Abbiamo davvero due Papi ? – di Nicodemo Grabber

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di Nicodemo Grabber

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zzdue-papiNel febbraio di quest’anno il noto giornalista cattolico Antonio Socci ha pubblicato sul quotidiano “Libero” una inchiesta in quattro puntate dal titolo Due Papi in San Pietro. I perché di un evento mai visto in duemila anni. In questo scritto Socci poneva a tema la questione inedita e tutt’altro che irrilevante della copresenza di due Papi, del così detto Papato emerito, della natura della rinuncia di Benedetto XVI, etc…

Alle domande di Socci il mondo giornalistico, della cultura ed ecclesiale rispose sostanzialmente con il silenzio, ad eccezione di Vatican Insider, protagonista di una dura polemica contro Socci. Polemica che Andrea Tornielli volle risolvere a vantaggio della propria tesi ricorrendo allo stesso Benedetto XVI, raggiunto da una lista di domante scritte dallo stesso Tornielli. Le risposte che Tornielli dice aver ricevuto dal Papa emerito, non solo non spensero la polemica ma anzi generarono ulteriori dubbi.

Non vogliamo qui ripercorrere le tappe del dibattito, le chiarificazioni fornite dal Segretario del Papa emerito e Prefetto della Casa Pontificia, la questione dell’arma araldica “da Papa emerito” proposta a Benedetto XVI dal card. Montezemolo e dal Papa emerito rifiutata per mantenere il proprio stemma precedente (quello da Papa con chiavi di san Pietro, pallio e mitria papale), etc.

Non vogliamo neppure sottolineare troppo il ruolo significativo e non sempre nascosto che Benedetto XVI svolge tuttora: partecipa in abiti papali a pubbliche cerimonie come la benedizione del monumento a San Michele Arcangelo o la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II,  rivede, apportando correzioni, alcuni documenti magisteriali di papa Francesco (sarebbe interessante conoscerle queste correzioni/integrazioni per valutare la dialettica esistente tra i due Papi), etc…

Il 28 maggio usciva sul “Corriere della Sera” l’articolo Ecco perché abbiamo davvero due Papia firma di Vittorio Messori dove il principe dei giornalisti cattolici, pur con diversità di stile e senza le preoccupazioni ecclesiologiche di Socci, sviluppava di fatto una analisi incentrata sul riconoscimento della copresenza di due Papi. Il giorno seguente su Liberointerveniva nuovamente Socci con Ora perfino il “Corriere” e Messori scoprono che ci sono due Papi.

Con lo stile sereno e alieno da toni forti suo proprio, Messori, in verità, tocca nervi scoperti e suggerisce ipotesi dalla portata ecclesiologica inquietante.

Appoggiandosi su uno studio del canonista Stefano Violi, Messori analizza il testo della dichiarazione di rinuncia pronunciata da Benedetto XVI rilevando che papa Benedetto avrebbe rinunciato non al munus petrinum ma solo al ministerium, ovvero all’esercizio di quell’ufficio. Di più, Benedetto XVI non avrebbe neppure rinunciato interamente all’executio del ministero petrino ma unicamente all’esercizio del governo, riservandosi l’esercizio spirituale del ministerium stesso. Benedetto XVI non avrebbe, cioè, rinunciato al compito di Successore di Pietro ma unicamente alla esecuzione concreta dello stesso.

Avremmo così Benedetto XVI ancora pienamente investito del munus petrinum, nel pieno possesso del ministerium spirituale del Vicario di Cristo ma non più della potestà di governo universale che sarebbe, invece, in capo a papa Francesco.

Non sfuggirà a nessuno l’arditezza di una simile tesi e le conseguenze ad essa implicate.  Una tra tutte: se il munus petrinum fosse ancora in capo a Benedetto XVI (perché non vi avrebbe mai rinunciato restando, così, tuttora Papa), si dovrebbe ipotizzare, contro il dogma e la costituzione stessa della Chiesa, una titolarità dello stesso o di uguale munus in capo a Francesco (munus petrinum condiviso o sdoppiato). Oppure dire che Papa (titolare del munus petrinum) è ancora Benedetto XVI mentre Francesco sarebbe l’esercente della sola potestà di governo universale. Tutte ipotesi gravemente problematiche, per non dire inaccettabili.

