A proposito dell’adozione per le coppie gay nei termini del disegno di legge Cirinnà – di Clemente Sparaco

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Questione di civiltà.

di Clemente Sparaco

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zzzzbmbnI precedenti giuridico-amministrativi

Il punto più controverso del disegno di legge Cirinnà, prevedente un istituto per le coppie omosessuali, che le avvicina, nei diritti e doveri, al matrimonio, riguarda la stepchild adoption.

La stepchild adoption (letteralmente «adozione del figliastro») estende alle unioni civili la possibilità, già riconosciuta dall’articolo 44 della legge sulle adozioni, di adottare il bambino che vive in coppia, ma che è figlio biologico di uno solo dei due. Risponde alle esigenze di quelle coppie omosessuali che hanno figli concepiti all’estero grazie alla fecondazione eterologa. Attualmente essi risultano figli del solo genitore biologico, per cui in caso di problemi di salute o decesso, l’altro componente la coppia non ha alcun diritto né dovere giuridico.

Figurano nella giurisprudenza italiana alcuni precedenti.

Il primo risale all’agosto del 2014, quando il Tribunale per i Minori di Roma ha concesso ad una donna l’adozione della bambina della compagna, che l’aveva avuta tramite fecondazione eterologa. Nella fattispecie, il Tribunale motivò ritenendo che nessuna legge esprimesse il divieto per un genitore omosessuale di richiedere l’adozione del figlio del partner. Considerò, quindi, che fosse “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore sociale, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo”.

Sono seguite nel 2015 una sentenza della Corte d’Appello di Torino, che accoglieva la richiesta di due donne, sposate in Spagna e poi divorziate, ad essere riconosciute entrambe madri del bambino avuto con inseminazione eterologa, ed una del Tribunale di Palermo che riconosceva all’ex compagna della madre biologica “la facoltà di incontrare e tenere con sé i figli, secondo un calendario di incontri stabilito”  .

E’ invece del 2011 una sentenza della Prima sezione civile della corte di Cassazione (n. 601, 11 gennaio 2013), che respingeva il ricorso di un genitore per l’affidamento del figlio avverso l’ex compagna che aveva intrapreso una relazione omosessuale. Nella circostanza la Corte ritenne che “non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale“. In tal modo, annotava la Prima sezione civile, “si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino…“.

Bisogna, infine, menzionare 2 provvedimenti amministrativi del Comune di Roma (febbraio 2015) e del Comune di Napoli (30 settembre 2015), che hanno trascritto atti di nascita di bambini figli di coppie lesbiche.

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Metamorfosi del matrimonio

La principale motivazione a favore della stepchild adoption è l’interesse del bambino. Si tratterebbe di permettere l’adozione al genitore non biologico, che già svolge funzione genitoriale, al fine di tutelare i figli di coppie omosessuali (nel caso, ad esempio, di morte del genitore biologico).

Il punto critico sta nel riconoscere in una coppia omosessuale l’analogo di una famiglia naturale.

Le due cose sono strettamente collegate, perché il diritto di adottare da parte delle coppie gay (nelle modalità previste dal disegno di legge) scaturisce come diretta conseguenza dal riconoscimento civile delle loro unioni. Se, infatti, si ammette che due uomini o due donne possano essere coniugi a pieno titolo, non si vede perché si debba poi negar loro la possibilità di essere genitori.

Da sempre il matrimonio è stato contraddistinto dalla funzione di preservare, trasmettere e custodire la vita. Lo evidenzia il termine latino matrimonium, che è composto dalle parole mater (madre) e munus (compito), a dire che esso era compito della madre e, quindi, fondamentalmente connesso alla maternità. Né la maternità era intesa in senso meramente biologico, perché il matrimonio era investito anche della fondamentale funzione educativa. Ed era, a sua volta, chiaro che discendeva dall’unione stabile, costituita, riconosciuta, tra un uomo e una donna, in quanto unione fertile.

Lo si riscontra anche nella nostra Costituzione che, dopo aver riconosciutoi diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29), la mette in relazione con la procreazione e con “il dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” (art. 30). C’è da notare che il testo afferma che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia, a rimarcare che non li istituisce, perché la famiglia precede lo Stato e non viceversa. Lo Stato ne prende semplicemente atto!

