Siamo in guerra e non lo sappiamo – di Clemente Sparaco

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di Clemente Sparaco

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zztrpssIl giorno 13 i terroristi in Libia legati allo “Stato islamico” dell’Isis hanno annunciato la conquista della città costiera di Sirte. Puntano ora su Misurata, la terza maggiore città della Libia e il principale porto a 250 Km dalla capitale, Tripoli. Minacciano l’Italia, mentre il sangue delle decapitazioni (21 egiziani cristiani copti sgozzati in riva al mare) bagna le coste meridionali del Mediterraneo. Migliaia di migranti sono stati soccorsi ieri dalle nostre motovedette. Una di esse è stata attaccata dagli scafisti armati di mitra, che hanno preteso la restituzione del barcone per riutilizzarlo.

Dall’inizio di febbraio è cominciato a circolare in rete un documento programmatico dell’Isis, l’Islamic State 2015, con una mappa dell’Europa dove l’Italia e Roma sono cerchiate in rosso. “Ansar al Sharia in Libia e al Qaida nel Maghreb Islamico – vi si legge – cominceranno a sparare missili verso il cuore dell’Europa, come vendetta per quanto patito dai loro fratelli in Siria. L’accerchiamento dell’Europa da parte del Califfato Islamico Globale passerà da ovest (Spagna), dal centro (Italia, Roma) e da est (Turchia, Costantinopoli/Istanbul)”.

Gli analisti si affannano a decodificare questo e altri messaggi, cercando di capire quanto ci sia di realistico e quanto di propagandistico. Sta di fatto che la distanza tra Roma e Sirte è di 1.250 chilometri e quella dalla Sicilia meno di 500 km. L’Italia si trova a gittata di missile e i terroristi hanno ormai a disposizione parte dell’arsenale militare già in dotazione del colonnello Gheddafi, essendosene impadroniti nella loro avanzata. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato a SkyTg24: “L’Italia sostiene la mediazione dell’Onu, ma se non riusciamo nella mediazione” (…) “è pronta a combattere, naturalmente nel quadro della legalità internazionale“.

La morsa del terrorismo si stringe

La Libia è nel caos. Lo ha riconosciuto anche il ministro dell’interno Alfano.

Terre e confini marittimi sono del tutto incontrollati, passaggio di profughi e migranti, risorse naturali e finanziarie, divisioni. Connessa a questa situazione c’è l’emergenza immigrazione. Una bomba demografica che è già esplosa con un enorme carico di morte (più di 200 solo l’11 febbraio) e con conseguenze sempre più dirompenti per il nostro Paese.

Ma la minaccia non viene solo dalla Libia.

Ai confini dell’Unione europea ci sono interi stati in disfacimento. Un’inquietante mappa del terrore sta ridisegnando i confini del mondo intorno a noi. C’è l’autoproclamato califfato dell’ISIS fra Siria e Iraq del Nord. C’è lo stato affiliato all’ISIS in Libia con centro in Cirenaica a Derna. C’è Boko Haram in Nigeria e ci sono numerose altre sigle che praticano e inneggiano alla jihad in Africa fra il Nilo e l’Oceano Indiano. Al Qaida, poi, continua ad alimentare il terrore nella penisola arabica e nello Yemen. All’interno dei confini europei si stimano i foreign fighter tra tremila e cinquemila.

E’ il risultato delle Primavere arabe e dello scellerato disegno politico degli USA di ridisegnare l’assetto politico del mondo arabo esportandovi la democrazia, magari con le bombe. E’ il risultato del radicalismo islamico, le cui motivazioni sono economiche, sociali, ma anche religiose, per quanto una cultura ostinatamente laicista e secolarizzata in Occidente non voglia vederlo o non riesca ad intenderlo. Perché il Califfato persegue un disegno politico ben preciso, che è inestricabilmente religioso. In nome di esso pretende di imporre la sottomissione alla Shari’a, la Legge islamica, con il terrore, con la violenza, con la devastazione, con crudeltà senza misura di umanità.

