Anche Coco Chanel abitava in albergo – di Patrizia Fermani

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L’intervista rilasciata da  Benedetto XVI al gesuita francese Servais,  di cui si è parlato la settimana scorsa (clicca qui), al di là delle varie proposizioni di contenuto  teologico, solleva non poche perplessità per l’apprezzamento particolare tributato  dal papa emerito alla “misericordia” del  successore. Infatti, poiché  in questa si riassume la complessiva ideologia profana di Bergoglio, la sua nefasta strategia politica e tutta la  sostanziale apostasia della “sua” chiesa, viene inaspettatamente a profilarsi tra il primo e il vescovo di Roma una identità di vedute che, per la proprietà transitiva, rende le rispettive posizioni  inaspettatamente quanto infelicemente assimilabili.

di Patrizia Fermani

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zzzz2ppnpggdlltrL’intervista rilasciata da  Benedetto XVI al gesuita francese Servais, di cui si è parlato la settimana scorsa (clicca qui), al di là delle varie proposizioni di contenuto  teologico, solleva non poche perplessità per l’apprezzamento particolare tributato  dal papa emerito   alla “misericordia” del  successore. Infatti, poiché  in questa si riassume la complessiva ideologia profana di Bergoglio, la sua nefasta strategia politica e tutta la sostanziale apostasia della “sua” chiesa, viene inaspettatamente a profilarsi tra il primo e il vescovo di Roma una identità di vedute che, per la proprietà transitiva, rende le rispettive posizioni  inaspettatamente quanto infelicemente assimilabili.

Una conclusione questa che, se  fondata come logica suggerisce,   fuga  ogni residua speranza sul    persistere di una guida morale e spirituale all’interno della Chiesa cattolica, capace ancora di  contrastarne il  disarmo ufficiale decretato da Bergoglio e da lui perseguito giorno dopo giorno con i fatti e con le parole. Conviene dunque tornare su questo inaspettato epilogo e riassumere per sommi capi la storia di una incompatibilità naturale che sembra ora  approdata ad una sorprendente convergenza di vedute.

Quando arrivò la quasi surreale notizia della  storica rinuncia al mandato petrino da parte di Benedetto XVI,   dopo lo sgomento e lo smarrimento, a molti  tornò  in mente come otto anni prima nel discorso di insediamento, egli  avesse chiesto ai fedeli  di pregare perché  non fosse indotto a fuggire per paura davanti ai lupi. Il ricordo di quelle parole suggeriva ora che le preghiere non fossero bastate e che i lupi avessero fiaccato l’animo del vecchio soldato di Cristo, lasciato solo a combattere una battaglia impari,  perché tradito anzitutto da quelli che avrebbero dovuto esserne  i compagni d’arme.

I lupi infatti non avevano tardato ad arrivare. Rumoreggiavano e bofonchiavano ovunque dall’inizio, nei salotti intellettuali e  nei seminari come nei bivacchi  della Sapienza e della stampa di regime. Si mostrarono di fatto  potentissimi  in vaticano dopo Ratisbona, e sicuri di sé a Buenos Aires insieme all’attuale inquilino di S. Marta, e vennero decisamente  allo scoperto dopo il Summorum Pontificum,  nelle facoltà teologiche e negli istituti di liturgia, come nelle parrocchie gratificate dalle tournée dei rinverditi Melloni e Tornielli, o degli Accattoli che allora avrebbero voluto  relegare il regnante pontefice al Testaccio, mentre  auspicavano a scopo punitivo la nazionalizzazione dei  musei vaticani.

