Perseguitati nel nome di Gesù. Storie di ordinaria santità  –  di Clemente Sparaco

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Da quando è nato il cristianesimo, duemila anni fa, le violenze contro le comunità cristiane non si sono mai fermate e i cristiani sono stati martirizzati per la loro fede. Ma oggi le persecuzioni e i massacri sono tragicamente aumentati. Basti dire che ogni quattro perseguitati al mondo per motivi razziali, di nazionalità o di religione, tre sono cristiani.

di Clemente Sparaco

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Perseguitati nel nome di Gesù

Assistiamo, soprattutto ad opera dell’estremismo islamico, a un fenomeno persecutorio intenso, grave, metodico e ideologizzato.

Fratelli musulmani, Talebani, Al Quaida, Boko Aram alimentano catene di odio e di stragi, specie fra le minoranze cristiane dei paesi a maggioranza islamica. Da quando poi l’Isis (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) ha costituito in Siria e Iraq una compagine territoriale, violenze e delitti sono stati perpetrati ai danni dei cristiani e di chi non si converte all’islam sunnita. Gli uomini vestiti di nero dell’Isis hanno prima contrassegnato le case dei cristiani con una N (araba), che sta per Nazareni, e poi li hanno cacciati da Mosul e dal nord dell’Iraq, dove dall’epoca degli apostoli comunità cristiane erano state sempre presenti. Molte donne sono state vendute come schiave. Molti uomini sono stati torturati e crocifissi in piazza. Il patriarca cristiano dei Caldei di Babilonia, monsignor Louis Sako, ha gridato al disastro umanitario.Le chiese sono occupate, le croci sono state tolte – ha dichiarato. Ci sono 100.000 profughi cristiani che sono fuggiti con nient’altro che i loro vestiti addosso, alcuni a piedi, per raggiungere la regione del Kurdistan“.

Ma le atrocità del “Califfato islamico” si stanno diffondendo ben oltre il Medio Oriente: in Repubblica centro-africana, Mali, Libia, Sudan, Mauritania, minacciando altresì i governi dell’Egitto e dell’Algeria.

Non meno efferate sono le azioni del gruppo islamista nigeriano Boko Haram, che si è reso responsabile in Nigeria di una carneficina quantificata in circa 4 mila morti e in decine di migliaia di feriti, sfollati, senza tetto. Ecco la descrizione delle loro incursioni, che ne hanno fatto alcuni testimoni sfuggiti alle violenze (fonte Reuters riportata su Tempi.it dell’11 settembre):

Dopo l’uccisione degli uomini (…) i terroristi bruciano o demoliscono tutte le chiese e obbligano le donne cristiane a convertirsi all’islam minacciandole altrimenti di morte. Finito il massacro, i terroristi piantano la bandiera nera jihadista con all’interno le parole scritte in lingua hausa “Allahu Akbar”, Dio è il più grande, su tutti gli edifici principali della città e comincia la vita di tutti i giorni sotto la nuova regola islamista”.

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 Esecuzione in Iraq – Da notare la serenità nel volto di quest’uomo che va incontro alla morte con la pace negli occhi

Tuttavia, anche a prescindere dalle crudeltà degli estremisti, le minoranze cristiane, deboli ed emarginate, sono generalmente discriminate nei paesi musulmani. In molti di essi l’impedimento alla pratica pubblica della fede cristiana è prevista dalla legge (chi recita il Padre Nostro ad alta voce è perseguito fino alla condanna a morte). In alcuni Paesi vige anche la proibizione della conversione al cristianesimo.

In particolare, in Arabia Saudita la legge vieta di praticare religioni non musulmane sul proprio territorio (negando ai tanti lavoratori immigrati provenienti da paesi asiatici e del Medio Oriente, cristiani e indù, di praticare la propria fede). Ne viene il divieto di costruire chiese. Ed è notizia del 9 settembre (fonte: Zenit.org 9/9/2014) che 27 indiani di fede cristiana sono stati arrestati dalla famigerata polizia religiosa saudita mentre pregavano in casa, con l’accusa di aver trasformato la loro abitazione in luogo di incontro e di preghiera (zona di Khafaja, in Riyad).

