Ai posti di combattimento  –  di Rita Bettaglio

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Le chiese sono vuote, desolatamente. Vuote spesso anche le menti dei fedeli, drammaticamente. Vuoti i cervellini freschi freschi dei bimbi della Prima Comunione, tristemente. Vuoti gli encefali in subbuglio degli adolescenti cresimati, caparbiamente.

di Rita Bettaglio

.

zzcrrrmtSe entri in chiesa e senti quel languorino, il desiderio di trovare un’anima buona che ti indichi Cristo nella disordinata selva della tua vita, ti può capitare (anzi è quasi certo) di non trovare “nemmeno un prete per chiacchierar”, come diceva la canzone.

La Chiesa, nostra Madre, è in difficoltà: lo vedrebbe un cieco. I fedeli, quelli che (chissà perché?) resistono, sono sfibrati. Faticano a ritrovare Nostro Signore in riti e liturgie svogliate e scialbe. Le omelie, invece di scaldare il cuore e far desiderare di dar la propria vita perché Cristo sia conosciuto e amato da tutti, anestetizzano ogni tentativo di affezione.

Pochi sono coloro che hanno la lucidità e il coraggio di chiamare male il male e insegnare la verità. Non solo quella con la V maiuscola, ma anche quella con la minuscola: la logica, i fondamenti del pensiero razionale. I praeambula fidei, come si diceva un tempo.

Oggi, per contro, tutto è emozione e sentimento, palpiti di cuore e sospiri di tenerezza. Nessuno stupore se poi la gente passato il momento dell’enfasi, va altrove a cercare  nuove emozioni. Perché le emozioni sono effimere e vanno sempre rinnovate. “Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere?”, constatava il profeta Geremia. Non lo vediamo forse tutti i giorni anche in noi stessi? San Paolo stesso, che non era propriamente un rammollito, confessava: “Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto” (Rom 7,15).

Diamo per assodato, perciò, il fatto che siamo un popolo dalla testa dura, di dura cervice, quanto e forse più degli ebrei che toccò a Mosè guidare nel deserto e cercare periodicamente di mettere in squadra. Diciamo pure, in tutta franchezza, che neppure gli apostoli erano dei fulmini di guerra: liti, tradimenti, ottusità. Nulla di nuovo. Ma Cristo ha scelto e utilizzato loro per ammaestrare tutte le genti. Non solo alcune, non solo quando era facile, ma tutte. Ci sarebbe da non dormire di notte al pensiero di quante persone non conoscono Gesù Cristo e il suo messaggio di salvezza.

Dio, ne sono convinta, continua a radunare il Suo popolo anche oggi: gira per le strade a chiamare operai a tutte le ore. E non è vero che il Suo appello resterebbe inascoltato, se solo qualcuno si dedicasse ad affinare le orecchie per udirlo. Avesse colto quell’accenno di sete di acqua viva, dandogli quella che zampilla per la vita eterna. Non pappette e farine lattee, ma cibo solido che sostenga nella fatica.

Non è vero che Dio non manda operai alla Sua messe: io non ci credo. Gli operai ci sarebbero se solo i capimastri avessero la compiacenza di scovarli e insegnar loro ad usar gli attrezzi del lavoro: dottrina, preghiera e sacramenti.

Non sono di quelle che pensano che una volta tutto andasse meglio: se fosse stato così non avremmo avuto un secolo di sangue come il XX appena trascorso. Però certe cose semplici semplici, a scuola come nella Chiesa, si facevano, erano ovvie: insegnare, puntare in alto, correggere. Sì, correggere: perché correggere è un dovere di chi, conoscendo la verità, non può lasciare il fratello, il figlio, lo scolaro nell’errore. Mostrando che imparare e fare bene, sia le cose che i ragionamenti, è bello e doveroso, per far fruttare i talenti ricevuti senza merito alcuno.

Il bene e il bello vengono da Dio: questo lo avevano capito anche i greci antichi che avevano coniato quella bellissima espressione, la calocagazia (kalòs kai agathòs: bello e buono). Anche senza fare tanta filosofia tutti riconosciamo immediatamente la bellezza di un tramonto o la bontà di un gesto gratuito.

Che fare dunque? Io credo che ognuno debba prendere il proprio posto nella barca di Pietro e da lì diffondere la retta, immutabile, dottrina. Senza riguardi umani. Diceva San Josemaria: “il piano di santità che il Signore ci chiede è definito da questi tre punti: la santa intransigenza, la santa coazione e la santa facciatosta” (Cammino, 387).

.

fonte: blog dell’Autore

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

13 commenti su “Ai posti di combattimento  –  di Rita Bettaglio”

  1. E’ positivo credo, che ogni tanto si leva una voce da un dormitorio come quello che è la chiesa oggi almeno in Italia.
    E’ emblematico il fatto di fare catechesi o di fare omelie oggi, mi pare possa essere preso come sintesi di ciò che accade. Si è iniziato qualche decennio fa col ridicolizzare il passato e la tradizione della Chiesa perdendo a mano a mano l’identità e ci si è messi a usare esclusivamente letteratura e cultura di oggi per far catechesi e predicazione. E invece di un idealizzato approdo dialogico con l’uomo d’oggi si è finito ad una fede da commedia.

