Accade a Tolmezzo: chi non si inchina al pensiero unico viene trattato con violenza dai “non violenti”. Intervista a Mauro Biscosi, consigliere comunale

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Redazione

zzfclznTolmezzo, provincia di Udine, è un comune di 10.580 abitanti, guidato da una giunta di centrosinistra. Il 27 novembre  la giunta propone al consiglio comunale un ordine del giorno sul “fenomeno del femminicidio”. E fin qui, nulla di strano. Questo orrendo neologismo è divenuto di gran moda e nell’ansia di uniformarsi al pensiero unico, ordini del giorno come questo fioriscono in molte parti d’Italia.

L’ordine del giorno presentato dalla giunta di Tolmezzo (CLICCA QUI per leggerlo) non si discosta dal conformismo dilagante: cifre buttate abbastanza a casaccio (dalle quali si potrebbe evincere che in Italia la donna sia perseguitata in modo violento e crescente) e accettazione assoluta e indiscutibile di quella terminologia bislacca che ha fatto scomparire il “sesso” – il quale, da che esiste il mondo, è maschile o femminile – sostituendolo col termine tanto inadeguato quanto fumoso e imprecisato di “genere”.

L’ordine del giorno viene proposto al consiglio comunale, dove tutti i consiglieri dovrebbero avere libertà di parola e al tempo stesso il dovere di ascoltare le diverse opinioni, per avere gli elementi utili per approvare o respingere il testo. Se così non fosse, a che dovrebbe servire un organo collegiale, per sua natura rappresentativo di diverse opinioni?

Ma per alcuni è insopportabile il fatto che esistano opinioni diverse, magari anche argomentate.

Accade così che Mauro Biscosi, consigliere comunale per la lista “Alleanza per Tolmezzo-Tolmezzo domani”, intervenga in consiglio per manifestare il suo dissenso dall’ordine del giorno proposto dalla giunta (CLICCA QUI per leggere l’intervento di Biscosi). E accade che i consiglieri di maggioranza abbandonino l’aula mentre Biscosi legge il suo intervento e rientrino a lettura ultimata, insultandolo violentemente. Ovvero, siamo contro la violenza, salvo quella che decidiamo di esercitare noi…

Ma lasciamo la parola al consigliere Mauro Biscosi, che abbiamo intervistato:

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RISCOSSA CRISTIANA: Dott. Biscosi, vuole presentarsi ai nostri lettori, dicendoci qualcosa di lei, della sua attività politica, dei suoi impegni?

BISCOSI: Sono sposato e padre di quattro meravigliosi figli, dei quali tre sono ragazze, di quel sesso, cioè, che era protagonista dell’ordine del giorno “incriminato”. Sono pugliese ma dal 1998 vivo a Tolmezzo dove, con un gruppo di famiglie impegnate in parrocchia, abbiamo fondato nel 2006 il centro culturale Giovanni Paolo II mediante il quale cerchiamo attuare uno dei grandi insegnamenti di San Giovanni Paolo II: Al centro di ogni cultura sta l’atteggiamento che l’uomo assume davanti al mistero più grande: il mistero di Dio.

Politicamente, da sempre, ho fatto riferimento all’area di centro – centrodestra, non avendo mai, in vita mia, preso in considerazione, nonostante numerosi inviti, il sostegno a liste di centrosinistra (anche se ultimamente faccio fatica a capire chiaramente i limiti dell’una e dell’altra). Nel mio agire politico cerco di avere sempre chiara la NOTA DOTTRINALE della Congregazione per la Fede CIRCA ALCUNE QUESTIONI RIGUARDANTI L’IMPEGNO E IL COMPORTAMENTO DEI CATTOLICI NELLA VITA POLITICA, meravigliosa stella polare per tutti coloro che si definiscono cattolici e sono impegnati in politica. Tra l’altro in essa si legge La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall’altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona. Su questo principio l’impegno dei cattolici non può cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti verrebbero meno la testimonianza della fede cristiana nel mondo e la unità e coerenza interiori dei fedeli stessi.
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RC: Lei apre il suo intervento dicendo che l’odg è “fonte di molte perplessità”. Quali?