In Pakistan grazie alla legge antiblasfemia si può condannare a morte i cristiani. E’ il caso di Asia Bibi, che, condannata a morte per blasfemia con sentenza emessa nel 2010 da una corte del distretto di Nankana, provincia centrale del Punjab, attualmente si trova in carcere.

Ma i cristiani sono perseguitati anche in Paesi non musulmani, come la Cina e l’India.

In Cina decine di milioni di cristiani praticano la fede di nascosto in piccoli gruppi chiamati chiese domestiche. In India le violenze degli estremisti indù sono incessanti e spesso i cristiani sono costretti a convertirsi con la forza.

 

Storie di ordinaria santità

A completare il quadro delle persecuzione e del martirio, bisogna considerare i tanti missionari, che con la loro opera quotidiana testimoniano l’amore e vivono la parola fino al sacrificio della vita.

Qui vogliamo ricordare soltanto le tre suore saveriane Olga Raschietti, Lucia Pulici, e Bernardetta Boggian, trucidate a Kamenge, in Burundi il 7 settembre, per cui è stato ipotizzato il movente della rapina, che convince poco, viste le efferate modalità dell’esecuzione.

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Esse, che hanno servito Cristo e i fratelli nell’umiltà e nel silenzio, sono state così descritte da una consorella:

Lucia aveva dato con gioia tanti anni soprattutto nel servizio di ostetrica e infermiera, prima per dieci anni in Brasile e poi per ventitré anni in Congo; negli ultimi sette anni, in Burundi, a Kamenge, continua a vivere la gioia del dono in tanti semplici servizi di accoglienza e carità e nella preghiera. Olga per circa quarant’anni in Congo aveva vissuto nella gioia di stare in mezzo alla gente, nel servizio della catechesi, desiderosa di far conoscere a tutti Gesù e avvicinarli alla vita della Chiesa; anche ora, in Burundi, pur con le forze diminuite, era una presenza di accoglienza, compassione, amicizia; era felice di accompagnare qualche anziano nella preparazione ai sacramenti. Bernardetta era partita per il Congo nel 1970 trascorrendovi la maggior parte degli anni successivi, impegnata nella pastorale, soprattutto nella formazione della donna, nell’alfabetizzazione degli adulti, con una grande carica di umanità e una capacità di voler bene a chiunque la avvicinava”. (fonte: misionline.org – rubrica Il diario  del 15-9-2014).

Olga, Lucia e Bernardetta riescono a trasmettere, con la propria vita, una certezza lontana dalla scienza e dal bisogno di prove: la certezza della fede che si protende nella speranza e alimenta un amore tenace che non si lascia né vincere né deprimere. Esse, nella loro disarmante fragilità, ci additano la via per allontanare ansie e paure e superare la nostra mediocrità.

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6 commenti su “Perseguitati nel nome di Gesù. Storie di ordinaria santità  –  di Clemente Sparaco”

  1. Sono felice di vedere che Riscossa Cristiana – oltre alle polemiche che, pur necessarie, spesso dividono – sa trasmetterci anche questi esempi di eroismo e di santità, che invece uniscono, attraggono e contagiano al bene. Grazie!

  2. Oggi stesso, dopo alcuni indecifrabili bombardamenti, Osama, pardon, Obama questo ha dichiarato: “Gli Stati Uniti non saranno mai in guerra contro l’Islam.L’Islam insegna la pace e milioni di musulmani-americani fanno parte del nostro Paese. Non e’ uno scontro di civilta’ ” …