Non è nostra intenzione portare nuovi contributi polemici al già vasto archivio di articoli, saggi, interviste, dichiarazioni sul tema. Neppure svolgere una analisi dello studio condotto da Stefano Violi e da Messori rilanciato. Ci limitiamo a segnalare un dato di fatto e un nostro timore. Il dato di fatto è che due dei maggiori giornalisti cattolici d’Italia hanno sollevato il problema su due quotidiani a diffusione nazionale e che, ormai, il tema è dibattuto a livello internazionale tra teologi, canonisti, preti e semplici fedeli con grande confusione e disorientamento di molti. E’ come se Socci e Messori avessero dichiarato al mondo che il re è nudo; che fare ora?

La preoccupazione maggiore, invece, è che questa situazione di fatto con due Papi entrambi nel recinto di San Pietro, uno regnante e uno emerito di cui è confuso e fonte di confusione lo status ecclesiologico, divenga occasione per un tentativo di (auto)demolizione del Papato secondo uno schema pensato da Rahner già nel 1974. Nelle pagine iniziali di Vorfragen zu einem okumenischen Amtsverstandnis il gesuita Karl Rahner ipotizzava di sciogliere il munus petrinum  dalle dirette responsabilità di governo in capo ad una sola persona – il Papa –per affidarne l’esercizio a due o più persone.

È innegabile che l’ipotesi ecclesiologica di Rahner, mutatis mutandis, è quella che meglio si presterebbe a giustificare teologicamente una condizione del Papato come quella tratteggiata da Violi-Messori se questa fosse realmente la situazione creatasi con la rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco. Purtroppo, però, sarebbe una soluzione ecclesiologica contraria alla volontà positiva di Cristo, alla costituzione essenziale della Chiesa, al dogma cattolico. Sarebbe la morte del Papato!

Il sasso è stato ormai lanciato, la confusione è grande e non si vede come se ne possa uscire. Solo il Vicario di Cristo può fare chiarezza. Preghiamo perché il Signore provveda presto alla Sua Chiesa!

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fonte: Conciliovaticanosecondo

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22 commenti su “Abbiamo davvero due Papi ? – di Nicodemo Grabber”

  1. Purtroppo Messori è scivolato sempre più, negli anni, verso l’orizzontalismo ecclesiologico. Proprio lui, che fornì al popolo cristiano che soffocava, negli anni dell’immediato Post-Concilio, una provvidenziale folata di ossigeno, tramite “Ipotesi su Gesù”.
    Ma era inevitabile: Messori da un lato, Magdi Cristiano Allam dall’altro, mostrano cosa succede quando si considera uno dei tanti fogli massonici “un rispettabile e autorevole organo di informazione, collaborare al quale è un privilegio”

  2. Il problema è che queste cose non le devono spiegare i giornalisti. Le deve spiegare la Chiesa, il Papa, ai fedeli, perchè sono cose che generano confusione, e quindi recano danno alla Chiesa. Ancora oggi ho letto un articolo che mette in bocca a Bergoglio parole che trasudano di incomprensibilità. Mi spiace dirlo ma non so come altro definirle. Cito dalla fonte (Corrispondenza Romana), parole di Bergoglio: “Cosa succederà con i Papi emeriti? Dobbiamo guardare a Benedetto XVI come a un’istituzione, ha aperto una porta, quella dei Papi emeriti. La porta è aperta, ce ne saranno altri o no, Dio solo lo sa”. Che cosa significhino queste parole, quale ne sia il fondamento canonico, piuttosto che teologico, io non lo capisco. Qualcuno mi aiuti. La cosa che più mi ha turbato di tutta questa faccenda, forse ancor più del minimalismo e del “prassismo” di Bergoglio sul Papato e sulla Liturgia (vedi Celebrazione Solenne del Giovedì Santo ridotta a poco più di una breve catechesi, con l’incomprensibile lavanda dei piedi a persone che non hanno nulla a che fare con il Ministero Sacerdotale e la Confermazione dello stesso – incluse persone musulmane), è l’atteggiamento di Ratzinger, che trovo contraddittorio. Posso capire la sua rinuncia nella convinzione (che tuttora ho) che egli abbia pensato di scegliere ciò che ha scelto per il bene della Chiesa. Non posso capire il significato (perchè neanche lui lo ha mai spiegato, credo) del suo “presenzialismo” da Papa emerito in talune (scelte a caso o no? Boh?!..) circostanze. La Chiesa deve tenersi in piedi anche (forse sopratutto) grazie alla granitica ed inattaccabile sensatezza (parlo proprio da un punto di vista razionale) della sua Istituzione. Se viene a mancare anche un solo granello di sabbia, non so cosa possa succedere al resto dell’edificio. Che Iddio mi perdoni e ci aiuti! Saluti.