Così, di fronte a quella  resa finale, abbiamo immaginato che essa fosse l’esito di  congiure di palazzo e di politica ecclesiastica, o anche di attacchi planetari contro la Chiesa cattolica rea di tenere ufficialmente in piedi un magistero contrario ai movimenti distruttivi di un’etica millenaria.  Era plausibile pensare  che Benedetto XVI si fosse immolato  quale vittima sacrificale, per evitare alla Chiesa quel misterioso  male più grande cui aveva fatto riferimento esplicito.  Tuttavia in molti abbiamo anche  pensato che ad essere stata  immolata, di fatto, fosse  la stessa funzione papale, e che in ogni caso sarebbe stato più aderente al ruolo ricoperto un sacrificio personale anche cruento da antico martire, piuttosto che un commodus discessuss.  Ci siamo però anche consolati, confidando che egli avrebbe saputo guidare in qualche  modo la successione e che comunque la sua eredità sarebbe stata raccolta da mani sicure da lui conosciute.

Perché è vero che era stato uomo del Concilio e aveva condiviso la necessità di un “abbattimento dei bastioni”, anche se  intesi  questi come sclerotizzazione interna di una  Chiesa diventata incapace di leggere il pensiero moderno e di  prendere perciò le adeguate contromisure. Ed è anche vero che egli aveva accolto con disappunto  la famosa  Nota Praevia  approntata, a difesa tardiva della centralità del papato minacciata ora proprio in seno al  Concilio, dallo stesso Paolo VI che pure  aveva messo in vendita il Triregno, in  ossequio  demagogico alla ideologia più corriva. Tuttavia Ratzinger si era accorto ben presto, prima di altri che l’aggiornamento puntava dritto alla rivoluzione, anche se poi  ha continuato ad attribuire il risultato imprevisto ad una appropriazione indebita del Concilio venuta dopo, piuttosto che ai germi nascosti o palesi già brulicanti nei relativi documenti.  Vide come l’ariete della dissoluzione cattolica era anzitutto quello  scagliato contro la liturgia che egli non ha mai  smesso di considerare il  fulcro e il banco di prova della fede. In tanti scritti  ispirati e poetici ripeteva col salmista  “cantate a Dio un canto nuovo”, cioè il canto antico della bellezza e dell’arte, quello di sempre, dettato appunto dalla vera fede. Aveva scritto  il Rapporto sulla fede e il Sale della terra e, da Prefetto della Dottrina della fede, formò tutti quei documenti che  riaffermano a chiare lettere un  magistero  cattolico contro lo stravolgimento etico e culturale imposto  delle forze politiche dominanti ormai anche nella Chiesa. Sono venuti  da lui la condanna della massoneria, della guerra inedita portata a tutto il tessuto sociale dal movimento omosessualista e dalle sue inedite pretese egemoniche, la condanna della teologia della liberazione, accanto a tante altre oculate, lucidissime e approfondite diagnosi degli aspetti  fondamentali di una  rivoluzione culturale volta ad annientare  progressivamente l’etica cattolica: aborto, fabbricazione dell’uomo, eutanasia, ecc. Da tutti quei documenti  emergeva una salda visione tomista al di là  dei  riferimenti insistiti  alla propria   formazione agostiniana.

Poi di fronte all’imbarbarimento culturale generalizzato imposto  dalle istituzioni europee, insieme alla distruzione programmata di una identità morale e spirituale nata dall’incontro tra il pensiero   greco e il cristianesimo, ha lanciato gli accorati  appelli  contro il  disconoscimento  delle proprie radici cristiane da parte di un’ Europa ora  intenta ad annientarsi eticamente e intellettualmente dopo essere stata sfigurata  materialmente dai  bombardamenti alleati.

Ma la speranza che si potesse  ritrovare continuità di pensiero e  fedeltà dottrinale nel successore, fu immediatamente fugata,  quando questi fece la  prima desolante apparizione dalla loggia delle benedizioni. Arrivò quella perentoria  immagine della volontà  ferrea di imporre un nuovo corso,   che si esprimeva quasi in una sorta di ottusa rigidità fisica, e nel  proposito quasi sadico di smorzare quel  gaudium magnum che ogni  buon cattolico prova all’annuncio della elezione del nuovo vicario di Cristo in terra.  Apparvero la arroganza del nome mai osato da nessun predecessore, il disprezzo per la tradizione e per i simboli come  evidente disprezzo per ciò che veniva trasmesso e simboleggiato, cioè per un patrimonio comune e del quale egli non avrebbe potuto e dovuto disporre, perché appartenente a tutta la comunità cristiana.  Veniva così  preannunciato  ora un ben diverso e defintivo “abbattimento dei bastioni”.

