Papa: scompare Ecclesia Dei?  –  di Marco Tosatti

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Il blog in inglese Rorate Coeli lancia l’allarme: la Commissione Ecclesia Dei, l’organismo creato da Giovanni Paolo II nel 1988 per curare i rapporti con la sensibilità tradizionale all’interno della Chiesa, e fuori, e per favorire il rientro dei seguaci di mons. Lefebvre, potrebbe scomparire nell’imminente riforma della Curia.

di Marco Tosatti

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zEcclesiaDeiIl blog in inglese Rorate Coeli lancia l’allarme: la Commissione Ecclesia Dei, l’organismo creato da Giovanni Paolo II nel 1988 per curare i rapporti con la sensibilità tradizionale all’interno della Chiesa, e fuori, e per favorire il rientro dei seguaci di mons. Lefebvre, potrebbe scomparire nell’imminente riforma della Curia. Sarebbe assorbita dalla Congregazione che si occupa dei religiosi, guidata dal card. Braz de Aviz. Proprio quella che ha gestito – e sta portando avanti – la durissima rieducazione dei Frati Francescani dell’Immacolata, un blitz di cui ancora non sono state rese pubbliche le ragioni. Visti i presupposti, non è difficile immaginare quale potrebbe essere l’esito del dialogo con coloro che hanno una sensibilità spiccata verso la Tradizione.

Rorate Coeli pubblica un intervento di un ospite italiano, “un saggio e sapiente sacerdote” con lo pseudonimo di don pio Pace, a cui il blog farà ricorso – annuncia – quando l’informatore “avrà il tempo di farlo”. Ve ne traduciamo alcuni brani. “L’accesso al trono di Pietro di Francesco, ha realmente e profondamente cambiato le cose? A guardare da vicino sembra che questo pontificato sia molto meno innovativo di quanto si sarebbe pensato all’inizio”, esordisce il commentatore. “I numerosi gesti (non vivere nell’appartamento papale, la semplicità manifesta) appaiono senza conseguenze importanti per l’istituzione papale. E per quanto riguarda le dichiarazioni sorprendenti fra piccole frasi su temi a cui i media sono sensibili, non sembra che siano state seguite da effetti magisteriali o istituzionali. Nell’area cruciale delle nomine episcopali e cardinalizie, ce ne sono alcune estremamente buone, altre estremamente scadenti, esattamente come avveniva nel pontificato precedente – e la tendenza generale dell’episcopato è orientata verso una linea moderata. La famosa riforma della Curia si dimostrerà molto deludente per quelli che hanno immaginato un terremoto stile Vaticano II: si limiterà alla fusione di un certo numero di dicasteri, alla creazione di pochi altri, con una riaffermazione della collegialità, ma con un background di personalizzazione del potere papale più grande che mai”.

E’ probabile che i capi dicastero rimarranno al loro posto. Il futuro dirà quali saranno gli effetti da un punto di vista pastorale e sulle vocazioni. L’elezione di papa Bergoglio – continua il commentatore – può essere capita come una reazione al pontificato precedente: troppo “restaurazionista” governo impotente, papa vittima di attacchi, amministrazione finanziaria traballante. “Ma pochi fra gli elettori di Jorge Bergoglio lo conoscevano davvero. Passato il primo momento di sorpresa, compiaciuta o seccata, è diventato evidente che molti prelati di rango sono stanchi dell’agitazione priva di efficacia a cui assistono, dell’incertezza come metodo di governo, delle imprecisioni o addirittura errori dottrinali, dell’assenza di un‘espressione di dottrina a livello magisteriale”. Il commentatore si lancia verso un prossimo conclave, e prevede che i cardinali si muoveranno su due linee: “Certamente, la ricerca della ‘sicurezza’: gli elettori non vorranno gettarsi in nuove incertezze, e sceglieranno un candidato meglio preparato da un punto di vista teorico con un’immagine più ‘moderata’ e che sia un amministratore meno disorganizzato”. E che proietterà un’immagine diversa: “L’età di un papato che sia una scintillante ma ingannevole vetrina di un cattolicesimo fortemente indebolito non può reggere a lungo”.

Per quel che riguarda l’accoglienza nella Chiesa di anime con sensibilità diverse, più o meno legate alla Tradizione, il commentatore non sembra ottimista. Pensa che “La coercizione operata sui Frati Francescani dell’Immacolata potrà estendersi all’insieme del cattolicesimo tradizionale…semplicemente mettendo la museruola alla dinamica della Summorum Pontificum (il documento di Benedetto XVI con cui si davano le regole per la celebrazione della messa antica. N.D.R) cioè del riconoscimento di un diritto di cittadinanza a un’ampia fascia di cattolicesimo. Bisogna ricordare che per Francesco l’autorizzazione a celebrare la Messa Tradizione non è che un segno di tolleranza garantito da Benedetto a una minoranza in via di estinzione”.

