“Siamo circondati da cialtroni che ci dicono che l’euro è irreversibile mentre il clima lo possono cambiare. Buffoni che ti dicono di mangiare insetti anziché una gustosa fiorentina perché così i ghiacciai non si sciolgono.” L’intenso piacere di leggere una frase di tal genere, in un mondo mediatico dominato dalle menzogne ecologiste, vale da solo molto, molto di più del costo (16 euri) del libro da cui è tratta: Per non morire al verde, di Fabio Dragoni, edito da “Il Timone”.

L’autore è collaboratore de “La Verità” e vicedirettore di “Cultura e identità”. In una chiesa bergogliona in preda alla più allucinata  e falsificante isteria ecologista, come ha dimostrato l’enciclica Laudato sì, sciagurato documento assai criticato sia da un punto di vista teologico sia scientifico, è motivo di conforto sapere che ci sono intellettuali cattolici, come Dragoni, non disposti a soggiacere al terrorismo verde e, anzi, a provare, con intelligenza e ironia, capacità di ricerca, scorrevolezza nell’esposizione a smontare, una per una, false credenze che l’imperante, interessata, minacciosa dittatura verde ci vuole imporre.

Il libro è organizzato in brevi capitoletti, ciascuno lungo poco più di una pagina, e ciò ne facilita la leggibilità e la ricerca degli argomenti. Così strutturato, il testo è utilissimo come strumento dialettico e argomentativo, come sussidio in una ipotetica discussione con gli ecologisti (ma di solito gli ecologisti si rifiutano arrogantemente di discutere le loro granitiche, indimostrate certezze).

La demolizione dei luoghi comuni verdi è sistematica, razionale, dimostrata con dati e fatti. Intrigante è anche la capacità di Dragone di aiutarci a ricordare le molte previsioni fallaci dei cosiddetti “esperti del clima”: come quella, negli anni ’70, dell’arrivo di una nuova era glaciale; la sommersione, entro il 2020, delle isole Maldive; il rischio di vedere “intere nazioni spazzate via” a causa dell’innalzamento dei mari, la totale sparizione, sempre entro il 2020, dei ghiacci al Polo Nord. Aggiungiamo noi: se si erano sbagliati, o avevano mentito, all’epoca, perché dovremmo dar loro credito oggi?

Molti dei capitoli sono dedicati all’illusione, in nome di una discutibile “transizione ecologica”, della sostituibilità dell’energia di origine fossile con le cosiddette “energie rinnovabili” per arrivare al Santo Graal degli ambientalisti: le “net zero emissions”. Ma, dati alla mano, l’autore dimostra che la nostra società non può svilupparsi con le sole rinnovabili. Possiamo espropriare manu militari e distruggere i nostri verdi campi per sostituirli con angoscianti distese infinite di pannelli fotovoltaici, possiamo vandalizzare i nostri panorami con file di enormi, costosissimi, rumorosissimi mulini a vento di 500 tonnellate l’uno. Ma quando il vento e il sole non ci sono, cosa facciamo? Ci ricorda Dragoni: “Chiunque pensi di poter fare a meno dei fossili per mandare avanti una qualsiasi economia deve prima fare i conti con la realtà”. E cita Davide Tabanelli, presidente di Nomisma Energia: “Prenda la benzina. Dentro una bottiglia da un litro ci stanno 7000 kcal di energia. Per avere la stessa energia che c’è in una bottiglia di benzina serve un pannello di dieci metri quadrati illuminato ininterrottamente per dieci ore. Quanto territorio dovremmo coprire per fare a meno di quella benzina? E poi quando non c’è il sole cosa fai?”.

Le follie ecologiste non sono solo terribilmente inefficienti, ma ben di più, pericolose. Il governo irlandese ha proposto di uccidere 200.000 mucche per raggiungere gli obiettivi di cambiamento climatico elaborati dalla solita Unione Europea. “Non mi soffermo sulla congettura che le scoregge delle vacche facciano aumentare l’afa”, commenta sarcasticamente Dragoni. Ma aggiunge un allarme. Gli stregoni verdi esigono il sacrificio di un essere vivente: “oggi una mucca e domani chissà gli anziani o i malati. Si chiama finestra di Overton. Non si uccide un animale per mangiare. Ma per salvare il pianeta.” Che la vera minaccia per l’umanità sia rappresentata proprio dagli ecologisti non è un estremistico paradosso. È diventato un vero mantra tra gli ambientalisti di ogni risma, compresi i più “moderati”, l’affermazione che sulla terra siamo troppi. Dragoni cita, tra le molte dichiarazioni rintracciabili sul tema e una delle meno cruente, quella di Joan Goodall, novantenne ecologista in passato nota per i suoi studi sugli scimpanzé e la sua lotta per la loro preservazione. Certo costei ama più i scimpanzé degli uomini. Ecco cosa ha detto: “Non possiamo nasconderci il vero problema: la crescita della popolazione.” E ancora: “Se avessi il potere magico di cambiare il mondo, ridurrei il numero degli abitanti nel pianeta.” Qualcuno si ricorderà di Roberto Cingolani, già Ministro di una ideologica transizione ecologica che dichiarò: “C’è un problema di sostenibilità di un eco-sistema che è quello del pianeta progettato per tre miliardi di persone”. Commenta Dragoni: “Parrebbe di capire che lui c’era al momento della progettazione e ovviamente, al contrario vostro, lui starebbe in quei tre miliardi”. 

