Non aspettiamoci nessuna pietà dai signori del neototalitarismo. Non sono più uomini

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Dopo secoli di pressapochismo, trasformismo, inaffidabilità, maramaldismo & affini, improvvisamente gli italiani sono divenuti un modello planetario di efficienza, disciplina e ossequio a leggi, codici e codicilli. Il vecchio paese di impostori abituato a cominciare piccole scaramucce e conflitti mondiali a fianco dell’alleato e a finirle sotto braccio del nemico, pare trasformato in custode di lealtà, ordine, disciplina ed efficienza. Tutto merito della chiamata alle armi contro quel terribile nemico che sarebbe il covid. Nel Bel Paese non si è mai sentito parlare tanto seriamente di guerra come ora che la guerra non c’è. 

Ognuno sta al suo posto con il suo bravo elmetto in testa. Il capo del governo legifera in proprio e senza intralci come neanche poteva fare il povero Mussolini, l’esecutivo ratifica senza por tempo in mezzo e senza alzare un sopracciglio, il parlamento approva e conferma con maggiore solerzia della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, la cosiddetta opposizione si oppone agli oppositori, gli apparati di sicurezza pubblica e occulta vigilano e reprimono con rara efficacia, scuola e informazione sono compatte nel formare i cittadini di ogni censo ed età e nell’additare al pubblico ludibrio i mostri dissenzienti, la sanità inocula dosi e dosi di pozione dell’immortalità ed espelle i renitenti alla leva vaccinale, il sindacato tutela i lavoratori arrivando a chiedere l’obbligo di farsi iniettare un farmaco sperimentale così più nessuno sarà discriminato.

A corredo, dal coro si elevano gli acuti di chi invoca le cannonate del prode Bava Beccaris contro i cosiddetti “no vax”, di chi spiega che il green pass è un giusto strumento di ansia e terrore, di chi ammonisce che l’invito a non vaccinarsi è un invito a morire, di chi gongola all’idea di intubare un “no vax” per farlo soffrire come merita, di chi propone che i maledetti recalcitranti al vaccino paghino di tasca propria le cure… E in sottofondo, tra i felici sostenitori del nuovo totalitarismo, cresce in perfetta progressione geometrica l’odio nei confronti di quegli esseri inferiori che osano chiedere libertà quando ci si trova in una guerra tremenda, drammatica, epocale. Insomma, l’Italia è divenuta una nazione perfetta in cui non c’è spazio per la pietà. 

E così un’onorata e secolare storia di cialtroneria è stata buttata nel cesso senza neanche un moto d’orgoglio. Ma c’è una spiegazione: questi mostri di efficienza divenuti perfetti ideatori ed esecutori di ordini palesemente privi di ragione non sono più italiani perché, a ben vedere, non sono più uomini. Non sono io a scoprirlo, mi faccio solo portavoce di quanto C.S, Lewis aveva scritto già negli Anni Quaranta del secolo scorso in un breve scritto che si intitola L’abolizione dell’uomo. Per parte mia, mi limito a osservare che se un vaccinato teme di essere contagiato da un non vaccinato anche dopo lunghe assunzioni di elisir di lunga vita, evidentemente qualcosa non funziona più nella sua testa. E non solo: difetta in umanità.

Prima o poi ci si doveva arrivare perché era tutto già scritto da quando l’Uomo ha lanciato la sua empia sfida alla Natura per conquistarla e assoggettarla. Le maiuscole sono di Lewis e volentieri, come quelle che seguiranno, le rispetto poiché rendono con più precisione l’idea di quanto è accaduto una volta innescato l’infernale processo. E, soprattutto, aiutano a smascherare il grande inganno di cui, da secoli, è preda la gran fetta di umanità dedita al alle magnifiche sorti.