I sostenitori del Califfo si garantiscono i finanziamenti per coprire le loro spese militari, da una parte col petrolio, dall’altra con i sequestri di persona e il business del traffico di essere umani, che è anche un’arma impropria per destabilizzare stati come il nostro. Spesso terrorismo e delinquenza comune, alimentati da traffico d’armi e dalla droga che arriva dall’Asia, formano un groviglio inestricabile.

Tiriamo fuori le nostre energie migliori!

Siamo in guerra e non lo sappiamo.

Non lo capiamo, perché siamo immersi nella nostra quotidianità al punto che crediamo che nulla possa infrangere il cerchio incantato dell’abitudinario e raffreddare le nostre fantasie andate a male.

Da tempo viviamo un’esistenza senza memoria e senza prospettiva. Siamo divenuti indifferenti e restii al punto che le immagini delle atrocità scivolano sui nostri monitor senza toccare la nostra coscienza. Ma ora, come  ha scritto il 12 febbraio su Tempi padre Piero Gheddo “il nostro mondo democratico, ricco e laicizzato, si trova spiazzato. I popoli occidentali e quelli islamici non si capiscono. C’è un abisso tra il nostro desiderio di vivere tranquilli e la violenza dei terroristi”.

La nostra politica è ridotta al gioco virtuale dell’apparire, delle dichiarazioni estemporanee, dei twittamenti più o meno arguti destinati ad essere amplificati da una stampa compiacente. La cialtroneria ed il cinismo la fanno da padrone e sono scambiati per abilità e intelligenza politica. Confondiamo la  virtualità con la realtà. Ma ora non si tratta di un gossip senza spessore, di dichiarazioni ad effetto o di giochi d’immagine: l’Italia è sotto attacco. Dobbiamo capirlo e alla svelta. Dobbiamo sapere che ne va della sopravvivenza della nostra stessa civiltà con i suoi diritti e le sue libertà, a partire da quella più fondamentale, la libertà di coscienza, da cui discendono tutti gli altri: la libertà politica, l’uguaglianza, diritti dell’uomo, la parità della donna, il diritto di opinione e di espressione, la libertà religiosa etc..

Confusi ancora nel merito fra posizioni di tipo crociato o buonista acritico, siamo nel mirino dello Stato islamico. Ma ormai non è più tempo di teorizzazioni astratte né di tattiche. Siamo chiamati a tirare fuori le energie più autentiche, profonde, spirituali, che sole sanno sostenere nei momenti epocali.

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9 commenti su “Siamo in guerra e non lo sappiamo – di Clemente Sparaco”

  1. giorgio rapanelli

    Proprio oggi pomeriggio parlavo della Libia con un sudafricano che aveva combattuto i Simba in Congo e poi aveva trascorso il resto della vita in azioni di “intelligence”. Ferma restando l’idiozia di francesi, britannici, americani e italiani di aver abbattuto Gheddafi per una primavera araba che stava nella mente malata di chi la propugnava. Magari dietro a tutti questi conflitti sullo scacchiere mediorientale e slavo ci sono i fabbricanti e i mercanti d’armi, a cui le guerre portano denaro in cassa.
    Tornando alla Libia c’è poco da preoccuparsi. L’Isis non ha i mezzi per invaderci. Inoltre, l’Italia, la Nato, gli Stati Uniti, tengono d’occhio la situazione. L’Isis si estinguerà per mancanza di strategia e spazio politico. L’unica cosa che può fare è la propaganda di atrocità per terrorizzare le persone. Al massimo può spingere a qualche attentato in Italia, magari a Piazza San Pietro di domenica. Sono solo punture di spillo che fanno male, ma non dimostrano un bel nulla.

    1. Vorrei poter condividere il suo giudizio, che mi ricorda quello di taluni analisti politici ed esperti di strategia e terrorismo. I tagliagole -non da ieri- sono già tra noi.

    2. Beato lei che è così ottimista, soprattutto sull’ “Italia, la Nato e gli Stati Uniti che tengono d’occhio la situazione”.