  3. UT UNUM SINT = Enciclica prodotta sotto il pontificato di GPaolo II….. al n. 95

    95 – Ciò che riguarda l’unità di tutte le comunità cristiane rientra ovviamente nell’ambito delle preoccupazioni del primato. Quale Vescovo di Roma so bene, e lo ho riaffermato nella presente Lettera enciclica, che la comunione piena e visibile di tutte le comunità, nelle quali in virtù della fedeltà di Dio abita il suo Spirito, è il desiderio ardente di Cristo. Sono convinto di avere a questo riguardo una responsabilità particolare, soprattutto nel constatare l’aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane e ascoltando la domanda che mi è rivolta di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova.

    SI LEGGA BENE E LO RISCRIVO

    *** trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova. ***

    Nessuno finora ha MAI voluto prendere in considerazione questa ” enciclica ” come mai? Come mai coloro tra i quali ora fanno il diavolo a 4 tipo Socci e vari fans, si guardano bene dal nominare e/o leggere quell’ Ut Unum Sint, che dice chiaramente di voler trovare una NUOVA FORMA DI ESERCIZIO DEL PRIMATO?

    Ecco queste cose a me fanno molto arrabbiare, perchè tali denunce alla Socci più che dimostrazione di difesa contro gli errori ed orrori conciliari ( dove il Socci e relativi fans, si guardano bene dal farlo) mi sembra scoop giornalistico. Poi sono gli stessi che etichettano come scismatici e settari coloro che da sempre hanno denunciato le malefatte e i pericoli del CVII. Spiace essere dura, ma davvero la misura è colma. Se siamo arrivati sino a qui ci sono anche delle precise responsabilità da parte di chi poteva denunciare ma non l’ha fatto per comodità e/o ideologie varie movimentiste uscite ed avvallate proprio dal CVII in poi.

  4. Che questa situazione del doppio papato sia tutt’altro che normale lo capisce anche un ateo convinto. Io sono del parere che nella vita quando più coincidenze si sovrappongono il risultato della somma non è più tale: e queste si riscontrono sia in Benedetto XVI; abito talare, residenza vaticana ecc… che in Francesco I; niente scarpette rosse, residenza in Santa Marta, ecc…

  5. Quando nostro Signore Gesù disse a Pietro, vai e conferma i fratelli nella fede, oppure, tu sei Pietro e su questa pietra….. etc. , parlava al singolare o al plurale, voleva che vi fossere due pontefici o magari tre o quattro. Non comprendo come il Magister Messori possa plaudire a due papi e non veda lo scombinamento ne’ tanto meno la confusione che sta montando nei fedeli. Sembra, che da diverso tempo sia in vigore una sorta di nuovo vangelo, diciamo un vangelo fai dai da te, dove ognuno mette o toglie qualcosa; esempio non voglio più il celibato dei preti, tolgo le sante parole di Gesù sugli eunichi per il cielo;oppure 2 o 3 matrimoni mi fanno comodo, tolgo i comandamenti non desiderare le donna d’ altri; voglio dire che tutte le religioni sono uguali e che tutti si salvano, allora tolgo il comandamento IO Sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio al di fuori di Me e tolgo i passi: che chi crede si salva e chi non crede sarà dannato in eterno e là vi sarà pianto e stridore di denti. San Pio da Pietrelcina diceva : tutta confusione. E nella confusione non regna Dio , ma il nemico infernale, che pesca le anime non con la lenza, ma con la rete.

