Per un profilo spirituale di Luigi Calabresi – di Don Ennio Innocenti

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Aveva chiaro l’unico fine da perseguire. Pregava, infatti, quotidianamente così:”Ti offro la mia mente per i Tuoi pensieri, la mia volontà per i Tuoi voleri, i miei sensi per le Tue opere. Fa’ che vivendo in Te, operando in Te, io mi trasformi in Te”. Questa è volontà santa, è vita mistica, è essere al servizio, al di là di tutto, al di là della vita e della morte.

di Don Ennio Innocenti

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zzcl1Luigi Calabresi è romano di nascita e formazione: nacque nel 1937 tra il Viminale e l’Esquilino e fu battezzato, nel maggior tempio della Madre di Dio, nello stesso giorno della nascita, non perché ci fosse pericolo, ma per la fervida devozione della piissima mamma, che volle subito offrire al Signore il fiore che aveva desiderato. La foto di quel giorno ritrae il bambolotto in lieta e vivacissima espressione, traboccante di sorrisi.

L’abitazione di Luigi era vicina all’insigne tempio paleocristiano eretto sulla domus pudentiana, evocante la memoria dell’Apostolo Pietro accolto nell’Urbe, un tempio dove un eccellente ecclesiastico, in seguito consacrato vescovo, aveva costituito un focolaio giovanile di preghiera e di apostolato.

Proprio lì Luigi si allenò al servizio liturgico, com’è documentato dalle foto che lo ritraggono nell’abito cerimoniale della Messa Pontificale, proprio lì divenne presto fraterna e responsabile guida di fanciulli ancora acerbi, e di lì doveva poi prendere coraggiose iniziative missionarie sia per contrastare il male avanzante nel suo quartiere e nell’università sia per favorire il bene tra i familiari e tra i compagni.

Era ormai maturo quando restò affascinato dall’esortazione del Padre Rotondi che proponeva, perfino nei teatri, ai giovani un ritmo di vita spirituale decisamente orientato alla santità.

Padre Rotondi proponeva ai giovani di uscire dal bagnasciuga dei compromessi con i sensi: offrendoli a Dio, conservandoli religiosamente mediante il voto temporaneo di castità concordato col confessore, e proponeva di alimentare lo sviluppo della vita di grazia con la meditazione quotidiana, il rosario quotidiano e la comunione quotidiana.

Questo era il programma del Movimento OASI, nato nel 1950, condiviso da migliaia di giovani italiani all’inizio degli anni sessanta.

Luigi entrò in contatto personale col Padre Rotondi che l’avviò direttamente sulla strada generosa or ora indicata, da me stesso – del resto – percorsa in collaborazione col famoso gesuita, e fu per questa solidarietà ministeriale che Rotondi suggerì a Luigi di usufruire del mio servizio di facile accesso a Roma.

zzcl2Così io constatai l’attrazione che Luigi esercitava sugli stessi giovani dell’OASI, la bella franchezza di equilibrata parola che lo rendeva tra loro autorevole e soprattutto la sua perfetta disponibilità all’offerta di sé a Dio, il suo sincero desiderio di mettere al primo posto la volontà di Dio ed il servizio di Dio tra gli uomini fratelli. Ritenni mio compito esplorare se lui fosse disposto a servire come sacerdote e lui rispose: sì, se Dio mi chiamasse.

Io, allora, gli feci notare che c’era solo da verificare che egli avesse le qualità richieste, per poi prendere un orientamento da vagliare con qualche anno di specifica preparazione.

Luigi consentì di consultare, allo scopo indicato, un prelato romano che era stato anche per me un eccellente protettore, ma egli ma egli tornò da me con il netto orientamento per la vita matrimoniale e familiare.

Fu così che si chiarì definitivamente, anche in armonia con l’interesse mostrato negli studi universitari, la vocazione professionale nel servizio della polizia al Bene Comune.

Fu questa una scelta apostolicamente ispirata e io ebbi la gioia di vederla ben confermata dall’eccellente giudizio dei suoi maestri nella Scuola di Polizia. Più tardi seppi che il Direttore aveva espresso il parere che Luigi fosse, già nella scuola, un santo.

Questo giudizio non deve meravigliare perché, quando la vita è organizzata nel fine supremo, l’esercizio delle virtù morali coordinate dalla carità diventa regola costante in spontanea crescita.

D’altronde Luigi mantenne, finché poté, gli impegni quotidiani dell’OASI anche a Milano, dove il suo superiore, il questore Parlato, un altro cristiano di primo rango, se lo ritrovava spesso accanto all’altare eucaristico.