Il primo obiettivo  immediatamente leggibile era così quello della distruzione del papato quale istituzione divina, da  sostituire con una monarchia personale, come  quella inaugurata elegantemente da Napoleone all’atto di autoincoronarsi con  la frase famosa: “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca”.  Ma qui c’era ben di più: la benedizione non data ma richiesta al popolo, per mostrare che l’investitura e la legittimazione venivano  democraticamente da questo, cioè  dal basso, e assicuravano che il  nuovo  sovrano sarebbe stato  il più diretto  interprete di ogni aspettativa e di ogni bisogno dell’elettorato. Insomma tutto il bello della democrazia.  Dunque un nuovo quadro istituzionale che era anche un programma di governo.

A sconfessare il valore della vecchia istituzione è servito anche l’immediato abbandono della casa deputata, quella che sempre finisce anche per rappresentare e incorporare l’istituzione che ospita, dal  Quirinale, a  Downing Street, al Cremlino ecc.  Così Bergoglio ha messo la residenza della sua chiesa a Santa Marta, come Coco Chanel aveva scelto il Ritz per la propria  “Maison”.

Il nuovo orizzonte per così dire teologico,  è stato tracciato  subito dopo attraverso l’elezione pubblica di  Kasper a teologo ufficiale di regime.

Quanto alle  caratteristiche personali, esse sono apparse poi compendiate nella sedia lasciata  vuota al concerto già programmato in onore del predecessore: l’immagine impietosamente divulgata di quella sedia trasmetteva  al tempo stesso disprezzo per quest’ultimo, disprezzo per i musicisti e per il pubblico, disprezzo per il bello, categoria che a Bergoglio deve risultare del tutto incomprensibile. Come dimostrato dalla volontà  puntigliosa di eliminare  la bellezza liturgica, per evitare che essa  possa evocare il sacro, altra categoria aborrita da chi proprio del sacro dovrebbe essere testimone ed esegeta. Del resto l’abolizione del sacro  è notoriamente  l’obiettivo di quanti hanno lavorato alacremente per la secolarizzazione della chiesa, che  a partire dal Concilio doveva assomigliare ad  una istituzione politica a sostegno del nuovo nichilismo  marxisteggiante.

Questo obiettivo politico mascherata da vocazione religiosa si manifestò poi in modo inequivocabile  in quell’insano condensato di demagogia umanitaria, spregiudicata invadenza politica e strumentalizzazione religiosa che fu la imbarazzante messinscena di Lampedusa, omaggio increscioso e foriero di tragiche conseguenze alla dissennata congiura che vuole la  distruzione dell’Europa attraverso l’invasione da sud, imposta diabolicamente per portare a termine la fine della storia europea che è anche la storia della cristianità occidentale.

La “teologia” di Bergoglio è quella dello adeguamento ai venti che spirano nel mondo e ai contigui desideri artificiali, cioè la teologia di un dio senza volto e senza nome ma dai molti volti e dai molti nomi,  che non dice agli uomini come debbono comportarsi per vivere bene, ma dice loro di seguire istinti ed emozioni nel paradigma dei miti dell’89.  Un  pensiero grossolanamente politico che bisognava  mascherare  da pensiero religioso  per fornire ad esso forza  e suggestione morale.

Il nuovo prestigiatore avvezzo ad imbonire le masse ad ogni nuovo spettacolo ha ideato la impostura della misericordia, tanto sicuro della propria scaltrezza quanto della credulità popolare disarmata dall’obbedienza. La misericordia, spacciata senza remore come quella di Dio, è stata la trovata geniale capace di attirare il consenso verso un piano di eversione generale. Una sorta di narcotico delle coscienze  della ragione e dello spirito critico e autocritico.