  6. In realtà, il passo dell’enciclica “Ut Unum Sint” citato sopra è da leggere esclusivamente nel contesto dell’azione ecumenica di GPII. Esso è volto a cercare una modalità di esercizio del ministero papale che possa venire incontro principalmente alle esigenze delle Chiese ortodosse. In questo caso, il “vescovo di Roma” sembra volersi proporre come un elemento di raccordo e di riferimento per i vescovi di tutte le chiese; in breve, una sorta di versione cattolica del principio ortodosso del “primus inter pares”, seppur con facoltà di esprimere giudizi definitivi e vincolanti per la Chiesa (altrimenti non sarebbe più Pietro). Questo in un’ottica, naturalmente, sempre più collegiale, per cui il potere consultivo dei vescovi appare sempre più importante e vincolante.
    Il caso dei due papi, Benedetto e Francesco, non rientra per nulla in quel desiderio espresso da Giovanni Paolo II nell’eciclica sull’ecumenismo. Il contesto, infatti, è del tutto diverso,

  7. Riccardino Paniz

    “…semplici fedeli con grande confusione e disorientamento di molti”.

    A proposito di encicliche e documenti vari, scritti e poi dimenticati o che si fa mostra di dimenticare o leggere in senso riduttivo, Io mi sento seriamente confuso ed totalmente disorientato, ad esempio, quando leggo in Veritatis Splendor, di Giovanni Paolo II (anno 1993), il capo II che mette a tema il rapporto tra coscienza e verità (dal n. 57 al n. 64) e leggo poi, nella lettera di Papa Francesco ad Eugenio Scalfari, datata 2013 che

    “[…] Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire. […]”.

    Mi si corregga se sbaglio, eventualmente indicandomi dove sbaglio e son proto a fare ammenda, ma mi par quasi che la lettera del 2013 sia stata scritta ignorando o quantomeno sottovalutando l’enciclica wojtyliana di vent’anni prima. Benedetto Iddio mi chiedo, ma ci si rende conto e rendendosene conto ci regola di conseguenza, che qualcuno prima o poi, si prende la briga di leggere e comparare i documenti che vengono posti all’attenzione universale di colti ed incolti? O sono forse io, probabilmente a causa della mia insufficiente malizia ermeneutica, a non cogliere l’inevitabile(?) e da più’ parti auspicato evolvere della dottrina? Ma se così fosse, se per accostare i documenti del Magistero, fosse posta come condizione previa una adeguata preparazione filosofica e teologica, non si contraddice il detto evangelico, (per inciso è Gesù che parla!) «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.» (Mt 11,25-26) ?

  8. Dopo la sedimentazione di unanno circa è lapalissiano quello che sta avvenendo. Qualcuno, da qualche parte, deve iniziare ad interrogarsi, a parlare, a porsi domande ed esprimere dubbi. Restare in silenzio è connivenza con lo spirito di confusione. Da anni esso agita la Chiesa, la scuote come un ventilabro. Ora è tutto in rivoluzione e non si rintracciano certezze, da nessuna parte. Hanno voluto lo scoop, alcuni. Socci, da isolato, ha parlato a lungo, spesso, inascoltato, scaricato, fino a che non si è mosso il principe dei vaticanisti, Messori. Ora ecco interminabili, litaniche analisi a dritta e a manca. Se nessuno ha parlato prima, non significa cbe tutto non era già compiuto a partire da quell’11 febbraio 2013. Gia allora si sarebbe potuto dire “consummatum est”. Non è stato detto. Allora sì, è valso lo scoop, il mondo della cronaca in rivoluzione, i media in ebollizione. Poi è iniziata l’epopea del francescanismo. Tutto si è come sigillato intorno a questo fenomeno mondiale e si è ecclissata ogni sana coscianza, ogni razjonale uso del pensiero. Ma lo Spirito muove ogni cosa e prima o poi solleva la polvere depositata e fa ritrovare la capacità di discernimento, di analisi, di giudizio. Quindi, non fermiamoci ad interrogativi pleonastici ma facciamo luce perché le tenebre sono sempre più fitte e ci avviluppano sempre di più. Ognuno he sia battezzato, faccia parte del corpo mistico, ha in se il potere di profetare, parlare a nome di Dio. Nel l’umiltà, nel segno della verità e sostenuto dalla grazia. Dio spesso sceglie i fanciulli, i più piccoli e i deboli. Ha scelto la Piccola Maria, ha guardato la sua umiltà, rovesciando i potenti dai loro troni di finta sapienza. Il Signore si nas onde ai sapienti per rivelarsi agli umili. Ora ci chiede di camminare nella verità, di ritornare alla verità, di essere verità. E solo essa Verità trionfi, che poi è Cristo stesso.