Contrariamente a quando suggerisce la narrazione dei conquistatori progressivi, ogni loro singolo successo non ha esteso il potere sulla natura a un numero sempre maggiore di uomini, ma lo ha concentrato nelle mani bramose si un’élite sempre più piccola. Utilizzando l’esempio dell’aeroplano, della radio e dei contraccettivi, Lewis spiega: “Tutte o una sola delle tre cose che ho citato possono essere sottratte ad alcuni uomini da altri uomini: da coloro che vendono, o da coloro che permettono la vendita, o da coloro che dispongono delle fonti di produzione. O da coloro che fabbricano le merci. Ciò che chiamiamo potere dell’Uomo è, in realtà, un potere che alcuni uomini hanno e di cui possono servirsi. (…) per quanto riguarda i contraccettivi, esiste un paradosso negativo per cui tutte le possibili generazioni future sono dipendenti o soggetti di un potere detenuto da chi al presente è già vivo. Per mezzo della semplice contraccezione, viene loro negata l’esistenza; per mezzo della contraccezione intesa come strumento di riproduzione selettiva, sono costrette a essere, senza che vengano chiamate a pronunciarsi, ciò che un’altra generazione, per ragioni sue proprie, può scegliere di essere”.

Risulta evidente, a questo punto, che il potere dell’Uomo sulla Natura si rivela come il potere di alcuni uomini su altri uomini esercitato attraverso la Natura intesa come strumento. Ne consegue che la chimera dei progressivi di ogni ordine e grado secondo cui i mezzi tecnologici sarebbero buoni in sé mentre gli effetti del loro impiego dipenderebbero dalle intenzioni di chi li maneggia cade miseramente. Lewis dedica al tramonto di tale luogo comune, sposato anche dai cristiani più imbecilli che io abbia mai conosciuto, solo tre inesorabili righe. 

Archiviato questo aspetto della sua analisi, lo studioso inglese inserisce nell’argomentazione il concetto di Tempo come dimensione fondamentale per conoscere la Natura. Rappresenta così il progressivo potere dell’Uomo sul mondo naturale considerando la specie umana nell’arco di tempo che va dalla sua comparsa alla sua estinzione. “Ogni generazione” dice “esercita potere sui propri successori: e ognuna, in quanto modifica l’ambiente trasmessole e si ribella contro la tradizione, resiste e pone limiti al potere dei propri predecessori. Ciò altera il quadro che a volte ci si raffigura di un progressivo controllo dei processi naturali come corrispondenti a un continuo aumento del potere umano. (…) La conquista della Natura da parte dell’Uomo, se i sogni di alcuni pianificatori scientifici dovessero realizzarsi, corrisponderebbe al dominio di poche centinaia di uomini su miliardi altri uomini”.

Così, nonostante la celebrazione retorica del crescente potere ereditato sulla Natura di generazione in generazione, l’Uomo sarà invece sempre più soggetto all’ipoteca di quelli che Lewis chiama i grandi Pianificatori e Condizionatori: “In ogni vittoria, oltre a essere il generale in trionfo, l’Uomo è anche il prigioniero che segue il carro trionfale”. E con il progredire dei mezzi di conquista progredirà anche la pervasività totalitaria delle élite che pianificano e condizionano le vite degli altri: “Ma i plasmatori d’uomini della nuova epoca saranno armati dei poteri di uno stato omnicompetente e di una irresistibile tecnica scientifica: avremo infine una razza di Condizionatori che potranno davvero modellare la posterità nelle forme che vogliono”.

Qui sta il cardine della questione. Fino a quando l’Uomo non si invaghì del sogno di conquistare la Natura, modellava se stesso e le generazioni future secondo gli eterni valori e princìpi, che Lewis per comodità chiama Tao, di una visione comune a una umanità ancora umana. Ma ormai non è più così: i valori sono oggi puri fenomeni artificiali e il Tao è un artefatto che nulla ha più a che fare con gli insegnamenti tradizionali. I Condizionatori si sono emancipati da tutto ciò e il Tao è ormai solo solo una parte della Natura, il suo cuore, finalmente sotto il potere dell’Uomo. “Essi sanno come produrre coscienza e che genere di coscienza produrre. (…) I Condizionatori devono scegliere che genere di Tao artificiale produrre, per ragioni loro proprie, nella specie umana”.