Certo è che quello eco-ambientalista è un mondo che ama le profezie fallaci, tra tutte quella malthusiana, secondo la quale avremmo dovuto essere già estinti per mancanza di cibo. Invece siamo ancora qui, e molto meglio nutriti a livello mondiale. L’autore cita il professor Alberto Prestininzi, uno degli scienziati che si battono contro la menzogna dell’origine antropica dei presunti cambiamenti climatici: “Quando la popolazione mondiale era di circa tre miliardi e mezzo di individui, i denutriti si attestavano intorno al 50%; ora, su otto miliardi di persone, i denutriti sono compresi tra il 9 e il 10%”.

Uno altro degli insistenti refrain dell’eco-terrorismo psicologico è che le zone verdi stiano diminuendo per un presunto riscaldamento climatico che provocherebbe una progressiva desertificazione. È falso. Così il professor Mariani, storico dell’agricoltura e studioso delle coltivazioni: “La biomassa vegetale è aumentata in modo significativo negli ultimi decenni, con un fenomeno noto come global greening”. Ancora, i dati certificano che la massa verde in Europa, Stati Uniti e Canada è più estesa di due secoli fa. Ogni dieci anni la superficie boschiva europea cresce di un’area grande come la Svizzera. In Italia fra il 2015 e 2020 le aree boschive sono cresciute di 320.000 ettari. Aggiungiamo noi: non è necessariamente una buona notizia. Questo aumento è dovuto all’abbandono di terreni già coltivati, soprattutto in aree montane.         

Si chiede Fabio Dragoni: “Può essere che il sole abbia molta, ma molta più influenza?” La domanda concerne l’indimostrato e indimostrabile, dato il grande numero di variabili, dogma verde riguarda alla presunta colpa dell’uomo nel cambiamento climatico. Nel 2016 un sondaggio condotto tra più di 4.000 meteorologi americani ha determinato che solo il 29% di loro ritiene che l’uomo abbia contribuito a determinare il riscaldamento globale dal 1960 a oggi. Ma ben il 71% ritiene invece che i fattori naturali abbiano contribuito in modo più o meno rilevante al riscaldamento osservato.

Tutto questo ci porta a un altro tema, l’argomento principe dei catastrofisti eco-gretini: cioè che il 99,99% degli scienziati creda nel cambiamento climatico di origine antropica. Era la frase preferita dalla Thumberg e la sentiamo gridare spesso dalle attiviste verdi (mandano sempre femmine) che, aggressive e dedite all’interruzione continua, alle urla belluine, agli insulti scomposti, partecipano alle trasmissioni televisive: “lo dicono tutti gli scienziati!”. È un clamoroso falso. In diversi capitoli Dragoni smonta questa falsa credenza, frutto di manipolazioni statistiche, ricerche condotte senza alcun rigore scientifico, errori voluti, sondaggi falsificati. Si cita un caso tra questi ultimi: un sondaggio effettuato dall’Università di Amsterdam e di Maastricht che alla prima domanda chiede se si crede all’intervento umano nel cambiamento climatico. Se si risponde “no”, si è automaticamente esclusi dal sondaggio. Si cita un’altra ricerca, effettuata non da scienziati, ma da un attivista climatico, certo non imparziale.

Antonino Zichichi, uno dei più famosi scienziati italiani ha dichiarato: “L’andamento del clima è legato all’attività del sole. È l’attività solare che incide sul clima. Immaginare che l’uomo possa avere la forza del sole è un po’ presuntuoso. […] Attribuire alle attività il riscaldamento globale è senza fondamento scientifico.” E così un altro scienziato italiano famoso, il Premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia: “Il clima della terra è sempre cambiato. Oggi noi pensiamo (in un certo senso, probabilmente, in maniera falsa) che se non facciamo nulla e teniamo la CO2 sotto controllo, il clima della terra resterebbe invariato. Questo non è assolutamente vero”. Nel 2023 1.500 scienziati di tutto il mondo hanno sottoscritto, con in testa il premio Nobel per la Fisica, Ivar Giaever, una World Climate Declaration, il cui titolo dice tutto del ben argomentato e fondato contenuto: Non c’è nessuna emergenza climatica. Ma evidentemente per gli eco-gretini i professori  Antonino Zichichi e Carlo Rubbia, i 1.500 sottoscrittori appena citati e poi, aggiungiamo noi, in Italia ancora Alberto Prestininzi, Franco Battaglia, Franco Prodi e molti, molti altri climato-scettici non sono scienziati.