Il piano eversivo della chiesa, della cultura e della civiltà occidentale cristiana attraverso il gioco di prestigio della misericordia che tutto copre e tutto legittima, si snoda secondo due direttrici fondamentali:

1) l’avallo all’interno della dissoluzione morale individuale e collettiva attraverso l’abbandono di ogni criterio etico che non sia  legato a quello  dettato dalle  leggi dello “Stato”, inteso non  più come un organismo nazionale che riflettere la specificità storica etica e politica di una comunità individuata, cioè di un popolo sovrano, ma l’organismo senza volto che impone in via burocratica e mediatica i propri comandamenti ad una massa resa informe e inerme.

2) il promovimento dall’esterno della cancellazione della Europa quale entità morale e culturale, attraverso invasione da parte di un conquistatore le cui  vittime sono indotte moralmente ad aprire le porte della novella Troia che sarà messa a ferro e fuoco.

Di questo piano di distruzione dell’ Europa in cui è nato l’occidente cristiano,  Bergoglio è diventato il più potente e inaspettato catalizzatore, deputato ad  accelerare un processo catastrofico attraverso il contributo  prestato dalla gente comune convinta, anche dai suoi preti, di mettersi “la coscienza a posto”, mentre invece sta consumando un  immane tradimento ai propri danni e a quelli delle generazioni future.  La misericordia di Bergoglio è, in altre parole, l’arma letale a doppio taglio usata per la distruzione del tessuto etico e la identità  socio politica europea e più genericamente cristiana. E i due poli son ben espressi da un lato da Lampedusa, e dall’altro dall’anno giubilare, disposto a portare cattolicamente tutti al di là del bene e del male.

A  superare l’ostacolo della possibile resistenza interna in  generale, si confeziona così facilmente il consenso, il vero nuovo dio da onorare messo al  servizio del  simulacro della verità che è individuale, contingente e maggioritaria.  Anche l’essenza della fede si esprime appunto attraverso quello che nelle scuole teologiche viene indicato come consensus fidei,  e che è oggi il compunto  belletto clericale dato al relativismo teologico.

Con la cattura facile degli  umori e delle  suggestioni di masse ormai  ottuse da una annosa  depressione culturale generalizzata,  si manifesta così il  terzo piano, quello sapientemente strategico sul quale opera la misericordia del Bergoglio. Al di là della rozzezza dei modi, del linguaggio e delle trovate, le strategie comunicative e di azione in senso largo politica,  messe in opera con astuta spregiudicatezza,  dimostrano tutta la loro efficacia.

Dunque nulla di più distante dai tratti salienti della personalità di Benedetto XVI, dalla profondità di pensiero e di cultura, dalla sapienza teologica, dalla sua idea della necessaria alleanza tra fede e ragione,  dalla difesa sincera  della chiesa e della sua missione salvifica, manifestata negli anni.

Eppure  tutto questo sembra  dissolversi improvvisamente proprio nell’omaggio reso dal papa emerito alla misericordia bergogliana e quindi ai suoi nefasti obiettivi. Di questa  è stato promulgato ora un  vero e proprio manifesto con la dichiarazione postsinodale,  che nulla di nuovo aggiunge,  sotto l’ennesimo  titolo  melenso, al contenuto di tutti i pregressi interventi pubblici e privati di Bergoglio. Intrisa ancora una volta  del solito stucchevole  dolcificante capace di coprirne il contenuto venefico, essa  si adatta  al palato facile di chi, senza darsi la briga di leggere i veri obiettivi perseguiti,  è pago  di quelli  genericamente pubblicizzati da cortigiani,  sguatteri, e  pretoriani, o persino  da nemici diventati amici perché ormai stanchi di pensare, argomentare e combattere per la verità delle cose e della retta ragione.

Questo manifesto mira attraverso  un falso magistero della chiesa, pretesamente mobile e manipolato abilmente da falsi profeti,  ad esaltare il nuovo mondo fondato sulle emozioni e sulle commozioni, sugli istinti e sulle codardie, sulla ritirata del pensiero e sull’abbandono al flusso delle correnti, per immergere  misericordiosamente nel caos una umanità disarticolata e imbelle, in balia di se stessa e dei suoi padroni potenti.

