Aboliamo chi vuole abolire il contante

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Ritorna ciclicamente e con sempre più insistenza l’idea di abolire la circolazione del contante. Ogni pretesto è buono, ora persino il coronavirus, ma l’iniziativa sa di pauperismo chic lontano un miglio, di rapace perbenismo fiscalista, di vorace burocratismo, di schiavismo debitolàtrico, di totalitarismo erariale, e via dicendo.

Considerata l’assurdità dell’idea, nessuno si stupirà se ad Avvenire è stata subito adottata con entusiasmo. L’episcopal quotidiano diretto da colui che qualcuno ha definito con rara plasticità “Tarquinio il superfluo” ci racconta che un gruppo di “personalità diverse”, ma gravitanti perlopiù intorno al Pd e al sindacalismo bancario, hanno lanciato la petizione “Basta soldi sporchi”.1

Uno dei promotori ad esempio, tale Pierluigi Saccardi, ex vicepresidente PD della Provincia di Reggio Emilia, alcuni anni fa aveva fondato il sito “Eroi fiscali”, il “club di chi paga le tasse”. Si vede che non doveva essere un club molto frequentato, visto che ad oggi non ve n’è più traccia. Considerando che era l’epoca del governo Monti, il concetto risultava involontariamente interessante, in quanto sanciva che per riuscire ad adempiere a tutti i doveri fiscali fosse necessario essere degli eroi. Questo è ancora oggi innegabile.

La soluzione proposta allora come oggi però va in una direzione non esattamente auspicabile: anziché fare in modo che tutti possano pagare le tasse senza dover rischiare la vita e la salute (la via più naturale), si cerca di obbligare tutti ad entrare chi negli Avengers, chi nella Justice League.

All’epoca i tempi non erano maturi, fa sapere l’articolo; evidentemente c’è stato un eccesso di profezia. Oggi invece, “con la crisi in corso e i tanti cambiamenti della vita quotidiana di tutti, può essere il momento per dare l’addio a banconote e monete”.

Ma certo, come dire: ora che la nave sta andando a fondo con una voragine nella stiva, diamo fuoco alle scialuppe di salvataggio. Nella petizione, che a scanso di equivoci invitiamo a NON firmare, si legge: Vivere in Italia è come aver comprato una casa dove hanno nascosto un tesoro: sotto i materassi, nelle cassette di sicurezza, nei doppifondi giace una enorme quantità di contanti dormienti. Questa enorme quantità di denaro non è sempre frutto del semplice risparmio, ma è denaro che “non può apparire”. Gli euro elettronici costringono all’emersione questa grande ricchezza e soprattutto evitano che possa essere ancora nascosta, sottraendo così risorse per il welfare, la sanità, l’equità fiscale.2

Questa la versione dei pauperisti-chic, debitoschiavisti, balzellòmani, tributòfagi, eccetera.

La nostra visione è leggermente diversa:

  • Vivere in Italia è come aver comprato una casa sperando di poter stare tranquilli, scoprendo invece che quella casa te la devi continuare a ripagare anno dopo anno all’infinito, come se avessi contratto un mutuo con l’Erario, anche se il mutuo non ce l’hai.
  • Vivere in Italia è come aver nascosto sotto il materasso i risparmi di una vita, confidando invano che quello fosse l’unico posto dove Stato e Banche non venissero, famelici, a rovistare.
  • Vivere in Italia è come dover sopportare due tipi di personaggi di rara molestia: quelli che credono che le tasse debbano continuamente aumentare perché occorrono risorse per welfare, sanità, equità fiscale, e si tratta in buona parte dei politici. Poi ci sono quelli che sanno che non è vero, ma vogliono che lo crediamo e sono perlopiù i banchieri, gli speculatori e gli euroburocrati. Ah, già, anche i “filantropi”.
  • Vivere in Italia è come doversi svegliare ogni mattina e sapere che devi correre più in fretta del fisco, altrimenti morirai di fame se sei leone, o verrai divorato se sei gazzella.
  • Gli euro elettronici possono mettere in difficoltà il piccolo commerciante o artigiano, ma fanno un baffo ai soggetti grossi, che si servono di strumenti “professionali” per eludere il fisco (paradisi fiscali, sedi estere, operazioni internazionali…).

Attenzione, non ci si confonda con i libertari: primo, se ci fosse bisogno di specificarlo, non aderiamo a nessuna ideologia. Secondo, ci guardiamo in particolare da tutto ciò che espone liber- come prefisso, deprecando il liberalismo filosofico, disprezzando il libertinaggio nei costumi, detestando il liberismo dei mercati. Non paghi, ci ripugna in toto il pensiero liberal e pure quello libertarian. Terzo: i libertari sostengono che le tasse, tutte le tasse, sono sic et simpliciter un furto. Su questo dissentiamo in modo deciso e ragionato.

