Missiroli, il Vaticano II e Belzebù

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«Caro Andreotti, il Concilio fa schifo e porterà danni tremendi». Le parole non sono precisamente queste, ma riassumono il concetto in modo adeguato. A scriverle, in una lettera al noto politico democristiano (Roma 1919 – 2013), sette volte Presidente del Consiglio, non è un pirla qualsiasi ma Mario Missiroli (Bologna 1886 – Roma 1974): giornalista di peso, di fiuto e di esperienza, direttore di Resto del Carlino (1919-1921), Messaggero (1946-1952) e Corriere della Sera (1952-1961). Questo a dimostrazione che certa vulgata sul Vaticano II, sulla sua marcia trionfale sopra le rovine dell’antica Chiesa, sul suo essere sorto per desiderio e sollevazione e necessità di popolo più che – come invece è stato – per disegno e intenzioni calate dall’alto, sulla sua accoglienza universalmente benevola non corrisponde pienamente ai fatti, alla storia, alla realtà. Fu uno sconcio concilio, in verità, uno “sconcilio”.

La missiva, manoscritta, è datata 3 febbraio 1965 e merita di essere letta nella sua interezza (Giulio Andreotti la pubblicò nella sua serie di ritratti Visti da vicino) per quel tanto di anticipatore e di verità che contiene, certo nonostante qualche punta di esagerazione dialettica, qualche eccesso argomentativo. Il lettore, che vi ritroverà perfino l’Amoris laetitia in radice, tenga presente che il pontefice non nominato è Paolo VI e che Francesco Acri (Catanzaro 1834 – Bologna 1913) è filosofo cattolico che polemizzò con idealisti e positivisti, che lottò contro il divorzio e appoggiò l’introduzione del Catechismo nelle scuole. La premessa è un pezzo che l’esponente della Democrazia Cristiana invia per reagire al «pessimismo esagerato» che la stampa Usa sta in quei giorni manifestando nei confronti dell’Italia. Missiroli gli spedisce, a commento, queste righe:

«Carissimo, ti ringrazio dell’articolo, che ho letto con molto interesse e nel quale ho ammirato il tuo consueto equilibrio. Ma quanto ci sarebbe da dire circa il tuo ottimismo. Io – scusa – sono di opinione diversa. La critica dei giornali americani è, secondo me, giusta. E non mi faccio illusioni. Il fatto è che nelle alte sfere ecclesiastiche si pensa proprio così. Quel che sta accadendo nel Concilio è quanto mai significativo e allarmante. Nella compagine della Chiesa le cose vanno ancora peggio che nella DC. La devastazione dottrinale è impressionante e, quel che è più grave, è fatta in nome di idee scientifiche vecchie di oltre mezzo secolo e abbandonate, oramai, da scienziati e filosofi odierni di gran fama. Tutto ciò è incredibile. Il Concilio ci vuol dare il Dio di Voltaire, dei massoni. Non sappiamo cosa farcene di questo ecumenismo. I cedimenti dei politici sono degli scherzi in confronto di quanto avviene altrove, dietro il Portone di Bronzo. Hai letto, hai seguito le tesi sul matrimonio? La perpetuazione della specie, il connubio di due anime in Dio, messo alla pari col “diletto”, con l’amore! È stata abbandonata, di fatto, da molti porporati, la dottrina del peccato originale, che è la base di tutto e senza la quale crolla tutto. L’enciclica Pascendi è, di fatto, annullata con le nuove teorie sulla libertà di coscienza. Il pensiero non è libero, perché è schiavo della verità, insegnava Francesco Acri, se si ammette la Rivelazione. E taccio di tante altre cose. I comunisti fanno la corte ai cattolici per ottenere la frattura della DC e certi cattolici tendono la mano ai comunisti nella speranza di frantumare definitivamente l’unità dello Stato italiano, attraverso le Regioni. Così – pensano – nessuno Stato potrà mai più contrapporsi alla Chiesa. L’Italia diventerà una nazione anseatica sotto la protezione della Santa Sede; la politica estera italiana sarà la politica della SS; una moneta di scambio per i fini della SS. Penso che costoro vadano oltre il pensiero della SS. Da certi indizi mi pare che il Papa reagisca a tali enormità. Ma anche oltre il Portone di Bronzo ci sono le stesse divisioni che si avvertono nella DC. Amerei parlarne a lungo con te, ma senza interlocutori incomodi. Credi a me. Noi siamo destinati a rivivere il dramma dei nostri padri del Risorgimento. Quel che mi duole e mi opprime è che la Chiesa ne patirà grandi danni. Vedo – a lungo andare – oscurissimo il suo avvenire in Italia».

Così Mario Missiroli. Osservazioni freschissime, anche un cinquantennio dopo.

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3 commenti su “Missiroli, il Vaticano II e Belzebù”

  1. Osservazioni freschissime, è vero, e purtroppo da tempo ormai stiamo nutrendoci, addirittura affamati, dei frutti di questo malefico albero!

  2. Missiroli è stato un grande giornalista, ma sapeva che certe cose non si potevano dire fino in fondo pubblicamente. Su di lui si racconta un gustoso aneddoto. Era direttore del Corriere della Sera e in un salotto discusse animatamente con dei conoscenti. “Sono idee giustissime”, disse uno di loro, “bisognerebbe metterle nero su bianco”. “Sì, rispose, ma ci vorrebbe un giornale.”

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