B: Quando si scrive un odg i due punti più importanti sono il titolo e il deliberato finale. Nel nostro caso, si può notare che mentre il titolo parla di “femminicidio”, l’invito finale allo Stato e alla Regione parla di attuare un “ programma di iniziative di sostegno alle scuole, con la promozione e l’avvio di corsi di aggiornamento per gli insegnanti sui vari aspetti della violenza di genere, ….  contrasto alle varie forme di violenza…”. E’ evidente già da questo che la questione femminicidio, pur importante, era solo un pretesto per giungere ad altro. Tutto ciò che, poi, era compreso fra il titolo e il deliberato finale, quelle che sono normalmente le premesse che ne giustificano l’approvazione, sono una serie di affermazioni buttate lì, senza  essersi posto il problema se fossero vere o meno. Questo odg, infatti, è stato approvato in un altro Comune friulano e fatto proprio dalla nostra giunta comunale. Mi sono sentito rispondere che i dati che io avevo e che erano presi dal “rapporto sulla criminalità” del Ministero dell’Interno, non erano veritieri: da cui si deduce che al Ministero vi è un branco di incapaci mentre i maggiori statistici li abbiamo a Tolmezzo! Gli esponenti del NCD tolmezzino che sostengono la giunta di centrosinistra dovrebbero spiegarlo ad Alfano…

Credo che, in realtà, consapevolmente per alcuni, inconsapevolmente per altri, l’obbiettivo finale di questo odg è quello di aprire la strada all’ingresso nelle scuole di personaggi che avallino e introducano i ragazzi alla teoria del gender. Potendo trovare forti resistenze a promuoverla direttamente, il regista di questa operazione, che vede nel Friuli Venezia Giulia la regione pilota in Italia, ha diabolicamente usato come grimaldello il femminicidio. Chi non è contrario alla uccisione o alla violenza sulle donne? Nessuno, per cui ufficialmente entriamo per parlare di violenza sulle donne, ma “… aggiorniamo gli insegnanti sui vari aspetti della violenza di genere…”.

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RC: La maggioranza non ha gradito il suo intervento. Di preciso, cosa è accaduto in aula?

B: Dire che non ha gradito l’intervento è un eufemismo! Dopo alcuni interventi, sono intervenuto premettendo che avrei probabilmente rotto questo clima da “volemose bene bipartisan” ma ho chiesto che mi si ascoltasse nel mio argomentare. Dopo aver cominciato a contestare i dati in premessa, che essendo ufficialmente sbagliati avrebbero condotto a conclusioni erronee, gran parte dei consiglieri e assessori di maggioranza sono usciti dall’aula, rientrando solo al termine del mio intervento. A quel punto, dopo che alcuni dei consiglieri rimasti in aula hanno espresso disapprovazione sui contenuti del mio intervento (cosa legittima e corretta, perché così funziona un organo consigliare democratico, non avendo il sottoscritto la pretesa che tutti fossero d’accordo), sono intervenuti alcuni dei consiglieri e due degli assessori usciti che, evidentemente, non hanno ascoltato il mio intervento per intero ma che si sono sentiti in dovere di far sapere all’aula che erano usciti perché “li facevo vomitare”. Al di là del fatto che trovo sgradevole e mancante di rispetto abbandonare l’aula, ritengo che in un consesso ufficiale quale il consiglio comunale non si possono usare simili espressioni denigratorie, che sono poi successivamente state utilizzate sui social network per infangarmi. Il Sindaco, al quale mi sono rivolto per capire se da quest’anno un simile linguaggio era tollerato in aula, mi ha risposto che non c’è stato alcun insulto. Per correttezza di informazione, ho reagito anch’io a quel punto, ricordandomi di una frase di Giulio Andreotti quando venne a Padova a incontrare un gruppo di studenti universitari cattolici negli anni ’80 “E’ vero che Gesù disse di porgere l’altra guancia a chi vi percuote, ma ricordatevi che ne avete solo due!”. Il mio argomentare non è stato evidentemente vano, visto che un consigliere di minoranza di altra lista ed ex-sindaco di Tolmezzo, ha votato con il sottoscritto!

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RC: Insomma, lei è stato insultato da persone che peraltro non avevano nemmeno ascoltato tutto il suo intervento. Come giudica un atteggiamento del genere?

B: L’unica parola che mi viene in mente è pre-giudizio! Se non ascolto, ma giudico comunque, significa che su di te ho un giudizio a priori, che non può essere intaccato dall’argomentare. Tutti sanno qual è il mio pensiero; la scorsa legislatura fui relatore di maggioranza quando bloccammo a Tolmezzo il tentativo di introdurre le D.A.T. (direttive anticipate di trattamento). Uscivamo da pochi mesi dalla triste vicenda di Eluana Englaro, nostra conterranea, e sull’onda emotiva la sinistra cercò di introdurre le DAT, così come adesso sta provando a introdurre il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Non è un caso che tutte queste vicende avvengano in Friuli, terra di adozione di Loris Fortuna, dove è più forte il sentimento anti-umano e anti-clericale. Questa vicenda mi ha fatto venire in mente il racconto di Guareschi quando l’On. Peppone, addormentatosi durante un concitato dibattito parlamentare, si sveglia di soprassalto è comincia a urlare “fascisti!”: l’unica differenza è che a Tolmezzo sono usciti dall’aula mentre Peppone dormiva in aula! Devo però ammettere che ho nostalgia dei tempi in cui i comunisti erano comunisti e non radicali, e i cattolici erano cattolici e non, come spesso e anche a Tolmezzo accade, stampelle di coalizioni anti-cattoliche.

