25 aprile nel ricordo della carità dell’Opera Santa Teresa del Bambino Gesù e di Don Angelo Lolli – di Giovanni Lugaresi

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Accadeva cent’anni fa: il 25 aprile 1914, la Pia Opera Assistenza Infermi poveri, come si chiamava allora l’Opera Santa Teresa del Bambino Gesù, annunciava l’apertura in via Mazzini 3, del negozio “Alla beneficenza”. Da allora, sono cambiate le addette, ma l’attività non ha avuto interruzioni, e anche oggi rappresenta una delle fonti di finanziamento destinate agli ospiti dell’ospizio

di Giovanni Lugaresi

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don angelo loli

 il Servo di Dio Don Angelo Lolli, fondatore della Pia Opera Assistenza Infermi (oggi Opera Santa Teresa del Bambino Gesù)

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L’insegna sull’ingresso non è mutata: “Alla beneficenza”. Chi manca, invece, ma ben presenti ancora nel nostro ricordo di vecchi ravennati, tre figure emblematiche: la Clelia, la Rosa, la Teresa. Sono state per anni e anni le commesse del negozio di “maglieria e cucito”, che la fervida mente manageriale di don Angelo Lolli, coadiuvato dalla mitica Maria (“la Mariuccina”) Belletti, aveva progettato e realizzato.

Accadeva cent’anni fa: il 25 aprile 1914, la Pia Opera Assistenza Infermi poveri, come si chiamava allora l’Opera Santa Teresa del Bambino Gesù, annunciava l’apertura in via Mazzini 3, del negozio, appunto. Da allora, sono cambiate le addette, ma l’attività non ha avuto interruzioni, e anche oggi rappresenta una delle fonti di finanziamento destinate agli ospiti dell’ospizio. Un esempio di come la carità, lo spirito cristiano che vedono nell’ammalato, nella persona sola e abbandonata, Gesù sofferente, si possano coniugare con l’attivismo “commerciale”. Del resto, e già l’abbiamo osservato a sottolineato altre volte, in don Angelo Lolli trovavano sintesi mirabile le figure evangeliche di Maria e Marta.

Laboratorio di maglieria, farmacia, ambulatorio medico, suore che erano infermiere diplomate, suore che erano laureate in farmacia e in medicina: tutto e tutte al servizio dei poveri soli, ammalati cronici: amore del prossimo, per amore di Dio.

Il negozio “Alla Beneficenza” è il più antico di questi “strumenti” di bene e il fatto che compia cent’anni la dice lunga, appunto, sul significato di questa presenza, sempre cara ai ravennati e ai romagnoli, anche a quelli che un tempo si definivano mangiapreti, e che oggi si proclamano magari agnostici. Perché la figura e l’opera di don Angelo Lolli (da tutti considerato santo, anche se il processo canonico è ancora in corso) hanno sempre destato rispetto e ammirazione, quando non amore, dedizione. E alle iniziative da lui promosse non si poteva dire di no. Così è oggi: nessuno dice di no a quanto legato a quel santo sacerdote…

“L’Amico degli Infermi”, il mensile fondato dello stesso don Lolli ottantasei anni or sono, al centenario del negozio ha dedicato diverse pagine del numero di aprile fresco di stampa. Con una riflessione dell’attuale direttore dell’Opera, don Paolo Pasini, una cronistoria del negozio e un intervento di don Giuliano Trevisan.

In particolare, don Pasini si sofferma sul “luogo icona” della beneficenza, l’Opera Santa Teresa, appunto, che “trasuda in ogni sua pietra di amore per i poveri e i bisognosi ed ancora oggi, pur con tanti limiti e difetti, è un’esperienza dove la beneficenza vive e cresce, un luogo dove il bene è di casa”. Alla maggior gloria di Dio – come don Lolli l’aveva pensata, voluta, realizzata.

E se ci è consentita una… aggiunta, ecco, noi diciamo che di questi uomini ha bisogno la Chiesa, oggi come ieri: un don Lolli, un don Morelli per l’orizzonte ravennate, un don Benzi, per un altro orizzonte, quello riminese, ma tutti e tre esempi luminosi di quell’autentico spirito cristiano che rifugge lo spirito del mondo e, guardando alla miseria umana (abbassandosi sulla miseria umana, sul dolore) la solleva ad altezze celesti. Infine, diciamolo pure: ecco “un altro 25 Aprile”, ma fatto di amore!

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1 commento su “25 aprile nel ricordo della carità dell’Opera Santa Teresa del Bambino Gesù e di Don Angelo Lolli – di Giovanni Lugaresi”

  1. Bellissimi esempi! Siamo nell’ottava di Pasqua e Gesù è ancora a dirci: – Ho patito e sono morto per amore!- Ripaghiamolo volendoci bene e aiutandoci gli uni gli altri come Lui ci ha insegnato. Veramente quel 25 aprile di cento anni fa sia da ricordare!

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