Il livello di civiltà, più precisamente, di inciviltà degli ecologisti è ben dimostrato dalle continue, sistematiche vandalizzazioni di opere d’arte (significativamente, quasi mai opere d’arte contemporanea), palazzi, monumenti. Il restauro del monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Duomo a Milano attaccato dai vandali verdi costerà centinaia di migliaia di euri. Eppure la stampa mainstream e l’opinione pubblica gauche-caviar difende questi eco-terroristi o quanto meno le loro motivazioni (par di sentire una vecchia definizione: “sono compagni che sbagliano”). Chi li paga? Chi paga i loro avvocati, le loro trasferte, la loro organizzazione? Il libro ce lo svela: è il Climate Emergency Fund (CEF). “Questa è l’organizzazione che fa da regia alle incursioni e alle azioni di organizzazioni quali appunto Ultima Generazione in Italia”. Dietro a questo CEF troviamo i soliti riccastri americani annoiati e radical-chic: Rory Kennedy della inestinguibile dinastia, Aileen Getty, ereditiera della miliardaria famiglia Getty, Adam McKay, regista della solita Hollywood politically correct e altri frequentatori degli attici nuovayorkesi. Ma a pagare i restauri dei quadri, dei palazzi e dei monumenti insozzati da costoro siamo noi.   

Alcuni dei capitoli del libro Fabio Dragoni li dedica, assai opportunamente, al mito dell’auto elettrica. Costosissime, inefficienti per i tempi di ricarica, malfunzionanti quando fa troppo freddo o troppo caldo, pericolose per il brutto vizio di autoincendiarsi, le auto elettriche semplicemente non sono una soluzione. Luca De Meo, uno dei più importanti manager del settore automobilistico internazionale cosi ci mette in guardia: “Costruire un’elettrica costa di più di un’auto tradizionale per gli investimenti, la tecnologia a bordo e i componenti. Questa è, come ho sempre detto, la rivoluzione dei ricchi. Va accettata l’idea che la mobilità privata così come l’abbiamo conosciuta non esisterà più. Il mercato europeo di 17 milioni di pezzi l’anno ce lo dobbiamo scordare. I ricchi si compreranno l’elettrico e tutti gli altri si terranno le macchine usate fino a quando la politica glielo permetterà”. Ma c’è un altro problema: è impossibile sostituire l’intero parco macchine esistente semplicemente perché il consumo delle auto elettriche sarà sistemicamente insostenibile: non si riuscirà mai a produrre sufficiente energia elettrica per le ricariche. E allora? Allora sveliamo il vero obiettivo: ridurre l’uso e la proprietà delle autovetture. In sostanza, limitare drasticamente la nostra libertà di movimento, lo stesso obiettivo dei Signori del Caos della montagna incantata di Davos. Uno studio dell’International Energy Agency così ci minaccia: “Fra il 20% e il 50% dei viaggi in auto saranno sostituiti dagli autobus, mentre il resto sarà sostituito da biciclette, camminate e trasporti pubblici.” “Camminate, camminate” ci intimeranno i poliziotti verdi della dittatura ambientalista. Hanno il coraggio, questi funesti eco-oppressori, di ammettere di voler modificare i “cambiamenti comportamentali chiave”. In sostanza, una Grande Rieducazione dei Popoli. E, appunto, questo è il disegno del World Economic Forum che in un suo documento sulla mobilità ordina di “ridurre le automobili da un potenziale numero di oltre due miliardi a mezzo miliardo”.

Il libro parla poi della demenziale legge sul cosiddetto “ripristino della natura”, recentemente approvata dal Parlamento della sciagurata Unione Europea, della verità sulla CO2, indispensabile per la vita sulla Terra (altro che “gas serra”), dell’energia nucleare, delle assurde modalità di rilevamento delle temperature, del presunto scioglimento dei ghiacci e ancora di molti altri argomenti.

Un libro, questo, da usare come prontuario contro la dittatura del pensiero, da regalare a qualche fanatico ambientalista che sfortunatamente dovessimo avere come conoscente, da tenere sotto mano quando le tv a reti unificate ci ripetono le loro menzogne sulla crisi climatica. Un libro non solo da leggere, ma soprattutto da usare come un utile manuale. Anche di conversazione.

Segnalo infine la recente uscita di altri due testi altamente consigliabili per chi vuole respirare aria non inquinata dai veleni verdi: Salvatore di Bartolo, Overgreen l’altra faccia della rivoluzione verde. Come il “gretinismo” può distruggere l’economia e i capisaldi della cultura europea, la Bussola e Francesco Giubilei, Follie ecologiste. Come l’ambientalismo ideologico e l’Unione Europea condizionano la nostra vita, Liberilibri. Felice momento per l’editoria non eco-conformista.  

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