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RC: che rilevanza ha avuto sulla stampa locale e qual è stata la reazione tra i cittadini?

B: Sembrerà incredibile – ma non lo è – il quotidiano locale più letto, il Messaggero Veneto, del gruppo Espresso, che normalmente ci sguazza con articoli nei quali vengono descritte le “baruffe chiozzotte” tipiche del nostro consiglio comunale, non ha fatto minimamente cenno alla vicenda. La cosa non mi stupisce, perché al potere non fa piacere che si alzino polveroni, che costringano la gente a pensare. Ricordiamoci quanto avvenuto con i referendum sulla legge 40 nel 2005: da una parte quasi tutti gli organi di stampa schierati per l’abrogazione, dall’altra un manipolo di cittadini che tutte le sere era in giro per i comuni a spiegare le ragioni dell’astensionismo e del no! Al potere non conviene che le gente pensi e ragioni! Se a questo aggiungiamo che Tolmezzo sta vivendo un momento di crisi economica tremendo a cui si sono aggiunte scelte politiche nazionali che hanno profondamente inciso sul tessuto sociale della città (chiusura di un Tribunale efficientissimo, chiusura delle caserme), molti concittadini si sentono più preoccupati di come arrivare a fine mese che a portare nelle scuole le varie teorie di genere. Ma si sa, quando la macchina ideologica parte è dura fermarla.

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RC: Lei ha toccato un punto molto importante, la difesa della famiglia. A suo avviso, cosa dovrebbe fare un’amministrazione comunale?

La famiglia è il luogo privilegiato della crescita ed educazione dei figli, è quel luogo dove l’amore tra due persone si apre alla vita. Una famiglia in difficoltà economiche può rappresentare un problema per tutti. Un’amministrazione comunale attenta, pur nel suo piccolo, e in collaborazione con la Regione e lo Stato può mettere in atto iniziative locali di defiscalizzazione come aiuto concreto alle famiglie. A Tolmezzo sono almeno 6 anni che inutilmente cerco di far attuare lo studio di fattibilità del quoziente Tolmezzo, cioè una serie di norme che aiutino le famiglie sulla base del numero dei componenti famigliari, sulla presenza di situazione di criticità lavorative, sulla presenza di disabili, anziani a carico, etc etc,

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RC: Secondo lei, e mi riferisco non solo alla situazione specifica di Tolmezzo, ma in generale, ci sono uomini o gruppi che siano in grado di proporre e realizzare una seria politica a difesa della famiglia?

Sì, ci sono persone che hanno a cuore queste politiche. Purtroppo, i partiti politici sono diventati un insieme di yes-men espressioni più di lobbies di potere che reali rappresentanti del popolo. Valuto non  positivamente il frazionamento dei cattolici nei vari partiti, con la conseguente fine del popolarismo cattolico. Sarebbe importante ritrovare un’unità rappresentativa in politica basata su questioni concrete intorno alla Dottrina Sociale della Chiesa. Ma, essendo Dottrina, bisogna che chi aderisca la segua. Purtroppo, il pensiero corre alle leggi sul divorzio e sull’aborto, quando un’apparente unità politica dei cattolici ha prodotto leggi nefaste. Mi permetta di indicare, come esempio di politico cattolico che non si è piegato al politically correct europeo ma che ha pagato personalmente, la vicenda dell’On. Buttiglione, quando preferì rinunciare alla poltrona della commissione europea pur di non andare contro i suoi, i nostri principi. Al contrario abbiamo una serie di personaggi politici che sventolano la bandiera del cattolicesimo, ma che sono pronti a legiferare come famiglia ciò che famiglia non è. Occorrono politiche famigliari serie, altro che 80 euro mensili!

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RC: Lei parla anche del pericolo di introdurre nelle scuole l’ideologia del “gender”, nonché del pericolo di un’educazione unica e totalitaria, un “educazione di Stato”. Cosa si può fare per contrastare questa massificazione?

