Padre Fulgenzio Campello, un santo che apriva le vie del Paradiso – di Léon Bertoletti

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Confesso che mi succede troppe volte, ultimamente ancora di più, di affermare che se qualcuno mi definisce cattolico lo querelo per diffamazione. Confesso che mi succede troppe volte, ultimamente ancora di più, di sostenere che se qualcuno crede appena appena in Dio e nella Parola deve lasciar perdere la chiesa postconciliare e farsi i casi suoi, altrimenti gli tocca diventare santo. Tra iscarioti e ladroni, consumati attori da altare e femminielli isterici sculettanti, malpensanti e maldicenti, cialtroni e dissacratori, misericordiosi assai vendicativi e maiali in carriera, finisce per subire tante di quelle vessazioni, per passare tanti di quei guai, per portare una croce tanto pesante da diventare martire della fede. Il problema è che nessuno renderà merito a lui, alla sua resistenza; nessuno si metterà in dialogo con la sua coerenza; nessuno gli aprirà porte e spalancherà braccia. Perché non è profugo, migrante, extracomunitario, ateo, maomettano, invertito, pervertito… Amen.

Padre Fulgenzio Campello, francescano conventuale, ha scelto (sicut multi? sicut pauci?) la via della santità. Abbandonava quest’esilio vent’anni fa, il 28 dicembre 1998. Il bene non si dimentica (ipocrita e ingrato chi lo fa, come certi ecclesiastici di oggi) dunque a così lunga distanza temporale dalla morte esiste ancora una marea di gente che ricorda questo frate buono e coerente, che in sua memoria fa celebrare Messe, che alla sua tomba nel cimitero padovano dell’Arcella recita il Santo Rosario.

Su Riscossa Cristiana ho già scritto di lui (https://www.riscossacristiana.it/padre-fulgenzio-campello-docile-strumento-nelle-mani-di-dio-di-leon-bertoletti/). Oggi come allora resto convinto che l’importanza di questo umile, pio, obbediente consacrato non risieda tanto nelle doti straordinarie che pure opuscoli agiografici gli attribuiscono, nell’eccezionalità riferita da testimoni di eventi prodigiosi e da quanti hanno avuto modo di conoscerlo, frequentarlo, ammirarlo. Non si tratta, insomma, di commemorarlo, di ricorrere alla sua intercessione, di pregarlo perché aveva il dono della preveggenza e quello di ottenere dall’alto il compimento degli esorcismi, la realizzazione delle guarigioni. Il suo carisma, scuserete l’estremismo della sincerità, sta maggiormente nell’essere sopravvissuto al clima di totale sbaraccamento, travisamento, stravaccamento religioso successivo agli Anni Sessanta.

Convivente ma non connivente con la sbracatura riformistica, si è salvato indossando con fierezza e al tempo stesso con semplicità il saio, mantenendosi scrupoloso nella devozione e nelle pratiche buone, trascorrendo ore, pomeriggi, giornate intere nella Basilica di Sant’Antonio ad ascoltare chi aveva bisogno di parlare, a consolare gli afflitti, ad assolvere i penitenti, a imporre le mani, a dispensare benedizioni. Elargendo conforto, parole sagge, consigli evangelici, mai ha pronunciato (mai!) dichiarazioni contrarie alla dottrina cattolica, alle Scritture sacre, al vecchio Catechismo. Non si è lasciato andare – come hanno fatto e fanno adesso, smarrito ogni freno inibitorio, i reverendissimi – al lassismo, al trasformismo, al suggerimento esplicito di compiere peccati o di sguazzarci dentro senza questioni di coscienza. Il bene, nella sua intimità come nell’azione pastorale, non si è confuso con il male.

Ha scritto nel Testamento spirituale: «Voglio partire da questo mondo accompagnato da questa buona Madre, Maria santissima, da san Giuseppe suo sposo e dall’Angelo custode. Ogni respiro, ogni gemito, ogni sguardo e ogni palpito del mio cuore di quel momento voglio che sia un atto di amore al mio Dio e una voce che chiami Maria perché mi stia vicino e mi presenti al suo Figlio Gesù. Qualunque sia l’assalto che in vita o in morte stia per darmi il nemico, ripeterò sempre che credo nel mio Dio, che spero in Lui e che lo amo con tutto il cuore. Ora che i miei giorni stanno per finire voglio viverli come se ogni giorno fosse l’ultimo della mia vita».

Si è salvato e ha salvato anime, padre Fulgenzio. Ora raccomanda noi e la tua Chiesa.

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8 commenti su “Padre Fulgenzio Campello, un santo che apriva le vie del Paradiso – di Léon Bertoletti”

  1. Mi sono innamorata del suo testamento. E’ tra i più belli che ho conosciuto. La sua eredità è l’infinita Carità: ci ha donato l’aspirazione e la direzione del suo cuore tutto in Dio. Un vero Padre Spirituale fino alla fine. Immortale come tutti i santi.

  2. Io ho passato un anno memorabile della mia inutile esistenza accanto al padre come novizio dei frati concettuali era il 1990. Posso parlare della sua semplice umiltà, della sua serafica umanità, schivo e fraterno, sempre sorridente. Ogni volta lo incontravo nel convento mi dava sempre una parola buona, di conforto, sostegno. Sapeva scherzare il padre con quella profonda saggezza e chiara sagacia di chi sa leggerti dentro e lo fa con dolce compassione. Sarà sempre nel mio cuore.

  3. Molto strano che in mezzo a questi francescani (dai quali, se ti vai a confessare, rischi di uscirne quanto meno innervosito), sia sopravvissuto indenne nello spirito un frate di uno spessore, diciamo così, ‘celeste’. Personalmente, non solo in un confessionale della basilica a Padova ho avuto una deludente esperienza, ma anche altrove, perché sempre gli stessi frati, all’ascolto dei peccati, sono generalmente avvezzi a rassicurarti che niente è peccato, tanto che alla fine, se non sei un attento giudice di te stesso, finisci col pensare che è inutile confessarti, tanto Nostro Signore non si offende più. Nelle loro rispettive tombe San Francesco e sant’Antonio non faranno altro che rivoltarsi, purtroppo. Dal cielo, dove vivono, ci ottengano la grazia del ritorno della fede.

  4. Belle e profonde le parole dello stralcio di testamento di questo consacrato al Signore che, ammetto, non conosco. Bella e bruciante la dimostrazione che con esse quest’uomo ha saputo dare dell’amore ardente da. Cui è stato toccato e a cui sempre si riferiva, è palese, nello svolgersi della sua umana vicenda. Nel mondo ma non del mondo. Da monito e ispirazione, per chiunque si metta in ascolto di quel perpetuo vigore degli esseri che eterno e immutabile sta…. che Dio mi conceda la grazia di fare semoee la sua volontà sull’esempio di questo suo discepolo. Amen

  5. Quando penso a lui mi commuovo sempre, sento ancora la sua mano sul mio capo, sono fortunato, spero di continuare a meritarmi la sua vicinanza dato che e’ vivo piu’ che mai. Fulgenzio per favore aiutaci tutti, sempre.

  6. Gionni....Antonio

    Padre Fulgenzio ho avuto il grande dono di conoscerti anima stupenda semplice ,quando ti vedevo mi regalarvi una caramella
    Come donare un sorriso a un bambino…sarai sempre nel mio cuore.Grazie .

  7. Ti ho conosciuto e frequentato tantissimo,ho ricevuto un bene immenso,e ancora adesso nel bisogno so che ci sei e me l’hai dimostrato,caro Padre Fulgenzio.

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