Ma, e qui sta lo scacco dei padroni della Natura, non potranno farlo dichiarando di utilizzare i concetti di Bene di Male, anche svuotati dai loro naturali e perenni contenuti. Se lo facessero, dichiarerebbero contemporaneamente che la Natura, portatrice di tali concetti, avrebbe vinto. Eppure i Condizionatori agiranno e lo faranno attraverso il solo criterio che si trova al di là del Bene e del Male, l’emotività: “Quando tutto ciò che mi spinge a dire ‘è buono’ è stato ridimensionato non rimane altro che ciò che mi spinge a dire ‘voglio’. (…) I Condizionatori, quindi dovranno essere motivati dal loro stesso piacere. (…) Il mio punto di vista è che coloro che si pongono al di fuori di ogni giudizio di valore non hanno basi su cui preferire uno dei loro impulsi a un altro, tranne la forza emotiva di quello stesso impulso”.

Così, con l’eliminazione dell’ultimo baluardo insito nella Natura, si giunge all’epilogo: “La conquista finale dell’Uomo si è rivelata come l’abolizione dell’Uomo”. Esito ultimo dell’opera di esseri che Lewis non intende neppure giudicare buoni o cattivi: “(…) io non sto supponendo che siano cattivi. Piuttosto, non sono affatto uomini (nel vecchio senso). Sono, se volete, uomini che hanno sacrificato la loro parte di umanità tradizionale per dedicarsi al compito di decidere quale senso attribuire per il futuro alla parola ‘Umanità’. (…) Non è che essi siano cattivi uomini. Non sono affatto uomini”.

Non sono uomini e dunque non hanno alcuna pietà, non ne possono provare, per chi invece continua a esserlo. Secondo Lewis, possiamo solo sperare “che tra gli impulsi sorti in menti così svuotate di ogni motivo razionale o spirituale, alcuni saranno benevoli. Dal canto mio, dubito fortemente che gli impulsi benevoli, spogli di ogni preferenza o incoraggiamento che il Tao c’insegna a dar loro, e lasciati alla loro forza e frequenza puramente naturali come fenomeni psicologici, abbiano molta influenza”. Ma c’è di più secondo lo scrittore inglese: “Sono incline a pensare che i Condizionatori odieranno i condizionati. Per quanto considerino un’illusione la coscienza artificiale che producono in noi loro soggetti, si renderanno tuttavia conto di come essa crei in noi un illusorio senso della vita che si scontra favorevolmente con la futilità della loro: e ci invidieranno come gli eunuchi invidiano gli uomini”.

Ottant’anni dopo l’analisi di Lewis, penso che quest’ultima osservazione debba essere indotta germogliare. Chiunque sappia custodire l’ordine innato nella natura umana ha tutte le chiavi per scoprire che, al fondo dell’aggressiva epifania di un ordinamento artificiale, c’è sempre il disordine. E una tale scoperta, presto o tardi, provoca una salubre e santa reazione, uno stimolo spirituale alla venerazione dell’ordine capace di suscitare qualcosa più di “un illusorio senso della vita”. Lo dimostrano i racconti esemplari di chi ha saputo resistere al totalitarismo comunista e ora resiste a quello finanziario e tecnocapitalista, una sorta di detti dei padri del deserto sul perpetuarsi di un “concreto senso della vita” là dove sembrava tutto bruciato. Per alimentare questa pianticella, oggi come sempre, bisogna praticare le virtù, la via su cui gli esseri umani finiscono fatalmente per riscoprirsi immagine di Dio e rifiutare il baratto di tale somiglianza con l’orribile calco di un uomo non più umano.

In questi mesi, durante le manifestazioni contro il green pass, nelle discussioni ossessive e ossessionanti sul neototalitarismo, nella lettura e nell’ascolto di sfoghi e testimonianze, mi ha colpito il fatto che le persone più diverse dicessero di voler salvare la fiamma divina che c’è nell’uomo. In qualche modo parlavano e parlano tutte di quello che Lewis ha chiamato il Tao e hanno compreso che questa fiamma, per quanto soffocata dal potere dei Condizionatori, è la colonna e il fondamento per chiunque non voglia abdicare alla propria umanità. 