  2. Ieri ho preso la linea con Radio Padania Libera e ho potuto chiedere a Salvini le sue proposte su immigrazione e politica estera coi paesi vicini. Ha risposto più o meno così:
    1) Fine delle sanzioni alla Russia, che nella lotta al terrorismo deve essere nostra alleata “su un piano politico, militare, culturale”.
    2) Chiusura immediata delle operazioni “umanitarie” nel Canale di Sicilia, che appaiono sempre più suicide.
    3) Reinvestimento dei soldi così risparmiati nei paesi di provenienza dei migranti, in Africa subsahariana “in scuole, fabbriche, ospedali” per creare le condizioni affinché la gente non emigri.
    4) Accordi bilaterali affinché le pene carcerarie gli immigrati le scontino nei loro paesi.
    Aggiungerei al punto 2 che il rubinetto aperto fra Libia e Italia attira sempre più disperati che prima che nel mare muoiono nel deserto, ben celati agli occhi della Boldrini e dei vari buonisti a intermittenza.
    …Ma il buon senso, da Bertoldo in poi, è sempre stato perdente, e Salvini è solo un…

  3. in verita’ la Madonna lo aveva annunciato, sul terzo segreto di Fatima, scritto da Lucia Dos Santos, chi ha occhi veda, che ha buon senso capisca,ci avviciniamo alla terza guerra mondiale,gia’ nell’ apparizione della Salette la Madonna l’aveva annunciato ai bambini Melania e Massimino che il genere umano avra’ un grande castigo nel xx secolo,poi l’ ha ripetuto a Lucia, il genere umano ha peccato, da nessuna parte vi e’ ordine,anche nella chiesa verrà il tempo delle sue piu’ grandi prove,Cardinali si opporranno ai Cardinali,a Roma già si vedono i cambiamenti, politici eretici senza fede,uno contro l’altro,gruppi di sette diaboliche che si proclamano Cristiani, la gente e’ diventato cattiva, non si ama piu’ Dio,e di conseguenza anche il prossimo,Satana sta’ marciando per Roma,qui e’ già cominciata la guerra spirituale,e con L’ Islamisti, verra’ anche quella materiale,hanno abbandonato Gesu’ il re della Pace, non si mettono piu’ in pratica i precetti divini, i 2 comandamenti della…

  4. Personalmente non mi preoccuperei, soprattutto quando le immagini forti di esecuzioni vengono mostrate come se fossero un film hollywoodiano. Su una cosa concordo con il professor Cardini: minacciano una ‘nazione’ e un continente definendoli della Croce, ma l’Europa è da un pezzo che ha voltato le spalle alla Croce, al sacrificio e alla Santa Messa. Se l’Europa fosse ancora il continente della Croce oggi non assisteremo a questa situazione tragica e grottesca. Chissà, forse intendevano La Croce, il quotidiano di Adinolfi!

  5. Bisogna appoggiare Al Sisi, Assad e il Re di Giordania, coinvolgere la Russia di Putin. L’opposto di quello che hanno fatto Francia e Stati Uniti sostenendo le rivolte islamiste contro i regimi nazionali e laici del mondo arabo. Ma soprattutto bisogna smantellare la Fratellanza Musulmana in Europa, continente divenuto ormai il covo vero dell’islamismo mondiale represso e contrastato in patria dai regimi arabi. Lo Stato islamico (questo è il suo nome, su questo ha ragione Luttwak…) senza gli Stati Uniti a crearlo contro i presunti “dittatori” e l’Europa (Inghilterra soprattutto) a ospitarlo e farlo crescere indisturbato, sarebbe stato stroncato sul nascere dai vari Gheddafi, Saddam, Assad,ecc. Mi sembra che la Santa Sede e la Federazione russa abbiano identità di vedute, l’Italia??

  6. Gualtiero Comini

    Che siamo in guerra lo sappiamo perchè Papa Francesco ci ha detto che è in atto la terza guerra mondiale spezzettata su molti fronti. Quale sia la migliore strategia contro l’ISIS in Libia non so ma bisognerà trovare una strategia che coinvolga i Paesi occidentali e soprattutto i Paesi arabi. Che l’ISIS possa colpire il nostro suolo è una bufala che serve solo a seminare paura nei creduloni. Non mi sembra sia opportuno diffondere notizie prive di fondamento.

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