Parliamo di Catechismo. Le domande dei lettori, le risposte della nostra catechista/2

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Uno spazio su Riscossa Cristiana per rispondere ai lettori che desiderano consigli pratici e metodologici per dare ai loro figli l’indispensabile preparazione sulla Dottrina cattolica.

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Dopo la pubblicazione degli articoli Sono una mamma e una catechista e ho abbandonato il catechismo e Alcune indicazioni di lettura, per catechisti e per alunni, molti lettori hanno scritto ponendo domande di vario genere.

Con l’articolo di oggi la nostra catechista, rispondendo ai lettori che hanno scritto per avere chiarimenti sul catechismo parentale, parla della tradizione da cui nasce e della sostanziale semplicità di questo impegno, soprattutto se affrontato con lo spirito e con i mezzi adatti.

Chi desidera porre domande lo può fare inviando una mail a info@riscossacristiana.it, con oggetto: “Catechismo”.

Ringraziamo la nostra catechista per la sua disponibilità e i nostri lettori per la loro attenta e preziosa partecipazione a questo impegno così importante per la salute spirituale dei nostri figli.

PD

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Ricordiamo a tutti la possibilità di scaricare gratuitamente il Catechismo di San Pio Xcliccando qui

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zzzzXtfncllCari amici,

abbiamo pensato a questo angolo dedicato al catechismo come a un giardino di rose in mezzo a macerie fumanti. Così deve diventare il catechismo ai nostri ragazzi, un istante in cui respirare il profumo della Grazia, la Bellezza che più non si trova nel mondo. Per fare ciò non si daranno “istruzioni per l’uso”, ma soprattutto si cercherà, Deo iuvante, di gettare piccole ancore di salvezza nel mare in tempesta. Come anelli di una corona che tengono salda la tradizione gloriosa della Chiesa di Cristo – immaginate in questa metafora la corona del S.Rosario – saremo per i bambini che verranno a fare catechismo da noi un sicuro appiglio che farà fiorire la vita cristiana. Questo non può che avvenire tenendosi ben saldi nelle nostre più luminose tradizioni: il Catechismo di san Pio X, le preghiere e le giaculatorie, anche in lingua latina, il Santo Rosario, le vite dei santi e dei martiri, i miracoli Eucaristici, la vera devozione mariana con le preghiere tradizionali e i canti delle antiche processioni di paese a Lei dedicate, la Medaglia Miracolosa.

Il questo senso il catechismo parentale non può che essere una prima e inevitabile proposta. Cerchiamo di alimentare questo circuito là dove possibile, armiamoci di coraggio e insegniamo ai nostri figli  e, perché no, anche ai figli degli amici che ci verranno a cercare, la dottrina cristiana così come aveva spiegato ai cardinali proprio Papa Pio X nel presentare il nuovo catechismo ridotto appositamente per essere divulgato più facilmente ai fanciulli. Nella terza appendice del Catechismo, San Pio X dice che … “i genitori cristiani come sono i primi e principali educatori dei loro figli, così debbono esserne i primi e principali catechisti: i primi perché debbono loro istillare quasi con il latte la dottrina ricevuta dalla Chiesa; i principali perché spetta ad essi far imparare a memoria in famiglia le cose principali delle Fede, cominciando dalle prime preghiere… l’indifferenza in questa materia è stata la perdita irreparabile di tanti figli. Qual conto se ne dovrà rendere a Dio!”  Di fronte a tali esortazioni non può che venire un brivido gelido al pensiero della deriva cui si è giunti nelle nostre parrocchie. Nella concezione post conciliare tutta la prassi è stata stravolta, annacquata e depurata delle principali verità di fede. In più si è gradualmente  giunti a totale autonomia diocesana e parrocchiale e questo ha generato ancor più confusione. In molti casi il percorso è frammentato su cicli troppo lunghi, presuntuosamente articolati. Questo è esattamente il problema.

 In realtà, leggendo i libretti di Sodalitium, fedelissimi a San Pio X, ci si accorgerà che la logica del catechismo tradizionale è notevolmente più semplice, nonostante la profondità estrema dei suoi contenuti, dal momento che tutto parte da un concetto di fondo ispirato alla ripetizione e all’approfondimento delle verità più importanti della nostra fede: si parte con il primo e si arriva al terzo libriccino avendo ripetuto in modo sempre più profondo gli stessi insegnamenti. Questo metodo fa chiarezza nel cuore dei bambini, spazza via l’illusione di poter fare tutto lo scibile e aiuta a concentrarsi sui punti essenziali. Ecco perché i nostri nonni non dimenticavano il catechismo per tutta la vita!