B: Non ho una ricetta precisa. Chiunque di noi è impegnato a qualsiasi livello in ambito politico deve vigilare attentamente. Certamente la difesa delle scuole paritarie deve avvenire senza se e senza ma. Ma anche nelle scuole pubbliche i singoli genitori hanno una funzione determinante. In ballo è il futuro dei nostri figli. Ed allora non possiamo fare come gli struzzi. Raccolgo volentieri il suggerimento del Giuristi per la vita: ciascun genitore deve pretendere dalla scuola del proprio figlio che venga preliminarmente informato nel dettaglio su tutte le iniziative che non fanno riferimento al POF concordato, chiedendo, eventualmente, al dirigente scolastico di esonerare il proprio figlio da tali iniziative. Al contempo sarebbe importante che si crei una rete attraverso la quale eventuali situazioni di criticità possano essere segnalate e denunciate. Ho detto che li terremo d’occhio su ciò che faranno, perché non accetteremo per nessun motivo l’introduzione di un MINCULPOP in salsa arcobaleno.

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RC: Concludendo, qual è il suo bilancio di questa esperienza, non certo gradevole?

B: A parte l’amaro in bocca per l’atteggiamento di alcune persone con le quali dovremmo condividere un pensiero comune, tutta questa vicenda mi e ci fa capire che è veramente in corso una battaglia senza precedenti. E’ il momento di uscire dalle sacrestie, luoghi spesso comodi e autoreferenziali. E’ il momento in cui ognuno, a prescindere dal luogo in cui è chiamato a vivere, deve diventare testimone attivo e combattivo di Colui che gli ha cambiato la vita, dandole un senso. Pronti a pagarne le conseguenze. Se in quest’opera a fianco dei cattolici laici ci fossero anche i cattolici consacrati, specie i Principi della Chiesa, allora vorrebbe dire che la tanto invocata unità dei cristiani si è realizzata intanto fra i cattolici. La certezza che Nostro Signore ci è accanto ci darà la serenità e la forza necessaria per affrontare le sfide. Non paevalebunt. San Michele arcangelo ci aiuti in questa dura ma entusiasmante avventura.

+ + +

Ringraziamo Mauro Biscosi per la sua disponibilità e chiudiamo questa intervista augurando a lui di poter proseguire nelle sue battaglie e augurando a tutta l’Italia di restare una Nazione libera, dove a tutti sia consentito di esprimersi e a nessuno sia imposto un pensiero unico, nefasto patrimonio dei totalitarismi.

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11 commenti su “Accade a Tolmezzo: chi non si inchina al pensiero unico viene trattato con violenza dai “non violenti”. Intervista a Mauro Biscosi, consigliere comunale”

  1. Questa è l’ennesima dimostrazione del fatto che i “tolleranti” a parole sono in realtà degli intolleranti pieni di pregiudizi asserviti al pensiero unico dominante!
    “Non accetteremo per nessun motivo l’introduzione di un MINCULPOP in salsa arcobaleno”: tutte ottime le soluzioni proposte ma ne manca una, la DISOBBEDIENZA CIVILE, nel caso venissero approvate leggi aberranti che rendano impossibili quelle soluzioni e che inoltre vietino l’istruzione parentale!

  2. giorgio rapanelli

    Era una tecnica che si usava a Sinistra molto prima di Berlinguer. Quando parlavano i rappresentanti del MSI, si usciva dall’aula.

  3. Già Nostro Signore aveva parlato di costoro come lupi travestiti da agnelli. Peggio di loro soltanto quei personaggi che dicono di essere cattolici ma in realtà sono dei fiancheggiatori della sinistra; che vergogna

  4. Sosteniamo e preghiamo per le persone sagge e coraggiose come questa, anche se spesso sono abbandonate dai loro stessi pastori (vedasi anche il caso dell’insegnante di Milano e della sua curia).

  5. Una simile reazione al suo lucido, coerente e motivato intervento, (che ho appena letto: complimenti), è segno deprimente di come l’onestà culturale (purtroppo anche di cattolici, come si evince dalla sua testimonianza), è in caduta libera , tanto quanto quell’onestà finanziaria-economica che ci sta mostrando in queste ore il comune di Roma.

  6. Ho letto l’intervento di Biscosi e devo dire che non condivido gran parte delle sue tesi, viziate a un certo integralismo cattolico. Sarebbe troppo lungo replicare, ma da laico “agnostico” richiamo la grande massima di Voltaire “Combatterò fino alla fine le tue idee, ma combatterò fino alla morte perché tu possa esprimerle”

    1. Sono stati i laicisti di sinistra ad uscire dall’aula pur di non sentirlo esprimere le sue idee!
      Oltre a ciò lo hanno pure insultato.
      Gli “integralisti” cattolici hanno anche loro il diritto di esprimere le loro idee?

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