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28 commenti su “Anche Coco Chanel abitava in albergo – di Patrizia Fermani”

  1. Le dichiarazioni di Ratzinger valgono quanto quelle di qualunque altro cardinale e per di più non elettore.

    L’unico dato che possiamo e dobbiamo tenere presente è che si è dimesso per ragioni ignote e che non ha fatto né detto da allora assolutamente nulla
    di critico verso il suo successore, anzi in più occasioni si è dichiarato in consonanza col medesimo ed ha fatto in modo più volte di comparire assieme
    allo stesso pubblicamente.

    Chi continua ad attendere da costui atteggiamenti differenti si illude.

  2. Possibile che ci sia ancora qualche tradizionalista che ritiene che Benedetto XVI professasse interamente la fede cattolica?

    In occasione della visita a Istanbul, 2006
    Nel Libro d’oro del Museo di Santa Sofia scrisse:
    “Nella nostra diversità ci troviamo davanti alla FEDE DEL DIO UNICO, che Dio ci illumini e ci faccia trovare la strada dell’amore e della pace”.

    Incontro con i capi religiosi musulmani, con il corpo diplomatico e con i rettori delle università giordane
    Moschea al-Hussein bin-Talal – Amman
    Sabato, 9 maggio 2009
    “Luoghi di culto, come questa stupenda Moschea di Al-Hussein Bin Talal intitolata al venerato Re defunto, si innalzano come gioielli sulla superficie della terra. Dall’antico al moderno, dallo splendido all’umile, tutti rimandano al divino, ALL’UNICO TRASCENDENTE, ALL’ONNIPOTENTE. ”.

  3. A questo punto c’è veramente da sperare in una pioggia di fuoco sul Vaticano. Basterebbe come segno dal Cielo ?

  4. Riesce difficile dare un giudizio su quanto esplicitato da Benedetto in questa atmosfera cupa e densa di umori maligni. Si tratta pur sempre della voce dello stesso agnello circondato dagli stessi lupi. Cosa potrebbe fare più che belare sommessamente visto che il lupo gli sta di fronte famelico? “Per il bene della Chiesa” disse “mi ritiro”, e dunque, potrebbe ora innescare un meccanismo simile ad una contraerea, lui, così avanti negli anni, così solo e malvisto?
    No, che Benedetto si sia allineato, è impossibile crederlo, a meno che il cielo non stia per cadere sulla terra.

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Sono d’accordo con lei, Signora Tonietta. Sono più propensa a vedere ora in lui la debolezza dell’uomo anziano, debole, solo e impopolare presso i cosiddetti cattolici “adulti”, (ma non presso di me che mi sono abbeverata al suo insegnamento) travolto anche lui, ora che non è più Papa, da eventi che sarebbero incomprensibili alla luce della dottrina cristiana se non credessimo all’influsso del demonio. Non credo che lui possa sconfessare in pratica quanto ha scritto e professato in tutta la sua vita di teologo e di pastore e, secondo me, dovrebbe essere proclamato Dottore della Chiesa. Del resto non dimentichiamo che quando comunicò al mondo la sua storica e inaudita decisione dichiarò anche che fin da quel momento prometteva obbedienza al suo successore. Tutto è mistero che forse un giorno ci sarà svelato. Nel frattempo a noi non rimane che affidare la Chiesa allo Spirito Santo.

