Addio Omino pan di zenzero, spodestato da quello PanDiGender

Qualche giorno fa mi è spuntato da un canale Telegram la versione 3.3 dell’omino pandigender (in originale genderbread person), una particolare reinterpretazione del noto dolcetto d’origine anglosassone, divenuto poi anche simpatico personaggio di racconti e animazioni, chiamato omino pandizenzero (gingerbread person), o di marzapane, o panpepato. Si tratta di una infografica a scopo “educativo” realizzata da it’s pronounced metrosexual.com e diffusa da genderbread.org, che involontariamente ben illustra la follia in cui siamo immersi. Dato che il progetto è in ovvia e continua evoluzione, ho reperito facilmente l’ultimissima versione: la 4.0, proprio come la rivoluzione industriale. Anche se di certo le rivoluzioni sessuali vanno a passo accelerato rispetto a quelle industriali, perché siamo arrivati alla stessa versione ma partendo solamente cinquantaquattro anni fa. Comunque, indipendentemente dalla versione, la sostanza delle rivoluzioni sessuali è sempre quella, lo scopo pure: confondere sempre più le idee all’essere umano, uomo e donna, e mettere le due naturali metà in conflitto tra di loro.

Tempo fa per iscriversi a un famoso social era possibile identificarsi tra qualcosa come 72 diverse tipologie di gender; ebbene, qua siamo andati oltre, molto oltre, perché non abbiamo più una scala discreta di opzioni definite, ma una serie di cursori in continuo da impostare in combinazione tra di loro che conducono ad un’infinità di risultati rendendone impossibile la classificazione.

La matematica ci può aiutare, anche a divertirci un poco. Almeno finché non ci arresteranno.

Se al numeratore mettiamo 1, l’essere umano, e al denominatore 2 (maschio e femmina), abbiamo ½ che è complementare all’altro ½ per raggiungere la piena unità, la completezza dell’essere umano.

Se al numeratore abbiamo sempre 1, e al denominatore (infinito, come i generi che ci dicono esserci), ogni frazione tenderà allo zero, al nulla, e la somma di due (o più) frazioni senza valore rimane una nullità. Non è più possibile ricostituire l’essere umano nella sua interezza.

E questo, cari amici genderosi, in teoria non potevate cambiarlo; poi dev’essere successo che anche la matematica, così come è accaduto pressocché a tutte le altre scienze, si è mutata in pura opinione. “Uomo+uomo=famiglia sarà vero quando 1+1 darà come risultato 3!” dicevamo un secolo fa. Siete stati capaci di farlo credere, non c’è che dire. Di più, siete stati capaci di fare credere (anche se non proprio a tutti) che 1+1 può dare non solo 3, ma anche 4, 18 e 53 contemporaneamente. L’unico numero sconveniente, che sarebbe meglio non risultasse mai, guarda un po’, è 2.

Cerchiamo di capire più da vicino cosa esprime la grafica.

Il gender è una di quelle cose che tutti pensano di sapere, ma per molti non è così. Il gender non è binario. Non è o questo/o quello. In molti casi è sia/che. Un po’ di questo, un po’ di quello. Questa piccola gustosa guida vuole essere un antipasto per la comprensione del gender; va tutto bene se dopo averla letta hai ancora fame. Anzi, l’idea è proprio questa.

A dire il vero ho già un principio di voltastomaco, ma voglio provare a capire fin dove siamo arrivati nel 2022. Ed ecco gli ambiti in cui misurare il gender.

Nel cervello c’è l’identità:

è come tu, nella tua mente, fai esperienza e definisci il tuo gender, sulla base di quanto sei allineato (o disallineato) con quella che è la tua comprensione delle opzioni gender.

Nel cuore c’è l’attrazione:

è come tu ti senti attratto (o non attratto) dalle altre persone, sessualmente, sentimentalmente, e/o in altri modi (spesso categorizzati nel gender)

Più sotto c’è il sesso:

sono i tratti fisici con cui sei nato o che hai sviluppato, che definiamo “caratteristiche sessuali”, ovvero il sesso che ti è assegnato alla nascita.

Poi c’è l’espressione generale, l’esternazione:

è come manifesti il tuo gender (attraverso azioni, modo di vestire, modo di fare, solo per dirne alcuni), e come questo viene visto in base alle aspettative sociali.