Per favorire la presa di coraggio che ci preme suscitare nelle persone non posso dimenticare mia madre, quarant’anni orsono quando aveva radunato i giovanotti incontrati per la strada del nostro paese e li aveva portati a fare catechismo nella nostra cantina di casa. Avevo solo cinque o sei anni e io stessa ho fatto la prima Comunione in un giorno della settimana con mamma e papà e qualche vecchietta delle messe feriali. Questo ricordo mi accompagna tutt’ora e sono certa che non sarebbe così se, dopo la consueta baldoria domenicale di certe prime Comunioni che rasentano il blasfemo, mi avessero portato al ristorante con ottocento parenti e amici e la discomusic in sottofondo.

Così potrebbe essere la prima Comunione dei nostri figli se decidiamo di pensare alla loro educazione cristiana fra le mura di casa con l’ausilio di questi libretti: indimenticabile.

Abbiamo paura che la parrocchia non ci accordi il Sacramento? Che uscendo dal circuito ufficiale il figlio verrà escluso? Chiediamoci piuttosto quali enormi lacune si creerebbero facendoli entrare in certi gironi.

Un sacerdote che voglia e che possa confessare per la prima volta un ragazzino e dargli la prima Comunione si potrà facilmente trovare anche in un santuario o in un monastero o tra i tanti preti diocesani e non,  vicini a siti come questo. Forse le difficoltà potranno aumentare per la Cresima, ma ci sentiamo di rassicuravi. Tuttalpiù occorrerà accordarsi qualche tempo prima, per via delle consuete carte e fare qualche chilometro in più rispetto alla parrocchia vicino a casa. In ogni caso non sarà mai e poi mai un percorso squallido e vano perché, sostenuto dalla preghiera, finirà col diventare l’esperienza più bella e profonda che un genitore possa regalare a un figlio, soprattutto se pensiamo che finalmente si porrà fine alla lunga e penosa agonia di ore e ore di catechismo parrocchiale all’insegna di urla, schiamazzi, risolini di fronte al sacro, richiami e castighi. Certo la festa di fine percorso sarà forse poco convenzionale ma darà finalmente il giusto onore al Sacramento ricevuto e rimarrà un dolce e prezioso ricordo nel loro animo.

Sono in prima persona coinvolta in questa “procedura”, per via della mia primogenita di sei anni e strada facendo potrò dare consigli sempre più vissuti.

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2 commenti su “Parliamo di Catechismo. Le domande dei lettori, le risposte della nostra catechista/2”

  1. Strada lodevole. Da percorrere. Quella del catechismo famigliare. Magari allargato alla cerchia dei parenti e degli amici.
    Almeno i fanciulli avranno un minimo bagaglio di nozioni veramente cattoliche.
    Certo, questo è il primo passo. E aspettiamoci ritorsioni di ogni genere. Perché non v’è peggior nemico di un misericordioso col grembiulino ( ne sia anche inconsapevole). Specie se vescovo.
    A questo punto dissento da Gnocchi. Altrimenti Gesù non avrebbe inviato i suoi apostoli in tutto l’ orbe.
    Diciamo dunque – franchi franchi – che oggi come oggi il cattolicesimo non affascina più nessuno. E i santi sono spariti dalla circolazione per far posto agli eretici. Soluzione ? Lasciamola al buon Dio perché io – umanamente – non la vedo. Siamo schietti e non…

  2. Ho comprato il libretto del Catechismo di San Pio X nella forma a domande a risposte. Desideravo ringraziarvi perché mi avete stimolato a leggerlo e a quasi 50 anni sto imparando tante risposte a domande mai evase dai catechismi di Prima Comunione e Cresima, tanti anni fa (anni ’70, quindi roba “molle”, incomprensibile, melensa). Capisco oggi tante cose, compreso quel senso di vergogna che provavo frequentando l’oratorio e la “dottrina” di quei tempi ultra-modernisti e progressisti. Non provavo disagio e sgomento per me, per i Sacramenti ai quali dovevo prepararmi; ma per LORO, i catechisti e i preti che invece della Verità stavano insegnando melassa confusa, ambientalismo d’antan, ecumenismo d’accatto. Mi sentivo più in una casa del popolo del vecchio PCI che in un oratorio. E non capivo, come non capisco adesso, perché l’unico insegnamento dovesse essere: “siamo tutti uguali”. Livellati: verso il basso, s’intende (in quel periodo, ad esempio, nelle gare tra ragazzini alla fine premiavano tutti). Non l’ho mai sopportato.

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