  9. Concordo con quanto scrivono Raffaele,Leo, Giustina e Maria.
    Molto chiare e nette frasi analitiche.
    Non mi spingo oltre queste analisi, come vorrei, per evitare i colpi di spugna…
    Ma ognuno proceda all’indietro per come e perchè vi siano tante situazioni anomale e tragga, dai segni evidenti per ogni buon cattolico, le doverose ed amare conclusioni che pochissimi vogliono trarre !
    Una cosa è evidente e mi è permesso dirla:dal Concilio Vat II in poi la diga è franata e tutto entra nella Chiesa, papi permettendo….Perchè ?

    1. perché i Modernisti, caro Nonc’è – pochi ma agguerriti 60 anni prima (cioè all’inizio del Novecento) -, dopo che il terreno era stato spianato dalla pseudo-scienza e pseudo-teologia del gesuita francese Teilhard de Chardin, presentarono come ovvo, perché “richiesto dai Tempi Nuovi”, un proprio trionfo.
      Come De Gasperi aveva considerato ovvio che la Sinistra fosse “moderna”, così papa Giovanni considerò ovvio che non si potesse dire “NO” ai Progressisti. È il “Vietato vietare”, ante litteram

  10. “rivede, apportando correzioni, alcuni documenti magisteriali di papa Francesco”. A parte l’Enciclica, iniziata da Ratzinger e terminata da Bergoglio, non mi risulta questa affermazione.
    Vorrei se possibile qualche chiarimento, grazie!
    Bruno

  11. Credo, anzi temo fortemente, che si stia andando verso una sorta di localizzazione della Chiesa cattolica: non più il primato del Papa, ma una molteplicità di vescovi (vi dice qualcosa l’insistenza con cui Papa Bergoglio si qualifica “vescovo di Roma”?) spalmati su una molteplicità di comunità locali dove sarà sempre più incentivata la massima libertà e fantasia nelle innovazioni liturgiche.

  12. Confesso di avvertire molta confusione,troppe cose non le capisco.Chiedo cortesemente a qualche preparato e buon sacerdote,come padre Di Gualdo,che scrive anche su Riscossa Cristiana,di spiegare a noi semplici fedeli che cosa sta accadendo nella nostra amata Chiesa.Grazie.

  13. Dante Pastorelli

    Cosa sta accadendo alla Chiesa? Un un sempre più spaventoso allontanamento dalla retta dottrina (e le parole del Papa sulla coscienza di un ateo, che non è la retta coscienza, quella cioè illuminata da Dio,ne sono una delle prove), dalla santa liturgia in cui s’incarna la Fede, dall’esercizio del magistero definitorio. La prospettiva di aver altri papi emeriti porta a prevedere un potere supremo collegiale a guisa del Santo Sinodo orientale: il santo sinodo dei papi rinunciatari sì ma, chissà come, sempre papi.

    1. “sì ma, chissà come, sempre papi.” Già , chissà come ?
      Io non lo so e ne dubito, ma c’è chi ne è, contro ogni logica e dottrina e segni, fortemente convinto: 2 o 3 o 4 ma sempre papi sono…..