Da questa sintesi di continua contemplazione, studio e azione, venne rapidamente a Luigi quella buona fama che lo elevò prestissimo ad alte responsabilità centrali in Milano e affascinò talmente la prescelta sposa e la sua famiglia da deciderla per un immediato matrimonio.

Le lettere del breve periodo di fidanzamento testimoniano d’un fervore religioso eccezionale, dimostrano che Luigi viveva il matrimonio in armonia con la vocazione alla santità e lo stesso breve periodo matrimoniale, scandito da tre figli in tre anni, dimostra una dedizione totale ed una totale fiducia in Dio.

Ma, come è risaputo, la sua carità traboccava anche nell’esercizio della sua professione, pur in circostanze drammatiche, anzi tragiche; circostanze che non attenuavano le sue premure familiari, il suo spirito di obbedienza all’Autorità, il dominio delle passioni, forze magnifiche – queste – da tenere al servizio delle virtù.

Il suo modesto stipendio non lo indusse mai a dubitare del monito evangelico “Cercate prima il Regno di Dio il resto vi verrà dato in sovrappiù”.

zzmrdclbrsIl suo giusto desiderio di buona sistemazione  temporale non offuscò mai in lui il principio che la terra non è il luogo dove si risolve la vita nel suo valore etico.

Quando io stesso gli resi evidente che il suo progettato assassinio sarebbe stato imminente e che l’Autorità era disponibile alla sua promozione e al suo trasferimento, Luigi rifiutò la proposta perché, mi disse, domani potrebbero dire, ai miei figli, “Tuo padre è fuggito”. Preferì restare al suo posto e rinunciare liberamente sia alla scorta che condivideva il suo rischio sia alla difesa armata di se stesso.

Invano io cercai di far prevaler in lui l’istinto naturale della primaria responsabilità paterna: egli si recò, con l’ignaro primogenito, dal nonno materno e glielo affidò con queste parole:”Se dovesse succedere… provvedi tu!”. E a me scrisse che aveva un augurio da farmi, uno solo: conoscere ciò che il Cristo ci chiede e fare la sua volontà.

Questa era evidentemente la sua parola d’ordine, la sua divisa mentale.

Aveva chiaro l’unico fine da perseguire. Pregava, infatti, quotidianamente così:”Ti offro la mia mente per i Tuoi pensieri, la mia volontà per i Tuoi voleri, i miei sensi per le Tue opere. Fa’ che vivendo in Te, operando in Te, io mi trasformi in Te”.

Questa è volontà santa, è vita mistica, è essere al servizio, al di là di tutto, al di là della vita e della morte.

La mattina dell’assassinio, risalì con l’ascensore nell’appartamento per cambiare la cravatta. La moglie se ne sorprese e lui le spiegò: la voglio bianca perché è il simbolo della mia purezza. Sceso così in strada, fu proditoriamente colpito alle spalle, proprio come egli aveva predetto.

Giovanni Paolo II canonizzò Luigi con un telegramma, nel trentennale, che esaltava l’eroismo “del fedele testimone del Vangelo”. Se il telegramma non è ancora diventato giudizio ufficiale della Chiesa, come il Card. Ruini ed altri cardinali avrebbero voluto, è a causa di freni troppo umani che certo non riescono ad oscurare lo splendore del molteplice martirio cristiano in ogni regione.

Io, intanto, quando ne ho bisogno, chiedo l’intercessione celeste di Luigi Calabresi e l’ottengo.

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8 commenti su “Per un profilo spirituale di Luigi Calabresi – di Don Ennio Innocenti”

  1. enrico pagano

    Grazie per questo commovente ricordo di questo luminoso martire cristiano, vittima dell’ ideologia becera di un gruppo terrorista che ha sfornato buona parte dell’ attuale classe dirigente italiana .

  2. Grazie Don Ennio, per questa toccante testimonianza, questi sono i “pungoli” che stimolano a perseverare nella fede.
    Grazie

  3. Se penso al massacro mediatico che subì allora il commissario Calabresi, mi riempie di tristezza. Non ebbero rispetto di lui nemmeno quando fu ucciso . Prima lo uccisero i giornalistucoli pennivendoli da quattro soldi e poi i brigatisti . Spero con tutto il cuore che venga elevato alla Santità.. Non sono i freni troppo umani ad impedirlo, ma i fiancheggiatori degli allora brigatisti, tanti dei quali siedono alle leve dei comandi .E questa è una delle grandi vergogne del nostro staterello. Luigi Calabresi prega per noi.

  4. Giuseppe e Nino Orlando

    Qualcuno potrebbe indicarci qualcuno a cui chiedere del materiale
    sul Servo di Dio Luigi Calabresi, di un postulatore o vicepostulatore?

    grazie

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