9 MAGGIO, GIORNO DELLA MEMORIA DELLE VITTIME DEL TERRORISMO. I NOSTRI GUAI COMINCIANO CON L’ASSASSINIO DI ALDO MORO – di Piero Laporta

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di Piero Laporta

fonte: ItaliaOggi – gruppo Class

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Nove Maggio, il «Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi», annacqua il ricordo della vittima di quel giorno, Aldo Moro, di cui non parla più nessuno. Morto Aldo Moro, ne conseguì la subordinazione del paese agli usurai delle banche internazionali, della Trilaterale e di Bilderberg.

Nel secolo scorso assistemmo a tre regicidi, due riusciti – John Kennedy e Aldo Moro – uno fallito miracolosamente, con Giovanni Paolo II. Tutt’e tre ostili alle logiche di Bilderberg, della Trilaterale e delle banche, tutt’e tre vittime d’una cupola mondiale, oggi svelata, differente da quella che agì contro Aldo Moro solo per la presenza dell’Unione sovietica, poi scalzata dalla Germania.

Morto Aldo Moro, il nostro debito pubblico fu strutturato, a partire dal 1981, mentre si privatizzava Bankitalia, per legarci saldamente alle banche statunitensi e aggiogare la nostra politica al carro del loro malaffare. Da qui la grande corruzione, tutto il resto conseguì.

Aldo Moro forse non fu tradito solo per la politica dai suoi amici della Dc e del Pci. Nel 1977, un anno prima del suo assassinio, si parlò di missili in Italia per bilanciare gli SS-20 sovietici. Già nel 1962, per la crisi di Cuba, i missili furono schierati a Gioia del Colle, la base aerea 40 chilometri a sud di Bari. Se Moro fosse vissuto, i missili Tomahawk, 2500 chilometri di gittata, li avremmo schierati in Sicilia oppure in Puglia? I missili andarono a Comiso, rinunciando inspiegabilmente a una fascia di 500 chilometri di possibili obiettivi, fra i quali Mosca. Un regalo che forse non spiacque né ai sovietici né a quanti controllavano gli appalti dalla Sicilia all’Emilia Romagna. Se Moro fosse sopravvissuto – la mafia, come si sa, se ne disinteressò – avrebbe obiettato? Morto Moro, nessuno adombrò un negoziato fra stato e mafia per la base a Comiso. Oppure non ci fu nessun negoziato; la mafia fu convinta da altri? Forse i numerosi politici esperti di sedute spiritiche, evocando Pio LaTorre, comunista odiato in Emilia Romagna, potrebbero dire come andò.

La sicurezza per un’arma strategica è triplice: intorno all’arma, intorno al sito e intorno alla base. Intorno alla base di Comiso c’è la Sicilia e la mafia. Da quel momento si registrò l’ascesa dei viddani di Corleone, cui arrivarono kalashnikov e droga dall’Asia centrale. Qualcuno spacciò la Sicilia per iper sicura, mentre le vecchie volpi del Cremlino facevano geopolitica con la mafia? Fatto sta che nel 1991, crollata l’Urss, Salvatore Riina la fece fuori dal vaso, presumendo d’essere pericoloso più di Bilderberg, della Trilaterale, della Dc e dei suoi statisti.

Scrissi a Lelio Lagorio, allora ministro della Difesa, e a Giulio Andreotti, padrino politico di Attilio Ruffini, predecessore di Lagorio, per chiedere conto dei 500 inspiegabili chilometri di arretramento. Lagorio rispose che tutto è scritto nel suo libro «L’ora di Austerlitz». Forse non ho saputo leggerlo; non vi ho trovato nulla. Da Andreotti non giunse risposta.

Vladimir Putin torna al potere. Egli non ha nulla a che fare con l’ Unione Sovietica, mentre i vecchi complici di Mosca, nel Pci, nella Dc, nel Psi e via rubando, sono tutti venduti alla cupola già nemica di Aldo Moro. Si dice che Putin voglia aprire gli archivi. Il botto di Capaci al confronto sarà un petardo.

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