  3. Giorgio Rapanelli

    L’Islam ha sempre usato la violenza quando non riusciva a conquistare terre e popolazioni pacificamente. Se non ci fossero stati Carlo Martello, Carlo Magno e i Franchi carolingi al centro dell’Italia (Aquisgrana era nel Piceno) a contrastare i Saraceni, oggi saremmo stati tutti dei musulmani. E cosi pure con Lepanto e Vienna. Il pacifismo di Bergoglio non approderà a nulla. Quando c’era la guerriglia nel Sud Sudan – che conoscevo bene in quanto ero nel fronte di liberazione di Joseph Oduho – i missionari comboniani espulsi inviavano i pochi soldi che riuscivano a raggranellare con le messe ai guerriglieri per acquistare armi e munizioni in Uganda. Io, all’epoca non credente, dicevo loro che ciò contrastava con il loro sacerdozio. Rispondevano che quei loro fedeli sud sudanesi avevano il diritto alla vita. Quindi, di difendersi con le armi. Oggi, credo che dovremo, dopo aver tentato ogni via pacifica e diplomatica, ricorrere alle armi per la nostra difesa.

  4. Giorgio Rapanelli

    Se il Dio dei musulmani ordina la violenza (leggete attentamente i versetti delle Sure coraniche che sono molto espliciti in proposito) pur di rendere il pianeta musulmano, il Dio del Cristo ci impedisce di difendere la nostra vita, quella dei nostri figli e la nostra religione? A Corridonia, dove abito, c’è un sacerdote hutu che fu fucilato dai rivoltosi insieme ad altri seminaristi per non avere voluto rivelare chi tra i seminaristi era un tutsi. Ne morirono in quaranta. Il fratello fu ucciso. Egli se la cavò ed oggi è sacerdote. Rimane perplesso quando gli dico che se fossi stato presente con un mitra a disposizione li avrei difesi, pur rimettendoci la vita. Non sono così cristiano da poter porgere l’altra guancia allo schiaffo continuo e il collo al coltello dell’islamista. Sto vivendo col cuore gonfio di dolore per il futuro che sta venendo avanti, in cui la civiltà dei diritti dell’uomo viene svenduta per il denaro a chi ci riporterà al medioevo musulmano.

  5. Il fatto di essere cristiano, non vuol dire che non si possa difendersi, ne’ difendere gli altri . Quando Gesù guarì il servo del militare, non mi risulta gli avesse detto deponi le armi e fatti pacifista . Noi cristiani siamo pacifici , porgiamo l’ altra guancia a coloro che ci hanno offeso perchè sta scritto di perdonare , ma non siamo imbelli . La cristianità sì è dovuta difendere è anche offendere per salvare sè stessa e cacciare chi gli voleva imporre una religione satanica. I militari che vanno alla guerra sono cristiani e battezzati, le forze di polizia e i carabineri anche , e mica sono scomunicati perchè imbracciano i fucili. Tanti santi sono stati dei soldati .Metto questa bella e datata preghiera dei soldati prima della battaglia http://api.unipv.it/lettura/4/30/ . Certamente è vecchia , ma non sbagliata .

    1. Clemente Sparaco

      Penso che sia nostro compito innanzitutto far risplendere nel nostro mondo spento, senza speranza e senza gioia, la luce che questi cristiani diffondono con la loro fede viva. Essi veramente hanno scoperto qualcosa di grande: l’amore di Dio e lo testimoniano a costo della vita. Dobbiamo essere loro vicini e solidali in tutti i modi possibili. Questo non significa che dobbiamo essere pacifisti o buonisti. Abbiamo senz’altro un dovere di difesa e dobbiamo esercitarlo. Ma non dobbiamo indulgere nell’odio né coltivarlo. Semmai dobbiamo risollevarci spiritualmente e riscoprire Cristo. Semmai dobbiamo far chiarezza nel nostro mondo occidentale, perché non possiamo (come hanno fatto gli Americani) prima armare e finanziare i terroristi e poi bombardarli. Non dobbiamo compattare il mondo islamico parlando di scontro di civiltà, ma nemmeno dobbiamo dividerci al nostro interno avviando un contenzioso con la Russia che ha gli stessi nostri interessi e gli stessi nostri valori di civiltà.

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