Nell’udienza del febbraio 2014 ai vescovi cechi papa Francesco si stupiva dell’interesse dimostrato dai giovani verso il rito antico. “Quando cerco più a fondo – ha detto il Papa – trovo che è piuttosto una sorta di moda [ in lingua ceca: ‘Mòda ‘ , italiana ‘ moda ‘ ]. E se si tratta di una moda , non conviene darvi molto peso. E ‘solo necessario mostrare un po’ di pazienza e gentilezza alle persone che sono dipendenti da un certo modo di fare , ma ritengo molto importante andare in profondità nelle cose, perché se non approfondiamo queste tematiche, nessuna forma liturgica, questa o quella che sia, ci può salvare”. Commenta don Pio Pace: “Che questo sentimento del Papa si basi su una stupefacente incomprensione della realtà specifica non è un problema. Il problema è che questa è l’opinione del Papa”.

E continua: “Concretamente, la scomparsa della piccola Commissione Ecclesia Dei è molto possibile nell’imminente ridistribuzione dei dicasteri…la sua scomparsa avrebbe un effetto simbolico altamente negativo, una vera bomba. E il suo trasferimento di competenze delle comunità nate dall’Ecclesia Dei alla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata, di cui è prefetto il cardinale Braz de Aviz e segretario l’arcivescovo Rodrìguez Carballo sarebbe disastroso per questa parte del cattolicesimo”.

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fonte: La Stampa

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5 commenti su “Papa: scompare Ecclesia Dei?  –  di Marco Tosatti”

  1. Penso che l’unico atteggiamento veramente cattolico sia quello di non farsi condizionare da queste manovre curiali e continuare ad obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Cosa infatti possono fare di fronte ad un numero crescente di sacerdoti intenzionati e decisi a resistere?
    In tal senso mi sembra interessante segnalare l’appello lanciato, dopo quasi un anno di comprensibile assoluto riserbo, dal Superiore Italiano della FSSPX ai Francescani dell’Immacolata (v. intervista del 6 giugno su Radio-Voviscum, verso il minuto 40): i nostri priorati sono aperti, potete mantenere la vostra specificità di vocazione creando una congregazione autonoma seppur amica… Mi sembra un segnale interessante.

  2. Emanuele Amat

    Fa uno strano effetto sentire parlare di moda in riferimento al Vetus Ordo. La Chiesa di oggi non fa altro che seguire la moda del momento. Vedi Giornate della Gioventù, con Cardinali e Vescovi che ballano al ritmo del rock; i paramenti dei “presbiteri” sgargianti e tanto moderni; i palloncini durante la Santa Messa, come si usa fare in una qualsiasi festa di compleanno stile America; i frati che ballano nelle piazze; le suore che si agitano, novelle fans anni sessanta dei Beatles, in concorsi musicali dove una giovane e “ignara” consorella canta moderne, pagane melodie, devotamente prostata verso luciferini personaggi tanto alla moda, osannati dal mondo. Dove i sacerdoti, per non turbare il mondo, rifiutano di portare i segni della loro ordinazione. La chiesa deve andare verso il mondo, questo è il messaggio di oggi e questi sono i risultati. Bisogna rileggere il Vangelo alla luce del mondo d’oggi, delle mode di oggi. Questa è la nuova verità. Si dice di tornare al Vangelo, eliminando la Tradizione, ognuno interpreti il Vangelo a modo suo e scelga i brani a lui più congeniali, e segua la sua coscienza. L’uomo è libero, viva la libertà.

    1. Dante Pastorelli

      Tanta è la libertà dal Vangelo che a Firenze il parroco della Madonna della Tosse, don Stinghi, più vicino ai drogati che a Cristo, durante la S. Messa legge brani del Corano.

      1. No, non è questo ciò che ha voluto Gesù, altrimenti non sarebbe finito sulla croce. È proprio la Sua Croce a dirci che non ci sono spazi per i compromessi, che sì, è giusto riconoscere il dovuto a Cesare, al potere del mondo (fin quando non travalichi il limite della liceità), ma è imprescindibile dare a Dio, al Creatore del Cielo e della terra da cui tutto dipende, ciò che a Lui e solo a Lui si deve. Da qui non si scappa, non c’è posto per gli accomodamenti e gli adeguamenti alle mode del momento, a un dio costruito a nostra immagine e somiglianza che non esiste, ma è semplicemente la manifestazione del nostro peccato. Dio non si è mai rinnovato e mai si rinnoverà e perché un giorno possiamo goderLo in Paradiso, dobbiamo saperLo conoscere, amare e servire in questa vita. Anche se questo sarà sempre più difficile.

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