Riscontriamo, pertanto, nella nostra Costituzione, almeno 2 elementi tipici dell’istituto matrimoniale: il suo essere società naturale e il suo concretarsi, finalizzarsi, organizzarsi intorno al dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli.

Ma il matrimonio, oggi che l’emancipazione sessuale ha portato a separare le relazioni sessuali dalle relazioni coniugali, è stato ridotto, circoscritto, a mero riconoscimento di un legame affettivo quasi disincarnato. E’ stato, poi, ulteriormente impoverito, quando il suo legame con la procreazione è stato sciolto. Ci si unisce, infatti, dilazionando, allontanando o rifiutando la procreazione e si procrea, negli ambienti asettici della fecondazione medicalmente assistita, senza unirsi.

La fecondazione eterologa ha prodotto, poi, un ulteriore stravolgimento, non solo perché ha permesso a chi in passato ne era escluso di accedere alla fecondazione, ma anche perché ha separato il significato unitivo da quello procreativo.

In tale contesto, è potuta avanzare l’idea innaturale di fare figli senza l’altro sesso.

Contestualmente, si è giudicata discriminatoria non solo ogni distinzione fra coppie fertili e infertili, ma anche fra coppie eterosessuali ed omosessuali. Le restrizioni alla fecondazione eterologa (legge 40/2004 sulla procreazione assistita) sono via via cadute in ragione di alcune sentenze della Magistratura. In particolare, la sentenza n. 162 della Corte Costituzionale del 9-4-2014 giudicava incoercibile la determinazione di avere figli da parte di una coppia, indipendentemente dalla sua omosessualità.

L’immagine del figlio che si è andata profilando è sempre più rispondente “alla figura del bisogno affettivo, emozionale, psicologico, da soddisfare, a qualunque costo” (Adriano Pessina). Ma, equiparato il figlio all’oggetto di un bisogno primario, diveniva giuridicamente discriminatorio ammettere alcuni ed escludere altri dalla sua fruizione. Siamo al figlio rivendicato come diritto, al diritto al figlio, ad una mostruosa cosalizzazione del bambino, ridotto ad oggetto di contenzioso.

Qui si innesta la rivendicazione da parte delle coppie gay del diritto di adottare.

Il problema non è tanto l’adozione di un minore esterno alla coppia, quanto la possibilità di adottare il bambino biologicamente figlio del compagno. Ora, questa possibilità è direttamente funzionale alla fecondazione eterologa, che permette che il bambino appartenga geneticamente ad uno dei partners. Nel caso di coppia femminile, una, il cui ovulo sia stato fecondato dallo spermatozoo di uno sconosciuto, è madre biologica del bambino. Nel caso di coppia maschile, uno sarà padre biologico, avendo fecondato una donna disponibile a “dare in affitto” (a pagamento!) il proprio utero. Connesso a queste pratiche si sta creando (nei paesi in cui è in vigore la legge) tutto un indotto, un vero e proprio mercato della genitorialità con tanto di cataloghi da cui selezionare le donatrici (o i donatori) e con tanto di “mediatori competenti, avvocati, contratti, pagamenti, penali da pagare se il contratto non è rispettato” (Eugenia Roccella su Tempi del 7-7-2014).

Un cambio di cultura giuridica e sociale che il nostro Paese si appresta a fare!

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Il figlio mistificato

In realtà, la genitorialità per tutti è “una finzione incaricata di occultare, né più né meno, uno dei genitori biologici del bambino”, come ha scritto la storica francese Marie-Josèphe Bonnet, femminista e fondatrice del Fronte omosessuale di azione rivoluzionaria. Il bambino diventa figlio di una “una genitorialità senza corpo, senza sesso e senza relazioni naturali” (Eugenia Roccella cit.), di una confusione profonda fra diritto e capriccio, fra amore e rivendicazione. Perché è del tutto evidente che siamo tutti figli di mamma e papà, eterosessuali e non.