Per questo siamo chiamati a essere virtuosi e a far lega con altri che intendano esserlo: per sostenerci in un compito non facile, ma sicuramente non impossibile anche se passerà attraverso cadute, cedimenti e riprese di quota. Tra le molte definizioni di virtù, mi pare che qui sia particolarmente pertinente una molto breve di Isacco di Ninive: “La virtù non consiste nelle molte e varie azioni manifeste del corpo, ma in un cuore reso sapiente dalla propria speranza, che unisce alle opere un retto fine”.

Per resistere all’inedito attacco all’Uomo attualmente in corso, a noi tocca dunque di essere virtuosi. Ma non aspettiamoci alcuna pietà da chi tenta di condizionarci: non sono più uomini, sono draghi.

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17 commenti su “Non aspettiamoci nessuna pietà dai signori del neototalitarismo. Non sono più uomini”

  1. “… evidentemente qualcosa non funziona più nella sua testa. E non solo: difetta in umanità”.

    Durante alcune conversazioni con studenti (evidentemente nel senso non etimologico del termine) entusiasti del nuovo corso di vaccini e green pass, uno di questi, non nascondendo la sua ammirazione per il regime cinese, ha espresso la sua contentezza di essere una cavia, e la sua ferma convinzione nel fatto che la libertà individuale non dovrebbe esistere ma tutto dovrebbe essere regolato dall’interesse collettivo della maggioranza. Un altro ha manifestato di essersi trovato alquanto bene durante il lockdown, e che se fosse per lui si potrebbe tranquillamente fare un lockdown all’anno, mantenendo per sempre mascherine e distanziamento che gli evitano fastidiosi contatti sociali.
    Orbene, di queste persone che hanno, per volontà o per condizionamento, abiurato a caratteri ontologici e intrinseci dell’essere umano, quale la libertà a lui donata direttamente da Dio, o la natura sociale dell’uomo (come ζῷον πολιτικόν secondo la dottrina aristotelica), che si può dire, se non che non sono più completamente umani, ma che alla loro umanità hanno rinunciato, diventando – a seconda delle definizioni – in-umani, sub-umani o, definitivamente, trans-umani.

      1. Vero. Uno strumento che ha creato la massa di automi che incontriamo dovunque. Ognuno nel suo mondo sigillato, in devota astrazione dalla realtà che lo circonda.

    1. Bruno Antonio Tuia

      Nicolò non ti conosco ma non posso non complimentarmi per la tua disamina e il bellissimo epilogo sugli in-umaki, sub- umani e trans-umani.

  2. Bellissimo. Nonostante il drammatico realismo della descrizione del corrente, apre uno spiraglio di speranza certamente credibile. Ed è una buona medicina la speranza. Speriamo che non se ne accorgano

  3. Tempo fa, in un treno di pendolari, mi impegnai in una conversazione con una giovane donna su cosa secondo me non andava nel mondo di oggi. Lei mi lasciò parlare, non del tutto convinta dei miei argomenti, penso. Ma alla fine mi fulminò con questa risposta : non è facile, sa, sottomettere l’uomo . Mi è venuto di ripensarci in questo grottesco tempo di menzogna. Voglio credere che non ce la faranno neppure questa volta.

  4. Proprio così: non Uomini, ma draghi (con l’inversione della maiuscola?). Teniamolo d’occhio, questo personaggio dal passato oscuro ed il cui nome ricorda un altro personaggio del libro dell’Apocalisse. Che tra breve potrebbe accentrare su di sé il potere delle due più alte cariche dello stato in quella Roma “onde Cristo è romano” sedendosi nel palazzo che un tempi fu sede del Papato. Che da lì potrebbe firmare leggi come il ddl Scalfarotto-Zan, aborto al nono mese ed eutanasia, sempre nella medesima Roma. Che nel 2013, essendo a capo di una superbanca, potrebbe aver avuto voce in capitolo nell’elezione di un pontefice atto a distruggere il Kathékon, unico ostacolo alla manifestazione del personaggio biblico di cui sopra. Che con i suoi metodi dispotici e distopici di marchiatura potrebbe riuscire a proclamare la “sua” vittoria su “covid” nel Paese da lui tiranneggiato e divenire così il leader indiscusso degli altri leaders occidentali. Mi fermo qui. Sto farneticando? Questa è la mia speranza. Speranza? Oh, no: ci risiamo…..