  5. in merito a questa intervista, dalla pagina FB di Socci:

    L’OSSERVATORE ROMANO SCULACCIA I PUERILI E BANALI PROPAGANDISTI CHE HANNO ARBITRARIAMENTE “ARRUOLATO” BENEDETTO XVI NEL “PARTITO BERGOGLIANO”

    ECCO L’INCIPIT DELL’ARTICOLO DELL’OSSERVATORE ROMANO:
    “L’intervista che Benedetto XVI ha rilasciato al teologo gesuita Jacques Servais sul tema della fede tocca temi cruciali. Non si rivela tanto come un appoggio offerto dal Papa emerito a un presunto partito della misericordia, e quindi a Francesco, come ha rilevato chi ha dato dell’intervista soprattutto un’interpretazione giornalistica: come se il tema della misericordia costituisse un’esclusiva del Papa regnante e non un tema fondativo della tradizione cristiana, anche se spesso emarginato e dimenticato. Piuttosto l’intervista è importante perché contiene un’interpretazione storica di grande rilievo, di quelle che ribaltano il pensiero comune”…….

  6. Cristiano Lugli

    A che serve cercare di stanare le buone paroline dette di tanto in tanto da prelati e superiori? Il problema principale è sempre il medesimo: il MODERNISMO. C’è forse qualcuno che non ne sia intriso fino allo zucchetto? Salviamo pure il salvabile per personali masochismi immotivati, ma non stupiamoci poi davanti ai paradossi dei conservatori del modernismo.

  7. luciano pranzetti

    Benedetto XVI e i suoi apparenti tentativi di mantenere la rotta? come chi, scendendo a rotta di collo per una discesa, tenta poi, negli ultimi metri di frenare. La sua “ermeneutica della continuità”? Fumosa e bugiarda formula per accreditarsi ciò che non è e non è mai stato. Le sue dimissioni? Un atto di consapevole e scaltra fuga dalle responsabilità, quella responsabilità che, al contrario, fece rispettare fino alla fine a GP II paralizzato. La sua ortodossìa? si leggano le sue opere, come INTRODUZIONE AL CRISTIANESIMO -ed. Queriniana, e lì, fra le tante eresìe rivestite di patina filosofica, si leggerà il reiterato elogio a De Chardin. B XVI, il grande teologo? ma se fu bocciato due volte all’esame di licenza dal grande E. Schmauss. Il suo papato? un buco nero a memoria di tanti che si sentono suoi orfani.

  8. Mi permetto di invitare a riflettere sulla distinzione fra cristianesimo e civiltà cristiana o “cristianismo”: cfr. Rémi Brague-Elisa Grimi, Contro il cristianismo e l’umanismo. Il perdono dell’Occidente, Cantagalli, Siena 2015.

  9. Articolo letterariamente bellissimo e al contempo drammaticamente tristissimo per la terribile realtà che raffigura.

  10. Stefano Mulliri

    E già , è proprio così , cara dottoressa , D’Agostino Ungaretti , penso anche io , che ,a questo punto ,è solo lo Spirito Santo a guidare la barca di Pietro , infatti il suo equipagio si è ammutinato , compreso il capitano , anzi direi che è pro prio quest’ ultimo che ha obbligato il suo equipagio a , mandare la sua nave a schiantarsi sulle secche.
    Cosa dire ?, io proprio non so , quando parlo con i miei amici di tutto questo , e di come sia cambiata radicalmente la chiesa in questi anni , persone con l e quali abbiamo condiviso tanti momenti di preghiera e anche pellegrinaggi, dicono, che non è così , che se il papa fa queste cose è perché è ispirato da Dio , cosa che io non credo affatto .

  11. Talvolta un osservatore esterno che non sia un tecnico del settore, riesce a cogliere meglio la realta’ di vari Melloni o Kasper. Pero’,egr dott Fermani personalmente non azzarderei giudizi su Ratzinger perche’ la Chiesa e’ fatta anche di mistero e noi non siamo a conoscenza di tutti gli elementi per capire le dimissioni di BXVI. Dimissioni volute dalle lobby gay dopo il netto no a qualsiasi apertura ad parte di BXVI e umanamente comprensibili dopo la vicenda del suo cameriere personale, cioe’ di colui che versa il vino al papa e magari anche dell’arsenico. Bergoglio e’ semplicemente inqualificabile e sta distruggendo la Chiesa in nome di un ecumenismo che puzza di massoneria lontano un miglio. Considera la religione cattolica una squadra di calcio a cui, al pari di altre, si puo’ fare il tifo e pensa che il dialogo sia piu’ importante che preservare la fede. In cio’ e’ un politico come lo era Giuda, ma a differenza di questi, non e’ solo ma seguito da un esercito di vescovi apostati, la…