Il potere degli adulti sui bambini si estende, quindi, fino a “falsificare la loro filiazione all’estremo per soddisfare i propri desideri” (così Grégor Puppinck, direttore del Centro Europeo per la Legge e la Giustizia). Se fosse considerato davvero una persona, di certo non sarebbe possibile. Ma come incoercibilmente si può decidere di sopprimerlo, altrettanto incoercibilmente si può decidere di averlo, a prescindere dal dato biologico dell’eterosessualità.

Questo ci conferma che l’inizio di tutti gli stravolgimenti civili è la legge sull’aborto con il principio sotteso della sovranità riproduttiva della madre, che implica la legalizzazione della soppressione di innocenti e crea un vulnus giuridico d’inciviltà.

Oggi che l’aborto è diventato moralmente indifferente, accade che si dichiarino pari nei diritti coppie costituite da persone dello stesso sesso e genitori naturali, inequivocabilmente eterosessuali. La non questione nasce a partire dalla prospettiva con cui si guarda alla cosa, roba ideologica da grandi, senza fantasia e senza buonumore. E’ come se la differenza sessuale fra le figure genitoriali fosse indifferente, come se una tradizione che rimonta al principio stesso della civiltà umana potesse essere dichiarata invalida per decreto, come se al di là del nichilismo della tecnica medica e del libertarismo individualista non esistesse il dato naturale. Peggio ancora, è come se privare il bambino delle figure di mamma e papà non fosse una violenza.

Ci si appiglia sulla forma della legge e se ne dimentica lo spirito. Perché l’adozione ha come obiettivo l’interesse del bambino: dargli una famiglia che non ha. Ed è questo quanto la Convenzione de L’Aia sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale (art. 1) e la Convenzione relativa ai diritti del bambino (art. 21) valutano prioritario nei procedimenti adottivi: “L’interesse del bambino è di avere un padre e una madre.

Tutti gli ordinamenti giuridici del mondo lo riconoscono. Di conseguenza l’istituto dell’adozione esiste per dare una famiglia a un bambino, e non viceversa.

Proprio perché l’adozione prende a modello la famiglia naturale, i genitori adottivi devono essere in età di procreare e l’adozione deve essere definitiva. Ciò implica anche che i genitori dello stesso sesso non possono essere due! Con la coniazione di un modello alternativo di famiglia e di genitorialità si vanno invece a creare situazioni non corrispondenti alla realtà naturale e biologica, che violano il diritto del bambino ad avere i riferimenti sicuri di cui ha bisogno per crescere in modo equilibrato. Le difficoltà che hanno i legislatori nell’adeguare la terminologia a queste inconsuete pretese, dimostrano l’innaturalezza, l’assurdità, per non dire la mostruosità, di questo istituto: non più Padre e Madre o Papà e Mamma, ma Genitore 1 e Genitore 2; non più genitorialità, ma omogenitorialità.

Quanto al bambino, immaginato come un orsacchiotto di peluche, tutte coccole e niente cacca, a lui toccherà di adeguarsi alle scelte di vita affettiva dei genitori. Un’ulteriore crudeltà istituzionalizzata per legge!

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2 commenti su “A proposito dell’adozione per le coppie gay nei termini del disegno di legge Cirinnà – di Clemente Sparaco”

  1. Devo dire la verità. Io proprio non riesco ad accettare che una coppia gay o una coppia di lesbiche possa adottare un bambino.E’ inaudito un fatto del genere.Questi pian piano poi vogliono la riversibilità di pensione del compagno, gli stessi diritti di una coppia normale e tant’altro.Io dico vogliono fare i gay bene fate i gay o le lesbiche ma non rompete l’anima al prossimo. Dio un’ per primo un uomo e una donna Adamo ed Eva,ora perchè vogliamo sconvolgere la cosa?

    1. I pilastri dell’umanità sono due: la Chiesa (dice Padre Pio: sarebbe più
      facile che il mondo si reggesse senza il sole piuttosto che senza la Santa
      Messa), e la famiglia, così dice il Signore.
      E il demonio che spadroneggia sempre di più sta cercando di distruggerli.
      Purtroppo “sembra” che ci stia riuscendo, ma per nostra grande consolazione
      bisogna tenere sempre presente nel nostro cuore che non prevarrà.
      Sappiamo che LUI VINCERA’.

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