  5. Walter Scheidel nel suo libro The Great Leveler spiega come nessun gruppo di umani al potere abbia mai mollato lo stesso senza la forza, sia da parte di uomini come le rivoluzioni, sia da parte della natura attraverso eventi catastrofici.

  6. In Amazzonia c’è un sacerdote di origini austriache ma naturalizzato brasiliano, Erwin Kräutler, classe 1939, il quale è stato nominato vescovo di Xingu da Giovanni Paolo II, e lo è rimasto per sette lustri, dal 1981 (dal 1980 come coadiutore) al 2015, quando ha chiesto di essere sollevato dall’incarico per raggiunti limiti di età (75 anni). È giunto nel bacino del Xingu nel 1965 e dunque vive fra gli indigeni da cinquantasei anni. In tutti questo tempo…Non ha mai cercato di convertire nessuno; non ha mai battezzato un solo indigeno in quarant’anni di attività “missionaria”…. si vanta di non aver mai battezzato un solo indigeno….Come Bergoglio, questo signore è molto amato dai poteri oligarchici, dietro i quali agiscono istituzioni che mentre versano una lacrimuccia per la sorte della foresta pluviale, scatenano una pandemia per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale; e mentre fingono di preoccuparsi per il destino di alcune migliaia d’indigeni amazzonici, progettano l’asservimento e lo sterminio di centinaia di milioni di esseri umani in tutto il pianeta.No, così non va. Questi non sono operai della vigna santa. E se non sono da Dio, da chi sono allora?

    L’attività missionaria come è concepita dalla mente (distorta) dei preti modernisti, una conferma tra tante:
    “Alcuni anni or sono, in una nota località di villeggiatura dove in estate si fa raccolta di fondi per le missioni, nell’omelia domenicale il parroco riferiva la destinazione dei fondi raccolti l’anno precedente; era lì presente un folto gruppo di bambini, ai quali il don era solito rivolgere domande retoriche, in stile catechismo modernista. Ad un certo punto si rivolse loro chiedendo “bambini, cosa ci vanno a fare i sacerdoti nelle missioni?”, al che i piccoli risposero in coro “ad aiutare a costruire case, scuole, ospedali”; “ecco, vedo che avete capito cosa significa fare il missionario”, replicò il parroco.
    Negli anni cinquanta essi avrebbero sicuramente risposto (così come anche noi stessi) “ a convertire gli infedeli per portarli a Cristo, in Paradiso”.

  7. vi seguivo con interesse, ma da quando avete preso una linea antivaccini e simili, non mi trovo piu’ nella vostra linea. mi spiace.

  8. un gruppo di giovani hanno passato da me in montagna una settimana. Lavoro e scoperta del territorio. Giovani dai 16 – 17 anni. nelle varie discussioni hanno sempre sostenuto che siamo troppi su questa terra. Per loro la necessità di ridurre le nascite. Eppure sono ragazzi carini di aspetto gioviale, desiderosi di trascorrere il tempo in compagnia ecc. Ideologicamente sono stati orientati sulla non vita .Scuola, telefonini , pensiero unico li hanno modificati. Non più uomini ma altra cosa. Nella loro vita la fede manca e non hanno il desiderio di cercarla. Tutta la loro vita si svolge su questo pianeta . Il male li terrorizza anche le piccole e banali affezioni. Con noi adulti c’è stata una dura contrapposizione che ci ha lasciati sconvolti. Che fare?

    1. Non manca loro solo la Fede. Gli manca la legge di natura che confondono con il naturalismo. Tutta quella generazione è così, poichè questo gli è stato insegnato. Sono indottrinati ed irrecuperabili, purtroppo.

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