  12. …la nuova chiesa. Siamo cioe’ di fronte a un papa eretico, non dichiarato, e a un papa dimissionario. Cioe’ pragmaticamente dovremmo ammettere che siamo senza papa. In uno dei tanti messaggi della madonna ad Anguera viene annunciato un tempo futuro in cui realmente la Chiesa non avra’ piu’ papa, cioe’ un tempo di grande sofferenza per la Chiesa, possibile solo dopo un’apertura totale al mondo come sta attuando l’attuale papa. Giuda, pur tradendo, non decreto’ la morte di Gesu’, intenzione invece chiara del sinedrio, o forse, potremmo dire oggi, di quel mondo a cui Bergoglio mostra tanto apprezzamento.

    1. Patrizia Fermani

      infatti caro Ulysse ho inteso solo tracciare per sommi capi le perplessità e le ipotesi che ci hanno affollato la mente in quella straordinaria circostanza e oltre. Personalmente ho nutrito una profonda affezione e fiducia nei riguardi di Benedetto XVI, al punto di essere convinta che ci sarebbe stato un passaggio di consegne non traumatico. Quello che trovo attualmente pericoloso è qualunque avallo da chiunque provenga, alla “misericordia” di Bergoglio che è, secondo me, la sua studiatissima carta vincente per confondere definitivamente anche tutti quelli che in buona fede o per distrazione non colgono il nucleo di una complessiva strategia devastante. non si tratta di denigrare Benedetto, ma di valutare la portata di una sapiente impostura e tutto quello che concorre o può concorrere ad alimentarla

  13. In una preghiera dettata da Gesù a Maria della Div Misericordia il 13 febbr 2013 (due giorni dopo la rinuncia di Benedetto), la numero 100 (in tutto sono 170): “Ti supplichiamo di darci la capacità di sopravvivere alle prove che affronteremo non appena l’ultimo vero Papa terminerà la sua missione per Te. Aiutaci a sostenere la terribile violenza che ora dovremo affrontare a causa del crollo della Chiesa che abbiamo conosciuto. Non farci mai deviare dalla Verità della Tua Divina Parola. Aiutaci a rimanere in silenzio quando verranno mossi a nostro carico degli attacchi per indurci a voltare le spalle a Te e ai Sacramenti che Tu hai donato al mondo. Ricopri il Tuo Esercito con il potente amore di cui abbiamo bisogno quale scudo per proteggerci dal Falso Profeta e dall’anticristo.” Benedetto non ha ancora finito la sua missione, ci serberà delle sorprese. Non prediamo per oro colato ciò che la stampa ci offre. Cercate e troverete tutte le risposte e l’aiuto che servono alla Chiesa rimanente.

    1. Temo che questa sedicente Maria Divina Misericordia (pure denunciata….) sia parte del potere massonico con la conchiglia della trinità…. lasci perdere se non vuole cadere da padella a brace…. inoltre le foto di RHANER-RATZINGER in camicia cravatta al CVII le dicono nulla?

  14. Sento un dolore dentro, cari amici, di questa acredine che si sta scatenando proprio qui su queste pagine contro Papa Benedetto. E ribadisco: non diventiamo lupi famelici al pari di quelli veri e meditiamo le sagge parole della sempre attentissima Signora D’Agostino Ungaretti: “Tutto è mistero che forse un giorno ci sarà svelato. Nel frattempo a noi non rimane che affidare la Chiesa allo Spirito Santo”.