Tra costoro e i (finto) democratici per i quali “le tasse sono bellissime” ci sia permesso per una volta di prendere le distanze in modo equanime.

Dopo aver affermato che è necessario dare a Cesare ciò che gli compete, per noi che abbiamo preso lezioni di alta finanza da coloro che riconosciamo come gli unici, veri e insuperati maestri, ovvero i nostri nonni agricoltori, in merito a questioni fiscali vale un principio che potremmo testé definire sinteticamente, declinandolo in tre varianti:
Generale/filosofica: Le tasse sono un furto se travalicano un certo livello3.
Economico/monetaria: Le tasse sono un furto per quella parte di prelievo necessaria a ripagare gli interessi sul debito pubblico, alimentando l’usura ai danni di Stato e cittadini.
Sociale/produttiva: Le tasse sono un furto nella misura in cui impediscono ad una famiglia di avere un introito dignitoso e ad una piccola impresa in salute di continuare ad operare serenamente.

Come indubbiamente si commette un male non contribuendo all’erario in base alle proprie possibilità, l’erario commette un male vessando il cittadino, l’associazione, l’impresa, oltre il dovuto.

Se lo Stato incassa di più, può aumentare i servizi sociali, diminuire le tasse, ridurre il debito pubblico. Abbiamo tutti da guadagnarci.4

Così recita la versione da salotto TV, da radio di Confindustria o da testata episcopale (è tutto uguale); è la versione “usurariamente corretta”, che non va a disturbare chi lucra effettivamente dal sistema e lo vuole cambiare ma solo per finta. Parafrasando e rimescolando con parole nostre ecco invece quella che riteniamo molto più aderente alla realtà:

Se lo Stato si libera del debito pubblico, cominciando dagli interessi passivi ed esercitando la sovranità monetaria, può diminuire le tasse ed aumentare i servizi sociali. Solo che “i mercati” non hanno nulla da guadagnarci. Ed è precisamente il motivo per cui nel mainstream su questo vige la più stringente censura.

I promotori della moneta “covid-free” sostengono che abolendo i contanti emergerebbero magicamente la bellezza di centodieci miliardi di euro all’anno, una vera pacchia per le casse dello Stato e l’equità fiscale. Due obiezioni: come si fa a sapere con certezza l’entità del sommerso, visto che, come dice la parola, è sommerso, cioè nascosto, celato, occultato? Anche qualora la cifra fosse quella indicata, come si fa a credere che il rapporto di emersione sia di 1:1, cioè che girando un interruttore tutto ciò che prima era nascosto improvvisamente si palesi tale e quale, senza conseguenze drastiche sull’attività che vi è sottesa e i numeri che ne deriverebbero?

Lasciamo stare i 110 miliardi presunti e le sinistre utopie totalitarie evocate dai piani per recuperarli; proviamo a concentrarci invece sugli 80 miliardi reali di interessi che ogni anno lo Stato deve restituire ai mercati, essendo questa la cifra che manda in rosso un bilancio il quale sarebbe altrimenti sempre in attivo. Proviamo a pensare che a fronte dell’attuale debito pubblico di 2.400 miliardi5 sono stati pagati 4.000 miliardi di interessi considerando solo gli ultimi quarant’anni6. Chiediamoci se tutto ciò ha un senso.

Nel Partito dell’Avvenire Democratico forse credono di fare gli interessi dei meno abbienti, ma stanno stringendo loro un cappio al collo, proponendo le stesse soluzioni auspicate dalla grande finanza speculativamente filantropica ed ignorando la vera questione. Perciò bisognerebbe abolire chi vuole abolire il contante, tanto più se lo fa per improbabili motivi sanitari.

NOTE

1 https://www.avvenire.it/economia/pagine/ora-aboliamo-i-contanti-mossa-drastica-antievasori
2 https://www.change.org/p/parlamento-italiano-basta-soldi-sporchi
3 Il livello è dettato dalla legge naturale, e se possibile cercherò di approfondire in successivo articolo.
4 https://www.avvenire.it/economia/pagine/ora-aboliamo-i-contanti-mossa-drastica-antievasori
5 https://www.wallstreetitalia.com/debito-pubblico-mazziero-research/
6 https://scenarieconomici.it/studio-esclusivo-litalia-ha-pagato-3-900-miliardi-di-interessi-dal-1980-219-del-pil/

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3 commenti su “Aboliamo chi vuole abolire il contante”

  1. Si vuole abolire il contante per asservirci meglio al totalitarismo tecnocratico prossimo venturo.
    Ma l’attuale tecnologia digitale punta tutta nella direzione della disumanizzazione e dell’asservimento senza fine. Vogliamo fare una scommessa facile? Tra non molto sarà lanciata l’idea di vietare il libro di carta. Non è forse antiecologico, visto che per avere carta occorre tagliare alberi? Non procura forse pericolo d’incendio? Soprattutto, non ha forse tutto questo profumo di cosa vecchia, legata al passato?

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