesa? Una Chiesa che è tale solo di facciata, e in alcuni casi nemmeno così.
Una facciata che resta in piedi, ma la sostanza visibilmente sventrata a causa del tradimento a Cristo.
Dio ci offre la possibilità di vedere a Norcia tutto il crollo della Fede attuale, tutte le macerie su cui si deve ricostruire, mattone per mattone, il nostro Occidente svirilizzato, privo di sensum fidei e mutilato delle proprie radici.
Una delle parti più importanti nella vita di San Benedetto riguarda il periodo finale della sua traversata terrena, in cui il Santo di Norcia era accerchiato da una continua visione che lo spaventava e gli impediva spesso di dormire.
In questa visione egli vedeva il suo monastero distrutto per tre volte consecutive, ma vedeva anche che i suoi monaci sarebbero rimasti vivi, sarebbero rimasti in piedi.
Questa immagine ci riporta al nocciolo della vera speranza, perché laddove Dio mette alla prova, Egli, come Padre Misericordioso e Giusto, offre anche gli strumenti della Grazia per consolarci e per nutrirci alla fonte della Fede che vivifica la Speranza stessa.
Questa immancabile Speranza risiede proprio nel monachesimo, risiede in quei monaci che sono saliti al monte, ad montem sanctum tuum, raffigurazione del Monte di Dio, per continuare a vivificare la Chiesa nella prova sacrificandosi e lodando Dio.
Sono loro da cui dobbiamo prendere esempio. Sono alcuni degli ultimi uomini rimasti in piedi in mezzo alla rovine.
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4 commenti su “L’ESTATE DI RISCOSSA CRISTIANA – Norcia e gli uomini in piedi in mezzo alle rovine – di Cristiano Lugli”

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