    1. Patrizia Fermani

      Cara Tonietta, come dicevo poco sopra, la misericordia è il grimaldello di Bergoglio che qualunque aiuto magari inconsapevole, fa penetrare sempre più in profondità. Ho inteso soltanto rilevare il pericolo oggettivo che anche Benedetto possa, intenzionalmente o meno, risultare arruolato sotto questa bandiera, con un enorme vantaggio per il comandante. la strategia messa in campo è di tale portata che non si può sottovalutarne alcun aspetto.

  15. la chiesa ha sempre promosso la misericordia, semplicemente perché è una delle espressioni di ciò che è Dio : Amore. L’unica perplessità è nella carenza che Bergoglio mostra riguardo alla “domanda” di misericordia. Se l’uomo ha bisogno di misericordia, questa sarà esercitata da Dio soltanto nel momento in cui sarà richiesta . Dobbiamo supplicare di ricevere misericordia, altrimenti non ci verrà data. Quello che caratterizza il limite di papa Francesco è la carenza appunto del pentimento, del dolore per i propri peccati. Il figliol prodigo ottenne misericordia e perdono dal padre, ma prima si era prostrato ai suoi piedi ritenendosi indegno. Se non si è umili non si riceve misericordia.

    1. Sono pienamente d’accordo con Massimo. Qualche domenica fa il sacerdote (un anziano molto serio e colto) si è arrampicato sugli specchi per dire e far credere ai fedeli che il figlio prodigo ha ottenuto il perdono senza chiedere scusa, semplicemente per la bontà del padre! Mi è sembrata un’eresia! Tempo fa, prima di Bergoglio, mi confessavo da questo sacerdote, ma col passare del tempo, di fronte alle mie tante perplessità sull’andazzo della “chiesa” mi ha detto sempre e più frequentemente che io vedevo le cose secondo la vecchia teologia … che dovevo aprire gli occhi! Non mi sono più confessato da lui. Me ne sono allontanato. E’ raro che nelle omelie non dica che ciò che dice il testo evangelico … non è esatto!! Perché è stato tradotto male!! Secondo me è… perfetto protestantesimo!!! Gli altri suoi confratelli? A mio giudizio dicono solo banalità e … la chiesa è sempre più vuota!

  16. Noi ratzingeriani c’immaginavamo un Benedetto accorato, sofferente di fronte alle devastazioni e macerie lasciate dietro di sé dal suo rozzo e machiavellico “successore”.
    Ed ecco che questa uscita, aggiunta ad altra precedente del suo “attendente” Ganswein, pur con tutte le possibili attenuanti e i distinguo ingenera brucianti disillusioni.
    Speriamo in Raffaele, che ci riconvinca a fidarci di BXVI.

  17. Ricordiamo anche che, fu Benedetto XVI a dire, non pensiate che Fatima abbia completato la Sua missione. E lo disse prima delle sue “dimissioni”. Non riesco a ignorare quella frase, come se Fatima fosse in relazione con questa “cancellazione” del Papato spirituale, che anticipava un avvento, di totale Restaurazione delle Chiesa, nel senso della purificazione: una reintegrazione al più antico, originario, integrale Cattolicesimo. Ci sono germi di speranza nel mondo. Vivo in Cina da 11 anni: non cè un popolo più devastato, appiattito, omologato e decerebrato dalla modernità comunista: sono 100 mil. di intelligenti che dominano 5 Mld. di de-coscientizzati. Eppure, in questa devastazione animica, di pacificazione impotentizzata e desolazione del pensiero, sapete? Sto progettando una chiesa cattolica. Non posso darvi dettagli, ma è una chiesa, bella e cattolica. E crescono di numero i cattolici. Germi della chiesa di Bergoglio? NO! Altro da lui. Puro Dono della Grazia. Speriamo…in Cristo. Lui Puó.

  18. sono d’accordo con il commento di Tonietta.
    No, non è possibile….
    Ratzinger era di un’altra pasta.

    Torno a riscrivere quello che scrissi sull’articolo gemello della Fermani….

    Ma siamo davvero sicuri al 100% che quelle dichiarazioni siano interamente state proferite dalla bocca di J. A. Ratzinger che è ancora Benedetto XVI?

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