Per fortuna che ci vengono in aiuto consentendoci di utilizzare misure discrete, scale graduate.

Possiamo pensare a tutte queste cose come esistenti in continuo, mentre altri possono vederle come esistenti in una scala da 0 a 100.

Proviamo quindi a fare due conti considerando la scala suggerita: ogni scala di mascolinità o femmininità relativa a ciascun aspetto o ambito è dotata di 101 valori1. Per ognuno dei cinque aspetti della “genderalità” (identità di genere, espressione di genere, sesso anatomico, attrazione sessuale, attrazione sentimentale) risultano due scale da 101 valori per cui, numeri alla mano, facendo 1012 troviamo che ci sono 10.201 combinazioni. Già, perché come identità di genere io mi posso sentire a 50 di mascolinità e 50 di femmininità, ma anche a 30 e 70, ma nessuno mi vieta di sentirmi 20 e 20, o 100 e 100; qualsiasi combinazione dev’essere per forza ammessa, pena la ricaduta nella fattispecie omofoba con l’aggravante gender-transfoba.

Come ci possano essere 10.201 combinazioni di sesso anatomico sarebbe interessante scoprirlo: l’unica è che si proceda con complicate misurazioni, ma converrete che non sarà il caso di approfondire.

Interessante anche l’attrazione sentimentale scissa dall’attrazione sessuale: in tutta evidenza ci si può innamorare di una persona appartenente ad un certo gender ma volerne restare a distanza, perché si desidera avere rapporti fisici con una persona di tutt’altro gender. Oppure si può volere tutto con entrambi (sempre che siano solo due), oppure niente con nessuno, o ancora tre quarti di manzo e un filetto di vitello.

Mettendo insieme le scale graduate di tutti gli aspetti, con un agile 10110, troviamo la seguente cifra, di non agevolissima lettura: 110.462.212.541.120.451.001.

Sono 110 miliardi di miliardi di possibilità che abbiamo di definirci in base alle sublimi teorie gender. Anzi no, manca qualcosa; nel disegno non avevo notato che c’è anche una scelta di 3 (tre!) caselle che riguardano il sesso assegnato alla nascita, che può essere maschio, femmina, intersex. Allora le diecimila combinazioni di sesso anatomico di cui sopra a cosa servono? Perché l’unica cosa che sembra avere una parvenza di senso riuscite ad invalidarla aggiungendo un’opzione che non esiste se non in ambito patologico?

Mah, sentiamo di cosa si tratta:

[Il sesso assegnato alla nascita è] tipicamente basato sui genitali esterni presenti alla nascita (ignorando l’anatomia interna, la biologia, e i cambiamenti durante la vita). Il sesso assegnato alla nascita (SAAN) è la chiave per distinguere tra il termine “cisgender” (quando il SAAN è allineato all’identità di genere), e transgender (quando non vi è allineamento).

Tutto chiaro adesso, o perlomeno fingiamo che lo sia. “Sesso assegnato” pare suggerire che ci sia qualcuno, quando nasci, che in base a complesse valutazioni e ad una scelta più o meno ponderata annuncia al mondo e all’anagrafe cosa sei. “Tipicamente” però, perché può anche non essere così. Non c’è più nulla di dato, nemmeno quella cosa là. E dire che una volta era così semplice…

Per amore della precisione dobbiamo comunque considerare anche queste tre ulteriori opzioni, moltiplicando per esse il già fantasmagorico numero trovato in precedenza. Abbiamo così modo di verificare che la gender theory ci porta a vette di civiltà che mai avremmo pensato di raggiungere: 331.386.637.623.361.353.003 possibilità tra cui scegliere.

Trecentotrentuno miliardi di miliardi abbondanti.

Confrontate questo numero con la bellezza, l’eleganza, la poetica sintesi di “Maschio e femmina lo creò”. Poi non parlatemi di religione, ma ditemi dove sta la sanità mentale.

NOTE

1 In ogni caso tutte le valutazioni di questa costruzione si basano su quanto di maschile e di femminile c’è in ogni persona. Di questo, del fondamento, non sono ancora riusciti a liberarsi.

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