L’UMORISMO, ANTIDOTO ALLE AFFLIZIONI DELLA LETTERATURA INDIGNATA – di Piero Vassallo

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La sinistra che piange

di Piero Vassallo (da AbruzzoPress)libro solfanelli

 

Resto della cultura gramsciana, l’indignazione – trisma funereo – invade la letteratura e gli schermi della televisione nell’intento di convertire la plebe edonista, ma ottiene soltanto il naufragio del pensiero progressivo nell’umore bilioso.

L’indignazione eccita ma non diverte. Aggredisce ma non conquista. Irrita ma non persuade. Sentenzia ma non insegna. Produce solamente scariche nervose che addormentano e soffocano l’allegria.

La memorabile battuta di Vittorio Sgarbi sulla Bindi più bella che intelligente o una delle tante barzellette di Silvio Berlusconi ottengono effetti propagandistici superiori a quelli conquistati della gigantesca macchina dell’indignazione intelligente e pensosa.

Il deprimente Saviano, il tronfio Eco, la lepida Dandini, la irritante Littizzetto, la sconsolata e soporifera Mortizia affacciata al telegiornale di Rai3, l’esangue Travaglio e il tribunizio Santoro, accedono il fuoco di passioni violente ma passeggere, che Berlusconi spegne con uno spruzzo di frizzante champagne.

Il segreto della cultura di destra, infatti, risiede nella vocazione all’umorismo pungente ma non iroso, efficace e sicuro rimedio alle afflizioni procurate dalla letteratura indignata e dal cabaret furente.

L’umorismo è il preambolo al pensiero indirizzato all’ottimismo e alla bonarietà. Ora un saggio di umorismo orientato a destra sono i Racconti del cavolo scritti in prosa gradevole da Marino Solfanelli e pubblicati dalla casa editrice di famiglia, Tabula fati nella fantastica città di Chieti.

Nella breve presentazione alla raccolta, Giuliana Cutore scrive: “Con mano lieve ma decisa, Marino Solfanelli mette bonariamente a nudo le debolezze e le piccole meschinità umane che, nonostante le roboanti petizioni di principio di tanti nostri politici, non conoscono bandiere di partito, ostinandosi anzi ad allignare con più tenacia proprio in quegli animi dai quali la fede politica dovrebbe da sola provvedere a scacciarle”.

L’umorismo è una contemplazione indulgente dei difetti umani. La ghigliottina è rottamata. L’oratoria roboante in fondo a sinistra.

Lo stile di Solfanelli appartiene una dimensione irriducibile al clima rovente dei tribunali intitolati all’esigente e implacabile Virtù, il feticcio un tempo idolatrato dai funzionari della famelica ghigliottina, oggi usata dagli agitatori delle tintinnanti manette e incensata dal giornalismo dei diversamente colti e intelligenti. I sacerdoti dello sdegno e del ghigno.

Di sé invece Marino Solfanelli scrive: “Nessuna pretesa da parte mia di lanciare messaggi all’umanità, essendo questa prerogativa dei giornalisti pennivendoli, poetucoli da strapazzo, politici cialtroni, amministratori arroganti. … Ho raccontato soltanto, in maniera scherzosa, quattro momenti della vita dell’uomo, nella speranza di non meritare quattro sberleffi“.

Gli sberleffi colpiscono le facce delle mummie in sosta nel salotto buono. Racconti godibili, quelli di Marino Solfanelli, invece, sono specialmente consigliati per la lettura nelle vetture bar dei treni a lunga percorrenza. Dove incombe la noia del tran-tran. Per esperienza diretta il recensore può testimoniare che il piccolo libro di Marino Solfanelli raggiunge lo scopo di sciogliere in un sorriso la monotonia del viaggio.

 

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