  14. No, non abbiamo due Papi, con buona pace di chicchessia, Socci, Messori o quant’altri.
    Il Papa non può che essere uno. E questi non è Joseph Ratzinger.
    Il fatto che Joseph Ratzinger – già Benedetto XVI – abbia mantenuto il nome pontificale, l’abito pontificale ed adottato il titolo di “Papa emerito”, non fa di lui il Papa, tout court. E l’aggettivo “emerito” sta proprio lì a chiarircelo.
    La mia personale opinione è che Benedetto XVI, una volta decisa l’abdicazione, avrebbe dovuto rinunciare sia al nome sia ad ogni altra distinzione papale: Benedetto IX prese l’abito monastico a Grottaferrata; Celestino V tornò ad essere monaco; Gregorio XII accettò di riprendere la dignità cardinalizia, per citare i casi, credo, più famosi. I Papi che pensarono all’abdicazione, Pio VI e Pio XII, non credo proprio che abbiamo vagliato la possibilità di formule così ambigue.
    Ed a me pure dispiace ed anche molto, che un uomo della levatura culturale / teologica e delle sensibilità pastorale di Joseph Ratzinger non lo abbia compreso (O non lo abbia voluto comprendere, questo proprio non lo so); certamente anche – o forse soprattutto – su di lui grava l’aver creato una situazione di ambiguità che ha messo la Madre Chiesa in questa confusione.
    E son portato a pensare che, evidentemente, per quanto il personale percorso teologico di Joseph Ratzinger gli abbia fatto prendere le distanze dalle posizioni più estreme proprie della nouvelle théologie di cui pure fu – con Congar, Rahner, De Lubac, Von Balthasar, Schillebeecks, Chenu, Kueng stesso – esponente negl’anni sessanta, pure sembra proprio che un po’ di polvere di essa gli sia rimasta attaccata addosso!
    E ciò nonostante la “Sommorum Pontificum” per cui gli siam grati.

  15. Premesso che già conoscevo gli articoli di Socci e Messori, io non so dire se ci sono o no due papi e non mi spingerei oltre nell’analisi, che tra l’altro non sono in grado di fare. So, come tutti, che c’è un papa regnante e un papa emerito (papa emerito, perché, come ha spiegato il suo segretario, questo titolo ritiene corrisponda al giusto): situazione nuova e mai verificatasi nella Chiesa. Ma siamo anche in un tempo mai verificatosi nella storia del mondo e della Chiesa. Ciò che sta succedendo nel mondo è sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni, non c’è bisogno di fare esempi; si può però dire: il diavolo sta cercando a più non posso di distruggere l’uomo. Quel che invece sta succedendo nella Chiesa, beh, lasciamo perdere, e anche qui non c’è bisogno di fare esempi che tra l’altro non si saprebbe quali scegliere; ma anche qui una cosa è ancora certa: la si vuole distruggere; ma il pericolo maggiore per lei non viene da fuori, bensì da dentro (frase pronunciata in più di un’occasione da Benedetto XVI).
    Cosa ci aspetterà, Dio solo lo sa. Dobbiamo avere paura? No: siamo nelle mani di Dio. Lui vince, ha vinto e vincerà e ci ha detto e ripetuto: non temete! Questo non vuol dire che non ci saranno momenti bui, personalmente credo che ci aspetteranno cose molto gravi. Già solo l’umanità, anche senza un intervento diretto di Dio, da sola si sta avviando verso la dissoluzione.
    Benedetto XVI conosceva bene queste cose, ha tenuto duro finché ha potuto. In tempi più tranquilli avrebbe potuto terminare la sua vita da papa regnante, facendo quel poco che le sue forze gli consentivano. Adesso no. Poi l’abbiamo visto, gliela facevano sotto il naso come se niente fosse. Io invece mi chiedo se non abbia avuto un’ispirazione dall’alto, ne ho quasi un presentimento. Cosa voglia dire non lo so e non mi preoccupa più di tanto. Ripeto quel che ho già detto: lasciamo fare a Lui e stiamo sereni nelle Sue mani, mentre ci prepariamo alla lotta.

  16. Normanno Malaguti

    Il ‘Regnante Pontefice’ ha mai usato, riferendolo a Sé stesso. il titolo di Vicario di Cristo?
    Mi sbaglierò, ma non mi pare.
    Ha mai usati il termine di Pastore Universale della Chiesa?
    Non ricordo, ma non mi pare.
    Ha mai fatto riferimento a Sé come il Successore di Pietro?
    Col passare degli anni la mia memoria si fa sempre più debole, quindi chiedo venia. Però chi più informato e di memoria più forte mi aiuti. Non aiuterà soltanto la mia memoria ma anche la mia modesta capacità di giudizio su questa terribile e non irrisoria vicenda.
    Grazie.

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