“Maccarone m’hai provocato…”. Addio salutismo, fatti più in là

Il colesterolo rende felici. Non solo perché lo ha detto quel gran genio di Niccolò Califano a “Masterchef”, ma è proprio un fatto oggettivo, lo si capisce agilmente anche dal fatto che rende felici persino chi non guarda la televisione.

Ci rendiamo conto del fatto che il concetto non vada per la maggiore. Ma così espresso è una sintesi in grado di regalare gustosamente un sorriso. Forse lo esprimerebbe in modo più convincente un dittatore mitteleuropeo battendo il pugno sul tavolo: Cholesterin macht glücklich! Forse per questo chi è sempre così attento alla salute pare viva in un lager senza reti e senza guardie.

Il mondo ha preso la strada per il salutismo con l’innocente ingenuità di una bambina nel bosco. Non è consapevole del rischio cui va incontro. Ecco che ora improvvisamente tutto fa male, non solo i vecchi alcol e tabacco, ma anche pietanze scevre da ogni malizia come formaggio, carne, piccolezze che passano inosservate come zucchero e sale, per non parlare dei grassi inoppugnabilmente indispensabili come il burro.

Quindi per vivere bene ed essere accettati in ufficio: bere acqua (non gassata) del rubinetto nella borraccia d’alluminio, mangiare tofu, margarina, se si festeggia al limite del sushi, verdura meglio cruda (meglio amara), frutta (passi secca, non sciroppata), pasta sciapa in bianco, anzi, meglio riso (sempre sciapo, ma il basmati fa più inclusivi), carne coltivata e insetti col kefir.

Forse i salutisti si illudono di vivere per sempre, ma non di una meritata vita eterna, non dico paradisiaca, non dico epicurea, ma nemmeno una fulminosa vita eterna veterotestamentaria, no, solo la vita che fanno oggi. Continuare il più possibile, possibilmente per sempre, a rifare quello che ogni giorno già fanno. Sport, fatica, lavoro e mangiar male. Una condanna a vita in pratica. Forse l’attenzione alla salubrità del cibo rende semidei, non credo, ma nutro grossi dubbi che renda felici. La verità è che la morte è certa, la vita no. E chi può aggiungere un’ora sola alla propria vita? diceva Dio nel Vangelo di Matteo. In ogni caso, vivere da malati per morire sani non mi pare una gran scelta di vita. E a pensarci bene nemmeno di morte. Cui prodest campare fino a cent’anni se gli ultimi trenta sono epifenomeno incontrollabile della demenza senile? Lo diceva anche Epicuro, non bisogna temere gli dei, né la morte, far del bene e star bene è bello, e amare il burro che fa bene al cervello.

La mia povera nonna è sopravvissuta alla fame, alla filanda, al tifo, alla guerra e all’ipertrigliceridemia a 400 per morire di altro a 93 anni.

Non mi pare il caso di attendere oltre, è una grossa decisione da prendere: vivere da vivi! Se è sempre presto per morire, anche a cent’anni, non è mai troppo tardi per cominciare a vivere. Fate merenda con pancetta e gongorzola.

Tanto per farsi un’idea o tanto per cominciare, Brescia ospiterà la prima edizione della Fiera del Barbecue dal 5 all’8 aprile 2024. Mai luogo fu più adatto direbbe un bergamasco né sportivo né ospitale. Onore a Brescia.

Oltretutto cucinare all’aria aperta è un atto di indipendenza morale nonché politica. Una rivendicazione sulla propria mente e sul proprio corpo, sulla propria vita. Sviluppa la socializzazione, corrobora la famiglia, rinsalda l’amicizia, aiuta l’economia direbbero i liberisti. Ribadendo il diritto atavico di accendere un falò, libera dallo stress allo stesso ritmo in cui il bbq libera profumi di carni arrostite e fumi talmente inquinanti da far venire la gastrite a quelli di Bruxelles. Rinvigorisce l’anima oltre che le proprie convinzioni religiose: la sottomissione alla legge di Dio mai è tanto piacevole quanto arrostire animali sul barbecue, il morale ne è sollevato, il corpo ritemprato. A volte sboccia persino un amore, le Kansas City ribs sono un apostrofo rosa fra le parole grigliamo.

Quindi torniamo sulla retta via, la primavera è alle porte, perciò non perdiamo l’occasione di accendere la carbonella insieme all’ira dei vegani, se capita di esagerare possiamo sempre innaffiare tutto con dell’ottima birra. Nella vita è più importante la spensieratezza della serietà, perché, anche se si rischia talvolta di cadere nel vizio, la serietà non è una virtù e il colesterolo rende felici.

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