LO SCANDALO MONTE PASCHI. LA MORALE ALTERNATIVA GIUSTIFICA MAZZETTE PURE & GUADAGNI STRABILIANTI? – di Piero Vassallo

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I misteri della banca rossa

 

di Piero Vassallo

 

 

x4tArdua è l’iniziazione ai misteri speculativi, che sono esposti nella lingua dei banchieri eleusini e consegnati alle enormi ed enigmatiche cartoteche dei manager.

I monumentali e criptici archivi del Mps, ad esempio, sono conservati nell’aureo tempio dell’economia di specchio indefinito e di sospetta mazzetta (democratica e progressista, ad ogni modo)

Operatori acrobatici, funamboli a rischio altrui e funzionari consacrati alla moralità creativa vulgo progressiva vigilano e tengono lontani i curiosi. Procul profani.

Gli esperti della Guardia di Finanza e i giudici istruttori tentano di esplorare la letteratura criptata, che è raccolta in trenta casse oceaniche.

I reati ipotizzati“, secondo Pino Mencardi e Alberto Ferrarese, gli autori, di un intrigante e allarmante saggio sulla banca creativa, “Il codice Salimbeni Cronaca dello scandalo Mps“, edito in questi afosi giorni dall’intrepido Cantagalli in Siena, “sono, a vario titolo manipolazione del mercato ed ostacolo alle funzione delle autorità di vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie all’acquisizione di Banca Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione dei Monti dei Paschi di Siena“.

Intanto il qualunque vettore, indirizzato al mare nero dell’esoterismo targato catena finanziaria di Sant’Antonio, conduce a una folla di indizi che rinviano ad altri sempre più turbinosi e frenetici gorghi.

Per fortuna della finanza di specchio il rumore dello scandalo senese è coperto dal rumore dei martelli che inchiodavano alle sue responsabilità l’ingombrante personaggio che non poteva non sapere

Dalla bolla di sacro e rispettato fumo, pertanto, è uscita solamente la notizia che lo Stato italiano ha imprestato al Mps 4 miliardi di euro, la non modesta somma necessaria al riassetto dei conti.

Letti i giornali, gli ottimisti esultano per l’illuminata decisione del buon governo. L’Italia è diventata una repubblica fondata sulla salvezza della banca in disordine. Un fantastico progresso verso la felicità.

I reazionari, invece, fanno il conto dei risultati a vantaggio degli italiani, e dei benefici che, con la spesa di 4 miliardi di euro pubblici, si sarebbero potuti ottenere.

Se non che il libro sacro dei banchieri dimostra e stabilisce che il bene della banca (ancorché birichina) trascende il bene del popolo, che è contemplato nei meschini ragionamenti dei reazionari.

I giornali sussurrano la notizia di arresti eccellenti e consigliano di leggerli alla luce del principio secondo cui il reo è sacro, a sinistra della patria del diritto.

Pino Mencardi e Alberto Ferrarese, invece, propongono un esempio comprensibile dai non esperti e dai tradizionalisti:

“se una banca compra 100 milioni con obbligazioni pagandole un prezzo di 99,10 mentre sul mercato il prezzo migliore è 99, la differenza sembra piccola, ma invece rappresenta una grossa somma. La banca invece di spendere 99 milioni di euro, ne paga 99 e 100 mila, con centomila euro di sovrapprezzo che vanno al broker che ha venduto i titoli alla banca. Facendo tante operazioni si moltiplicano i profitti per il broker ed i costi della banca”.

In una sola cifra dello spreco bancario, il non iniziato all’alta metafisica speculativa, ma avvezzo (per doloroso obbligo) a confrontarsi con l’umiliante conto della serva, legge l’ammontare di dieci pensioni annue, finalizzate allo stentato mantenimento di una famiglia di anziani sull’orlo della miseria.

Quante volte le 100 mila lire in questione hanno compiuto il giro dalla banca magica al broker e al suo probabile socio o spalla?

Quante famiglie bisognose avrebbero potuto nutrirsi meglio se il denaro in circolo intorno alle operazioni audaci e miliardarie del Mps (condotte dalla “banda del cinque per cento”) fosse stato versato nella casse delle antiche Misericordie? Forse la domanda è indiscreta, antidemocratica e paleo cattolica?

Il curioso legge che “su Baldassarri e su Pompeo Pontone, ex responsabile dell’AF Desk di Londra, secondo alcune fonti, Rizzo, l’ex manager di Dresder, sostiene che fossero noti come la banda del 5% perché su ogni operazione prendevano tale percentuale”.

Il sospetto che il 5% su somme vertiginose si traduca in un enorme guadagno illecito sorge anche nella mente del più superficiale addetto alla contabilità della serva.

I reati sono di stretta competenza dei giudici. Giudici severi e imparziali, naturalmente. Lo dicono seriamente i giornali Repubblica e il Fatto.

L’onorevole Epifani, peraltro, insegna che le sentenze della magistratura devono essere rispettate comunque.

E i silenzi? Il rispetto dovuto alla toghe non soffocano la domanda rumoreggiante nella gola di molti italiani sofferenti e curiosi: chi rimborserà i danni causati all’economia nazionale da una banda di operatori incapaci, temerari e probabilmente disonesti?

Si ridurrà lo spreco causato alle spese folli delle due camere? E le auto blù come gli occhi della sedicenne Lisa? Si toccheranno gli stipendi di dirigenti incapaci o imparentati con la banda del 5%? Si abolirà lo scandaloso contributo ai partiti e ai giornali senza lettori? E le spese sostenute per allestire la scena fraonica del potere esercitato in due parlamenti?

Pagheranno i nuovi ricchi in uscita dal labirinto senese? Quei ricchi sono le colonne della società in progress.

Probabilmente gli italiani sull’orlo della povertà, in obbedienza all’imperioso comando di Epifani, pagheranno l’Imu per salvare il laboratorio degli apprendisti stregoni.

Chi oserà dire che gli autori del disastro targato Siena sono moralisti alternativi, appartenenti alla banda che sventola il vessillo dello sdegno giustizialista e virtuoso? Chi stabilirà la perversa natura del moralismo in festa tra le righe dei banchieri militanti nella pia associazione del 5%?

Ci chiediamo, dunque, se è ineducata e inopportuna la richiesta accorata, che rivolgiamo rispettosamente e umilmnete al Santo Padre Francesco I, affinché si rechi a Siena, per denunciare, con parole forti, il danno ingente recato agli italiani poveri e per deplorare lo sfregio al buon nome della città di Santa Caterina e di San Bernardino?

Solo la voce del Santo Padre può fare chiarezza in una nazione avviata al delirio bancario, allo sfascio dell’economia e al malcostume senza aggettivi.


 

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