10 giugno 1940 I censurati motivi dell’intervento italiano nella II guerra mondiale

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Di Piero Vassallo

10 giugno 1940

I censurati motivi dell’intervento italiano nella II guerra mondiale

 

Nel gennaio del 1940, Benito Mussolini inviò a Hitler un dettagliato rapporto, scritto per suggerire e sollecitare una svolta moderata della politica estera tedesca.

Il rapporto inviato all’alleato tedesco, e sottratto da Renzo De Felice alla polvere degli archivi, consigliava provvedimenti – ad esempio la costituzione di uno stato polacco indipendente – finalizzati a una soluzione pacifica del conflitto.

Il duce era convinto e sosteneva apertamente che, ove la Germania avesse vinto la guerra contro francesi e inglesi, l’America sarebbe sicuramente scesa in campo, poiché era da escludere la sua rassegnazione alla sconfitta (eventualmente) subita dalle democrazie europee.

La qualunque ipotesi sulle cause dell’intervento italiano nella II guerra mondiale, pertanto, deve rammentare e considerare che Mussolini aveva previsto l’intervento americano nella guerra.

La decisione di dichiarare guerra a Francia e Inghilterra non può essere in alcun modo attribuita a un ingenuo calcolo di Mussolini,  a un azzardo e un’illusione contemplante la vittoria dell’Asse non immediatamente seguita dall’intervento decisivo dell’America.

Vero è che un mascherato, obliquo intervento americano fu deciso da Roosevelt subito dopo la disfatta della Francia. Come è attestato dagli Atti della Santa Sede durante la II guerra mondiale, all’inizio del 1941, Pio XII, il prosegretario di stato Tardini e alcuni nunzi apostolici erano convinti, in base a notizie certe,  che l’America conduceva già una guerra non dichiarata contro Germania e Italia.

Il ventaglio delle ipotesi e delle congetture sui motivi dell’intervento italiano nella II guerra mondiale, inoltre, non può essere aperto senza considerazione del telegramma lanciato da Mussolini a Vittorio Emanuele III il 28 agosto del 1939, per confermare che nella guerra provocata dall’aggressione tedesca alla Polonia “l’Italia si limiterà, almeno nella prima fase del conflitto ad un atteggiamento puramente dimostrativo. Francesi e inglesi ci hanno fatto sapere che faranno altrettanto”.

Lo scenario che appare in filigrana nel telegramma di Mussolini al re dimostra l’esistenza del progetto condiviso da italiani, francesi e inglesi finalizzato a sedare e calmierare la guerra scatenata dalle incrociate follie dei governi di Germania e Polonia e dalla leggerezza con cui Francia e Inghilterra (ossia i ministri Bonnet e Chamberlain) affrontarono il nodo di Danzica.

Al proposito non si può dimenticare che il  corridoio di Danzica era una ragionevole e condivisibile rivendicazione tedesca: lo ha riconosciuto e dimostrato l’autorevole storico inglese A. J. P. Taylor, nel saggio sulle origini della seconda guerra mondiale, edito da Laterza nel 1961.

Alla luce di questi fatti accertati documentati. la decisione maturata da Mussolini il 10 giugno del 1940 rinvia a una spiegazione diversa da quella proposta dalla sbrigativa vulgata antifascista, che la attribuisce a un errato, sconsiderato calcolo del dittatore bellicista.

In attesa che i documenti dell’esplosivo e sconvolgente dossier sequestrato il 27 aprile del 1945 a Mussolini (secondo cui in documenti in esso raccolti “valevano una guerra vinta”) e tuttora segretato, rivelino i veri motivi della decisione di dichiarare la guerra a Francia e Inghilterra  si possono avanzare solamente delle ipotesi.

Ubaldo Giuliani-Balestrino, autore del saggio “Il carteggio Churchill-Mussolini alla luce del processo Guareschi”, pubblicato in questi giorni da Enzo Cipriano, propone e sostiene, con appassionante rigore logico, l’ipotesi che attribuisce la dichiarazione di guerra del 10 giugno ad una richiesta di Churchill, rivolta a Mussolini al fine di far sedere al tavolo della pace uno statista interessato a frenare pretese della Germania.

Secondo Giuliani-Balestrino, un sicuro indizio del contenuto esplosivo del carteggio tra Churchill e Mussolini è l’indignazione esorbitante con cui De Gasperi reagì alla pubblicazione, nel settimanale “Candido”, di alcune lettere indirizzate ai governi alleati per ottenere il bombardamento degli acquedotti romani. Un peccato veniale, ché finalità delle azioni belliche sollecitate da De Gasperi non era un bombardamento inteso al massacro ma alla sollevazione dei romani contro gli occupanti germanici.

Giuliani-Balestrino, accertato che l’accusa a De Gasperi non giustificava una reazione furente, dimostra (e questa è la parte più rigorosa e scientifica del suo saggio) che i giudici violarono le regole stabilite dal codice di procedura penale.

La causa di un tale anomalo comportamento, dunque, risiede nella volontà di De Gasperi di evitare che in Tribunale si discutesse delle trattative tra il suo governo e i detentori del carteggio Churchill-Mussolini.

Fabio Andriola, nel saggio “Mussolini nemico segreto di Hitler”, ha dimostrato che il duce disprezzava Hitler e diffidava dei tedeschi, quindi che non è inverosimile ritenere che l’entrata in guerra dell’Italia sia stata motivata dalla volontà d’intralciare i piani della Germania nazista.

Rimane tuttavia il dubbio sull’argomento che persuase Mussolini a entrare in una guerra che avrebbe sicuramente provocato l’intervento della superpotenza americana. Si deve necessariamente supporre che, per vincere la resistenza di Mussolini, in quei mesi seriamente impegnato nella difficile ricerca della pace, la sollecitazione di Churchill sia stata accompagnata da una convincente assicurazione della neutralità americana.  La neutralità americana, infatti, è l’anello mancante alla spiegazione dei motivi che indussero Mussolini a entrare in guerra con un esercito impreparato e insufficientemente armato.

Ubaldo Giuliani Balestrino elude l’insolubile problema, esaminando la stravagante condotta italiana della guerra nel 1940 – “quando l’Italia poteva determinare le sorti del conflitto non ancora decise”. La conclusione suggestiva ma (lo precisa l’autore) non dimostrata è che la bizzarra strategia italiana discendeva “dalla volontà di Mussolini di sabotare la guerra di Hitler: sabotaggio – per la verità – perfettamente riuscito”.

In attesa della pubblicazione dei documenti raccolti nel dossier sottratto a Mussolini, l’avvincente saggio di Giuliani-Balestrino, qualunque sia il giudizio su di esso, costituisce l’occasione per una seria ripresa del dibattito sulla storia della seconda guerra mondiale. Un argomento finora avvelenato dalle sentenze   ideologiche, che eludono o nascondono (dietro la caricatura del duce sanguinario) la verità sui segreti e i retroscena della guerra italiana.

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