    1. Caro Raimondo,
      qual’è l’ultimo volta che ha sentito in un’omelia parlare della vita eterna che è l’unico vero scopo della vita su questa terra? Non la pace, non la giustizia o l’equa distribuzione di beni, non l’ecologia e l’armonia cosmica, ma la salvezza eterna. Non ne parla più nessuno!

      1. Oggi, a Roma, cara Rita, il prete ha detto: “…ma perché Cristo costrinse (enànkesen, nel testo originale) i discepoli a traversare il lago di notte, per precederLo sull’altra riva? perché l’arrivo dall’altro lato doveva simboleggiare l’entrata definitiva nella “Casa del Padre Suo” “.
        Non ha detto come mai il “mare” (vasto lago, in quel caso) sia spesso sconvolto dalla tempesta, ma anche così.. Deo gratias !

  2. Ferruccio Metolda

    Il cattolico è un combattente, ed anche a me a volte da fastidio ascoltare certe omelie francamente rammollite.

  3. Un sacerdote della mia parrocchia nell’omelia di domenica scorsa ha di fatto negato l’esistenza dell’inferno perchė “Dio ė infinitamente buono, ecc, ecc.”. Ho denunciato queste affermazioni ad un altro anziano sacerdote mentre mi stavo confessando. La risposta ė stata: “lei non puō giudicare e mettersi al posto di Dio”. Pare che ora non si possa più denunciare l’eresia perchė tale non ė piû ritenuta.

    1. Sono le persone (dal semplice laico al Papa) che non possono giudicare e modificare i DOGMI della Chiesa Cattolica; l’Inferno è un DOGMA!
      Ormai si sta perdendo di vista la differenza fra il giudicare e il distinguere il bene dal male e il vero dal falso; con frasette come quella di quel sacerdote anziano i modernisti cercano di distruggere la Fede e la Morale!

      1. CHIUNQUE neghi l’Inferno (o il fatto che Dio sia infinitamente MISERICORDIOSO ma anche infinitamente GIUSTO) si è costruito un vitello d’oro!

  4. Punto di appoggio “filosofico” per la salvezza indiscriminata: “Dio non crea dei veri esseri personali, intelligenti e liberi, distinti da Sé, perché Egli stesso non ha in Sé vera personalità (Tre Persone). Si tratta piuttosto di un’Entità indifferenziata da cui il “Mondo” promana, e alla quale esso fa ritorno inevitabilmente”.

    Punto di appoggio “biblico”: “La condanna, la tortura e l’uccisione in Croce del Figlio di Dio non sono stati dei veri crimini, sia perché Egli ne aveva bisogno per morire..” (chiedo scusa, è un’autentica frase satanica) “…sia perché la Sua natura era analoga a quella di Dio, ma non propriamente divina” (Arianesimo: chiedo scusa, come sopra).

    Vengono contraddetti i due Misteri principali della Fede:
    1. Unità e Trinità di Dio.
    2. Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo

  5. un mio parente degente all’ospedale,voleva confessarsi e fare la SS. Comunione e aveva richiesto la visita del cappellano . Ieri domenica, finalmente ! Ma invece del sacerdote , due non ben qualificate signore portavano ai malati Gesù . Nemmeno dei ministri speciali , ma due laiche . Alle rimostranze del nostro parente che voleva confessarsi prima di fare la Comunione una delle signore risponde:- ma non serve confessarsi , la faccia ( la comunione ) ugualmente ! – Risposta del nostro parente ! ; – Ma vada via e mi dica ma dov’è il sacerdote e perchè non viene mai a visitare i malati. ? – Risposta della signora : – è in ferie . – Che dire ? non ci resta che piangere.

    1. Il Suo esempio è emblematico: quelle 2 “pie donne” gli avrebbero fatto fare volentieri la Comunione in stato di peccato mortale…siamo oltre l’assurdo!

  6. Cara Rita,
    viviamo peggio che nel post Nicea. Allora i filo ariani erano la maggioranza nella Chiesa, complice l’ appoggio ( sconsiderato ) del papa regnante. Parliamo di salvezza, di vita eterna… Ha mai sentito l’ ex cardinale di Buenos Aires citarle ? Per non dire delle sue azioni. Stà – letteralmente – demolendo tutto cio’ che e’ cattolico nella sua Casa (leggi Chiesa) : ordini, persone…….Basta, come esempio, la nomina di Bianchi…….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Progetto Mondo piccolo

Vogliamo dimostrare che vivere guareschianamente è possibile, per questo collabora con i tanti mondi piccoli sparsi per tutta l’Italia: aziende agricole, produttori, artigiani e qualsiasi attività in linea con i principi di un mondo buono e a misura d’uomo, per promuoverne lo stile di vita e i prodotti. Scopri di più!

Emporio Mondo piccolo

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna su